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Bosnia / Serbia – Per chi crede nei numeri e nella discrezione!

22/09/2009 - 5.15:   Per chi crede nelle informazioni obiettive espresse dai numeri sarà interessante sapere che negli anni 1999-2008 in Bosnia abbiamo consegnato circa 170.000 euro in borse di studio a poco meno di 200 alunni delle scuole di Rogatica, Lukavica e Pale, le prime due intitolate al santo nazionale "Sveti Sava" e l'altra "omonimamente" alla cittadina di "Pale". In Serbia, invece, il totale delle borse di studio (erogate a circa 750 giovani) ha raggiunto la cifra di un milione e 200.000 euro. Niente male se oltre al denaro consideriamo il "valore aggiunto" della solidarietà, del messaggio di pace, delle amicizie stabilite, della conoscenza tra popoli consolidata, ecc. Oggi gli affidi in corso nella Republkia Srpska sono 94 e 175 in Serbia.

Quanto alla discrezione, nonostante questi risultati, in realtà orgogliose come la Republika Srpska e quella serba, non abbiamo mai enfatizzato gli aiuti erogati, piuttosto silenziosamente rispettato famiglie e giovani. Nelle pagine ancora attualissime del sito di "ABC", parlando dei ragazzi affidati, abbiamo manifestato quest'attenzione scrivendo: "Molti di questi giovani sono profughi e orfani con alle spalle una guerra che ha distrutto non soltanto cose, ma affetti, sentimenti e ricordi e tutti, per sopravvivere al presente, hanno bisogno di aiuto. Sono passati soltanto pochi anni dalle 'guerre balcaniche', anche se sembrano secoli. Questo è un mondo che dimentica presto quando giornali e televisione tacciono. Anche le cose più brutte è come se non esistessero più. Così è stato per le Repubbliche Srpska e di Serbia, Paesi disperatamente soli. Conosciamo questa solitudine. Andiamo lì spesso a consegnare le borse di studio e negli occhi dei bambini leggiamo la speranza e la riconoscenza per gli amici italiani e nelle storie dei papà e delle mamme sentiamo la rassegnazione e il dolore per una condizione ancora difficile".

Una risposta a quanti, ogni tanto, ci chiedono perché andammo, tra i pochi e sicuramente per primi, nelle regioni serbe nel "lontano" 1999: siamo andati lì perché pensavamo, e lo pensiamo ancora, che il volontariato di pace, debba, se vuole essere tale, occuparsi di tutti i popoli coinvolti in ogni conflitto. Capita spesso, come capitò nella guerra che sconvolse la ex Jugoslavia, che di volontariato dai "cattivi'"ce ne vada assai poco. Infatti, quello serbo è un popolo fiero e poco abile nel sostenere le proprie ragioni, per cui se ne conoscono solo i torti, certo gravi, ma non più di quelli di cui si sono rese responsabili le altre parti in causa.


   
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