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Bosnia / Serbia – Kragujevac, la lingua “biforcuta” Zastava-Fiat

04/04/2009 - 6.30:   Sono ancora un centinaio i ragazzi e le ragazze, figli degli operai della “Zastava” di Kragujevac, aiutati con borse di studio da altrettanti amici italiani. E’ per questo che ci interessiamo del lavoro delle famiglie, che per loro è pane e futuro, e, quindi, della fabbrica dove lavorano o hanno lavorato nel passato prima di essere licenziati.

E proprio a proposito della “Zastava” una bella-brutta notizia: il 30 marzo scorso dalla fabbrica serba è uscita la prima “Punto 188”. Il presidente del consiglio d' amministrazione della “Fiat Automobili Serbia”, Giovanni De Filippis, nell’occasione, ha detto che la produzione “è iniziata nei termini previsti e che le vetture sono state prodotte secondo gli standard della Fiat”. ''Stiamo cercando – ha proseguito - di raggiungere in breve il livello di produzione di 2.000 veicoli al mese, dopo di che aumenteremo la produzione per soddisfare la richiesta del mercato''. Da parte sua, Aleksandar Ljubic, un rappresentante dell'Agenzia per le privatizzazioni serba, ha voluto tranquillizzare i lavoratori della fabbrica di Kragujevac ricordando che il contratto tra la Fiat e la Serbia, nonostante la crisi economica, “è al sicuro”. ''Quello che e' importante è che il contratto si sta realizzando e che le catene di produzione stanno lavorando'', ha detto. Anche il direttore della fabbrica Zastava, Zoran Bogdanovic, ha voluto dire la sua: “l'inizio di produzione della Punto rappresenta un nuovo punto di partenza per la fabbrica di Kragujevac” ed ha aggiunto che, per il momento, nella produzione della Punto sono impegnati circa 1.000 lavoratori.

La Serbia ed il gruppo Fiat hanno stipulato nel settembre 2008 un accordo riguardante un investimento da 700 milioni di euro nella fabbrica di automobili Zastava. L' accordo prevede la creazione di una impresa mista, la Fiat Automobili Serbia, controllata per il 67% da Fiat e per il 33% dal governo serbo.

Questa è la “storia” vista dall’”alto”, ma adesso raccontiamo quella vista dal “basso”, quella resocontata dai sindacalisti di “Samostalni” e dai lavoratori della “Zastava”. Loro, per prima cosa, al di là delle speranze di chi non ha più niente da perdere, sono delusi dal fatto che la Fiat, nonostante gli accordi sottoscritti, non abbia ancora versato i 200 milioni di euro che avrebbe dovuto pagare entro il 31 marzo scorso e che sarebbero stati necessari per cominciare a ristrutturare la fabbrica. Cosa sta capitando invece? Dicono: “giacchè il Contratto era a rischio, 2 mesi fa è stato firmato un nuovo accordo che prevede soltanto il montaggio del modello vecchio della vettura Punto (la 188, non la Nuova Punto) e così, grazie al nostro governo, abbiamo la FIAT che lavora qui con la nostra attrezzatura (a Kragujevac, nella Zastava), con la sua (della Fiat) licenza e i nostri (serbi) lavoratori senza 1 euro di investimento. E, per completare la commedia, la FIAT si comporta già come Grande Padrone e ci comanda di portare via dalla fabbrica tutte le nostre attrezzature che noi, sindacato e lavoratori, abbiamo invece bloccato. Facciamo presente – aggiungono accorati e incavolati - che solo per riavviare la Verniciatura, rasa al suolo nei bombardamenti del ’99, bisognerebbe investire 200.000.000 euro. Ora tutte le operazioni vengono fatte a mano e la situazione in fabbrica è nello stato di allarme con possibili disordini perche i lavoratori stanno perdendo pazienza”.

I lavoratori stanno perdendo la pazienza soprattutto, aggiungiamo noi, perché sanno che è bene non fidarsi mai troppo della catena di comando gestita spesso da incompetenti, a volte da avventurieri senza scrupoli, qualche volta anche con lingua “biforcuta”. E la storia vista dall’”alto” di questo periodo ce lo sta insegnando a tutti.


   
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