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Guinea Bissau – Mansoa, costruire sempre meglio i pozzi per evitare il colera

04/09/2008 - 17.10:   Rispetto al 1997 e al 2005, quando i morti per colera furono, rispettivamente, 892 e 399, le 60 vittime registrate dal maggio scorso in Guinea Bissau non sono molte. Ma il colera sta diventando una malattia endemica del Paese africano e c'è il pericolo che il numero dei morti aumenti, anche perché le persone infettate sono ora più di 2.500. Maurizio Serafim da Goia, responsabile del dipartimento di igiene del ministero della Salute locale, in questi giorni ha osservato che soltanto il 10% della popolazione ha accesso all'acqua potabile, mentre il resto attinge acqua dai pozzi, l'80% dei quali è infettato perché costruiti troppo vicino alle latrine.

Occorre tenere presente che nei villaggi (tabanche), l’unica possibilità di avere, durante la stagione secca, dell’acqua dolce da bere è di sottrarla alla terra aprendo delle buche nella terra. L'acqua è quasi sempre sporca e inquinata dalla prossimità di latrine, dalla sporcizia, dagli animali e grande è il rischio di trasmissione di agenti patogeni, malattie diarroiche e salmonellosi, tifo, enteriti, amebiasi e, spesso, il colera. Peraltro le situazioni endemiche determinano, paradossalmente, una diminuzione dell'attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità sanitarie che si attivano soltanto quando si verificano epidemie di colera con molti morti come quella in corso.

Queste notizie rafforzano l'esigenza, sentita da sempre da "ABC", di costruire sempre meglio i pozzi. Finora ne abbiamo scavati una cinquantina e, fin dall'inizio, i criteri che hanno portato a scegliere, in accordo con le comunità locali, un luogo piuttosto di un altro per l'escavazione sono stati precisi: il luogo deve essere un posto non destinato alle cerimonie sia delle donne che degli uomini; deve essere lontano da qualsiasi latrina; deve essere fuori, ma non lontano, dal villaggio in modo che le donne e i bambini non debbano percorrere troppa strada per raccogliere l'acqua; deve essere in zona pianeggiante, non troppo vicina alla foresta in modo che sia possibile recintarla per proteggerla dagli animali.

L'esperienza ci poi ha insegnato che è opportuno scavare pozzi profondi al massimo 23-25 metri, anche se quest'anno, a Dame, per trovare l'acqua, siamo arrivati a 30. Infatti, donne e bambini attingono l'acqua con corda e secchio e ogni metro di profondità in più vuol dire appesantire il loro lavoro in fatica e tempo.

Comunque, l'escavazione di questi pozzi è l'unica risposta possibile alle difficoltà di approvvigionamento idrico da dicembre a maggio e i pozzi in muratura che scaviamo, e che sostituiscano quelli tradizionali, garantiscono: una maggiore pulizia dell’acqua; rendono disponibile una quantità adeguata del prezioso elemento; attenuano il gravosissimo lavoro delle donne, facilitandogli il compito di attingere l’acqua e di trasportarla; danno loro la possibilità di coltivare gli orti e di commercializzare i prodotti eccedenti.

Quest'anno "ABC" ha costruito 12 pozzi: N'Com I e II (finanziati dal Comune di Grezzago), Dana (dalla famiglia Antonio Reverso), scuola di Infandre (Rotary Club Roma Olgiata e Rotary Club Roma Palatino), orto di Infandre (FIOM-CGIL di Mantova), Oco Grande (Associazione Italiana Casa), Tchumbe (Associazione "Stefania Quaranta"), Binibaque (Comune di Calderara di Reno), Mansoa-Bairro Mandjaco (FIOM-CGIL e FILLEA-CGIL Val Camonica), Barra (famiglia Tranquilli), Nhengue (FISAC-CGIL Tigullio Golfo Paradiso), Cutia (Circolo dipendenti ANSA).


   
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