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Serbia / Bosnia – Rogatica, i Balcani come eredità ottomana?

17/10/2010 - 18.13:   Quando arrivi a Rogatica, dopo un grande capolinea di pullman, si gira a destra e poi subito a sinistra e arrivi così alla scuola “Sveti Sava” che conosciamo da più di dieci anni e dove abbiamo attualmente 24 alunni che ricevono le borse di studio. Qualche volta, a seconda dell’orario del nostro arrivo, ci fermiamo nella piccola cittadina bosniaca e andiamo a dormire in un albergo per cacciatori, il “Borike”, che si raggiunge percorrendo 16 chilometri della strada che sale sulla montagna. Lungo il percorso ancora tracce della guerra e in cima la costruzione in legno dell’hotel. A ridosso dell’albergo, a poche decine di metri, ciò che resta di una scuola, attaccata e bruciata durante la guerra, mentre a due-tre chilometri, sulla cresta di una collina, un piccolo cimitero, dove riposano, dimenticati da tutti, sotto altrettante lapidi, 16 ebrei. È il passato che ritorna. Rogatica, infatti, anche se piccola con i suoi 20 mila abitanti, è stata, similmente a tante città della Bosnia, specchio dell’intricata storia del Paese, anche dal punto di vista etnico. L’eredità ottomana, che non a caso comincia proprio dal nome Balcani, dalla parola turca “balkan”, che vuol dire, descrivendo con due sole parole il panorama, “montagna boscosa”, è lì con un’identità culturale difficile da accertare e per capire la quale alcuni intellettuali sostengono che occorra cambiare punto di vista: studiare storia e cultura locali non come “eredità ottomana nei Balcani”, piuttosto “i Balcani come eredità ottomana”. Anche Rogatica, forse, si può definire una piccolissima eredità ottomana, anche perché è stata per qualche anno l’ultima enclave mussulmana in territorio della Republika Srpska, ovvero la parte serba della Bosnia. Adesso di mussulmani ne sono restati pochi. Non ha caso qualche anno fa, una nostra amica serba di Rogatica, che viveva a Sarajevo, ci ricevette in un appartamentino che fino a pochi giorni prima era stato di proprietà di una famiglia mussulmana. Uno scambio alla pari, casa sua a Sarajevo per questa piccola casa a Rogatica. Entrambi, lei e i mussulmani, “tornavano nella loro patria”.

A Rogatica sono in molti ad essere poveri. Non muoiono di fame perché l’economia informale della terra e degli animali aiuta ad integrare l’alimentazione e consente di risparmiare in parte il denaro necessario per mangiare, ma tutto il resto si deve pagare: luce, acqua, telefono, se lo hai, vestiti, ecc.. E’ pensando a queste cose che ti rendi conto quanto siano importanti le borse di studio che ogni anno ricevono i giovani alunni della “Sveti Sava” dagli amici italiani. Si tratta, per chi lavora, di più di una mensilità aggiuntiva di retribuzione e per chi non lavora, e sono la maggior parte dei genitori degli alunni che aiutiamo, un sostegno indispensabile per sopravvivere. Lo scorso anno ci toccò l’ingrato compito di dire che la borsa di studio era scesa di 40 euro, da 220 a 180, e la notizia fu accolta con un decoroso silenzio. Spiegammo i motivi e tutti compresero il nostro disappunto e le nostre difficoltà. Peraltro a Rogatica vengono sempre tutti a ritirare l’aiuto, anche quelli che devono arrampicarsi sulle scale della scuola con le stampelle. Sorridono, ti guardano riconoscenti, qualche mamma meno timida ti ringrazia con un sorriso e una stretta di mano, mentre i papà ti danno certe strette di mano da spaccarti le ossa. Sanno che il nostro incontro è fugace, forse troppo, tanto che siamo stati accusati di parzialità dal direttore della scuola: non siamo mai andati, come è avvenuto in altre parti, a mangiare qualcosa insieme. Ma, purtroppo andiamo sempre di corsa. In meno di due settimane attraversiamo tutta la Serbia e tutta la Bosnia, ma, riteniamo che sia giusto così: arriviamo, distribuiamo le borse di studio, conversiamo con il direttore, l’assistente sociale, alcuni genitori e poi via. La discrezione, se vuoi essere corretto nell’aiuto, deve essere sempre presente. Così la pensiamo noi di ABC.


   
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