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Abc Solidarietà e Pace

 
Guinea bissau: 60 gradi al sole e 40 all’ombra… della luna! (1)

22/06/2009 - 9.29:   Lo senti quasi arrivare il colera! E’ nell’aria quando l’acqua scarseggia. In questo periodo, siamo a maggio, in Guinea Bissau quasi tutti i pozzi sono secchi, quelli di ABC non ancora. A Mansoa, dopo qualche giorno che ci aveva fatto ben sperare con un filo d’acqua dal rubinetto del gabinetto, quello a 30 centimetri dal pavimento, l’unico dove arriva per inerzia, stiamo tutti a secco. Ti rendi conto dell’importanza dell’acqua quando manca, quando con un piccolo bricco devi riuscire a lavare le poche stoviglie che usi, o farti la barba con un paio di bicchieri di acqua minerale. Poca o niente acqua vuol dire meno pulizia, scarse possibilitá di lavare e cuocere il cibo… Vuol dire, quasi sicuramente, che un po’ di gente morirá disidratata dalla diarrea. Infatti, con le piogge stagionali la sporcizia si diluirá infiltrandosi dovunque e veicolando l’endemica malattia. E’ cosí! Basta avere pazienza e il colera arriverá, come tutti gli anni!

A proposito d’acqua: oltre che nelle tabanche anche a Mansoa cercano tutti ABC. I nostri pozzi stanno diventando preziosissimi. Li vogliono perché costano poco e garantiscono l’acqua alle comunitá dei diversi bairros e tutti sanno che il prezzo é basso perché gli amici dell’associazione ne finanziano la costruzione. A Mansoa, finora, ne avevamo fatti tre, quest’anno se ne aggiungeranno altri tre che insieme agli altri undici che stiamo costruendo porteranno il consuntivo a 54. L'escavazione dei pozzi è l'unica risposta possibile alle difficoltà di approvvigionamento idrico e i pozzi in muratura che scaviamo, e che sostituiscano quelli tradizionali, garantiscono un'acqua pulita e "abbondante".

Intanto Mansoa, la “nostra” piccola cittadina, è sempre piú triste: niente acqua, niente luce (noi ci salviamo soltanto grazie all'attenzione verso il sociale di Radio Sol Mansi che è l’unica ad avere dell’energia che ci vende ad un prezzo equo e solidale). Noi, comunque, quando se ne va il sole non andiamo “in giro” perché non vogliamo finire in qualche buca o calpestare qualche serpente. Oltretutto, se ti azzardi, “os mosquitos” ti mangiano! Allora ce ne stiamo quietamente rintanati nel nostro hangar da 40 gradi all’ombra… della luna!

Il lavoro da fare è tanto e si va avanti anche in ore impossibili. Lungo la strada per Infandre, alle 15, ci siamo noi e un paio di ragazzini. Fa tanto caldo che non riesci neanche a sudare perché la pelle evapora subito tutti i liquidi che hai in corpo, al punto che puoi stare anche ventiquattr’ore senza andare al bagno! Lungo la strada, tutte buche, ti guardi intorno e scorgi il fumo di numerosi incendi. Qui non esistono l’autocombustione e nemmeno le cicche buttate dalle automobili di passaggio. Il fuoco è volontario. Si dá fuoco alla foresta per due soli motivi: per fare carbone o per allargare la piantagione di cajú. Tra pochi anni, diciamo ai nostri amici guineani, scherzando ma non troppo, se non prenderanno provvedimenti arriverá il deserto. Nel piccolo, “ci siamo noi”! No, non siamo i pompieri… vogliamo semplicemente dare il nostro contributo al rimboschimento di queste parti. Non possiamo certo impedire a questa gente di bruciare gli alberi per fare il carbone che è l’unica fonte di energia esistente, possiamo peró aiutarla ripiantandone qualcuno.

Alla fine, dopo aver percorso gli undici chilometri di buche in 40 minuti, arriviamo nel nuovo orto “sperimentale” di Infandre. Ci stiamo lavorando da un mesetto: una parte del terreno, circa 6.200 metri quadrati, è arata, la recinzione completata, abbiamo montato, sciogliendoci letteralmente al sole, due serre, che presto diventeranno quattro e stiamo preparando le piantine per gli orti nel “viveiro” organizzato al lato dell’hangar a Mansoa. Speriamo che questa fatica dia risultati! La nostra ambizione? Produrre pomodori e insalata durante la stagione delle piogge, garantire dei buoni gudagni alle donne, creare un’associazione che sia la premessa di una cooperativa, impostare un’orticoltura moderna con produzione durante tutto l’anno. Il caldo terribile ci sta dando alla testa? Forse. È per questo che appena arrivati a Infandre ci viene voglia di infilarla in un secchio d’acqua e cosí caliamo un “balde”, come lo chiamano loro, con una piccola pietra legata da una parte per sbilanciarlo e consentire che “peschi” l’acqua. Sono 21 metri… Il secchio si riempie. Cominciamo a tirare la corda. Pensiamo: si sará impigliato! Tiriamo… pesa un accidente! Rinunceremmo volentieri a questa fatica, ma ormai non lo si puó svuotare. Continuiamo a competere con la forza di gravitá che decuplica il peso del secchio e alla fine emerge dalla bocca del pozzo. Abbiamo braccia e schiena spezzate. Ma come faranno le donne a tirarne su centinaia al giorno? Mentre infili, fin che puoi, la testa nel secchio ti penti pure delle considerazioni fatte sull’opportunitá di subordinare l’aiuto, sostenendole con l’elettropompa e risparmiandogli quindi la faticaccia di attingere l’acqua, alla loro disponibilità a collaborare alla produzione del nuovo orto “sperimentale” che dovrebbe essere un esempio di come si dovrebbe lavorare da queste parti! Ma, mentalmente, rispolveri il vecchio slogan “del cuore di pietra”, inventato da un vecchio amico missionario, Maurizio. Sí, se non vuoi morire di pietá, devi avere un cuore di pietra, anche perché i piú deboli, a volte, sono necessariamente crudelissimi e ti mollano certe fregature! E tu, per recuperare convinzione ed energie, devi rielaborare il lutto, devi cioè macerare stomaco, fegato e qualche altra cosa, prendere atto della delusione subita e ricominciare cercando di ricordarti dove eri arrivato nel tentativo di seguire, sempre e comunque, il “filo” logico del lavoro.



   
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