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Haiti – La ricostruzione, l’arte di arrangiarsi, il futuro

03/03/2010 - 11.18:   Da Port-au-Prince riceviamo questa testimonianza dall’amico Maurizio Barcaro con il quale collaboriamo: « Ho viaggiato in diversi Paesi nella mia vita e, fra le genti e culture con le quali sono entrato in contatto, quella haitiana e senza dubbio la più abile nell’arte di arrangiarsi. Sara perche nella sua ‘giovane’ storia ha dovuto sempre lottare per adattarsi e convivere con schiavitù, dittature, colpi di stato, cicloni e miserie varie che è una cosa incredibile come trova il modo di lasciarsi alle spalle l’ultima miseria recente per cercare di sopravvivere.

Le tendopoli, che continuano a fiorire un po’ ovunque nella capitale e nella periferia di Port-au-Prince, sono forse l’unica misura di emergenza possibile in questa prima fase per riuscire a dare un riparo immediato alle migliaia di sopravissuti del terribile sisma del 12 gennaio scorso, ma ora stanno diventando una sistemazione anche per migliaia di persone che prima del sisma vivevano in baracche fatiscenti. Mi spiego : di solito una tendopoli prende forma con della gente che monta dei ripari di fortuna in qualche spazio aperto. Si tratta di rifugi provvisori fatti con lenzuola, cartoni, legni incrociati e roba del genere. Non appena diventa evidente l’esistenza di questa nuova tendopoli, qualche Organizzazione internazionale, come la Croce Rossa, l’Unicef o altre, intervengono e installano delle belle tende familiari e assistono gli « abitanti » con acqua, cibo, servizi igienici mobili e cure mediche dando alle alle famiglie che vivono in questa nuova tendopoli una vita piu ‘agiata’ di prima. Infatti, trovare il cibo quotidiano è da anni un dilemma per migliaia di famiglie, ma ora le tendopoli offrono non solo una sussistenza quotidiana garantita, ma anche la speranza che le autorità, prima o poi, trovino il modo di dare a tutti delle « vere e proprie » casette.

A 40 giorni dal sisma ormai si può dire che la vita ha ripreso una sembianza di normalità. Per ora le grandi organizzazioni umanitarie sono ancora presenti e continuano ad assicurare assistenza con programmi di emergenza (tende, cibo, acqua e cure mediche) e a organizzarsi per dar via ai progetti per il futuro. Inoltre, tra poco, comincerà il ritorno graduale delle decine di migliaia di persone che hanno lasciato la capitale subito dopo il sisma e il compito più arduo del governo sarà quello di pensare a come far sopravvivere e dare un riparo a questa massa di gente.

La città non può certo essere ricostruita come lo era prima. Infatti, la maggior parte della popolazione viveva ammassata in baraccopoli o in agglojmerati urbani costruiti disordinatamente : chiunque costruiva dove voleva e come voleva, non c’erano controlli, nessuna logica urbanistica. Adesso, in teoria, al governo di Haiti compete il compito ciclopico di dare una risposta a questa emergenza. Sarebbe un compito difficile per qualsiasi nazione sviluppata figuriamoci per Haiti che gia prima del sisma era il Paese piu povero dell’emisfero Americano.

Un altro grosso problema per il governo sono le scuole. C’e la voglia e la volontà di riaprire o trovare un modo perche i tanti bambini e giovani possano continuare in qualche modo l’anno scolastico. Ma, con il 75% delle scuole della capitale distrutte o inagibili, il compito è impossibile. C’è anche da dire che la maggior parte delle scuole della capitale erano private e, anche se il governo riuscirà a fornire teloni o grandi tende per sistemare le classi, chi paghera i professori ? Chi ha perso tutto non può permettersi di pagare la scuola per i figli e il governo non sa ancora se troverà le risorse finanziarie per poter sostenere l’istruzione. Insomma, la vita continua, ma i problemi sono tanti e aumenteranno nei prossimi mesi anche perchè una risposta veloce a tutto è impossibile.

Qui, alla missione, le cose procedono abbastanza bene. Dopo le prime due settimane dove la priorita era ‘sopravvivere’ ora siamo impegnati con pulizie, ricostruzione, ristrutturazione, abbiamo già fatto una distribuzione di cibo per circa 2.000 famiglie e ne avremo un’altra agli inizi di marzo. Nel frattempo ci stiamo anche organizzando per riaprire le scuole al più presto. Alcune tende e dei grandi teloni li abbiamo già ottenuti e altri sono in arrivo. Praticamente stiamo montando delle tende e delle tettoie nel cortile delle scuole (la « San Camillo » e la « Sibert ») e le adatteremo a sale di classe. La psicosi del terremoto è ancora forte e nessuno vuole entrare in strutture di cemento, anche se le strutture sono agevoli e riparate. E così, per qualche mese, credo che dovremo adattarci a vivere e lavorare così. Se tutto va bene le nostre attività didattiche riprenderanno l’8 marzo e così i bambini avranno almeno la possibilità di avere il cibo garantito e un luogo dove passare un poco di tempo al sicuro e in modo costruttivo.

Gli anziani (uno di loro purtroppo è morto sotto le macerie) hanno trovato rifugio sotto una tettoia di emergenza e stiamo montando due grosse tende per loro, comode e accoglienti. Intanto i lavori di ricostruzione delle loro piccole case sono già cominciati contemporaneamente a quelli della scuola. Si sta provvedendo pure all’acquisto del materiale didattico andato distrutto e delle cucine, mentre abbiamo anche preparato il progetto di ricostruzione della sala di informatica, dell’ambulatorio medico e di quello ottico che dovrebbe essere approvato dall’istituzione locale nei prossimi giorni. Il problema sarà quello di abbattere quel che resta della vecchia struttura che ospitava la sala di informatica e di liberare il suolo dalle macerie. Ma ci riusciremo!

Con gli aiuti arrivati e che stanno arrivando stiamo facendo fronte alle spese e riusciremo anche nella ricostruzione. Stiamo costituendo anche un fondo per aiutare le famiglie a riparare o ricostruire le loro casette. Non potendo aiutare tutti, passata la fase dell’emergenza, sarà necessario definire esattamente una graduatoria delle priorità d’intervento. E’ quello che stiamo facendo !


   
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