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Guinea Bissau - “A, B, C” e la scuola: ecco come stanno le cose!

19/12/2008 - 6.54:   Nleimba Alama si sveglia tutte le mattine con il rumore del grande pestello che percuote il riso nel mortaio per togliere la pula dai chicchi di riso. Nleimba, sette anni, si alza, piega la stuoia sulla quale dorme ed esce sul patio che circonda la sua casa fatta di blocchi di fango seccati al sole e con il tetto di paglia. Siede davanti al fuoco che la sua mamma ha acceso e la guarda mentre cucina quello che sarà il solo pasto giornaliero della famiglia, riso o miglio. Nleimba vive nella tabanca di Nhenque ed ha cominciato quest'anno la prima elementare. Tutti i giorni deve percorrere a piedi, andata e ritorno, i cinque chilometri che la separano dalla scuola di Infandre. Durante la stagione secca, da novembre a maggio, questo cammino è quasi un divertimento, ma durante i mesi di lezione coinvolti dalla stagione delle piogge, giugno, settembre e ottobre, è un bel problema. Le risaie si allagano e la distanza, visto che è necessario camminare sugli “argini”che delimitano le "bolanhe" senza poter accorciare il percorso tagliando lungo i terreni asciutti, aumenta. Spesso piove e non ci sono alberi dove ripararsi. Quando mancano due chilometri alla scuola comincia il "mato" e la piccola cammina al centro del viottolo evitando le sterpaglie laterali che spesso nascondono insidie. Lei sa che almeno un paio di suoi coetanei ogni anno muoiono morsi da qualche serpente velenoso. Finalmente a scuola! La scuola di Infandre è in autogestione e funziona, contestualizzando il discorso, abbastanza bene. Sono circa 500 gli alunni che la frequentano e ogni anno vengono formate 4 classi prime, 3 seconde, 2 terze, 2 quarte, 2 quinte e una sesta. Il che la dice lunga sulla mortalità scolastica: si parte da un totale di circa 130 alunni di prima per arrivare ad una classe VI frequentata da 35-40 alunni.

Le scuole autogestite, in Guinea Bissau, sono quelle che funzionano meglio perché i professori hanno un salario garantito che possono cumulare con quello dello Stato, che è un cattivo datore di lavoro perché, quando paga, paga in ritardo o, qualche volta, in natura (un sacco di riso)! Anche la scuola di Cubonge, che abbiamo costruito e che conosciamo molto bene, è autogestita. La sua autogestione è finanziata da "ABC" e i due insegnanti lavorano su due turni, il primo segue la I e la III classe, il secondo la II e la IV. Guadagnano, rispettivamente, 37.000 (il direttore) e 30.000 cfa (circa 56 e 46 euro) ai quali si deve aggiungere l’effimero salario statale. Comunque il salario è integrato, tutti gli anni, con il denaro che ricevono per i due corsi annuali di “formazione” che devono frequentare (12-15.000 cfa).

Nella scuola "Fabio Sormanni" di Cubonge, le cose vanno "sempre meglio". Dire "sempre meglio" in Guinea Bissau vuol dire che c'è, diversamente a quello che capita di solito, un andamento positivo dell'attività didattica, della frequenza, dei risultati. Infatti, scrive il direttore della scuola, "in questo secondo periodo dell'anno scolastico (il nostro secondo trimestre) non abbiamo avuto né aumento né diminuzione del numero degli alunni che sono 81, 45 maschi e 36 femmine (particolarmente elevata, rispetto alla media nazionale, la frequenza delle alunne a Cubonge). Tutti sono stati valutati e 47 di loro (28 femmine e 19 maschi) hanno ottenuto risultati sufficienti mentre 34 (17 maschi e 17 femmine) non hanno raggiunto gli obiettivi previsti". Anche i "professori" hanno frequentato dei corsi di aggiornamento sulle materie insegnate (soprattutto portoghese e matematica) e uno sull'importanza dei professori nell'"attuale congiuntura sociale e politica della Guinea Bissau", mentre qualche problema si è avuto, come avviene in Italia, con i genitori che, anche se fanno parte del Comité di gestione della scuola, tendono all'"assenteismo".

"ABC" ha costruito tre anni fa la scuola "Fabio Sormanni" di Cubonge intitolandala ad un sindacalista della Filcams-Cgil di Milano morto prematuramente. Il progetto fu in parte finanziato dalla Filcams-CGIL di Milano e dalla Fondazione "Fabio Sormanni" che, ancora oggi, continuano a sostenere l'autogestione scolastica. Ma "A, B, C" in questi ultimi anni ha concentrato la sua attenzione sul settore dell'agricoltura e, non potendo intervenire direttamente nelle scuole, perché non ha le competenze adeguate né tantomeno le possibilità politiche, collabora attivamente con le suore della "Missão Católica di Mansoa" che conosciamo da tanti anni e che lavorano positivamente nelle scuole autogestite sulla base di un accordo, sottoscritto nel 1993, con il Ministero dell'Educazione Nazionale della Guinea Bissau. Il nostro Armando, di "ABC Guinea Bissau", compie frequenti sopralluoghi e anche noi, quando siamo nel Paese dell'Africa Occidentale andiamo spesso per incontrare gli alunni e verificare l'attività della scuola. Ci si siede tutti insieme, alunni, insegnanti, genitori, suore e ABC e si parla dell'andamento didattico e di quello che è necessario alla scuola per migliorare l'attività didattica. Ogni anno l'autogestione della scuola di Cubonge costa circa 1.400-1.600 euro ai quali si aggiungono le eventuali spese di manutenzione. Il nostro impegno per il settore della scuola lo esprimiamo anche con il sostegno alla scuola di Infandre, per la quale quest'anno è stato scavato un pozzo con il finanziamento dei Rotary Club Roma Palatino e Olgiata, mentre nel 2006 abbiamo acquistato le lamiere zincate necessarie per rifare il tetto di due aule, sempre della stessa scuola, nel 2007 le “chapas” per il tetto della scuola di Cambeje e quest’anno abbiamo contribuiito, con 3.000 euro, all’ampliamento della scuola di Cussana (un’altra aula) finanziando anche alcuni corsi di aggiornamento degli insegnanti.

Eh già! Uno dei problemi più grandi è proprio quello dell'aggiornamento dei professori che, spesso, hanno il titolo di studio ma non la preparazione necessaria. Capita così, che ci siano professori che dovrebbero insegnare il portoghese, ma non conoscono il portoghese e, bene che va, usano il criolo, se non addirittura il linguaggio etnico, Balanta o Mansonca, i gruppi più presenti nella zona. Emerge, infatti, in Guinea Bissau, la "questione della lingua", ovvero l'aspirazione a dare un'identità linguistica ad un Paese multilingue. Quello che facciamo? Sosteniamo, come abbiamo fatto nel passato garantendo l'autogestione di una scuola di Bubaque, sulle isole Bijagós, l'impegnativo cammino che p. Luigi Scantamburlo ha intrapreso con lusinghieri risultati nelle scuole autogestite in alcune isole dell’arcipelago delle Bijagós, dove i programmi didattici prevedono l'insegnamento bilingue Criolo Guineense – Portoghese. Lì gli alunni apprendono a leggere e a scrivere in Criolo e poi passano all'apprendimento del Portoghese come seconda lingua. Il Portoghese orale é insegnato a partire dalla seconda classe elementare e scritto dalla terza elementare, quando gli alunni sanno già leggere e scrivere in Criolo. Anche quest'anno "ABC" ha aiutato nel suo lavoro Luigi finanziando con 2.000 euro la stampa dei testi per la scuola bilingue (immagine della copertina del libro).

E' bello, quando andiamo a visitare Cubonge, vedere, nell'unica classe prima che si forma, bambini di sette anni e giovanotti di 21. E' successo anche quest'anno. Nron Mané ha 21 anni ed è arrivato a frequentare la scuola dopo aver fatto il pastore e lavorato nella risaia per moltissimi anni. Per iscriversi a scuola ha dovuto lottare, in famiglia e con i gli "anziani" del suo villaggio. Gli "homen grandi", ancora oggi, vedono con timore lo studio ritenendo che "i giovani, dopo aver studiato, non vorrano più lavorare, finiranno viziati come i bianchi e anche le ragazze, di male in peggio, non sposeranno più loro, uomini grandi, maturi e saggi, ma piuttosto giovani scapestrati, incapaci di governare la famiglia". Se queste sono le premesse, è chiaro che, seguendo il ragionamento, la conseguenza immediata è la disobbedienza alle leggi del villaggio e il disprezzo per la cultura etnica, ossia la "rovina" della tribù. In effetti, questo fenomeno disgregativo è già in atto da molti anni, ma per un mondo che finisce ne nasce un altro ed è dunque indispensabile studiare per acquistare gli strumenti minimi necessari per affrontare e dare qualche riposta a questa nuova realtà con la quale, comunque, occorre confrontarsi.


   
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