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Abc Solidarietà e Pace

 
Rogatica, Pale e Lukavica, padri e figli!

10/11/2009 - 17.46:   Quando andiamo nella Republika Srpska percepiamo ancora l'ansia del vivere, le paure della vita quotidiana e, per chi non abita a Sarajevo, la difficoltà del confronto con la città che, lei sì, ha già dimenticato la guerra. Perlomeno quella del centro, delle belle strade e dei bei negozi. Ma ci sono due Sarajevo, una, appunto quella della parte storica, che sembra vivere di vita propria, e l'altra, quella periferica, dove sopravvive la maggior parte della gente modesta e povera, come ad esempio Lukavica, che non dimentica. Stessa cosa nelle piccole città, dove andiamo noi, a Pale e Rogatica. Ma come fai a dimenticare quattro anni di guerra?

Una recente notizia sgombra il campo da ipotesi e speculazioni sul numero delle vittime della guerra in Bosnia-Erzegovina. Quanti sono stati i morti? Con esattezza "ragionieristica" il Centro di ricerca e documentazione di Banja Luka ha stabilito, e ne ha comunicato i nomi il 4 novembre scorso, che i morti della guerra sono stati 99.000. Nella sola Sarajevo, in tre anni e mezzo di assedio, i morti furono 11.000 (rpt. 11.000). Intanto, per la cronaca, nella ex Jugoslavia si stanno ancora cercando (o almeno le stanno cercando i familiari) poco più di 16.000 persone, sparite "nel nulla". Dunque, il numero ufficiale sale, diventando ufficioso, a circa 115.000. Non è dato sapere, ufficialmente, quanti siano stati i morti in tutta la ex Jugoslavia. Qualcuno parla di 200.000, altri di 300.000. Insomma danno i numeri, mentre i più inc… sono proprio loro, i morti. Non ci sono più e sanno bene che, come dice il proverbio, "chi muore giace e chi resta – prima o poi, ndr. - si dà pace".

E' proprio tutta qui la difficoltà del vivere in Bosnia: è difficile rimuovere questa grande tragedia dell'umanità. Basta scorrere le notizie che riguardano il Paese per capire che si vive in funzione della storia contemporanea della guerra: "Bosnia: crimini guerra, arrestati 4 musulmani bosniaci", "Bosnia: gen. Castagnotto, tensioni ma non pericolo conflitto", "Bosnia: Amnesty, scarsa attenzione per donne vittime stupri", e così via. E anche il nome del rapporto che accompagna l'informazione sul numero delle vittime, la dice lunga: "Atlante bosniaco dei crimini di guerra"!

La guerra, oltre a distruggere vite umane, ha distrutto anche l'intera struttura industriale del Paese costringendo le nuove generazioni a subire, anche se nati dopo, le conseguenze del conflitto. A Lukavica, sobborgo di Sarajevo, Pale e Rogatica, dove sono le tre scuole frequentate dagli alunni sostenuti dai soci di "ABC" con le borse di studio, si capisce dai volti e dagli abiti che i benefici della nuova economia che sta nascendo nel Paese (la produzione industriale è salita del 17,3% nello scorso maggio) non li hanno ancora raggiunti.

Ma, in Bosnia, il problema dei problemi è la frammentazione: a 14 anni dal Trattato di pace firmato a Dayton la Bosnia-Erzegovina è al collasso e la rivista americana (voce autorevole del "settore") scrive "ancora una volta i bosniaci parlano di una possibile guerra" e non tranquillizzano certo le affermazioni di James Lyon, ex rappresentante del'International Crisis Group, secondo il quale in Bosnia "tutti sono armati". E' dovuta a questi motivi la reticenza che tutti hanno a parlare di politica?


   
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