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Haiti - Port-au-Prince: la natura, la politica e la scuola

20/10/2008 - 17.04:   La situazione interna di Haiti continua ad essere terribile. All'instabilità politica e alle difficoltà ad avere i fondi necessari per finanziare il prossimo bilancio annuale dalla comunità internazionale, che ha stanziato soltanto 20 dei 30 milioni richiesti, si è aggiunta l'ostilità degli haitiani nei confronti della Minustah, missione "di stabilizzazione" dell'Onu guidata dal Brasile. La gente dell’isola, ormai, vede la Minustah non come una forza di pace, ma di occupazione. Infatti, violenze e stupri contro la popolazione civile sono all'ordine del giorno nel silenzio del presidente Préval e delle Nazioni Unite. Di queste cose si sa sempre poco anche perché il “silenzio stampa”, anche se non totale, garantisce quantomeno una riservatezza giacché chi conta sa che le cose, se non se ne parla, non esistono, o esistono soltanto per le vittime, ma questo non ha nessuna importanza! Intanto, ad ottobre, la missione è stata prorogata di un altro anno, fino al 15/10/2009. Per correttezza è bene ricordare che, pur con tutte le sue contraddizioni la presenza della Mintstah ha garantito, in questi quattro anni di intervento, migliori condizioni di sicurezza ed ha permesso vasti e capillari interventi umanitari per la popolazione civile nella maggior parte del Paese, anche se alcuni sobborghi della capitale continuano ad essere caratterizzati da alti tassi di violenza.

E' così il caso di dire, con tragica ironica, che "piove sul bagnato", perché la scorsa estate ad Haiti non si è dormito. Infatti, prima è arrivato l'uragano Fay è, subito dopo, il ciclone Gustav, lo stesso che ha poi investito gli Stati Uniti. Infine, Hanna, il più “cattivo”, e Ike. Uragani e cicloni hanno lasciato dietro di loro una bella scia di morti e distruzioni nell'isola caraibica. Ogni anno molti haitiani, anche quelli che abitano vicino alla scuola di Port-au-Prince che sostiene "ABC", devono ricostruire le loro "case" distrutte dai venti e dalle piogge. Stando così le cose qualsiasi piccola notizia "buona" è un momento di sollievo. La notizia buona è stata il rinvio dell'inizio dell'anno scolastico, annunciato dal ministro dimissionario dell'educazione nazionale Gabriel Bien-Aimé, dall'1 all'8 settembre e poi ulteriormente rinviato ai primi di ottobre. Le famiglie hanno avuto così perlomeno il tempo per "risistemare" le loro povere cose e convincere i loro figlioli a tornare a scuola con una certa tranquillità, si fa per dire…

Alla "Institution Mixte la Providence de Sibert", invece, per dare la possibilità agli alunni più piccoli, quelli delle elementari, di mangiare almeno una volta al giorno, le scuole sono cominciate, nonostante tutto, ai primi di settembre. A nche quest’anno la retta annuale della scuola è stata confermata a 250 gourdes (5 euro circa), mentre gli alunni dovranno provvedere a pagarsi uniforme, zainetto e libri. Per chi proprio non ce la fa si interverrà prestando i libri necessari. Gli insegnanti, da parteloro, lavorano con tranquillità perché i loro salari sono garantiti da "A, B, C", mentre Maurizio Barcaro, fondatore e animatore della fondazione Lakay Mwen che gestisce la scuola, sta organizzando il lavoro in modo da coinvolgere gli alunni più grandi nelle attività di pulizia delle classi e del cortile. E' un modo come un altro per responsabilizzarli sempre di più e far sentire loro la scuola. Non è raro il caso di alunni che si rendono disponibili volontariamente per ridipingere i banchi e le aule più malridotti.

Haiti è un Paese sconvolto da conflitti politici e disastri naturali ricorrenti e presenta, oltretutto, i peggiori indicatori socioeconomici di tutta l’America Latina e dell’intero emisfero occidentale, in alcuni casi, perfino inferiori di quelli dell’Africa subsahariana: il 50% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, con meno di 1 dollaro al giorno, e il 76% con meno di 2 dollari al giorno. Alla fragilità del sistema politico - la storia recente e passata di Haiti è costellata da colpi di Stato, dittature sanguinose e gravi violazioni dei diritti umani - si sovrappongono catastrofi naturali periodiche. Trovandosi sulla rotta stagionale degli uragani caraibici, il paese è costantemente flagellato da alluvioni, tempeste tropicali e smottamenti, il cui impatto è moltiplicato dall’estrema povertà della popolazione e dall’incapacità d’intervento delle istituzioni, per carenza di mezzi e preparazione. Negli ultimi 10 anni, oltre 20 disastri naturali hanno causato più di 10.000 morti. Negli ultimi anni, inoltre, violenze diffuse, guerre tra bande e la mancanza di minime condizioni di sicurezza hanno impedito gli interventi umanitari in molte aree metropolitane, in particolare nei sobborghi disastrati di Cité Soleil, Bel Air e Martissant, nella capitale Port-au-Prince.

Nel 2006, dopo oltre 2 anni di forte instabilità politica, nuove elezioni hanno portato alla Presidenza del Paese Renè Preval e a un periodo di maggiore stabilità politica. L’insediamento del nuovo Governo e il miglioramento delle generali condizioni di sicurezza, hanno inoltre aperto nuove speranze di una maggiore assistenza alla popolazione civile. Il merito, anche con tutti i suoi limiti, del miglioramento generale va riconosciuto all’operato del presidente Préval, che ha lavorato moltissimo, e con un certo successo, a livello internazionale ottenendo aiuti da banche e paesi esteri. Il presidente, inoltre, nel quadro di una politica estera ed economica diverse, è riuscito a dare un forte impulso rafforzando i rapporti commerciali con Taiwan, e a controllare l’inflazione, incentivando, nel contempo, i finanziamenti privati. Dal punto di vista della politica interna è riuscito a far diminuire la forte tensione esistente da sempre tra i partiti e le forze sociali costruendo un governo multipartitico capace di dialogare continuamente con le diverse parti politiche. In seguito a questi passi positivi anche l’endemica violenza del Paese è diminuita e così, in poco tempo, si è passati da una media di 40 rapimenti settimanali ai circa 3 mensili dell’ultimo periodo. Per qualche anno è prevedibile tuttavia che l' aiuto internazionale continuerà sotto diverse forme, in particolare nella fornitura di personale qualificato per l’educazione giuridica, per la formazione della Polizia (anche la polizia italiana è presente con istruttori) e per una riqualificazione della classe politica. La lotta alla corruzione, al cattivo governo, alla difficile condizione delle prigioni (alcune delle quali contengono più di 2.500 detenuti a fronte degli 800 previsti, ci ricorda qualcosa?) e alla scarsa professionalità della classe dirigente dovrà essere quindi il primo obiettivo dei futuri governi. Ancora c’ è molto da fare sul piano della sicurezza: molti ancora i sequestri – denuncia l’Unicef – anche di bambini, spesso trovati senza vita. Vedremo se Haiti sarà capace di assicurare un avvenire più degno per la sua popolazione e soprattutto ai suoi bambini che ormai da anni aspettano i cambiamenti minimi per avere una speranza in un futuro decente!


   
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