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Italia – Dieci anni fa

30/10/2010 - 15.20:   Dieci anni fa, in tutto il nostro Paese, si ebbero numerose manifestazioni di dissenso contro la guerra in Jugoslavia. Una, a Firenze, si svolse il 13 maggio e si concluse, sotto il consolato statunitense del capoluogo toscano, con degli scontri tra manifestanti e polizia. Alcuni manifestanti furono, in seguito, identificati e denunciati.

Riceviamo adesso, dal Comitato di solidarietà fiorentino, il seguente appello:

GIUSTIZIA ED EQUITA’ PER CHI MANIFESTO’ CONTRO LA GUERRA


«In data 5 novembre comincerà il processo di appello per i fatti avvenuti oltre dieci anni fa, il 13 maggio 1999, nei pressi del consolato statunitense di Firenze. Quel giorno migliaia di persone parteciparono a una manifestazione contro la guerra in Jugoslavia, che si concluse appunto sotto il consolato. Vi fu un breve concitato contatto fra le forze dell'ordine e i manifestanti, per fortuna senza conseguenze troppo gravi, se non alcuni manifestanti contusi, fra cui una ragazza che dovette essere operata ad un occhio.

Nessuno, sul momento, fu fermato o arrestato, ma in seguito vi furono identificazioni e denunce. Si è arrivati così alle condanne di primo grado, molto pesanti per i 13 imputati: ben sette anni, per le accuse di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Nel dibattimento si sono confrontate le tesi - molto divergenti – delle forze dell'ordine e dei manifestanti.

Non intendiamo sindacare le procedure legali, né esprimere giudizi tecnico-giuridici sulla sentenza, ma ci pare che le pene inflitte in primo grado e le loro conseguenze sulla vita delle persone imputate, siano del tutto sproporzionate rispetto alla reale portata dei fatti.

Non vi furono, il 13 maggio 1999, reali pericoli per l'ordine pubblico o per l’incolumità delle persone, e non è giusto - in nessun caso – infliggere pene pesanti, in grado di condizionare e stravolgere l'esistenza di una persona, per episodi minimi: perciò esprimiamo la nostra pubblica preoccupazione in vista del processo d'appello, convinti come siamo che la giustizia non possa mai essere sinonimo di vendetta e nemmeno strumento per mandare messaggi ‘semplari’ a chicchessia.

Seguiremo il processo e invitiamo la cittadinanza a fare altrettanto, perché questa non è una storia che riguarda solo 13 persone imputate, ma un passaggio significativo per la vita cittadina e per il senso di parole e concetti che ci sono cari, come democrazia, giustizia, equità».

L’appello è stato già firmato da numerose personalità e da semplici cittadini. E’ possibile unirvisi utilizzando l’indirizzo http://bit.ly/d8q0VG.


   
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