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Guinea Bissau – Uccisi presidente della Repubblica e Capo di Stato Maggiore dell'Esercito!

04/03/2009 - 7.38:   Poteva capitare solo in Guinea Bissau! In poche ore, tra la sera dell'1 e l'alba del 2 marzo 2009, sono morti, assassinati, il capo di stato maggiore dell'esercito Tagmé na Wai e il presidente della Repubblica João "Nino Vieira.

Purtroppo la vita ha un valore diverso a seconda del luogo dove sei nato. Se hai avuto la sventura di nascere in Guinea Bissau, uno dei Paesi più poveri, se non il più povero, di questo nostro pianeta con la prospettiva di campare 42 anni, la vita vale poco e questa consapevolezza ti accompagna sempre senza gettarti nella disperazione!

Qualcosa di simile, che possiamo chiamare "sentimento della morte", insieme alla sete di potere che è tale ovunque ma lo è ancor di più in Africa, ha accompagnato per tutta l'esistenza sia "Nino" Vieira che Tagmé na Wai. Sono morti entrambi, da nemici, probabilmente uccidendosi l'un l'altro. Il perdente è stato Tamgé perché non è riuscito a coronare il suo sogno: vedere morto "Nino" Vieira, come dichiarò ripetutamente nel periodo della guerra civile 1998-99. E' morto prima! Ma Vieira non ha gioito a lungo perché dopo poche ore era defunto anche lui!

La cinica ipocrisia della diplomazia internazionale ha messo subito in secondo piano la morte del comandante delle Forze Armate, come se fosse un caso di ordinaria follia, ha assegnato ad un gruppo di militari qualsiasi la responsabilità della morte del Presidente ed ha dato a Vieira morto, famoso tra molta gente nel Paese africano per la sua ferocia, il candore e il riconoscimento che vengono dati sempre ai morti: in fin dei conti era buono!

Ma Vieira era buono? Noi, per fortuna, non lo abbiamo conosciuto personalmente, possiamo però tentare di capire meglio chi era leggendo la sua biografia che, a volte, si incrocia, guarda caso, proprio con quella di Tagmé na Wai lungo la strada che dall'Indipendenza del Paese porta fino alle ore tra l'1 e il 2 marzo 2009.

Cominciamo da lontano, dal 1956, quando Amilcare Cabral fonda il Partito Africano per l’Indipendenza di Guinea Bissau e Capoverde (PAIGC), d’ispirazione marxista. Nel 1961 inizia la guerriglia che va avanti fino al 1974 quando il colpo di stato in Portogallo accelera la firma dell'accordo che darà l'indipendenza a Guinea e Capo Verde. Nel 1973, intanto, Amilcare Cabral era stato assassinato e al suo posta arriva Aristedes Pereira, ma il progetto di formare un unico stato tra Guinea e Capo Verde fallisce e così, mentre Pereira diviene presidente di Capo Verde, Luis, fratello di Amilcare Cabral, diventa il primo presidente della Guinea Bissau.

In questa prima fase della storia del Paese africano Vieira e Tagmé partecipano alla lotta di liberazione al fianco di Amilcare Cabral ma ben presto le loro strade si dividono: il primo abbraccia la carriera militare e l'altro quella politica.

Tra fame e miseria la storia della Guinea Bissau libera comincia male anche perché nel 1980, neanche il tempo di abituarsi alla nuova condizione, il Consiglio della Rivoluzione, guidato da Joao Bernardo Vieira (detto "Nino", suo nome di battaglia durante la guerra di Liberazione) depone Luis Cabral. Nel 1984 tocca poi al Primo ministro Victor Saude Maria che è accusato di complottare contro il presidente e viene perciò deposto. Vieira è, a quel punto, Primo Ministro e Presidente della Repubblica, può fare quello che gli pare e approva una nuova Costituzione. Nel 1986 vengono prima arrestati e poi ammazzati Viriato Pan, Procuratore della Repubblica, e Paulo Correia, Primo ministro, colpevoli probabilmente di chiedere più democrazia. Nel contesto di quest'"operazione politica" le strade di Vieira e Tagmé si incrociano. Tagmé, insieme ad altre quattro persone, viene arrestato e torturato piuttosto barbaramente (meglio non entrare in particolari!). Nonostante tutto il generale non riesce a stare lontano da Vieira e così, nel 1993, quando è membro del Partito della Resistenza della Guinea Bissau Movimento Bafatà é arrestato di nuovo per aver esplicitato insieme ad altri critiche ad un regime definito "poco democratico".

Finalmente, nel luglio 1994 si tengono le prime elezioni: Vieira é proclamato vincitore da una Commissione elettorale che ci mette tre mesi a comunicare i risultati. A far le spese del potere di Vieira è Kumba Yalà che risulta il più votato, ma brogli elettorali e l’appoggio “alla stabilità” di Francia, Italia, USA e Portogallo danno a Vieira la vittoria contro la volontà popolare. E' la ragione di Stato che trionfa.

Ma molti si sono rotti le scatole e così, nel giugno 1998, il generale Ansumane Mané, ex Capo di stato maggiore, lancia una rivolta che finisce per rovesciare Vieira nel maggio 1999. Vieira é costretto ad andare in esilio in Portogallo. La guerra civile dura 11 mesi e in questo periodo il generale Tagmé na Wai dichiara il suo odio per Vieira in varie esternazioni pubbliche: "potrò riposare soltanto quando vedrò Vieira morto", dice testualmente.

In questo periodo a Bissau si insedia una giunta che rimane in carica fino alle elezioni presidenziali del 2000, vinte da Kumba Yalà, del Partito del rinnovamento sociale (Prs) , ma nel settembre 2003 il presidente Yalà viene rovesciato da una giunta guidata dal Capo di stato maggiore, il generale Verissimo Correia Seabra, ucciso nell'ottobre 2004 durante un ammutinamento. Verissimo, per pura concidenza, è un caro amico di Tagmé na Wai che gli succede nella carica di capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Nel luglio 2005, Vieira, rientra dall'esilio e vince le presidenziali in cui si presenta come indipendente grazie anche al sostegno di Kumba Yalà che nel 2007, pur risiedendo all'estero e senza aver presentato la sua candidatura, è eletto dal Congresso del PRS (Partito del Rinnovamento Sociale) presidente del partito. La decisione è impugnata dalla vecchia Direzione che vince anche perché il Kumba se ne sta in Marocco, sembrerebbe per imparare l'arabo e studiare il corano. Questo suo cammino "politico" si conclude nel luglio 2008 quando si converte e diventa mussulmano.

Arriviamo quasi ai giorni nostri: subito dopo le elezioni legislative del 16 novembre 2008, vinte da Carlo Gomes Junior, detto Cadogo, e dal PAIGC con una maggioranza assoluta di voti, il 23 novembre, un gruppo di soldati attacca la residenza del Presidente Joao Bernardo “Nino” Vieira con mitragliatrici e granate, uccidendo un militare di guardia e ferendone un altro, senza però colpire il Capo dello Stato. Alcuni pensano ad un autoattentato. Nel gennaio di quest'anno, infine, si arriva quasi allo scontro tra i militari e i 400 appartenenti alla "milizia personale" di Vieira per dei colpi sparati proprio contro Tagmé na Wai.

Tutta questa storia si svolge in un Paese, la Guinea Bissau, dove la maggior parte del popolo muore di fame e dove, in questi ultimi anni, soprattutto nella capitale Bissau sta arrivando un mare di denaro illecito derivante dal traffico della droga che passa tranquillamente per questo Paese e arriva in Europa.

Fotografia della situazione attuale: calma dappertutto, riaperti i negozi e le macchine sono tornate nelle strade; domani ci sono i funerali di Tagmé na Wai; non si sa quando ci saranno quelli di "Nino"; sono stati proclamati sette giorni di lutto nazionale; si sprecano gli inviti alla moderazione e al patriottismo rivolti all'Esercito; c'è grande prudenza da parte dei commentatori perché non sanno cosa succederà e non vogliono esporsi più di tanto; il presidente dell'Assemblea della Repubblica della Guinea Bissau, Raimundo Pereira, ha assunto, ad interim, la presidenza della Repubblica; il Consiglio di Pace e Sicurezza dell'Unione Africana, riunito ieri ad Addis Abeba, ha concluso che non si è trattato di un colpo di stato.

Staremo a vedere che cosa succede e… meno male che ci sono Cadogo e il PAIGC, ma, per tutti, questa è la famosa ultima spiaggia!

Una domanda: ma che fine ha fatto Kumba Yalà?


   
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