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Haiti – Aiuto! Abbiamo bisogno di aiuto! La vecchia storia di un Paese pieno di giovani

17/04/2009 - 6.43:   Sono le 4,30 del mattino e sono già tutti lì, davanti al cancello della scuola "Sibert" (in realtà la scuola si chiama "Institution Mixte la Providence de Sibert", ma Maurizio ci ha permesso di chiamarla, per brevità, semplicemente "Sibert"). Donne, giovani, ragazzini e vecchi, tutti quietamente in attesa delle provviste alimentari che il nostro amico di Port-au-Prince, Maurizio Barcaro, distribuirà a partire dalle 7. Questo "ben di Dio" arriva a Maurizio da una grande organizzazione olandese, la stessa che garantisce le derrate alimentari necessarie alla scuola per far mangiare, una volta al giorno, tutti i suoi alunni. La distribuzione non è casuale, Maurizio conosce tutta questa gente una ad una e distribuisce, a "cranio", ai più indigenti, 25 chili di riso, 2,5 litri d'olio e 12 chilogrammi di fagioli secchi, una vera ricchezza. C'è da mangiare per due settimane, dipendendo da quanto è numerosa la famiglia.

Comincia la consegna delle provviste e ognuno, diligentemente, firma una ricevuta. Firma, si fa per dire. Il 50% di loro si limita a mettere una croce, un'altra parte impiega un po' di tempo a scrivere il suo cognome e soltanto una minoranza, quasi tutti ex alunni della "Sibert", firma celermente e con precisione la ricevuta.

E qui è il problema. Molti di questi giovani, stamani in fila in attesa di ricevere fagioli secchi e altre cose, hanno studiato per molti anni, la maggior parte di loro proprio lì. Conoscono Maurizio, conoscono i professori, gli anziani ospitati nella struttura, alcuni erano anche degli ottimi alunni, ma non hanno trovato un lavoro decente e che non vogliono andare a lavorare nella piantagioni di canna da zucchero di Santo Domingo. Per mangiare qualcosa in più, si mettono in fila con gli altri. Noti, nei loro occhi, una certa rassegnazione e, dietro, molto dietro, anche un po' di rabbia. Pensi, per pentirti subito dopo: fino a quando questa rabbia non uscirà fuori qui le cose andranno sempre alla stessa maniera.

Questi primi mesi del 2009 ad Haiti regna una sorta di "pace" sociale e le sommosse per fame dell'anno passato sono alle spalle. Ma Haiti è una pentola a pressione che non esplode soltanto per la valvola degli aiuti umanitari che arrivano sulla mezza isola (Hispaniola, metà Haiti e metà Santo Domingo) più disperata dell'emisfero Occidentale. Recentemente una ventina di Paesi e istituzioni internazionali, riuniti a Washington, si sono impegnati a stanziare 324 milioni di dollari di aiuti per il Paese caraibico, con l'obiettivo di risollevare l'economia del Paese caraibico e rafforzare i programmi di lotta contro il traffico di droga (ci sono delle consonanze incredibili tra Haiti e la Guinea Bissau), mentre la premier, Michele Duviviver Pierre-Louis, economista e insegnante, direttrice del Fokal, emanazione dell'Open Society Institute dello speculatore miliardario statunitense George Soros, ha presentato ai Paesi donatori un piano del suo governo che mira a creare 150 mila posti di lavoro in due anni. Lei sa e dice che “Haiti vive un momento critico" e che "bisogna agire rapidamente, se non si prendono misure ora le conseguenze saranno catastrofiche”. Michele, così viene da chiamarla confidenzialmente, ha ricordato poi, a tutto il mondo, che Haiti avrà presto oltre un milione di giovani in cerca di prima occupazione nei prossimi cinque anni in un Paese con un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 70% e al quale, il confronto con la fame, ha fatto dimenticare tutto, anche quanto di buono c'è stato nel passato.

Certo, non sono molte le cose buone del passato in Haiti, e se, ad esempio, chiedi vi ricordate di Jean Dominique? I più giovani non sanno neanche sanno chi fosse . I più grandi, lo ricordano. Era la voce del popolo contro i governi militari. Era quello che si definiva "un attivista militante per la Democrazia", testimone, con la sua "Radio Haiti Inter", della reale situazione dell'isola caraibica. Raccontava la realtà non in francese, bensì in criolo, e tutti lo capivano. Parlava della corruzione, soprattutto quella dei politici, i delitti, di stato e non, i furti e le intimidazioni, sosteneva le lotte contadine. Ma a salvargli la vita non fu sufficiente l'amore della gente per lui, sua moglie e "Radio Haiti Inter", nè tantomeno i 60.000 haitiani che lo accolsero, nel 1986, dopo sei anni di esilio, all'aeroporto di Port-au-Prince. Nonostante tutto ciò nel 2000 venne assassinato.


   
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