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Bosnia / Serbia: Kraguejevac e la FAS (Fiat Auto Serbia): il “supply chain”, ovvero fornire componentistica

02/12/2010 - 4.32:   Prima di partire per il solito viaggio fatto lo scorso ottobre finalizzato alla consegna delle borse di studio, nel preparare le domande da porre ai nostri garanti e referenti locali nelle scuole e nelle fabbriche come facciamo tutti gli anni, ci siamo chiesti se era il caso o meno di chiedere ai nostri amici di Kragujevac cosa pensassero di quel che sta avvenendo con la Fiat in Italia. Anche alla luce delle informazioni in nostro possesso, abbiamo pensato che sarebbe stato inutilmente crudele. Cosa potrebbero mai risponderci? Ci siamo detti. Sarebbe stato del tutto sterile creare un inutile imbarazzo e risposte elusive, preludio ad una guerra tra poveri.

Accontentiamoci, allora, di fare noi il punto della situazione ricorrendo alle informazioni in nostro possesso e lasciando le conclusioni agli altri. Premesso che a fine giugno, secondo il sindacato maggioritario Samostalni, lavoravano in FAS (Fiat Auto Srbija) 988 operai con uno stipendio di 270 euro e che le le auto Punto assemblate dall’1 gennaio al 25 giugno 2010 erano state 8.500, da un articolo del “Sole 24 ore“ apprendiamo che a Kragujevac la FAS ha cominciato ad affrontare il tema delle "supply chain", ovvero l’organizzazione della catena di distribuzione per favorire l’insediamento locale di un adeguato numero di fornitori di componentistica. Per non sbagliare riportiamo il testo integrale dell’articolo, dello scorso 24 giugno: “La Fiat punta a produrre in Serbia il 5% della componentistica di tutto il gruppo, per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro. In sostanza, l'azienda propone alla Serbia un'alleanza fondata sui vantaggi comparativi del Paese: collocazione geografica, incentivi, costi, qualità della forza lavoro. La sfida, per la Fiat, é di trasformare l'impianto di Kragujevac in una struttura d’eccellenza. Per il Governo serbo é di trasformare quest'area in un grande polo di produzione automobilistica. In un incontro tenutosi a maggio a Belgrado e organizzato dalla Siepa (l'agenzia di Stato per la promozione degli investimenti), FAS e le Autorità jugoslave hanno esposto le opportunità che si aprono nel Paese. Erano presenti più di 160 aziende di tutto il mondo. FAS, che nel frattempo ha avviato in Serbia la produzione della ‘Punto Classic’ in diverse versioni (diesel, gpl e benzina) ha fatto sorgere intorno allo stabilimento una ‘free zone’" di quasi 70 ettari destinata a tutte le aziende fornitrici che vi si vorranno installare. Il Governo serbo ha stabilito che il nuovo polo industriale di Kragujevac godrà di dieci anni di esenzione dalle tasse, dell'abbattimento delle imposte locali e di infrastrutture realizzate dalla Municipalità che prevedono anche nuovi collegamenti stradali con l'asse stradale (Corridoio 10) che collega Salisburgo in Austria con Salonicco in Grecia. Assicura inoltre contributi fino a 10mila euro per ogni nuovo assunto, e questo ha già spinto la ‘Yuco’, fabbrica coreana di cablaggi, e una ditta slovena a trasferirsi in quest'area. (…) Infine FAS prevede la creazione a Kragujevac di un centro di alta formazione e di progetti per la sostenibilità ambientale. L'obiettivo dichiarato dall'azienda é di raggiungere un livello di produzione pari a 200mila veicoli anno, tra la fine 2011 e l'inizio 2012. Sarà prodotto un nuovo modello versatile di city-car medio-piccola (segmento B) destinato ai mercati mondiali. Nel 2009 FAS ha prodotto e venduto, tra aprile e dicembre, 18 mila modelli Punto Classic in una piccola area dell'ex stabilimento Zastava. Attualmente le vendite in Serbia sono di circa 1.200 vetture al mese. La capacità dell'area di stabilimento attivata può arrivare fino a 120 vetture al giorno”.

Un sogno? Che dire? Intanto che gli “specchietti per le allodole” del governo serbo derivano dalle condizioni di sfruttamento alle quali sono sottoposti i lavoratori locali e, nel fare, ecumenicamente, gli auguri a tutti ci permettiamo di osservare rozzamente che dovrebbe cessare il caporalato internazionale da parte di Fiat & Company e che, come dicevano con saggezza i nostri nonni, “non si spoglia un altare per vestirne un altro” in nome del profitto e di una distorta interpretazione della globalizzazione. Infatti, la globalizzazione non può certo essere quella finora perseguita: produrre dove costa di meno e vendere dove si guadagna di più (e speriamo che le persone molto serie e preparate ci perdonino la semplificazione). Intanto, i pochi operai della FAS, con meno di 30.000 dinari di stipendio, fanno la fame! Lo conferma, indirettamente, il quotidiano “Blic” il quale, sempre nel giugno di quest’anno, ha pubblicato una circostanziata inchiesta stabilendo che una famiglia di quattro persone per campare decentemente avrebbe bisogno di 82.890 dinari. Fate voi i conti!


   
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