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Bosnia / Serbia – Relazione viaggio dal 9 al 21 ottobre

11/11/2010 - 5.20:   9 ottobre - Partiamo da Roma con la macchina di Pierpaolo e siamo in quattro: Pierpaolo, Leonardo, Jovanka e Silvio. Iniziamo il solito viaggio annuale che ABC organizza per raggiungere le scuole e le fabbriche serbe e bosniache inserite nei progetti di sostegno a distanza alle famiglie più bisognose. Ogni volta si parte con la speranza di vedere un miglioramento della situazione economica di quelle aree geografiche e già pregustiamo il momento di riabbracciare i nostri amici locali che collaborano con la nostra associazione, ma non possiamo fare a meno di notare che l'euro, che in giugno veniva scambiato a 92 dinari, oggi è equiparato a oltre 106 dns. Il viaggio procede bene e arriviamo senza intoppi alla nostra prima tappa: Portogruaro dove pernottiamo.

10 ottobre - Si parte presto la mattina per giungere in serata, dopo essere passati dalla Slovenia e dalla Croazia, in Vojvodina, una delle zone più ricche della Serbia, e precisamente a Backa Topola.

11 ottobre - Nella mattinata raggiungiamo la scuola elementare "Nikola Tesla" di Backa Topola dove ci accoglie con il solito entusiasmo il direttore Vlade Grbic. Gli rivolgiamo qualche domanda sull’istituto e sui ragazzi che lo frequentano. L'andamento scolastico è più che soddisfacente e i ragazzi non hanno che l'imbarazzo della scelta tra le varie attività proposte: sala degli scacchi, aula informatica, sala musica, palestra, teatro e folklore. Queste ultime attività tornano alla ribalta in occasione della “Festa del mais” nella quale piccoli e grandi sfoggiano i loro costumi folkloristici (una volta tanto il termine viene usato appropriatamente!). Iniziamo la consegna delle borse di studio che riguardano anche alunni di altre due scuole seguite: la "Caki Lajos" e una di Krivaja la "Vuk Karadzic". Ci mescoliamo tra la folla di genitori e ragazzi in una bella foto di gruppo ed è bello avere un contatto così familiare con questa gente che, qui come altrove in Serbia e Bosnia, per noi Italiani, nonostante tutto, ha una predilezione particolare. Ce lo dicono le insegne dei negozi, i cartelloni pubblicitari, i messaggi televisivi... dappertutto ci sono riferimenti all'Italia. Ripeteremo questo rituale "carismatico" in quasi ogni posto che abbiamo toccato.
Al termine della distribuzione, pranziamo con i tre direttori in un grazioso localino della città dove i nostri amici hanno dato il meglio di loro in quanto a simpatia e humour. Tra una battuta e l'altra, riusciamo a parlare anche dell'attuale situazione locale e ci accorgiamo che, sostanzialmente, non ci sono stati grandi cambiamenti rispetto allo scorso anno: covano ancora sotto la cenere le spinte secessionistiche della maggioranza ungherese con il "Movimento di speranza ungherese" (MSU) che, a loro dire, raccoglierebbe il 60% - 65% della popolazione. Il prof. Grbic, comunque, per sdrammatizzare o per diplomazia, dice che non ci sono problemi di convivenza né con gli Ungheresi né con altre comunità che nel frattempo si sono stanziate in quei luoghi e che questo è un indice di perfetta integrazione.

12 ottobre mattina - Sempre nella regione della Vojvodina, raggiungiamo Novi Sad dove ci aspetta il prof. Peter Narancic, direttore della scuola "Svetozar Markovic Toza" (eroe nazionale serbo che fu impiccato dalla polizia ungherese nel febbraio del 1943). Si tratta di un istituto all'avanguardia che dedica particolare attenzione alla formazione degli insegnanti per quanto riguarda il rapporto con gli studenti. Partecipa a concorsi internazionali conseguendo ottimi risultati: per un progetto di città alimentata ad energia solare, di cui è stato costruito un modello funzionante, gli allievi hanno conseguito il terzo posto a Seul nel 2009 ed il secondo posto a Mosca nel marzo 2010.
In ogni aula c'è la possibilità di navigare su internet o di seguire interessanti documentari, trasmessi o in DVD, su schermi televisivi. Contrariamente alla norma, nonostante il calo generalizzato delle nascite, le iscrizioni alla "Toza" sono in aumento grazie alla reputazione dell'istituto: 1.300 iscritti con turni fino alle 19:30 con classi di circa 24 alunni. I controlli igienici sono settimanali e riguardano la cura della persona, gli alimenti e l'acqua potabile (all'interno della scuola funziona una mensa che solleva le famiglie dalla difficoltà di accompagnare i figli in tempo per cominciare il turno scolastico). Alla nostra domanda di come facessero a realizzare tutte le loro attività col modesto budget a disposizione, il direttore ci ha risposto che, visti i risultati conseguiti, alcuni benefattori si sono offerti di sostenerle ed anche chi può tra i genitori dà una mano. Sempre in tema di rapporti internazionali, il prof. Narancic auspicherebbe il gemellaggio delle classi della sua scuola con quelle di scuole italiane.

12 ottobre pomeriggio - Proseguiamo il viaggio verso sud e dopo aver percorso circa 90 Km. raggiungiamo la capitale: Belgrado. Nel quartiere di Racoviza ci aspetta presso la scuola elementare e media "Nikola Tesla" il prof. Stanislav Stevujevic, direttore dell'istituto. Ci raggiunge nel piccolo bar interno in cui gli studenti, nell'intervallo, possono andare a comprare la merenda e dove noi abbiamo fatto uno spuntino veloce, a cui lui si unisce, prima di iniziare la distribuzione. Nelle adiacenze del bar notiamo un'aula di informatica ove era in corso una lezione e chiediamo il permesso di visitarla. Il docente ci accompagna tra 25 postazioni di computer in cui si esercitavano altrettanti ragazzi e notiamo che la lezione del giorno riguarda l'uso delle tabelle in un programma di elaborazione testi. Notiamo come nei programmi scolastici serbi, sia fondamentale offrire a tutti, oltre ad una buona conoscenza delle lingue straniere, una padronanza informatica, sin dai primi anni della scuola dell'obbligo, adeguata alla formazione di cittadini capaci di gestire agevolmente attività, contatti e collaborazioni non solo a livello locale o nazionale, ma ancor più in quello internazionale.
Nell'aula di musica della scuola incontriamo i ragazzi sostenuti da ABC accompagnati dai loro parenti e non c'è bisogno di capirsi a parole per esprimerci vicendevolmente le sensazioni di amicizia e di affetto che ci legano: basta uno sguardo. Al termine delle assegnazioni, il direttore ci aggiorna sul suo istituto ove sono presenti 1.080 iscritti che frequentano alternandosi su due turni. Le classi sono composte da circa 27 ragazzi ognuna. L'andamento scolastico è buono e l'anno scorso sono stati bocciati solo due studenti per le troppe assenze fatte. Le iscrizioni sono aumentate rispetto all'anno precedente poiché la "Nikola Tesla" di Belgrado, a quanto ci dice orgogliosamente il prof. Stevujevic, è una delle migliori scuole della città. La nota dolente, come dappertutto, riguarda lo scarso stanziamento economico della scuola che, a fronte di un fabbisogno annuo di 34.000 euri, ne riceve soltanto 20.000. Il pagamento quindicinale dello stipendio degli insegnanti (circa € 400 mensili) è in forte ritardo e ciò ricade negativamente anche sulla regolarità delle lezioni di sostegno. Non sono ancora arrivati i fondi per il riscaldamento il che, per un paese dove la colonnina di mercurio scende ben al di sotto dello zero durante l'inverno, è tutto dire. Per i consumi registrati lo scorso anno è arrivato un richiamo: pensate che per il riscaldamento la scuola aveva osato tenere acceso l'impianto per cento giorni! Per fortuna, con un po' di iniziativa e buona volontà di tutti, si riescono ad affrontare e risolvere le varie problematiche, per esempio, aprendo l'uso della piscina scolastica al territorio in affitto. Anche qui viene auspicato il gemellaggio tra le scuole italiane e serbe affinché, al termine del periodo di adozione, possa rimanere un legame affettivo tra i nostri popoli. Ci congediamo dal nostro amico per riprendere immediatamente il viaggio con destinazione Kraguievac. Dopo aver percorso altri 140 Km. arriviamo in serata e finalmente ci concediamo il meritato riposo in albergo.

13 e 14 ottobre - Incontro con i tre sindacati presenti nella fabbrica d'automobili Zastava. Sondiamo l'aria che tira e percepiamo che anche qui la FIAT detta le sue condizioni sia alle autorità locali che al governo centrale per poter continuare a produrre automobili in Serbia e specificamente a Kragujevac. Il governo si è prodigato in un allettante piano di incentivi, benefici fiscali e offrendo 200 milioni di investimenti statali per ammodernare lo stabilimento (i lavori sono già iniziati), inoltre si fa carico della bonifica del territorio. Offre l’esenzione del pagamento per 10 anni dei dazi doganali, incentivi economici per ogni operaio impiegato, l’utilizzo dell’area senza costi aggiuntivi. Il punto, però, è che l’accordo sottoscritto un anno fa, non è ancora operativo e la città vive ancora in una profonda depressione economica. Su 3.000 cassaintegrati sono stati selezionati 1.000 operai che hanno potuto riprendere il lavoro in fabbrica e si prevedono altre 1.500 assunzioni. Lo stipendio medio riferito è di circa 240 - 330 euri, ma sono pochissimi coloro che possono lavorare a tempo pieno: per i più è imposto il part-time sicché la retribuzione è molto più bassa. I 1.300 cassaintegrati esclusi dalla selezione per il momento andranno avanti col modesto sussidio del governo (circa 150 € mensili), ma fino a quando? L'esclusione riguarda anche tutti i sindacalisti in quanto non dipendenti della fabbrica, infatti in Serbia la figura del sindacalista è tutelata dallo Stato che lo assume come proprio dipendente dandogli autonomia e sottraendolo alle pressioni aziendali. In quanto tali però la FIAT li considera estranei e rifiuta il confronto con loro.
Ciò nonostante la FIAT qui è sempre vista come una grande madre: la sua presenza risale agli anni '50 e da questo stabilimento sono usciti camion e automobili che sono stati esportati in varie parti del mondo. Si pensa addirittura di erigerle un monumento alle porte della città dopo l'immenso crocifisso presente sulla superstrada. La prospettiva per la Zastava era la chiusura: non avrebbe mai avuto, da sola, la forza di competere con l'apparato tecnologico delle grandi case produttrici, ma questo accordo ha riacceso le speranze per la gente di Kragujevac. Siamo stati invitati anche ad una cerimonia che si è svolta all'interno della fabbrica di camion, presenti i vertici della stessa e molti sindacalisti, in una affollatissima sala dove è stata celebrata una funzione religiosa ortodossa davvero suggestiva che è stata vissuta con molta intensità dagli operai presenti.
In serata riprendiamo il viaggio verso sud per raggiungere la tappa successiva: Niska Banja a circa 160 Km. da Kragujevac.

15 ottobre - Appuntamento presso la scuola elementare "Ivan Goran Kovacic" (grande poeta Croato che si è sempre battuto contro la guerra e la tortura) dove ci accoglie il suo direttore: il professor Steva Trickovic. Si percepisce una certa agitazione per l'aria e infatti ci dice subito, come già ci avevano riferito nelle altre scuole visitate, che a seguito delle indicazioni diramate dal Ministero della Pubblica Istruzione riguardanti, tra l'altro, l'adeguamento delle strutture e delle modalità finalizzate all'inserimento dei portatori di handicap psico-fisici nelle classi normali, nella scuola ci si stava organizzando con corsi di aggiornamento e continue riunioni anche in vista di una imminente ispezione. Parallelamente si stanno rivedendo le attività già esistenti per i ragazzi che hanno dimostrato capacità superiori alla media. Altro impegno a cui sono chiamate le scuole serbe, ci dice il direttore, è la lotta alla diffusione della droga e per questo anche i suoi docenti hanno partecipato al forum dedicato a questo delicato tema, che si è svolto a Novi Sad, organizzato dai Ministeri della Sanità e della Pubblica Istruzione.
L'istituto è articolato su due sedi che si trovano a breve distanza l'una dall'altra: la principale accoglie 750 studenti, l'altra 350. In futuro, con l'aumento delle iscrizioni, la nuova sede diventerà autonoma. Ogni classe è formata da 22 alunni e vige il doppio turno. Lo scorso anno nessun allievo è stato bocciato. Purtroppo, se le iscrizioni aumentano, il budget scolastico diminuisce ed anche qui si fanno i salti mortali per riuscire a far tutto e bene magari sacrificando il sogno del Prof. Trickovic di realizzare il tempo pieno per i suoi ragazzi. La spesa per materiale didattico, compresi i libri, sostenuta per ogni ragazzo dalla sua famiglia è di circa 100 €. I risultati non mancano ed anche la "Kovacic" vanta un bell’esito tra le scuole europee: 3° premio per la multimedialità. Inoltre, nelle gare nazionali, un loro allievo ha vinto il 1° premio nel ciclismo.
Prima della distribuzione delle borse di studio, i bambini ci fanno, come sempre, una magnifica accoglienza e questa volta assistiamo ad uno spettacolino in cui si sono esibiti cantando e suonando piccoli xilofoni. Alla fine hanno letto un messaggio di ringraziamento in serbo, inglese e italiano. Nel congedarci il direttore ci chiede di trovare delle classi italiane con cui gemellare quelle del suo istituto. Rispondiamo che faremo il possibile.

18 ottobre mattina - Ci troviamo a metà strada tra Niska Banja e Nis nello stabilimento di quella che fu una grande fabbrica in campo elettronico ed elettrotecnico: la Elektronska Industrija (EI) fondata nel 1948. Da qui sono usciti apparecchi radio, televisivi, elettrodomestici in genere, elettromedicali, macchine Roentgen, componenti elettronici per macchine idrauliche e pneumatiche, condizionatori d'aria, ricetrasmettitori radio, circuiti stampati e semiconduttori. Inoltre è stata fino a poco tempo fa una delle poche fabbriche al mondo a produrre valvole elettroniche, ricercatissime nel settore audiofilo. 40.000 operai lavoravano nei vari settori della fabbrica che oggi attraversa una crisi gravissima e conta appena 1.000 operai alcuni dei quali percepiscono appena 140 € senza avere nemmeno la sicurezza di mantenere il posto di lavoro. Jovan jovanovic, attivissimo dirigente sindacale della EI, denuncia grosse responsabilità a carico della dirigenza della fabbrica e molta avventatezza nei rapporti con cui la stessa ha condotto le trattative con i vari investitori privati che si sono detti interessati all'acquisto di settori di fabbrica e che, alla fine, l'hanno soltanto saccheggiata di quel poco di buono che ancora restava defilandosi poi alla chetichella. Il risultato è stato che 2.450 operai, negli ultimi mesi, sono stati licenziati rischiando di non vedersi riconosciuta l'anzianità di servizio ai fini pensionistici. Lo stato di agitazione che è derivato da questi fatti è sfociato in tre grandi manifestazioni che si sono svolte la prima in fabbrica, la seconda davanti al tribunale del lavoro e la terza al Comune di Nis e alla fine, grazie anche all'intervento del Comune, il diritto alla pensione per gli operai licenziati è stato riconosciuto. Il sindacato è fermamente determinato nel chiedere le dimissioni del direttore della EI. Paradossalmente, ci dice Jovan, la situazione attuale è più difficile di quella del periodo dell'embargo sia per l'emorragia dei posti di lavoro sia perché, anche se si fa avanti una holding per utilizzare i locali e assumere personale, come è già successo, questa non accetta di prenderli nello stato in cui sono, ma pretende che vengano ristrutturati e questo comporta un esborso di denaro che la fabbrica non può affrontare. È opinione diffusa che bisognerebbe regolamentare meglio e senza accelerarle troppo le procedure di vendita a privati di settori aziendali per acquisire le necessarie garanzie sui compratori. I mille operai selezionati lavorano in tre settori privatizzati: il primo produce componenti per la FIAT (potrebbero essere selezionati altri 1.000 operai), il secondo materiale elettronico sempre per la FIAT ed il terzo costruisce diodi e led. C'è poi una lavanderia industriale, attualmente in disuso, per la quale ha dimostrato qualche interesse una ditta italiana.
La rinascita della EI è vista dal Comune di Nis come un obiettivo irrinunciabile nel quadro di sviluppo dell'intera città. Esiste un progetto per realizzare un polo tecnologico di cui l'Elektronska costituirebbe il fulcro e che il Comune finanzierebbe per il 50%. C'è stato anche un incontro sull'argomento con uno dei ministri del G17 il cui esito è stato confortante. Facciamo alla EI i migliori auguri per la riuscita del progetto. 18 ottobre pomeriggio - Dopo aver pranzato con gli amici della EI, andiamo direttamente a Niš per raggiungere la Mašinska Industrija (MIN) facendo lo slalom tra i cantieri stradali che in Serbia, in questo periodo, stanno spuntando un po' dappertutto dopo la concessione del finanziamento della Banca Mondiale per la sistemazione della rete stradale in vista dell'ingresso della Serbia nella Comunità Europea. Alla MIN ci aspetta Vesna, una collaboratrice dell’ASNS, per accompagnarci da Dragan Stankovic, dirigente sindacale della fabbrica, che ci attende nella sala dove avverrà la distribuzione delle borse di studio ai figli degli operai. Anche in questa grande fabbrica gli organici si sono ridotti di molto: attualmente lavorano 1.000 operai nella fabbrica di locomotive e altri 1.000 nell'industria pesante del settore ferroviario.
La privatizzazione ha interessato il 90% della fabbrica con offerte provenienti da Bulgari, Polacchi, Francesi e, in minima parte, da Tedeschi. Di questo 90%, nel 70% (6 reparti) non sono stati onorati gli accordi presi sul capitale da investire; cosa di cui il governo ne chiede conto agli investitori e, in qualche caso, rescinde i contratti unilateralmente riappropriandosi dei reparti per metterli in vendita nuovamente. È questo il caso della fabbrica di locomotive che è stata venduta e riacquisita per ben due volte. Per gli operai della MIN che sono stati sospesi, purtroppo non c'è nemmeno quel minimo offerto dalla cassa integrazione, ma si dà una sorta di anticipo liquidazione per l'importo di circa 300 €. Il loro rientro in azienda, al momento, sembra molto difficile: si spera in nuove selezioni da parte di holding seriamente interessate alla MIN. Le commesse che la fabbrica riceve riguardano l'area europea.
Il sindacato inoltre ci fornisce dati che riguardano la situazione generale della città di Niš: su una popolazione di 400.000 abitanti, gli occupati sono 70.000 mentre i disoccupati sono 36.000; lo stipendio medio nel settore privato è di € 160 e nel pubblico di € 380; in media le pensioni si aggirano sui € 120 con le minime sui € 80. Il costo della vita è aumentato del 35% per gli alimentari con un incremento dell'inflazione tra agosto e settembre di +2%. L'inflazione prevista per il 2010 era del +8%, ma già a settembre si è registrato un +7%. Ciò determina una ricaduta sulle natalità che hanno avuto una forte diminuzione anche perché sono aumentate notevolmente le spese per mantenere i figli a scuola. Si registrano circa 30.000 studenti iscritti.

19 ottobre - Lasciamo la Serbia per raggiungere la Repubblica Srpska e dopo aver percorso circa 350 Km. raggiungiamo la destinazione: Rogatica. Nella scuola elementare "Sveti Sava" (San Saba) ci ricevono il direttore prof. Tomislav Pavlovic e la validissima assistente sociale Nada Dokic che ci informano circa le ultime novità che riguardano la scuola. Il numero delle iscrizioni è diminuito a causa del calo delle nascite (causa la crisi economica che non favorisce la formazione delle famiglie) e per l'emigrazione (per la mancanza di posti di lavoro): 850 allievi più altri 9 provenienti da altri plessi in circa 24 per classe. Adesso è operativo un servizio di accompagnamento degli alunni con pullman finanziato dal Comune. Lo scorso anno scolastico sono stati promossi tutti gli studenti anche se ne sono stati rimandati 22. Nell'istituto sono presenti bambini ortodossi e musulmani che convivono senza nessun problema e il programma di integrazione nelle classi normali dei bambini portatori di handicap (ce ne sono 13 con handicap fisico) è già attuato. In particolare ci viene segnalato un ragazzino di 12 anni, il piccolo Dejan che ha problemi di accrescimento e avrebbe bisogno di seguire una costosa terapia medica. Noi ne sappiamo qualcosa per la storia a lieto fine del piccolo Nemanja: fu necessaria una scatola al mese di Genotropin, un farmaco molto costoso che dal 2003 ci fu generosamente messo a disposizione dalla società Pfizer-Italia per cinque anni di cure (una spesa di migliaia di euro che la famiglia del giovane non avrebbe potuto affrontare). Nemanja ora è alto un metro e 65 (circa) ed è "quasi" uguale agli altri suoi coetanei. Per questo altro caso, abbiamo chiesto che ci venga spedita una esauriente relazione del medico curante nella speranza di poter intervenire come per Nemanja, ma nutriamo seri dubbi vista l'attuale congiuntura. Consegniamo al direttore i graziosi lavori che gli alunni della scuola italiana "Lucio Lombardo Radice" hanno preparato per i loro coetanei della "Sveti Sava" che, a loro volta, fanno lo stesso per i loro amici italiani.
Parlando della situazione politica locale, dopo aver superato l’iniziale reticenza, il direttore ci rende partecipi delle sue impressioni dopo le elezioni che si sono svolte il 3 ottobre scorso in Bosnia Erzegovina con la vittoria, sia per la Federazione che per la Republika Srpska (la parte serba della Bosnia), dei socialdemocratici: SDP e SNSD due partiti nazionalisti acerrimi nemici tra di loro. Il prof. Pavlovic ci dice, in sintesi, che, stante l'attuale situazione di calma apparente in cui persistono delle spinte in direzioni opposte tra le due entità dello Stato Bosniaco, non risolte dagli accordi di Dayton, che pure hanno avuto il pregio di interrompere la guerra, qualora la Federazione Bosniaca riuscisse a farsi riconoscere dalla comunità internazionale come Stato autonomo, sarebbe giusto che la Republika Srpska entrasse a far parte del territorio serbo. Qui il capitalismo ha portato alla povertà la maggior parte delle persone.
Dopo la consegna delle borse di studio, il direttore ci tiene a consegnarci una bella lettera di riconoscenza per l'opera svolta da ABC a favore delle famiglie più bisognose mettendo in evidenza le difficili condizioni di vita e per la salute e per il lavoro che manca, rivolgendosi principalmente a voi che sostenete ABC in questo impegno e mettendo in risalto, tra l'altro,: "Per il Vostro intervento e la Vostra generosità tutti quanti vi ringraziano di cuore. Il Vostro modo di essere fa si che anche questi bambini abbiano un po' di felicita e il sorriso sul viso, in questo tempo del disastro sociale che ci ha colpiti." Ci lasciamo noi e loro non senza un po' di commozione e col proposito di rincontrarci l'anno prossimo.

20 ottobre mattina - Siamo a Pale, una città di 30.000 abitanti che dista da Sarajevo 17 Km. Il nostro appuntamento è oggi con la scuola elementare "Srbija" (Serbia) dove ci accoglie il giovane direttore Zeljko Forca. Ci aggiorna sulla situazione della scuola e, più in generale, della città di Pale. Ci sono stati dei miglioramenti: hanno aperto una succursale che dista 1 Km. dalla sede principale. La scolaresca è suddivisa in 892 unità per la principale e 700 per la succursale con classi di circa 24 bambini. I portatori di handicap psico-fisici sono 12 e sono perfettamente integrati nelle classi normali. I beneficiari delle borse di studio di ABC sono presenti in entrambe le sedi. Gli alunni sono esclusivamente di etnia serba, ma la scuola è aperta a tutti senza nessuna preclusione. La media del rendimento scolastico è alta: su una votazione massima di 5, si attesta sul 4,5!
I militari Italiani della missione UNPROFOR che ogni tanto vengono a visitare la scuola per offrire una mano in operazioni di restauro, restano meravigliati dal comportamento degli alunni e dal silenzio che regna durante le lezioni. In città è difficile tirare avanti: si lotta per sopravvivere. Gli aumenti sono limitati, ma il potere d'acquisto è diminuito perché il lavoro scarseggia. Come nel resto della Repubblica Srpska, la disoccupazione è alta e chi può va a cercare lavoro all'estero. Tutte le fabbriche hanno chiuso i battenti compresa quella che produceva motori per la Mercedes e adesso le uniche risorse sono l'agricoltura o l'industria del legno. Anche qui c'é l'impressione che la Federazione Bosniaca cerchi di entrare da sola nella Comunità Europea, mentre nella R.S. la gente è attaccata alle proprie radici e aspira al ricongiungimento con la madre patria.
Ci accingiamo a iniziare la consegna delle borse di studio quando, con nostra grande sorpresa, siamo raggiunti dal Sindaco e dal Vice Sindaco di Pale che ci consegnano la più importante onorificenza concessa da quel municipio. Sull'attestato che ci consegnano c'é la seguente motivazione: “Il Comune di Pale conferisce un riconoscimento all’associazione italiana non governativa ‘A, B, C, solidarietà e pace’ per il successo ottenuto in campo umanitario aiutando gli studenti delle scuole elementari e medie sul territorio del comune di Pale”. E' stata una bella cerimonia durante la quale abbiamo notato i visi compiaciuti degli insegnanti, degli alunni e dei genitori presenti che hanno approvato con uno scrosciante applauso l'evento. Tutta la cerimonia è stata ripresa dalla TV locale che ha poi chiesto di intervistarci dando così risalto alla manifestazione nel telegiornale locale. Ci ha spiegato poi il sindaco che “ABC” è stata scelta, su proposta del direttore della scuola, tra un gruppo di oltre cinquanta realtà locali che si sono distinte per le loro attività in vari campi: della solidarietà, lavorativo, sanitario, sportivo. “Per la solidarietà - ha spiegato il sindaco - non ci sono stati tentennamenti e, all'unanimità, si è deliberato di assegnare ad ‘A, B, C, solidarietà e pace’ questo premio”. Abbiamo ringraziato e ricordato che sono soprattutto gli amici dell’Associazione a meritare il premio perché continuano a sostenere il nostro lavoro con i loro contributi. Prima di congedarci, ci scambiamo vicendevolmente i pensierini e i deliziosi lavoretti preparati dalle classi gemellate.

20 ottobre pomeriggio - Raggiungiamo l'ultima tappa del nostro viaggio: Lucavica, un piccolo centro abitato dove l'unica scuola elementare e media è la "Sveti Sava" (San Saba) dove siamo diretti. Ci accoglie la nuova direttrice, Ranka Mandic, che ci appare da subito molto capace e determinata. Infatti ne abbiamo avuto la conferma dalla conversazione che è seguita. Questa è forse l'unica realtà in cui si è perseguito l'obiettivo di un autentico incontro armonico tra culture ed etnie diverse attraverso attività che hanno visto impegnati i ragazzi della "Sveti Sava" con altri di scuole della Federazione Bosniaca attraverso gemellaggi. La collaborazione che ne è seguita ha fatto si che tra gli alunni dell'una e dell'altra parte nascesse una profonda amicizia anche grazie allo sviluppo congiunto di attività culturali. La direttrice afferma che l'integrazione è stata favorita e si è già attuata anche tra gli studenti universitari in quanto le facoltà si trovano in giurisdizioni differenti per cui i ragazzi si spostano dall'una all'altra parte senza problemi. Uno dei risultati più evidenti di questo stato di cose è la presenza di matrimoni misti: alcuni dei figli nati da tali matrimoni frequentano questa scuola e noi speriamo che questi ragazzi siano il cemento che, in un futuro molto vicino, costituisca la struttura di una convivenza pacifica e costruttiva che sia di esempio non solo in queste zone, ma ovunque vi siano conflitti distruttivi.
Uno dei più grossi problemi di questa scuola statale è lo spazio: costruita per ospitare 700 alunni, ne contiene 968. Il personale docente e amministrativo insieme raggiunge le 93 unità. Si è costretti ad attivare quattro turni giornalieri per le prime classi e tre per le altre. Il materiale didattico è scarso specialmente per le materie scientifiche. Il corso di studio è articolato su nove anni con inizio all'età di sei anni; gli alunni per classe sono al massimo in 30; l'inglese si comincia a studiare dalla 3ª ed il tedesco dalla 6ª. Ci congediamo dalla direttrice con l'impegno reciproco di restare in contatto per cercare di aiutare il meglio possibile questi ragazzi e siamo convinti di aver trovato una valida interlocutrice. Stasera si va a letto presto: domattina si parte per l'Italia!


   
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