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Abc Solidarietà e Pace

 
Haiti - Meglio i piccoli perché fanno cose grandi!

02/11/2010 - 16.55:   Ad Haiti è tornata la stagione degli uragani quando centinaia di migliaia di persone vivono ancora in rifugi di fortuna nelle grandi tendopoli di Port-au-Prince. Se avremo pazienza molti moriranno per colpa degli uragani, per la fame, malattia e soprattutto colera che è arrivato, dopo quasi un secolo, e sta ammazzando centinaia di persone. Anche le macerie sono tutte lì a memoria del cataclisma che ha sconvolto l’isola caraibica. Si contano centinaia di vittime e, anche se alla morte, da quelle parti, non ci si fa più caso e la vita ha un valore diverso da quello che ha nei nostri paesi sviluppati, non si può fare a meno di pensare al profluvio di parole, di promesse, di concerti, di raccolte, di tutto e di più che si è fatto a favore di Haiti e del suo popolo. Ma che fine avranno fatto tutti i soldi raccolti? E, soprattutto, che fine hanno fatto i milioni di euro promessi lo scorso marzo da 50 tra stati e Organizzazioni Non Governative? Dovevano arrivare, certo non tutti assieme, 8,75 miliardi di dollari per la ricostruzione, ma finora ne sono arrivati solo 686 milioni.

Anche questa volta vogliamo dire: “Piccolo è bello”. Piccoli siamo noi che, forse proprio perché piccoli, nel giro di pochi mesi abbiamo convogliato e utilizzato nella scuola “Sibert” di Port-au-Prince poche decine di migliaia di euro che sono bastati per far ritornare subito a scuola circa 1.300 alunni grazie al lavoro di Maurizio Barcaro, fondatore della “Lakay Mwen”. Per raggiungere questo risultato è stata importantissimo il contributo di “Obiettivo solidarietà”, associazione dei dipendenti della Banca d’Italia, che, da sola, ha erogato 67.500 euro, ma ci sono stati anche tanti amici, associazioni, sindacati che hanno avuto fiducia in noi e, riteniamo, di aver risposto positivamente a questo interesse. Non vogliamo, per principio, anche se ci piacerebbe, occuparci troppo degli altri, delle grandi ONG che rastrellano milioni e milioni di euro che utilizzeranno nel giro di un paio di anni (questi i tempi proposti) o degli Stati che stanziano miliardi che non arriveranno mai. Ma una domanda vorremmo porla: due anni, ad Haiti e di questi tempi, sono un’eternità e, quindi, viene da riflettere, quanti di quelli che ci sono oggi non ci saranno più tra due anni? Chi se la sente di spiegare ai futuri morti che devono avere pazienza e aspettare i “necessari” tempi burocratici e, talvolta, le esigenze organizzative legate agli interessi bancari?


   
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