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Haiti – Scrive Maurizio Barcaro da Port-au-Prince in occasione del primo giorno di scuola: “L’importante è ricominciare!”.

12/10/2010 - 8.51:   Le scuole di Haiti hanno riaperto i battenti, anzi i lembi delle tende nelle quali si svolgeranno le lezioni. Ma non tutte! Molte, distrutte dal terremoto, non riapriranno più! Ma gli haitiani sanno che il mondo andrà avanti egualmente e percepiscono che a poco serviranno il concerto di Uto Ughi nell’Auditorium di Roma per Haiti, o l’iniziativa dell’Artist Project Earth per finanziare qualcosa con la musica, o ancora Sean Penn che dona mezzo milione di dollari, o Bill Clinton, con i suoi rimorsi di coscienza, che farà altrettanto. Gli abitanti dei cosiddetti Paese Sottosviluppati sanno che più che l’aiuto è importante l’organizzazione che utilizza questi aiuti, come lo fa e per fare cosa. Tutto il resto sono chiacchiere e pubblicità!

Siamo pessimisti, forse. Ma ogni tanto qualcosa che ci conforta arriva. E’ così per Maurizio Barcaro, fondatore della “Lakay Mwen” e della “Sibert” che ci scrive da Port-au-Prince in occasione del primo giorno di scuola: “Voglio condividere con voi la gioia di un giorno tanto atteso: la riapertura delle scuole. Infatti, il nuovo anno scolastico ha stavolta un significato particolare: vuol dire lasciare alle spalle il terremoto e ricominciare con ancor più forza e determinazione la vita. Anche se i problemi non mancano, per un attimo li accantono per pensare soltanto a quanto sia stata splendida la giornata: l’importante è ricominciare!

E’ bella! Proprio bella questa scuola. Con il suo cortile, grande e pulito, con intorno le aule, la nuova sala di informatica, la biblioteca, i due locali per la prevenzione medica e il laboratorio oculistico. Mentre nell’altra ala le nuove classi, che ci hanno consentito di accogliere circa 300 alunni in più, fanno bella mostra di sé. Tutto dipinto di fresco, ricostruito, riparato, rinforzato!

Alunni, genitori, curiosi erano tutti lì, anche davanti all’ingresso, per un evento eccezionale da queste parti! Una scuola, bella e funzionante per tutti, soprattutto per i più poveri che non possono permettersi di pagare le rette delle scuole private e che non hanno trovato posto in quelle pubbliche. Non è detto che perché poveri si debba per forza avere il peggio! In questo caso hanno, e avranno, il meglio! Quantomeno una piccolissima ricompensa per le sofferenze e le miserie vissute quotidianamente.

E così, il 4 ottobre, alle 7,30, nella scuola “Institution Mixte la Providence de Sibert”, insieme a tutti gli altri, con il direttore e gli insegnanti agghindati, alcuni con giacca e cravatta, c’erano anche tutti i muratori, che in questi mesi hanno lavorato per ricostruire la scuola, c’erano le cuoche e gli inservienti, mentre i passanti si fermavano ammirati e sorridenti ad osservare questo fiore nel deserto! Non è vanità, più semplicemente il piacere di essere riusciti, tutti insieme, sebbene con tante arrabbiature, sudore, lavoro durissimo, a fare quello che sarebbe stato necessario fare anche altrove per questo povero Paese distrutto due volte, dalla miseria e dal terremoto: sgombrare le macerie, che altrove sono ancora tutte lì, e ricostruire.

Io, un poco defilato, guardavo per capire meglio quello che stava succedendo e osservavo gli insegnanti mettere in riga i bambini e, soprattutto, i genitori orgogliosi nei loro abiti dimessi, gli occhi sempre rossi per il sole e la polvere, i denti radi, le mani dure, ciabatte per scarpe, volti arsi e rugosi. Erano contenti che i loro figli fossero vestiti con le uniformi della scuola, puliti e belli! Ad Haiti la gente povera e semplice non parla molto, è gente dura, abituata a soffrire, a piangere, a pregare ciascuno il suo Dio e anche a ringraziare a suo modo: un sorriso e uno sguardo. Bastano!

Vorrei riuscire trasmettere a tutti voi la sensazione che dà il vedere questi sorrisi e questi sguardi, ma non ho che questa fredda pagina sulla quale scrivere e dirvi grazie per aver permesso questo piccolo miracolo. Grazie anche a nome di tanti ‘senza voce’ che probabilmente la maggior parte di voi non conoscerà mai ma che in qualche modo hanno attraversato il cammino della vostra vita. Madre Teresa di Calcutta diceva: ‘Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso’ e voi ne avete regalati tantissimi.

Anche altrove le scuole di Haiti hanno riaperto i battenti e il ministro per l’Educazione nazionale, Joel Desrosiers Jean-Pierre, ha detto che lo Stato ha cominciato ad organizzarsi per aiutare le famiglie con la distribuzione di manuali scolastici, uniformi e con l’avvio di un programma di mense scolastiche. Buone intenzioni che però si scontrano con la penuria di risorse e la disorganizzazione. Purtroppo ben difficilmente il sig. Jean-Pierre riuscirà a rispettare quello che ha promesso.

Ma forse lui sarà costretto dalle circostanze, altri non riusciranno per inettitudine, per disonestà, per preciso tornaconto. E così, oggi, secondo i dati ufficiali del ministero dell’Educazione nazionale, 500 mila saranno i bambini che non potranno andare a scuola. Ne gioiranno le scuole private che potranno continuare ad arricchirsi con le rette pagate da famiglie che riescono a malapena a mangiare una sola volta al giorno.

Un’ultima cosa importantissima: per ricostruire era necessario, essere aiutati! Non potevamo certo farcela con le sole nostre forze. Ma c’è modo e modo di aiutare e noi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato dei donatori non solo buoni, ma anche intelligenti e disponibili. E così, collaborando con loro e senza troppi ostacoli burocratici, siamo riusciti a fare in pochi mesi quello che in condizioni normali ci sarebbero voluti anni. Grazie amici! Grazie ad “Obiettivo solidarietà”, associazione dei dipendenti della Banca d’Italia, grazie al PIME, grazie ai miei amici di Chieri dell’associazione “Lakay Mwen”, grazie alla Comunità di Sant’Egidio e grazie ad “A, B, C, solidarietà e pace – ONLUS” per il suo aiuto concreto e la continua presenza. Grazie a tutti quelli che hanno avuto nel cuore questa scuola, questa città distrutta e questo disgraziato Paese”.
Firmato Maurizio Barcaro fondatore della “Lakay Mwen” e della scuola “Institution Mixte la Providence de Sibert”.


   
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