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Guinea Bissau – ABC, un po' di storia contemporanea

09/12/2008 - 15.05:   Qualche giorno fa in Guinea Bissau alcuni militari hanno tentato di ammazzare il presidente della Repubblica João "Nino" Vieira. Lo diciamo senza troppa enfasi e senza sorpresa perché da quelle parti, non diciamo che è una cosa comune, ma piuttosto da aspettarsela in ogni momento. Evitiamo imbarazzanti ricostruzione storiche del personaggio (João Nino Vieira) e accontentiamoci di dire che i sette attentatori sono stati arrestati. Probabilmente si tratta di "ragazzotti" esaltati che qualcuno ha spinto a questo gesto irresponsabile, forse per far capire che i militari, come se ci fosse bisogno di ricordarlo, sono molto importanti in questo piccolo e disperato Stato dell'Africa Occidentale. Oltretutto questi giovani, involontariamente, hanno rafforzato il presidente "Nino" che ha ricevuto dalla comunità internazionale, e soprattutto da quella africana, attestati di amicizia e solidarietà.

Ma perché occorrerebbe ricordare allo Stato che esistono i militari? Solo pochi giorni fa le elezioni politiche, già ripetutamente rinviate, hanno dato la maggioranza assoluta, 67 deputati su 100, al PAIGC (Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde). Questo è il partito "storico" della Guinea Bissau, il partito di Amilcare Cabral, il partito che ha cercato e trovato l'indipendenza dal Portogallo, ma è anche il partito che, in alleanza con altri, salvo una breve parentesi di potere durata tre anni del PRS (Partito del Rinnovamento Sociale) di Kumba Yalà, ha governato per più di 30 anni con esiti disastrosi. Ma tutto cambia e, forse, il leader del PAIGC e futuro primo ministro Carlos Gomes Júnior, del quale "si sente" parlare bene e che "Nino" costrinse alle dimissioni nel 2005 dopo che era stato eletto nel 2004, potrebbe pensare di cambiare qualcosa! Se vorrà veramente farlo dovrà essere, come diceva un amico, "cauto come una colomba e astuto come un serpente". Carlos Gomes Júnior, infatti, dovrà confrontarsi con i problemi enormi di rinnovamento di uno Stato che, secondo gli ufficiali Indici di Sviluppo Umano, è al terz'ultimo posto nella classifica mondiale dei poveracci, ma che a detta di molti sta vincendo la maglia nera di questa esecrabile classifica. Evviva, ha vinto! E' ultimo!

Intanto, il primo ministro in pectore in una conferenza stampa ha esordito spiegando che la Guinea Bissau ha bisogno dell'aiuto internazionale per sopravvivere ed ha ricordato che i dipendenti pubblici (insegnanti, impiegati, medici, infermieri, ecc.) in tutto il Paese non ricevono lo stipendio da cinque mesi. Avrebbe potuto anche aggiungere, dimenticando la cautela per lui indispensabile, che la Guinea Bissau sta diventando il luogo privilegiato dei grandi traffici internazionali di droga, che le forze dell'ordine sono malpagate e inaffidabili, che l'esercito, che tutti vogliono ridimensionare, è sempre più forte e che i generali decidono molte cose senza dire niente a nessuno, che la scuola non funziona, che aumentano i prezzi e la gente muore di fame, che se ti ammali quasi sicuramente morirai, che l'agricoltura, il settore produttivo più importante di un Paese povero che ha come unica risorsa la sua terra, non può decollare perché i contadini sono vecchi e analfabeti, i rendimenti sono bassi, la produttività del lavoro fiacca, le strutture agricole arcaiche, i mezzi di produzione inesistenti e gli investimenti di capitali nulli.

Anche noi di "ABC", visto che dobbiamo lavorare in Guinea Bissau, siamo cauti, ma alcune cose non "compromettenti" le possiamo dire e, anche senza essere degli economisti, ma avendo piuttosto un poco di buonsenso, potremmo parlare di molte cose, preferiamo ricordare soltanto quanto sarebbe bello se la cooperazione internazionale riuscisse a coordinarsi per tentare di decidere, insieme al governo locale, come utilizzare i miliardi di euro di aiuti che invia e che vengono dispersi in mille rivoli senza creare sviluppo e prospettive diverse per il popolo di quel Paese. Sarebbe necessario, appunto, stabilire delle priorità e modernizzare l'agricoltura, la pesca, il sistema creditizio, costruire infrastrutture, far funzionare la scuola, preparare i medici e gli infermieri, ecc. Noi pensiamo che tutto ciò sarebbe bello ma, per ora, impossibile. Perché? Perché, secondo noi, spesso le enunciazioni retoriche di solidarietà internazionale delle nazioni "ricche", o "ex ricche", nascondono intenti diversi e, salvo la lodevole eccezione di alcuni Paesi nordici, quasi sempre si dà con una mano (i "regali" a pioggia della cooperazione) e si toglie con l'altra (accordi commerciali).

Basta un esempio per tutti: la pesca. Una cooperazione internazionale (quella fatta dagli Stati, per intenderci) seria dovrebbe aiutare la Guinea Bissau ad organizzare un sistema ittico adeguato a sfruttare la ricchezza delle sue acque senza "strappare" accordi che barattano qualche miliardo di euro con la possibilità di pescare e di portarsi a casa un "mare" di pesce guineano. Succede invece che nel maggio 2007 è rinnovato (è dal 1980 che va avanti questa storia!) l'ennesimo accordo commerciale di durata quadriennale nel quale si è stabilito che (riportiamo integralmente il testo del comunicato perché è un esempio di sottile diplomazia pratica unilaterale, una volta si sarebbe chiamata neocolonialista): "La Commissione europea, a nome dell'Unione, e la Repubblica di Guinea Bissau hanno siglato oggi a Bruxelles un nuovo accordo di partenariato nel settore della pesca. Il nuovo accordo, accompagnato da un nuovo protocollo, ha durata quadriennale ed è rinnovabile. La Commissione accoglie con favore il partenariato istituito dall'accordo, che conferma l'impegno dell'Unione a collaborare con i propri partner al fine di promuovere una pesca sostenibile nelle acque in cui opera la flotta comunitaria. Il nuovo accordo prevede possibilità di pesca per gamberetti, pesci, cefalopodi e tonni. I volumi di cattura autorizzati rimangono invariati per gamberetti, pesci e cefalopodi, mentre il numero di licenze concesse alle tonniere passerà da 70 a 37. Su una contropartita finanziaria annuale di 7 milioni di euro, il 35%, vale a dire 2.450.000 euro, è riservato a progetti intesi a favorire l'instaurazione di una pesca responsabile e sostenibile nelle acque della Guinea Bissau. L'UE verserà inoltre ogni anno un contributo specifico di 500 000 euro per il miglioramento delle condizioni sanitarie nel settore della pesca e il rafforzamento dell'attività di monitoraggio, controllo e sorveglianza nelle acque della Guinea Bissau" (sic!). Ma quanto pesce si portano a casa ogni anno? Ecco le cifre: gamberetti : Spagna 1. 421 Tonnellate di Stazza Lorda (ogni tonnellata equivale a 2,83 metri cubi di pesce), Italia 1.776, Grecia 137, Portogallo 1.066, e pesci nonché cefalopodi: Spagna 3.143 TSL, Italia 786, Grecia 471.

Questa è una storia ingiusta! Ma ci sono altre due cose da aggiungere: la prima, tutti i Paesi che vanno a pescare di fronte alle coste della Guinea Bissau sanno bene che i 7 milioni di euro pagati andranno a finire chissà dove e che sarebbe più onesto non auspicare, ipocritamente, "l'instaurazione di una pesca responsabile e sostenibile", anche perché l'autonomia ittica produttiva della Guinea Bissau significherebbe un ulteriore aggravamento della già difficile situazione del sistema di pesca europeo; la seconda, saremmo curiosi di sapere chi controlla la quantità del pescato visto che sono le stesse navi che pescano a comunicare alla Commissione gli stock catturati. Facciamo a fidarci? Ma… mai fidarsi di chi ti dà una cosa con la mano destra e te ne toglie un'altra con la mano sinistra.


   
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