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Abc Solidarietà e Pace

 
Brasile – Jardim, le difficoltà di un progetto di solidarietà!

16/09/2010 - 10.11:   Secondo l’istituto demografico, IBGE, brasiliano, a Jardim (Mato Grosso do Sul) vivono 22.542 cittadini. Di questi, quelli che sono stati coinvolti nelle attività dell’Associazione da quando è nato il progetto di ABC, nel 1999, sono stati molti. Infatti, considerando che nel progetto sono transitati 207 giovani, le loro famiglie di appartenenza, le persone che, nel tempo, hanno collaborato al progetto come volontari o retribuite, non esageriamo dicendo che quasi il 10% degli abitanti di Jardim ci hanno conosciuto e moltissimi sono stati aiutati da voi e noi, direttamente o indirettamente.

Dieci anni di lavoro, ma soprattutto i cambiamenti della società brasiliana, hanno migliorato, in generale, le condizioni di vita in questa cittadina brasiliana fondata nel 1953 e distante circa 200 chilometri dalla capitale dello stato Campogrande. A Jardim, 259 metri di altitudine, fa caldo, ma la notte no. Anzi, fa proprio freddo! Tanto freddo che in più occasioni è stato necessario comprare un bel numero di coperte da distribuire alle famiglie degli affidati. Il ricordo riporta ad episodi significati dei primi anni del progetto quando, proprio all’inizio, chiedemmo ai bambini affidati cosa sarebbe stato bello per loro avere in regalo: tra le tante cose, spesso curiose, un piccolo disse chiaramente: “una coperta, perché la notte ho tanto freddo!”, un altro: “una casa perché nella mia, quando piove, entra tanta acqua”. Fu allora che decidemmo di intervenire, negli anni successivi, costruendo e ristrutturando molte abitazioni per quasi 50 affidati dando loro la possibilità di vivere decorosamente.

A Jardim il nostro lavoro non è stato mai facile, soprattutto perché i referenti locali sono cambiati spesso, così come le responsabili laiche del progetto. Infatti, il missionario Bruno Brugnolaro venne spostato a Brusque, il suo successore, Lino Zamperoni, dopo tre anni andò in pensione, padre Bento, brasiliano, morì poco dopo il suo arrivo e ora c’è padre Lusuegro Riccardo. O meglio, c’è ma non c’è perché purtroppo ha dovuto affrontare due interventi chirurgici ed è ancora ricoverato in ospedale, anche se presto farà ritorno nella sua parrocchia di Santo Antonio. Anche tre giovani responsabili locali si sono avvicendate e attualmente c’è Joana Luiza Avalo Leite (classe 1982) che comincia, pian piano, a comprendere il senso del nostro progetto.

Nella sua ultima relazione scrive, riepilogando il lavoro: “il 2010 è cominciato con diversi cambiamenti, soprattutto l’arrivo del nuovo parroco, che ha suscitato molte aspettative tra la gente”. Joana racconta poi le diverse riunioni fatte con i genitori e le visite, casa per casa, ai bambini affidati: “lo scorso marzo ci furono diverse riunioni nei ‘bairros’ di appartenenza degli affidati, presenti le ‘lider’ responsabili. All’ordine del giorno di questi incontri: la responsabilizzazione dei genitori nei confronti dei loro figli per far capire l’importanza dell’esempio e dell’educazione”. La scelta di fare questi incontri nell’ambiente familiare a questa gente, povera e spesso analfabeta, fu vincente. Infatti, i genitori, più le mamme che i papà quasi sempre assenti, non intimiditi dall’ambiente diverso da quello abituale, parlarono e parteciparono attivamente al dibattito-incontro. “E’ inutile nascondere – dice Joana - che il coinvolgimento dei genitori passa anche attraverso l’interesse che hanno per il contributo in aiuti alimentari consegnato dal 5 al 10 di ogni mese nel salone parrocchiale, per le medicine fornite quando servono, per i controlli medici periodici fatti a tutti i bambini, per il contributo monetario quando ce la fanno a pagare acqua, luce, affitto”, ma la nostra Joana è giovane, entusiasta e in maniera semplice ed efficace dà una spiegazione sociologica della realtà umana locale e del comportamento di questa povera gente:
“si percepisce che molte cose sono cambiate dentro le famiglie seguite dal progetto. E’ chiaro che esiste ancora la mancanza di interesse e di ambizione a migliorare e che questo è causato dal basso grado di istruzione, se non dall’analfabetismo. Nelle famiglie con reddito molto basso, questa è una situazione diffusa e i genitori non educano i figli in modo corretto, mentre i giovani, spesso, lasciano gli studi per lavorare, per fare i disoccupati o per accompagnarsi con qualche ragazza formando una nuova famiglia con gli stessi problemi di quella dalla quale sono usciti. Anche il vizio,soprattutto quello del bere, è un aspetto negativo in molte famiglie e, quando capita, i figli perdono il rispetto dei loro genitori e diventano ribelli contro tutto e tutti. E’ per questo che è molto importante che le ‘lideres’ (attualmente 5 ciascuna delle quali segue da 15 a 20 bambini, ndr.) seguano con attenzione le famiglie e lavorino al loro fianco con amore”.

Intanto, per coinvolgere di più i giovani e tenerli lontani dalla strada, sono stati allestiti due corsi, uno di chitarra (che avevamo già fatto anni fa e poi interrotto) e uno di pittura su stoffa, ai quali si sono iscritti in molti, ragazzi e ragazze.

Joana, da buona cattolica praticante, spiega poi, sempre nella sua relazione, che ogni seconda domenica del mese padre Riccardo faceva una messa speciale per le famiglie di ABC e chiude la sua relazione osservando: “ sono felice di fare questo lavoro e di contribuire al buon andamento del progetto di ABC che mira a ridurre la povertà e investe nel miglioramento della vita del prossimo. Non ho dubbi che le sfide siano molto grandi e che è necessario continuare in questo lavoro sempre vedendo Gesù nel Prossimo”.


   
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