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Guinea Bissau – Colpo di stato? Solo un incidente già superato.

08/04/2010 - 18.45:   Prima puntata

In Guinea Bissau, il primo aprile scorso il generale Antonio Indjai, di etnia Balanta e comandante della zona militare nord con sede a Mansoa, e l’ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito (CSME), ammiraglio José Américo Bubo Na Tchuto, destituito nel 2008 per un tentativo di colpo di stato contro Nino Vieira, spedito in Gambia e rientrato in piroga in Guinea Bissau, hanno arrestato il primo ministro Carlo Gomes Junior, il CSME gen. José Zamora Induta e 40 ufficiali. Non era un pesce d’aprile come tutti all’inizio hanno pensato. Hanno realmente rinchiuso prima in prigione e poi a casa sua il primo ministro, per liberarlo dopo poche ore, mentre hanno lasciato in galera il Induta. Alla popolazione che si era riversata in segno di protesta nelle strade di Bissau Indjai ha detto che se non se andavano a casa avrebbe ammazzato il presidente del consiglio e avrebbe fatto sparare sulla folla. Però il giorno dopo - qualcuno deve avergli detto che stava esagerando - ha chiesto ufficialmente scusa alla radio dicendo testualmente: “voglio chiedere scusa per l’alterazione che avevo ieri a causa della tensione del momento. Durante il lavoro che stavamo facendo ho detto una frase che non è buona, per questo chiedo scusa alla società civile e al popolo della Guinea Bissau”. Ad un certo punto qualcuno gli ha chiesto se sarebbe stato lui il nuovo capo di Stato Maggiore dell’esercito e Antonio Indjai, magnanimo, ha detto di no, ma che “le Forze Armate aspettano dai politici l’indicazione di un nuovo responsabile” lasciando chiaramente intendere che il buon Induta resterà in galera o, bene che gli vada, non sarà più il CSME.

Seconda puntata

Questo cose possono succedere solo in Guinea Bissau dove, chi conta, dai politici ai militari, nel corso del golpe si affannano a dire che si tratta semplicemente di “un caso meramente militare” e che “non colpisce il normale funzionamento delle istituzioni della Repubblica”. Questa grottesca tesi parrebbe trovare conferma anche nel comportamento del presidente della repubblica, Malam Bacai Sanha, che il giorno dopo il golpe convoca i militari per sapere “quello che succede realmente”. Anche il ministro della Difesa non scherza: “si tratta di una questione interna all’esercito”. Dunque, niente da meravigliarsi se il 6 aprile, dopo un incontro ufficiale con il “ribelle” Indjai, alla presenza del capo dello Stato, il “liberato” presidente del Consiglio, Carlo Gomes Junior, dichiara che “quello che è successo lo scorso venerdì è stato un incidente e che la storia è superata”. Interrogato su chi sarà il futuro capo delle Forze Armate del Paese, Carlos Gomes Junior, inconsapevolmente ironico, ha detto: “questo problema non è stato affrontato durante l’incontro”. Intanto Induta resta in carcere.

Terza puntata

I protagonisti di quest’ultima azione da pazzi non sono delle anime innocenti. Sia Bubo Na Tchuto, definito da “Le Figaro” l’”Ammiraglio della coca”, che Antonio Indjai sembrerebbero essere coinvolti in affari non proprio chiari. Anzi, Indjai, il 5 marzo scorso ha confessato, davanti ad una commissione dei Servizi di informazione dello Stato, la sua implicazione in un’operazione di traffico avvenuta nella notte del 28 febbraio scorso nel piccolo aeroporto di Cufar, nel sud della Guinea Bissau. In quell’occasione un notevole quantitativo di droga passò da un aereo ad un altro sotto la “protezione” armata di militari. I “servizi segreti” locali ne informarono il Presidente Malam Bacai Sanha e il primo ministro Carlos Gomes Junior (Cadogo), ma arrivò la smentita perché era necessario preservare “la buona immagine della Guinea Bissau” di fronte ai donatori internazionali.
Ma la cosa lasciò uno strascico: subito dopo la confessione firmata di Antonio Indjai, di etnia Balanta, come Bubo Na Tchugo, fu rilevata una grande agitazione nelle forze armate e addirittura venne paventata la possibilità di una “ribellione dei balanta dell’esercito”. Il gen. Induta, sembrerebbe, tentò allora di controllare la cosa e di accentuare la sua pressione per scoraggiare il coinvolgimento dei militari nel traffico di droga. Ma il 7 marzo, nonostante fosse sotto sorveglianza, Antonio Indjai si acquartierò nel nord, a Sao Domingos. Comincia la preparazione del golpe militare. Tutti sanno quello che avverrà, ma tutti tacciono. Gli interessi in ballo sono grandi, come le complicità. Il sabato dopo il golpe militare a Bissau si vedevano in giro, euforici, con le loro auto di lusso, piccoli e grandi trafficanti. Era tornato il paradiso del narcotraffico.

Quarta puntata

C’è qualcuno che ha scritto “la menzogna è soltanto una verità rinviata”. Questa frase spiega la storia della Guinea Bissau: la verità non arriva mai, prima arrivano le menzogne e poi i silenzi. Anche questa volta sarà così, salvo complicazioni. In Guinea Bissau quasi tutti pensano che gli alti rappresentanti politici e militari siano in stretta alleanza con i vari criminali e gli avvenimenti di questi giorni non smentiscono la cosa. Sembrerebbe pensarla così anche Joseph Mutaboba, rappresentante delle Nazioni Unite nel Paese dell’Africa Occidentale, il quale diplomaticamente dice: “in Guinea Bissau il costante intervento militare nella vita politica è il risultato di continui mutamenti di alleanza. Nella Guinea Bissau tutti vogliono comandare. Tutti vogliono essere ministri. Tutti voglio essere ambasciatori. Ognuno vuole essere qualcosa. Tutti vogliono trasformarsi in qualcosa che mai potrebbero (e dovrebbero, aggiungiamo noi!) essere”.

L’unica possibilità per dare un futuro al Popolo e al Paese è: mandate i caschi blu e… SBRIGATEVI!


   
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