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Guinea Bissau – Che tempaccio che fa!

29/07/2009 - 18.24:   E' proprio il caso di dire: che tempaccio che fa in Guinea Bissau! Ci riferiamo non soltanto alla pioggia e al vento, ma anche alla situazione politica ed economica di quel triangolo di terra africana schiacciata tra il Senegal e la Guinea Conakry e "allagata" dall'alta marea dell'Oceano Atlantico.

Aveva ragione "Murphy" con la sua famosa "legge": "Se qualcosa può andar male, lo farà"! E, infatti, qualcosa per noi non è andata bene a luglio, proprio quando sarebbe stata importante una tregua con il fato per poter andare avanti con il lavoro. Vento e piogge fortissimi hanno strappato la copertura del viveiro (telo d'ombra e plastica a coprire le piantine dei pomodori e della lattuga) che avevamo costruito al lato dell'hangar e rovinato un po' di piante in pieno sviluppo. Niente paura! Andiamo avanti lo stesso: abbiamo trapiantato le molte sopravvissute lavorando, contemporaneamente, al nuovo vivaio e alla sua nuova copertura. Meno male che paventando il vento forte avevamo deciso di aspettare la fine di luglio per collocare la plastica di copertura alle serre costruite (6,50 x 30 metri) e così, per il momento, il nostro preziosissimo telo è stato risparmiato.

Ancor più di noi la natura ha colpito Radio Sol Mansi. Il ferro usato per la costruzione dell'antenna della radio acquistato in Senegal non era "al 100%" e così la forza del vento, dopo aver strappato i tiranti, lo ha piegato facendo precipitare la struttura, alta una trentina di metri, sul tetto dell'edificio che l'ospitava. Era notte e nessuno si è fatto male. Risultato? Tetto sfondato e, soprattutto, trasmissioni bloccate e ridotte per un po' di tempo! Un danno rilevante, e non solo economico per la radio. E' stato un guaio soprattutto per un Paese come la Guinea Bissau dove l'emittente, diventata ufficialmente della Diocesi, è la voce più autorevole a difesa della democrazia e della pace. Ma anche noi, indirettamente, siamo stati ulteriormente penalizzati dal tempaccio: difficoltà con il generatore hanno suggerito ai responsabili della Radio di non erogare più l'energia in eccesso ad ONG (come noi) e ad altre realtà, anche confessionali (come le suore e la missione di Mansoa), che in questi anni avevano potuto usare, pagando un prezzo equo e solidale, l'importantissima corrente. Pazienza, ricorreremo al nostro piccolo generatore.

A proposito di pace e democrazia, anche noi, sebbene "incidentalmente", operiamo in quest'ambito e non soltanto lavorando ai progetti a favore dei più deboli, ma anche parlando con i nostri amici locali su argomenti che poco hanno a che fare con l'agricoltura: le istituzioni del Paese, la politica, i partiti, i personaggi della società, civile e no. Invecchiamo e dunque cresciamo insieme con il dialogo, a volte con delle battute, altre discutendo animatamente e seriamente. Anche recentemente, quando siamo stati costretti dagli eventi politico-criminali della Guinea Bissau a prendere posizione, ci siamo confrontati sul terreno dell'etica civile in una realtà dove gli esempi positivi sono pochi. Spesso lavorando chiacchieriamo e così, mentre disponiamo i pali delle serre, anche se sudati e stanchi, capita di scherzare sulle responsabilità dei partiti, a cominciare dal più grande, quel PAIGC che ha partecipato, direttamente o indirettamente, a quasi tutti i governi della giovane storia del Paese con risultati pessimi. Se potesse parlare il caro Amilcare Cabral, padre della Patria e fondatore del PAICG, ripeterebbe ai suoi le parole che proponeva spesso: "non dite bugie e non cantate facili vittorie". Ma meglio non perdere la speranza e andare avanti!

Le elezioni di ballottaggio che si sono svolte il 26 luglio scorso (si è votato dalle 7 alle 17) e hanno designato Malam Bacai Sanha (PAIGC) nuovo presidente della Repubblica con il 63,31% dei voti. Il Kumba (Yalà), il perdente, tornerà probabilmente a dividersi tra il Marocco, dove ha studiato per diventare mussulmano, e la Guinea Bissau dove continua a rimpiangere il potere che ha avuto nel passato (presidente dal 2003 al 2005) anche se ha ammesso e accettato la sconfitta. Questo, in Guinea Bissau, è sicuramente un segnale positivo salvo ripensamenti dell'ultim'ora. Il Kumba è un trascinatore, non parla, declama, è un poeta che ama scrivere massime, molto simili alla "legge di Murphy" , stucchevoli, ma di facile comprensione. Malam Bacai Sanha, invece, che è già stato presidente nel 1999-2000 dopo un colpo di stato e la guerra civile, dovrebbe andare d'accordo con il governo formato dai suoi amici-nemici di partito.

Nel frattempo l'economia e la società della Guinea Bissau stanno andando sempre più a fondo e gli aiuti internazionali a pioggia continuano a seguire la logica della "medicalizzazione del mondo" – così la definisce Giulio Marcon - e mettono qualche "cerotto" qua e là "senza curare" un bel nulla! Noi, che pensiamo esclusivamente alle nostre piante di pomodoro, che auspichiamo continuino a crescere, come stanno facendo, durante la stagione della pioggia e che, soprattutto, abbiano un buon rendimento, non siamo così bravi da sapere cosa sarebbe necessario fare per raddrizzare la jangada-Paese, ma i "capoccioni" che ci sono nel mondo, al lavoro nei ministeri dei Paesi ricchi, nei grandi organismi umanitari e nelle grandi ONG, se volessero, disposti a correre il rischio di restare disoccupati, potrebbero sicuramente suggerire qualche soluzione e, perché no, cambiare le basi della cooperazione internazionale badando alla sostanza delle cose piuttosto che seguire gli "insegnamenti" di "Scott" per il quale è necessario fare in modo che "qualsiasi cosa si è fatta male, deve dare l'impressione di essere stata fatta benissimo".

Chiudiamo con un'altra "massima" di "Murphy", "Sorridi… Domani sarà peggio!"… almeno fino a quando non saranno gli africani a risolvere i problemi dell'Africa.


   
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