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Bosnia / Serbia – Ora sta andando meglio, ma non si poteva evitare tutto questo dolore?

08/09/2008 - 7.48:   La Serbia, con i suoi 10 milioni di abitanti, è il Paese più popoloso dei Balcani occidentali. Da alcuni anni l’economia serba segue un trend positivo, che ha registrato un aumento del prodotto interno lordo del 5,8% nel 2006, ma, secondo gli analisti, il periodo 2007-2008 è caratterizzato da un rallentamento della crescita economica. Tra i fattori trainanti di questo sviluppo ci sono stati gli investimenti, soprattutto esteri, nelle società privatizzate, la domanda sostenuta a livello di consumi, che erano stati praticamente azzerati dalla guerra e dai bombardamenti Nato, l’aumento dei salari reali e l’incremento degli investimenti nel settore pubblico. Di segno positivo è stato anche l’interscambio della Serbia con Paesi terzi: sempre nel 2006 le esportazioni hanno segnato un +41,4% e le importazioni un +24%. L’Italia è stata il principale Paese acquirente della Serbia, mentre la Federazione Russa continua a fare la parte del leone tra i fornitori, grazie soprattutto al fabbisogno energetico della Serbia. Queste notizie si possono ricavare da qualsiasi sito specializzato, da "Informaest" all'"Ice". Insomma, è bene dirlo, sembrerebbe che le cose stiano migliorando!

Noi, che andiamo spesso da quelle parti, percepiamo dei cambiamenti positivi, ma ci sembra che ci sia una certa incongruenza tra i dati macroeconomici e la realtà locale che cogliamo attraverso gli incontri e i colloqui con le famiglie dei ragazzi aiutati con le borse di studio. Probabilmente la ricchezza si sta concentrando nelle mani di pochi e, speriamo che presto la politica provveda alla sua redistribuzione tra i cittadini. Intanto, però, le difficoltà per la povera gente continuano.

A dire il vero qualche segno di ripresa l'abbiamo notato anche a Niš, terza città serba, nel Sud del Paese e con gli indici economici tra i più bassi del Paese. Per esempio, Niska Banja, uno dei cinque distretti della città, dove andiamo per consegnare le borse di studio agli alunni della "Ivan Goran Kovacic", è tutta un cantiere: è in corso di restauro l’Hotel Serbia, fino a poco fa pieno di profughi (dalla Bosnia, dall’Erzegovina, dalla Croazia, infine dal Kosovo), lavori stradali dappertutto e ci dicono che qui si è installato un Consolato italiano, segno evidente che dietro tutti questi lavori ci sono privatizzazioni degli impianti termali con capitale anche e prevalentemente di nostri “paesani”. Pensiamo: melo male che le cose stanno migliorando, ma la mattina dopo, incontrando le famiglie degli operai della "Maschinska Industria" e, subito dopo, quelli della "Elektronska Industria", leggiamo sui volti e gli abiti della gente la grande difficoltà di vivere. Parliamo con loro e parliamo con i dirigenti sindacali e veniamo così a sapere che qualcosa si sta muovendo. I sindacalisti, dopo averci ricordato che nella "Mashinska" lavoravano 16.000 operai e nell'"Elektronska" 18.000, mentre adesso poche centinaia di lavoratori, con "salari" simbolici, mantengono "aperte" le fabbriche per favorire la loro alienazione o l'arrivo di preziosi capitali esteri, ci dicono, quasi a giustificarsi, che i tempi cambiano, che i problemi devono essere risolti e che la fame è fame. E allora – dicono - un bel benvenuto anche ai progetti di costituzione di parchi industriali ed al coinvolgimento di un partner estero nella produzione. Infatti, sembrerebbe che ci siano grosse imprese interessate a produrre nell'"Elektronska" componenti e ricambi per veicoli elettrici che sono tra le priorità del processo di ristrutturazione e stabilizzazione della Elektronska Industria Holding Niš, una volta leader nel settore elettronico in Serbia. E' Miodrag Stamenkovic, General Manager dell'industria (EI), in un'intervista, a svelare queste cose, precisando che la compagnia ha avuto delle trattative molto intense con un potenziale partner strategico dall'estero. Il progetto, se realizzato, comporterebbe l'assunzione di circa 2.000 operai. Un bel sollievo per duemila famiglie e per la città. I parchi industriali includerebbero, tra l'altro – continua - anche "dei centri di incubazione per nuove tecnologie" ed è prevista la costituzione di una nuova zona di libero scambio, ovvero un'area geografica trans-nazionale senza alcun ostacolo alla libera circolazione delle merci, nella città di Niš, riprendendo quanto fatto a Kragujevac dove la Zastava ha firmato un accordo con la FIAT. I parchi favorirebbero l'arrivo di significativi investimenti diretti esteri, sostiene Stamenkovic, notando che la EI ha già chiesto al Comune di Niš la possibilita' di utilizzare nuovi terreni. Il Piano Nazionale degli Investimenti serbo, un grande progetto di investimenti plurisettoriale del Governo serbo, ha previsto un supporto finanziario al progetto di Nis, una città che deve ricominciare a vivere, nel corpo e nella mente.

In realtà Nis ha bisogno di essere ricostruita e di veder sparire le ferite, visibili ancora oggi, dei bombardamenti del 1999. In particolare, nella zona di Niš furono danneggiati o distrutti, il ponte sul fiume Topica, la strada che collega la stessa Niš a Pristina, capoluogo del Kosovo, la linea ferroviaria tra le due città, gli impianti produttivi della “Elektronska Industria” e della “Jastrebac” (metalmeccanica), le manifatture tabacchi “Din”, gli uffici delle ferrovie “Beograd”, tre scuole e le Facoltà Universitarie di Giurisprudenza ed Economia, il Museo Storico della Croce Rossa, antichi edifici del centro storico e molte case dei quartieri periferici. Inoltre, l'inesistenza vita socio-economica della città fu definitivamente disastrata, negli anni 1999-2005, dall'arrivo di migliaia di profughi dal Kosovo. Anni di povertà estrema con le vecchiette, viste da noi, che andavano a rovistare nei cassonetti della sporcizia a cercare un pezzo di pane! Adesso viene da pensare: ma non si poteva evitare tutto questo dolore?


   
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