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Sono 650 i bambini e gli adolescenti del CENSG

06/11/2009 - 8.17:   I bambini che frequentano il CENSG, Centro Educativo Nossa Senhora das Graças, di Parintins sono aumentati. Quando, nel 2002, ci fu il primo contatto con dom Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, che ci propose il progetto di sostegno a distanza, a frequentarlo erano poco più di 400, oggi sono 650. Anche il contesto era diverso e pieno di incognite sull'effettiva possibilità di portare avanti questa esperienza. Oggi, invece, il lavoro va avanti splendidamente (scusate l'aggettivo che è però necessario) e fa bene alla testa e al cuore pensare che buona parte di questo risultato è dovuto all'aiuto dei soci che ci hanno sostenuto in questi anni. Insomma, ogni tanto qualche piccola gratificazione non guasta e tutti si è entrati, di diritto, a far parte di quella che un vecchio amico chiamava "l'onda di bene che avvolge l'umanità".

Oltre ai complimenti, quello che è importante sapere è che nel Centro di accoglienza di Parintins continuano alla grande le attività. Non è facile far percepire l'importanza del lavoro che si fa senza tener conto del contesto del bairro di Itauna, formicaio umano formato da "case" fatte di legno e con le strade perennemente allagate con l'acqua, della pioggia e del fiume, a farla da padrona. E di una città, Parintins, "sperduta" nel cuore della foresta amazzonica, tagliata fuori dal resto del mondo e dalla quale esci soltanto via fiume o via aria. Una cittadina a scarissima propensione produttiva. Attualmente il Centro segue 650 bambini e adolescenti, di età compresa tra i 3 e i 17 anni, tutti i giorni dalle 7 alle 19 di sera con attività che, a volte, si protraggono, per i più grandi, fino alle 21. Tutti questi bambini e giovani, una volta al giorno, la mattina o il pomeriggio, mangiano un pasto preparato dalle formidabili (altro aggettivo meritato) cuciniere della struttura e quasi tutti hanno alle spalle famiglie problematiche, con molti figli e pochi genitori, spesso disoccupati, quasi sempre ragazze-madri, o ragazzi-padri, o nonni genitori.

In questo contesto è ancor più prezioso il lavoro svolto nel Centro dove gli occhi riposano e dove la mente si abitua a ragionare meglio, a vivere meglio e dove tutti vivono nell'armonia della non-violenza. L'unica "violenza" ammessa, perché guidata, è quella sul tatami dove ad ottobre si sono svolte le prime gare di judo del Centro. E così, maschi e femmine, si divertono, scaricano le tensioni e acquistano sicurezza e autostima. Anche chi non vince si sente in famiglia e, comunque, sa di aver avuto un'opportunità e di aver partecipato a qualcosa "di grande" e "importante". Si esce dal grigiore della vita quotidiana e dall'ansia della noia e della promiscuità. Una piccola speranza! L'organizzazione è precisa e, ad esempio, quando si avvicina l'ora dei pasti, ci sono i turni di "corvé". Bambini e bambine apparecchiano e mettono i piatti, i bicchieri e il cucchiaio, mentre forchetta e coltelllo sono banditi dalla tavola. Tutti insieme cominciano a mangiare e, tra un boccone e l'altro, ridono, chiacchierano, strillano. Ma se della pancia se ne occupano le cuoche, della testa se ne occupano gli educatori che accompagnano i bambini e i ragazzi informandosi sulla loro vita e seguono le situazioni più difficili. Vanno nelle case dei bairros circostanti il Centro per verificare le condizioni di vita e cercano sempre di affrontare e sostenere le emergenze familiari dei ragazzini. E poi ci sono le attività di recupero scolastico per chi ne ha bisogno, i corsi di uncinetto, punto a croce, cucito, scultura del legno, ceramica, falegnameria; le attività ludiche, il teatro, la sala lettura, televisione, il coro; le attività sportive: judo, calcio, palla avvelenata, pallavolo, nuoto. Ci sembra abbastanza!


   
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