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Haiti – La vita è come un film…, ma meno male che le scuole sono chiuse!

10/09/2009 - 18.54:   La vita delle persone, ma anche quella delle società, è come la visione di un film interrotta dalla pubblicità! Sei lì a seguire la logica dei fatti e delle emozioni quando, all'improvviso, la carica emotiva della pellicola o la tensione del vivere, vengono interrotte da un evento negativo-spot pubblicatario che distrae, irrita o, peggio, deprime! Poi la vita-film riprende, ma non è più come prima, ti sei lasciato dietro sensibilità e attenzione, anzi sei tornato indietro e se sei sfigato regredisci con la mente e il cuore e ne soffri.

E' un po' quello che sta capitando al nostro amico Maurizio che dirige la scuola "Sibert" a Port-au-Prince e che gli amici di ABC aiutano pagando il salario degli insegnanti. Pensava di passare un'estate laboriosa a riorganizzare la scuola e le sue attività in vista della riapertura di settembre e invece si è ritrovato nell'incubo di una minaccia mortale: paga o uccideremo tua moglie e tua figlia. Dopo la denuncia di Maurizio alla polizia due "pali", che seguivano le mosse del nostro amico e della sua famiglia, sono stati arrestati, ma, almeno fino ad ora, non è stato possibile catturare i ricattatori che telefonavano minacciosi. Continuano dunque paura e sofferenza!

Maurizio ci spiega che queste cose, purtroppo, a Port-au-Prince sono comuni e le cause sono nel profondo disagio sociale che si vive ad Haiti. Infatti, tanto per dirne una, soltanto il 5 agosto scorso ci sono stati scontri tra la polizia e i manifestanti che chiedevano l'aumento del minimo salariale, attualmente di due dollari al giorno. Nonostante che nell'isola caraibica siano soltanto 250 mila, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, ad avere un lavoro regolare, il presidente haitiano René Preval si è rifiutato di trasformare in legge la proposta del Parlamento che prevedeva di triplicare il salario minimo. Ha detto che, secondo lui, un aggiustamento equo sarebbe stato quello "di portare a tre dollari al giorno il minimo salariale". Il presidente pensa che il settore tessile, che lavora in regime di esenzione di tasse doganali con gli Stati Uniti, mantenendo bassi i salari,m potrebbe crescere e creare migliaia di posti di lavoro (sottopagato, siamo sempre noi a dirlo) in poco tempo. Così, in nome di un futuro, ipotetico, aumento del lavoro, le fabbriche di vestiti, compresa quella della Walt Disney, aumentano i loro profitti alle spalle degli haitiani salvo poi donare un po' di denaro per aiutare i poveri bambini haitiani che rischiano di morire di fame!

Amnesty International, nel rapporto 2008 su Haiti, scrive tra l'altro, a parer nostro minimizzando: "Carenza di cibo, disoccupazione cronica e disastri naturali hanno esacerbato povertà e marginalizzazione, mettendo a rischio diritti minimi essenziali quali casa, sanità e istruzione. Sono stati segnalati casi di maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia (anche della forza di pace dell'ONU, aggiungiamo noi, ndr.). La violenza sessuale nei confronti delle donne è risultata pervasiva e diffusa; particolarmente a rischio ragazze di età inferiore ai 18 anni. Migliaia di persone sono rimaste detenute in attesa di processo in carceri estremamente sovraffollate. La tratta di persone verso la Repubblica Dominicana continua senza sosta".

Chiudiamo esprimendo la nostra solidarietà all'amico lontano con l'auspicio che possa riprendere al più presto il suo lavoro con più lena di prima.


   
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