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Abc Solidarietà e Pace

 
Italia - “A, B, C”, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, “A, B, C”, dieci anni di lavoro

18/11/2008 - 13.30:   A quel paese la retorica, anzi concedetecene soltanto sette righe. Dieci anni sono tanti e, dopo aver accantonato i "grandi sistemi" e le belle parole, ci accontentiamo di parlare un po' del nostro passato per non dimenticare chi siamo, da dove veniamo e dove vorremmo andare, rimandando speranze e attualità alle pagine del semestrale che è in linea e che spediremo a tutti i soci tra un paio di settimane. Il passato di "ABC" non è tanto male e, come in ogni vita, ci sono cose buone e meno buone, successi e insuccessi. Ma, ripescando la domanda che un po' tutti a volte si fanno, non sappiamo se anche i più colti e intelligenti, perché semplice e popolare: "rifaremmo le stesse cose?", rispondiamo "certamente non tutto". Le cose non buone e gli insuccessi, tanto per dirne una, pesano molto perché hanno inciso sulla vita di altri e, sebbene sappiamo di aver fatto il possibile, resta il rammarico per il fallimento o per le scelte fatte, anche se abbiamo accumulato esperienza.

Ad esempio, la storia di due ragazzi serbi, che risale al 2003, Miljan e Nemanja. Dietro questi nomi ci sono due storie difficili, di paura, di dolore, di malattia. Il primo con sindrome di Duncan, o sindrome linfoproliferativa legata al cromosoma X, una rara malattia che prende il nome dalla famiglia in cui è stata descritta per la prima volta (e che avrebbe voluto sicuramente evitare quest'onore), il secondo con gravi carenze dell'ormone della crescita e costretto a continue cure nel tentativo di far maturare il suo tessuto osseo. Per il primo l'unica possibilità di guarire era nel trapianto di midollo osseo, per il secondo era necessaria una scatola al mese di Genotropin, un farmaco molto costoso. Per Miljan, ci siamo trovati di fronte, nonostante le numerose pratiche espletate e la documentazione sanitaria presentata all'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, al rifiuto di ricovero da parte della Commissione Regionale preposta ad esaminare il suo caso. Nella lettera di comunicazione si poteva leggere: "si tratta di una forma molto rara con possibilità di successo altamente improbabile". Il caso era chiuso! Avremmo dovuto tentare altre strade? In quel momento ci sembrò impossibile! Per Nemanja, invece, riuscimmo ad intervenire e ad avere dalla società Pfizer-Italia la disponibilità del farmaco "Genotropin", una scatola al mese per tutto l'anno (una spesa di migliaia di euro che la famiglia del giovane non avrebbe potuto affrontare). Nemanja, ora, dopo cinque anni di cure, è alto un metro e 65 (circa) ed è "quasi" uguale agli altri suoi coetanei.

C’è poi il Brasile e, a parte Jardim che è stato il primo progetto avviato, prendiamo in considerazione quelli che si sono aggiunti nel tempo: Guia Lopes da laguna, Parintins e Magé. Guia Lopes da Laguna chiuso, Magé chiuso appena cominciato e Parintins, splendidamente in corso. Ma perché sono finiti i progetti di Guia e Magé? Nel primo caso abbiamo deciso noi di chiuderlo perché il nostro referente locale, Edivaldo, un prete brasiliano, era troppo impegnato per poterci informare e consentirci così di controllare e di comunicare con i soci. Magé, invece, non l'abbiamo chiuso noi, piuttosto ci è stata chiusa una porta in faccia… Ma è inutile rivangare vecchie storie che, ancora per poco, sono rintracciabili sul nostro sito. Sì, per poco, perché nei primi mesi del 2009, il sito sarà aggiornato. Un'ultima cosa brasiliana: il nostro aiuto all’EASP, la scuola agricola frequentata da giovani Indios Sateré Mawé, situata lungo il fiume Andirà, affluente del Rio delle Amazzoni, è durato quattro anni, fino a quandolo stato Amazonas non ha deciso di aiutare direttamente la scuola.

Per la Guinea Bissau, malgrado le cose buone fatte nel passato, parliamo con un certo disagio del lavoro dell'alfabetizzazione delle donne adulte che facevamo in alcuni villaggi e che abbiamo interrotto. Purtroppo fummo indotti dalle circostanze a prendere questa decisione perché non avevamo più persone con le competenze necessarie per portare avanti il progetto: Segunda, la prima signora che cominciò con noi quest'attività, tre anni fa decise di andarsene; Cadi, morì nell'agosto 2007 morsa da un serpente; Aisatù, anche lei pensò che era meglio cambiare lavoro. Era impossibile andare avanti! Vedremo cosa ci riserverà il futuro!

Viene anche in mente Pancevo, o meglio, come lo chiamammo allora, "Pancevo chiama Italia". Un progetto realizzato nel 2000-2001 che dà ancora i suoi frutti, anche se i responsabili del Laboratorio d'Igiene Ambientale, smentendo gli impegni presi, non ci fecero sapere più niente della situazione ambientale della cittadina del Banato del Sud. Riuscimmo, con il sostegno de "il manifesto", ad acquistare e fare arrivare in Serbia polarimetro, spettofotometro, strumenti per la cromotografia e materiali di consumo. Tutte cose che dettero la possibilità al Laboratorio di monitorare suolo, aria ed acqua e alla popolazione locale di conoscere il grado di tossicità di quel che mangiavano (mangiano) e bevevano (bevono), dell'aria che respiravano (respirano), della terra che coltivavano (coltivano).

Anche i semplici contributi monetari, dati cioè senza un impegno diretto di "A, B, C" nella realizzazione del progetto, sono stati importanti: la Tavola per la pace creata in occasione della guerra in Iraq; la "Clinica Bor" in Guinea Bissau; l'associazione "Non bombe ma solo caramelle" con la quale abbiamo collaborato in Serbia per due anni, collaborazione che abbiamo interrotto per scarsità di fondi; i numerosissimi interventi sanitari che a volte sono stati utili e altre volte no. Come quando, dopo una segnalazione fattaci alle 8 di mattina proveniente da Kraguievac, riuscimmo, in 24 ore, a fare arrivare una somma di denaro alla famiglia di un malato terminale che ne aveva bisogno per un ultimo disperato tenativo di cura, rivelatosi poi inutile.

Ma ha senso parlare in questi termini? Pensiamo che sia opportuno, perché quello che noi dobbiamo fare è portare "soccorso a chi ne ha bisogno", come è scritto nel nostro Statuto senza dimenticare che i progetti, quando le circostanze lo impongono, si chiudono. E' inutile continuare un intervento soltanto per evitare il confronto con i soci sostenitori, o per "lavorare di meno", magari accontentandoci di far sopravvivere un'iniziativa che non può dare più alcun risultato positivo.

Un'ultima cosa: i progetti sono come i figli, sono tutti belli per "mamma sua", ma questo non ci fa mai dimenticare che riusciamo a lavorare soltanto perché i soci continuno ad aiutarci! Certo,oltre all'aiuto diretto, ci sono anche altre cose che sarebbe importante realizzare,e in parte le facciamo e le faremo sempre di più in futuro. Queste cose sono anch'esse previste nel nostro Statuto dove si legge che “ABC” si impegna a "perseguire,con metodo e continuità,un’azione contro la fame nel mondo e le cause prioritarie che la determinano,salvaguardando la vita umana e indirizzando i propri sforzi a favorire l’autosufficienza alimentare,la valorizzazione e la formazione delle risorse umane in loco, la conservazione del patrimonio ambientale, l’attuazione e il consolidamento dei processi di sviluppo endogeno e la crescita economica,sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo nonché interventi specifici per migliorare la condizione femminile e dell’infanzia,per promuovere lo sviluppo culturale e sociale della donna con la sua diretta partecipazione".

A distanza di dieci anni, queste affermazioni sembrano un poco velleitarie, ma, in questo caso, se tornassimo indietro, alla domanda: "riscrivereste le stesse cose?" dovremmo rispondere "sì".


   
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