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Haiti: novanta giorni fa!

14/04/2010 - 4.45:   A novanta giorni dalla violenta scossa sismica ancora tanto smarrimento ed incertezza fra la gente di Haiti. Il sisma del 12 gennaio ha fatto più di 220 mila morti e i danni sono stimati fra gli 8 e i 14 miliardi di dollari, equivalenti ad almeno il 120 per cento del pil. A Port au Prince, dove si concentrano il 65% delle attività produttive del Paese, sono andate distrutte 100 mila abitazioni, il doppio hanno subito danni, 1.300 scuole e 50 cliniche e ospedali sono crollati. Il terremoto non ha risparmiato neanche gli edifici pubblici: palazzo presidenziale, parlamento, palazzo di giustizia e la maggior parte dei ministeri. Haiti è in ginocchio!

"La situazione - racconta un volontario italiano – è ancora molto confusa e non c'é certezza sugli aiuti, sulle risorse, sul percorso della ricostruzione. E il governo dice che non ha nulla". Il diffuso stato di disagio esistente fra i terremotati è testimoniato anche dal nostro amico Maurizio Barcaro a Port-au-Prince dal 1994. Nell'isola caraibica la sua Fondazione, la “Lakay Mwen”, continua ad aiutare bambini e giovani e le attività didattiche, nonostante tutto, sono già riprese dai primi giorni di marzo. Anche il nostro contributo, in questa difficilissima fase, non è mancato. Infatti, agli 8.000 euro inviati la mattina dopo il terremoto come “aiuti umanitari”, se ne sono aggiunti altri 9.478 a febbraio e 4.000 a marzo per pagare lo stipendio degli insegnanti.

Maurizio, con il quale abbiamo parlato recentemente, ci ha espresso la sua più grande preoccupazione: “penso a chi non ha nulla. Prima o poi saranno ricostruite le chiese, come anche il palazzo presidenziale, ma chi non ha la possibilità di ricominciare, 500 mila famiglie, saranno dimenticate. Tre quarti della città sono stati distrutti, banche, chiese, case. Tanti hanno perso il lavoro. Non c'é una famiglia che non sia anche vittima. Nessuno sa come riprendersi". Certo - prosegue - "ora la situazione è migliore rispetto all'emergenza del primo momento, ci sono cibo e cure mediche ma è ancora forte lo smarrimento. Però di ricostruzione non si parla. È un'incognita che sta esasperando il popolo".

Il terremoto ha distrutto alcune delle strutture che accoglievano gli alunni della scuola “Sibert”, altre sono state danneggiate e le case degli anziani sono invece crollate. È già cominciata la ricostruzione, ma le cose da fare sono tantissime. Ma anche gli aiuti sono tanti, da parte di ABC e da parte di molti altri amici che Maurizio e i suoi ragazzi hanno in Italia.

Intanto continua la paura! Di recente le scuole pubbliche hanno riaperto utilizzando come aule ripari di fortuna, ma i bambini continuano ad avere paura che arrivi un altro terremoto. Come dargli torto? La morte, a Port-au-Prince, è ancora presente. Se ti avvicini alle macerie, ancora tutte lì, l’odore della morte lo avverti nell’aria. Non c’è altra cosa da fare che aspettare i 5,3 miliardi di dollari promessi per la ricostruzione dagli stati membri delle Nazioni Unite riunitisi a New York il 31 marzo scorso. Questa prima tranche dovrebbe arrivare nel giro di 18 mesi, che, data la situazione, sono sempre troppi!


   
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