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Guinea Bissau - Orticoltura? Senza problemi non è bella!

21/10/2010 - 18.17:   E così, mentre Armando e gli altri di ABC lavorano per cambiare qualcosa nell’orticoltura praticata nei villaggi intorno a Mansoa, il presidente della Repubblica della Guinea Bissau nomina, su proposta del governo, il controammiraglio José Américo Bubo Na Tchuto a comandante di Stato Maggiore dell’Esercito. Se pensiamo che Bubo Na Tchuto era stato, con l’altro Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, António Indijai, artefice del tentato golpe dei primi di aprile nonché, secondo i “servizi” francesi ed americani, essere il più grande narcotrafficante del Paese africano, anche se nega, viene da pensare che avevamo proprio ragione a scrivere qualche mese fa: “Sono strani questi guineani”!

Dobbiamo essere prudenti e, quindi, preferiamo non entrare più di tanto nei dettagli, ma sarà comunque bene distinguere militari e politici dai nostri civili che lavorano e cercano di cambiare un Paese, la Guinea Bissau, che meriterebbe finalmente di uscire dalle secche della miseria e dal ruolo di mendicante del mondo che certo non merita. Ma come lavorano Armando e gli altri? E cosa stiamo facendo noi? Armando e gli altri cinque amici di ABC in Guinea Bissau, in questo periodo, stanno predisponendo il sostegno al lavoro orticolo e si preparano a “commercializzare” le sementi che le donne compreranno per avviare a produzione i loro canteiros (aiuole) negli orti dei villaggi. Tra poco ciascuna di loro ricomincerà a prendersi cura del suo pezzetto di terra per poi vendere personalmente la produzione ricavandone del denaro che sarà usato per comprare il necessario ai figli e alla famiglia. Non c’è accumulazione di soldi, né, tantomeno, il desiderio di cambiare, magari lavorando con le altre, producendo di più per guadagnare di più. Ci si accontenta, invece, dei limitati risultati positivi che però non cambiano come vorremmo l’orticoltura, che continua ad essere essenzialmente tradizionale e di sussistenza. Insomma, se continua così, non ci saranno sviluppo né, tantomeno, autosviluppo.

Diciamo questo per far capire quanto sia difficile, per Armando, gli altri e noi lavorare e coinvolgere in un’orticoltura moderna le donne dei villaggi. Non a caso, nella fase attuale, nonostante i lusinghieri risultati che si stanno ottenendo ad Infandre con le coltivazioni praticate al riparo delle serre durante la stagione delle piogge, l’aspetto più negativo è la scarsa partecipazione femminile, mentre quella maschile è inesistente. Per la verità non possiamo dimenticare che oltre la gestione della vita familiare le donne devono collaborare al lavoro nelle risaie, nella raccolta del cajù, attingere l’acqua necessaria e procurare la legna, pensare al loro orto personale e soltanto il “pochissimo” che resta dedicarlo a seguire le nostre idee che però stanno trovando riscontro pratico e che sicuramente, nei prossimi anni, cominceranno a fare breccia nella loro intelligenza. Noi aspettiamo e contiamo proprio sulla loro agilità mentale e sulla loro ambizione a cambiare una società che, ancora oggi, gli nega molte cose, compreso il diritto al possesso della terra: del padre quando sono signorine e del marito quando sono sposate.

Un altro punto “debole” di quello che stiamo facendo è la penuria d’acqua. Infatti, l’intento di definire, nel nuovo orto di Infandre, un’agricoltura moderna - modello (adeguata al mercato e con costi di avviamento contenuti e quindi esportabile negli altri villaggi), che non si limiti ad un solo raccolto durante la stagione secca, come avviene altrove, ha altri nemici: la penuria d’acqua e la difficoltà di attingerla. Paradossalmente ci troviamo a competere con la troppa acqua della stagione delle piogge e la troppo poca acqua nella stagione secca. Il primo, l’eccesso, lo stiamo risolvendo con le serre, l’altro ci stiamo organizzando per ridurlo, non certo per risolverlo! Come? Abbiamo cominciato con il primo accorgimento: usare le serre con il telo d’ombra per diminuire l’insolazione e quindi l’evaporazione dell’acqua. E poi: scaveremo altri pozzi e ricorreremo all’irrigazione goccia a goccia che ci consentirà di utilizzare, laddove scorre vicino un fiume, anche all’acqua salmastra. Ultima speranza: serbatoi e invasi! Dopo di che non ci resterà che piangere! Ma questi “accorgimenti”, o tecniche, dovrebbero far diminuire i consumi e mantenere anche una preziosa riserva d’acqua in fondo ai pozzi fino ad aprile-maggio. Dopo, a giugno, ricomincia a piovere!

Ma c’è un altro problema: attingere l’acqua a 25-30 metri di profondità. A mano è impossibile, mentre le pompe attualmente in nostro possesso arrivano al massimo a 15 metri e sono quindi del tutto inutili e le due acquistate lo scorso anno, comprate perché potevano arrivare a “pescare” fino a 30-35 metri, sono risultate non adatte all’acqua sporca che resta nei pozzi e che le ha subito bloccate. Restava una sola possibilità: comprare delle altre pompe capaci di lavorare con le “acque sporche”, o del “mato”, come dicono in Guinea Bissau. Lo abbiamo fatto e così, a dicembre, arriveranno a Mansoa due nuove motopompe dal nome beneagurante e assonante, ABS. Ma queste motopompe, capaci di succhiare 3-4 litri al secondo di acqua sporca da 40 metri di profondità, sono potenti ed hanno bisogno, per lavorare, di circa 6-7 KW di energia elettrica trifasica. Abbiamo risolto questo problema acquistando due gruppi elettrogeni da 10 KWa. Insieme alle pompe abbiamo comprato poi altre cose per l’officina che allestiremo all’interno del secondo hangar la cui costruzione sta cominciando in questi giorni: trapano a colonna, piegatubi, troncatrice, saldatrice e tanti altri attrezzi necessari per lavorare il ferro. Tutto dovrebbe essere in Guinea Bissau a dicembre. Ma cosa ne faremo? Dopo che i nostri amici avranno seguito un corso di saldatura, il tutto servirà per costruire le serre necessarie all’orticoltura locale. L’officina sarà allestita nell’hangar di ABC a Mansoa, in Guinea Bissau. Sarà una vera e propria attività produttiva? Non lo sappiamo ancora. E’ però opportuno costruire le serre in Guinea Bissau per due motivi: perché comprarle in Italia e trasportarle in Africa costa troppo e, soprattutto, perché solo così i nostri amici impareranno un nuovo mestiere e avranno più fiducia in noi e, soprattutto, in se stessi.

Non siamo spendaccioni e vi daremo conto nel prossimo semestrale di tutte le spese affrontate e, speriamo nel 2011 di raccontarvi e farvi vedere le immagini della nuova officina, delle serre costruite e di come l’orticoltura durante la stagione delle piogge e quella secca si stia estendendo. Sarà anche bello, ancor di più, parlare con voi di donne, di quelle che si lasceranno coinvolgere in questa nuova attività. Insomma, il 2011 dovrebbe essere un anno pieno di novità.

Intanto, come capita un po’ in tutto il mondo, andando a dare un’occhiata alle notizie provenienti dall’area lusofona e che riguardano il nostro amato Paese africano, vediamo che si parla soprattutto, se non esclusivamente, di giustizia e sicurezza (polizia), di nuovi capi delle forze armate, di aiuti, di cooperazione internazionale per lo sviluppo e il consolidamento della democrazia, ecc. Ma non si trova una, diciamo una, notizia sulle cose che riguardano la gente: il lavoro, il costo della vita, l’agricoltura inadeguata, la fame, la mortalità infantile, la scuola che non funziona…. Purtuttavia la linea aerea privata Euroatlantic Airways a dicembre comincerà a collegare, aggiungendosi alla TAP (la linea di bandiera portoghese) che lo fa da sempre, Lisbona con Bissau, mentre Angola e Spagna sembrerebbero interessate a fare altrettanto.

Dispiace pensare che si potrà volare fino a Bissau da qualsiasi parte del mondo in poche ore, mentre per percorrere dieci chilometri dell’unica strada importante che collega Mansoa con Bissorà nel nord del Paese, che facciamo tutti i giorni per andare a Infandre, ci vogliono dai 50 ai 60 minuti a causa delle enormi e numerosissime buche che si incontrano. Bene! Voliamo pure, ma speriamo che queste nuove possibilità di comunicazione non abbiano a che fare con quella che i mass-media definiscono l’unica ”Industria nazionale” guineense, ovvero il narcotraffico.


   
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