<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><rss version="0.91"><channel><title>A, B, C, Solidarieta' e pace</title><description>Notizie dai progetti in Brasile, Guinea Bissau, Serbia, Bosnia e Haiti</description><link>http://www.abconlus.it</link><language>it</language><item><title><![CDATA[Bosnia / Serbia - Fiat, “Non si uccidono così anche i cavalli?”]]></title><description><![CDATA[I più “maturi” si ricorderanno sicuramente di un bel film di Sydney Pollack del 1969: ”Non si uccidono così anche i cavalli?”. La trama: nella California dei primi anni trenta, durante la Grande depressione, va di moda un genere di spettacolo molto crudele: le maratone di ballo. Durante queste gare coppie di disperati senza lavoro ballano per giorni interi attratti, ancor prima che dal premio in denaro per chi resisterà di più, dalla semplice possibilità di avere perlomeno il mangiare garantito per qualche giorno. <br><br> 
 
La storia-fiction si ripete e così eccola di nuovo nel secolo XXI°, sebbene con protagonisti diversi. I ballerini, stavolta, sono gli operai delle catene di montaggio e la musica è la World Class Manifacturing (WCM), ovvero una nuova organizzazione di lavoro, adottata anche dalla Fiat (nei suoi stabilimenti, anche in Serbia) che mira a ridurre i costi e ad aumentare efficienza e qualità dei prodotti. Fin qui niente di male: ognuno fa il suo mestiere ed è giusto che un’impresa ambisca a tanto. Il problema è che in combinazione con la WCM la Fiat ha voluto utilizzare anche una metodologia, di nome ErgoUas,che combina aspetti ergonomici e definisce tempi e ritmi di una postazione di lavoro. Il risultato? Riduzione dei “fattori di riposo” e aumento dei ritmi di lavoro e della fatica nella maggior parte delle postazioni della catena di montaggio. Il tutto per un salario, in Italia, dopo il rinnovo del contratto 2012, che va dai 1.206 euro del primo livello ai 2.038 del settimo livello. Senza rivolgersi a consulenti del lavoro o fiscalisti e riuscire a capire  quel che entra in tasca al netto occorre togliere circa il  25% dallo stipendio lordo, la quota parte per pensione e TFR. Insomma, il primo livello alla fine del mese si mette in tasca 905 euro e il settimo 1.528. <br><br>

E in Serbia, a Kragujevac, lo stesso operaio Fiat, anzi, scusate, FAS (Fiat Auto Serbia) quanto guadagna? Poco meno di 300 euro (30-35.000 dinari al mese). Ma con questi soldi, anche da quelle parti e non solo in Italia, l’operaio fa una vita da schifo. Ad impoverirlo ulteriormente ci pensa anche l’inflazione, ma comunque è pronto a tutto pur di conservare i suoi 300 euro mensili, anche a “cibarsi” la WCM e la ErgoUas. Ma non tutti! Gli operai più anziani, consapevoli di non farcela fisicamente e attirati dai 550 euro di liquidazione per anno lavorato, se ne sono andati. In tutto 95. E così il passato è rimosso definitivamente. Restano i più giovani e forti, i più inconsapevoli, i più disperati, quelli disposti a “ballare” per un pasto giornaliero. Ma fino a quando? <br><br> 

Visto che alcuni nostri progetti sono in Serbia, tanto per dare un’idea, diciamo che, secondo il quotidiano Novosti (25 settembre 2011), una famiglia media di quattro persone dovrebbe avere a disposizione un reddito di circa 110.000 euro al mese per poter vivere in modo dignitoso (sempre che abbia la casa di proprietà); in realtà il reddito medio delle famiglie serbe è la meta’ di questa cifra. Infatti, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica il reddito disponibile per famiglia nel terzo trimestre del 2011 era di 51.474 dinari, di cui il 42% sono destinati all’alimentazione e il 15% alle spese per la casa (acqua, elettricità e combustibili vari). <br><br>

Questa è una piccola storia e speriamo non abbia l’epilogo del film che, per soddisfare la curiosità di quanti non lo conoscono, raccontiamo: la protagonista scopre che il premio finale è una truffa perché i vincitori dovranno pagare le spese sostenute dall’organizzazione per mantenerli nelle settimane di ballo ininterrotto e, capito di aver subito l’ennesima sconfitta dalla vita, decide di farla finita ritirandosi dalla gara in maniera tragica: si fa uccidere dal suo partner. <br><br>

Ma noi di “ABC” non ci arrendiamo “alla vita” e rilanciamo il nostro aiuto alle famiglie degli operai e a quelle degli studenti chiedendo altri 20 bambini da affidare, 10 in Serbia e 10 in Bosnia. E speriamo di trovare qualcuno disposti ad aiutarli, anche se sono tempi difficili per tutti, operai italiani e operai serbi. 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1087</link></item><item><title><![CDATA[Guinea Bissau - “Udju di mininu”, “Con gli occhi di un   bambino”]]></title><description><![CDATA[Guardare la realtà attraverso gli occhi di un bambino! Questo è l’intento della trasmissione “Udju di mininu”, sostenuta finanziariamente da “A, B, C”, che va in onda ogni sabato mattina, alle 10,30, da Radio Sol Mansi in Guinea Bissau. Migliaia di piccoli sono coinvolti dalle tre giovani conduttrici, Ovanita, Geselda e Dulse, e partecipano attivamente alla “linea aperta” con i loro racconti di quel che fanno a scuola, le piccole poesie apprese, le loro risate e commenti sull’argomento affrontato nel corso della trasmissione. Il programma comincia con la presentazione del tema da affrontare e poi subito uno spazio musicale con una canzone per bambini. Gli stacchi musicali si alternano le telefonate dei giovani radioascoltatori  che commentano il tema del giorno. Lo fanno sempre in maniera simpatica con piccoli racconti, poesie, canzoncine. Questa è comunicazione sociale! Ci si avvicina ai bambini, si entra in dialogo con loro e, nel contempo, si sensibilizzano gli adulti sulla problematica dell’infanzia.  Le telefonate che arrivano sono moltissime e non si fa mai in tempo a passarle tutte. <br><br>

I temi affrontati non sono banali o frivoli: dall’importanza di seguire i bambini nel loro cammino scolastico alla malnutrizione, dall’attenzione all’educazione dei bambini in famiglia e a scuola all’importanza delle vaccinazioni, dalle attività utili nel periodo delle vacanze alle violenze sui minori.  E questi argomenti, in occasione delle festività religiose, cattoliche e mussulmane, si aggiungono programmi speciali che favoriscono il dialogo interreligioso. <br><br>

Radio Sol Mansi è stata fondata da padre Davide Sciocco nel 2001 e in poco tempo è diventata la più ascoltata nella zona di Mansoa. Oggi la radio è cresciuta e, di fatto, dopo il suo trasferimento a Bissau, rappresenta l’emittente cattolica “nazionale” al cui interno un ruolo importante riveste il dialogo interreligioso. Con un pubblico vastissimo di radioascoltatori é forse l’unica emittente al mondo che, fin dall’inizio delle sue trasmissioni, ha dato spazio ad un “imam” locale per la spiegazione del “Corano”. E proprio questa sensibilità, di grande valore simbolico e pratico, ha portato, in poco tempo, ad un accordo tra l’emittente cattolica, “Radio Sol Mansi”, e “Radio Scuola Coranica di Mansoa” (“Recom”) che prevede una collaborazione tecnica e giornalistica tra le due emittenti ed anche uno scambio di programmi. <br><br>

In Guinea Bissau il 40% della popolazione è mussulmana e il 13% cristiana. 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1086</link></item><item><title><![CDATA[Haiti - L'isola è ancora lì, in mezzo al mare, ma sta per affondare!]]></title><description><![CDATA[Abbiamo aspettato che passasse qualche giorno dal secondo anniversario del terremoto del 2010 per non cadere nel rito della commemorazione. Noi, purtroppo, ne potremmo fare molte come, ad esempio, l’anniversario dei bombardamenti della NATO sulla Serbia, l’uccisione di Amilcar Cabral, eroe nazionale della Guinea Bissau, l’assassinio di Thomas Sankara  padre del Burkina Faso, quello di Chico Mendes in Brasile, che passata la moda nessuna ricorda più,  e chissà quanti altri. Dobbiamo anche stare attenti a non essere troppo polemici per non rischiare di esporre la nostra indignazione all’accusa di sciacallaggio. Insomma, sarebbe forse meglio tacere! Ma tacendo troppo si diventa complici e, anche nel piccolo mondo degli amici che ci aiutano, sarà opportuno dire la nostra partendo da un dato di fatto e precisamente da quel 12 gennaio 2010 quando un terremoto di magnitudo 7 sulla scala Richter provocò ad Haiti 230.000 vittime e altre centinaia di migliaia di senzatetto molti dei quali, ancora oggi, vivono nelle numerose tendopoli di Port-au-Prince. <br><br>
Oggi, le cose sono un poco cambiate, anche se non molto. E come ci dice Maurizio Barcaro, con il quale collaboriamo a Port-au-Prince, aiutandolo finanziariamente nella gestione della scuola “Sibert”, “nella città ci sono ancora tane macerie e molte tendopoli”. Ma il tempo passa e ci si abitua a tutto, anche alle cose più terribili, e la vita ha ripreso ormai una quasi sembianza di normalità, anche perché sappiamo che il suo valore non è uguale in tutto il mondo. Ci sono luoghi dove vale poco ed Haiti è uno di questi. Ma l’isola caraibica è anche la testimonianza di come le promesse possano essere disattese e, soprattutto, le speranze deluse. <br><br>
Citiamo allora il “Courrier International”, giornale on-line, che ha ripreso uno studio di “CounterPunch, American Best’s Political Newsletter”,  che spiega come “soltanto l’1% dell’aiuto internazionale accordato dopo il sisma sia arrivato nelle casse del governo haitiano”, mentre il 52,9% dei 5,5 miliardi di dollari promessi da New York siano stati tagliati. Il “Courrier International” poi,  citando l’Associated Press, afferma che “i beneficiari principali dell’aiuto statunitense sono stati l’esercito americano, organizzazioni non governative come Save the Childreen e il Pam” (Agenzia dell’ONU). <br><br>
E noi? Noi siamo orgogliosi di poter dire che riuscimmo a fare arrivare, nel giro di pochissimo tempo tutto il denaro necessario, in collaborazione con un’altra organizzazione, “Obiettivo solidarietà”, alla ricostruzione della scuola che praticamente, caso unico, continuò quasi senza interruzione l’attività didattica ed oggi funziona perfettamente ed è frequentata da 1.930 alunni. Certo, ben poca cosa se paragoniamo il nostro intervento a quel che hanno fatto gli altri, ad esempio le ONG associate in Agire. Nei primi giorni di gennaio 2012 sul sito dell’Agenzia Italiana Risposta Emergenze, un network privato di “pronto intervento” fra alcune delle più note e grandi organizzazioni umanitarie nove delle quali lanciarono, nel 2010, un appello per raccogliere fondi a favore di Haiti: Save the Children, ActionAid, Cesvi, Inter-Sos, Gvc, Terres des Hommes, Coopi, Cisp, Vis, leggiamo a proposito del lavoro svolto ad Haiti: <br><br>
“In totale sono oltre 250.000 le persone che hanno direttamente ricevuto aiuto da AGIRE. Ad Haiti, le ONG associate di AGIRE hanno portato a termine negli ultimi mesi le attività di ricostruzione  di 13 scuole, 2 orfanotrofi, 3 centri di salute, 1 mensa, 1 spazio per lo sviluppo delle arti (…). Nella fase iniziale di ‘prima emergenza’, sono state distribuite tende, cibo, acqua potabile e kit di beni di prima necessità ad oltre 78.400 persone in 40 campi.  Operazioni (…) Le ONG di AGIRE hanno lavorato alla creazione di spazi ludico-ricreativi, montato ed equipaggiato 32 scuole temporanee e hanno fornito sostegno psicologico per il superamento del trauma alle vittime del sisma, soprattutto ai bambini (…) Hanno inoltre realizzato oltre 2.347 bagni, docce e latrine e 116 pozzi e pompe a mano, svolgendo parallelamente una fondamentale attività di formazione per diffondere buone pratiche igieniche, fattore determinante per tutelare la salute, soprattutto durante l’epidemia di colera (…) Le organizzazioni di AGIRE hanno promosso attività generatrici di reddito attraverso il cosiddetto Cash for Work (lavoro in cambio di denaro), che ha coinvolto 17.000 persone nella rimozione delle macerie, la pulizia dei canali di scolo, la riabilitazione e ricostruzione delle infrastrutture, favorendo la riduzione della dipendenza economica dagli aiuti. Alcune organizzazioni del network hanno anche realizzato programmi di accompagnamento all’uscita dai campi profughi, sostenendo le famiglie nel pagamento dell’affitto e nell’avvio di attività di piccolo commercio, necessarie per ricostruire una vita dignitosa”. <br><br>
Non c’è che dire, sono stati bravi e professionali e per loro sicuramente non vale la testimonianza di Francesco, volontario fuori dal coro ad Haiti, le cui parole leggiamo su “Paperblog”: “La mia paura, come quella della gente, è che si ripeta quanto accaduto in tante parti del mondo dove i campi profughi sono diventati un business. Lo sono diventati per l’industria della solidarietà, che continua a procacciarsi denaro per mantenerli; per gli operatori, che bivaccano e guadagnano fior di soldi; per i governi, che trattengono parte dei fondi; per le mafie locali, che si creano per spartirsi gli aiuti; per gli abitanti più furbi, che approfittano dei soldi che girano. Qua sta ripetendosi quanto denunciato in altre situazioni analoghe. Basti pensare che solo Save The Children spende USD 200.000 al giorno di stipendi per funzionari locali e si calcola che almeno 15.000 haitiani lavorino, nelle forme più diverse per le ONG e tanti per fare nulla all’interno dei campi. Per i donatori dei messaggini questi sono soldi spesi per la ricostruzione di Haiti”. 
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E poi Francesco rincara la dose:  “Per mantenere in piedi la baracca di uffici, macchine, stipendi, case, viaggi aerei degli operatori và via oltre il 30% dei soldi che arrivano qui (già al netto di quelli trattenuti per i costi amministrativi in italia o negli altri paesi), più c’è tutto il personale locale, la corruzione, i costi sovrastimati. Gli affitti nella capitale sono saliti alle stelle, le jeep bianche delle organizzazioni internazionali sono il mezzo più diffuso, i bar dove gli espatriati s’inciuccano e trombano sono le altre, uniche, nuove fonti di business per gli haitiani”. Ma di queste cose ci aveva parlato anche il nostro amico Maurizio Barcaro.
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Di soldi, nel 2010, anche in Italia ne furono raccolti molti. Sull’onda emotiva del terremoto Agire, da sola, rastrellò donazioni per 14,3 milioni, mentre altri 3,9 furono raccolti dalla singole ONG che hanno partecipato al progetto. In tutto 18,2 milioni. Bene! Meno bene il fatto che due di questi milioni siano stati truffati loro da un certo Bernardino Pasta, responsabile della Retemanager spa che ora è stato arrestato. Marco Bertotto, direttore di Agire, interrogato sulla cosa da “Vita”, ha detto: “Ci siamo affidati a un intermediario conosciuto nel settore del non profit, che aveva già collaborato con altre ONLUS e che si era presentato con tutti gli accreditamenti del caso, compresi quelli della Banca d’Italia e su suo consiglio abbiamo investito una parte delle donazioni in obbligazioni a ‘zero rischio’ e rapida smobilitazione, con una resa del 2,8%. Al momento del riscatto dell’ultima tranche del fondo, abbiamo però scoperto di aver sottoscritto dei titoli che in realtà non sono mai esistiti». <br><br>
La domanda più opportuna da fare a Bertotto, domanda che il pietoso intervistatore non ha fatto e al di là di qualsiasi altra considerazione, sarebbe stata questa: “ma perché vi siete rivolti ad un mediatore privato quando ci sono le banche e, soprattutto, la Banca Etica della quale siete correntisti?”. <br><br> 
Intanto una zattera chiamata Haiti, in mezzo al mare tempestoso, rischia di affondare da un momento all’altro.
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1085</link></item><item><title><![CDATA[Guinea Bissau - E’ morto ieri il presidente della Repubblica, Malam Bacai Sanha]]></title><description><![CDATA[E’ morto ieri nell’ospedale parigino Val-de-Grace il presidente della Repubblica della Guinea Bissau Malam, Bacai Sanha. Eletto nel 2009 in questi ultimi anni era stato ricoverato più volte in segreto a Parigi e Dakar e non erano mai state  date notizie sul suo stato di salute, nonostante le ripetute richieste dell’opposizione politica.<br><br>
La presidenza ad interim, secondo la Costituzione locale, è ora nelle mani del presidente dell’Assemblea nazionale Raimundo Pereira il quale l’aveva già assunta una volta nel 2009, dopo l’uccisione dell’allora presidente João Bernardo ‘Nino’ Vieira. <br><br>
Una tragica coincidenza: tutt’e tre i predecessori di Malam Bacai Sanha, chi ucciso e chi deposto, non hanno concluso il loro mandato. <br><br>
La Costituzione della Guinea Bissau prevede ora le elezioni anticipate e giacché, nella seconda parte di quest’anno, dovevano svolgersi quelle legislative, è probabile che si facciano  coincidere i due appuntamenti elettorali. <br><br>
La morte di Malam Bacai Sanha arriva in uno dei tanti momenti difficili della Guinea Bissau: a due settimane da un tentativo di colpo di Stato. Proprio per commemorare il presidente morto e dare un segnale al Paese si  è svolta ieri a Bissau una sessione straordinaria del Parlamento con la presenza anche di tutti i ministri, i vertici militari e il corpo diplomatico accredito nella capitale. 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1084</link></item><item><title><![CDATA[Un sereno 2012 a tutti!]]></title><description><![CDATA[Una maniera per dare gli auguri di un sereno 2012 è far partecipare tutti noi alla vita degli altri, in questo caso di dieci bambini di Rogatica, nella Republika Srpska. E’ come osservare dal finestrino di un autobus che attraversa la città, consapevoli e partecipi, le schegge di vita degli altri. Ad ottobre 2012, anche se manca molto tempo, questi piccoli avranno anche loro una borsa di studio e già sappiamo che per le loro famiglie quest’aiuto sarà importante. Abbiamo chiuso l'anno con una notizia cattiva, lo apriamo con una positiva.<br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Rados - Le cose che non sai! Non sai che Rados è nato il 7 marzo 2004, va a scuola alla “Sveti Sava” di Rogatica e la sua famiglia è formata da sei persone. Rados ha il patrigno e non sa niente del suo papà. I suoi genitori sopravvivano facendo i contadini. La loro vita è molto difficile. Frequenta la prima classe ed è un alunno vivace e irrequieto. Il direttore dice che “è di buona salute, ma piccolo e un poco denutrito”. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Luka - Le cose che non sai! Non sai che  Luka è nato il 20 maggio del 2000 a Sokocu, nei pressi di Rogatica. Il bambino ha qualche problema: è un poco sordo e non parla bene perché balbuziente. Insomma, “ha necessità particolari”.  Anche in famiglia le cose non vanno bene: il suo papà è senza un braccio e cammina a fatica. Entrambi i genitori sono disoccupati e tirano avanti la vita con un piccolo aiuto del minicipio. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Kristina - Le cose che non sai! Non sai che Kristina è nata il 18 gennaio 2000 a Sokocu nei pressi di Rogatica. La bambina, come dice il direttore della scuola “Sveti Sava”, è un’ottima ingegnosa alunna” anche se sordomuta.  La sua famiglia è di 4 persone, i suoi genitori sono disoccupati e, per questo, non riescono a fronteggiare le dispendiose spese sanitarie necessarie alla piccola. La mamma la segue molto negli studi e nelle cose ordinarie della vita di ogni giorno. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Igor - Le cose che non sai! Non sai che Igor è nato il 22 dicembre 2001 ed è un musicista. Suona la fisarmonica e canta molto bene. E’ anche un buon alunno e quest’anno frequenta il IV anno della scuola dell’obbligo. Ma, come a tutti nel mondo, ha qualche problema anche lui: lo affligge un problema respiratorio connesso alle allergie delle quali soffre e i suoi genitori sono divorziati. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Dimitrije - Le cose che non sai! Non sai che Dimitrije è nato il 13 agosto 2004 a Sokocu, nella campagna intorno a Rogatica, ed è un alunno diligente e interessato, soprattutto al folklore e allo sport. Con lui, nella stessa scuola “Sveti Sava”, vanno altri tre fratelli e i suoi genitori, disoccupati, hanno molti problemi a sostenerli e a farli proseguire negli studi. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Dorde - Le cose che non sai! Non sai che Dorde è nato il 16 novembre 2004 a Rogatica e nella sua piccola e modesta casa vivono i suoi genitori e altri cinque fratelli. Grande fatica per sopravvivere, anche perché i suoi genitori sono disoccupati. Nella seconda classe che frequenta con profitto Dorde ha molti amici. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Ranko - Le cose che non sai! Non sai che Ranko è nato il 29 dicembre 2004 e che la sua famiglia vive in un campo profughi. Sono arrivati da quelle parti ai tempi della guerra, profughi nel ’95 dalla Kraijna, senza niente e ancora oggi Ranko, i tre fratelli e i genitori faticano per sopravvivere con i lavoretti stagionali che capitano al papà. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Marija - Le cose che non sai! Non sai che Marija è nata l’11 ottobre 2005 a Rogatica dove vive con la sua famiglia, i genitori e quattro fratelli. Vivono in campagna a otto chilometri dalla scuola e i suoi fratelli, quando non sono a scuola, lavorano a sorvegliare pecore e mucche dei vicini. I genitori sono disoccupati e lei frequenta la I° classe. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Dejan - Le cose che non sai! Non sai che Dejan è nato il 19 marzo 2005 a Kasindolu e vive in un villaggio ad otto chilometri da Rogatica. A scuola, che frequenta per la prima volta quest’anno, non se la cava un granché anche perché ha disturbi del linguaggio ed è iperattivo.  A casa sua vivono i genitori che non lavorano, la nonna e due fratelli. <br><br>
Rogatica - Buon 2012 da Dijana - Le cose che non sai! Non sai che Dijana è nata il 5 maggio 2001 a Sekocu dove vivono con i genitori che lavorano saltuariamente la campagna degli altri e tre fratelli, anche con la sua gemella Tamara. A scuola Dijana è un’alunna “valida e diligente, inserita nelle attività integrative”. Scrive il direttore della “Sveti Sava”.
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1083</link></item><item><title><![CDATA[Brasile - Jardim, chiuso il progetto]]></title><description><![CDATA[Pochi giorni fa abbiamo chiuso il progetto che ABC aveva nella cittadina di Jardim, nel Mato Grosso do Sul, in Brasile. <br><br>

Nel 2006 chiudemmo un altro progetto, quello di Guia Lopes da Laguna, sempre in Brasile  e sempre nel Mato Grosso do Sul, perché il  nostro referente locale, Edivaldo, un prete brasiliano, era troppo impegnato per poterci informare e consentirci così di controllare il suo lavoro e comunicarlo ai soci. Adesso chiudiamo Jardim, sebbene per motivi diversi. Non è certo piacevole arrendersi di fronte alle cose, ma ci sembra perverso mantenere in via un progetto quando sappiamo che ha perso la spinta iniziale e che non riesce  ad incidere sulla realtà locale. Non possiamo lasciarlo”vivacchiare” per non perdere qualche amico sostenitore e per lavorare di meno. Se c’è qualcosa che non va si tenta di correggerla e se non ci si riesce, si chiude. Ci sembra più serio! E poi, tutto ciò fa parte, come abbiamo avuto modo di dire qualche tempo fa, della nostra “decrescita felice”, ovvero spendere di meno e fare sempre meglio il nostro lavoro. <br><br>

Questa la lettera inviata a tutti gli amici sostenitori del progetto:<br><br>

“Cari amiche e amici sostenitori del progetto nella città di Jardim  in Brasile, <br><br>

dobbiamo chiudere il progetto di Affido a Distanza che sostenete. Non è possibile andare avanti e vi diciamo perché: <br><br>

a Jardim il nostro lavoro non è stato mai facile, soprattutto perché i referenti locali sono cambiati spesso, così come le responsabili laiche del progetto. Infatti, il missionario Bruno Brugnolaro venne inviato a Brusque nel 2005 e il suo successore, Lino Zamperoni, dopo tre anni andò in pensione. Arrivò poi padre Bento, brasiliano, che morì poco dopo il suo arrivo ed anche il suo sostituto, padre Riccardo Lusuegro, fu colpito da un male inesorabile. Arriviamo così al 2011 quando, a maggio, torna a Jardim padre Bruno Brugnolaro che trova, all’interno della parrocchia, una situazione molto difficile; <br><br>

a fine agosto 2011 inviamo una e-mail a padre Bruno facendo riferimento alla contabilità del primo semestre 2011 speditaci da Joana (l’ultima responsabile laica delle cinque che si sono avvicendate in questi anni): “le uscite - scrivemmo - danno un’idea precisa e negativa di quel che è diventato un progetto di sostegno e di solidarietà internazionale realizzato a favore dei bambini e delle loro famiglie: le spese sostenute per le ceste basiche (i prodotti alimentari distribuiti tutti i mesi, ndr.) ammontano a 7.008,50 reais (1 euro = 2,4 reais); le spese bancarie a 824,32 reais; i reais spesi per la salute e la promozione umana sono stati soltanto 1.056,77; quelli per il “rimborso” delle spese alla parrocchia sono stati in totale 4.524; le spese per i rimborsi spese (alla responsabile laica e alle 5 signore che seguono i bambini) in tutto ammontano a 9.247,58 reais; 200 i reais spesi per la gasolina necessaria alle visite delle famiglie. Insomma, le spese generali superano di oltre 5.000 reais quelle sostenute per aiutare realmente i bambini e le loro famiglie”.  Dobbiamo precisare che a questi dati si aggiunge una scarsa, se non assente, capacità d’iniziativa ed anche, rispetto ai primi anni dell’intervento, un maggiore attenzione delle istituzioni locali della cittadina matogrossense nei confronti dei più deboli ed emarginati; <br><br>

alla nostra lettera, dopo un po’ di tempo, Bruno rispose: “Quanto al progetto non ho visto nessuna vita. Ho chiesto alla Joana perché non si é messa a realizzare qualcosa di più sociale per le famiglie aiutate dal progetto e lei mi disse: ‘Non vogliono fare niente. Vogliono solo ricevere il beneficio (cesta di prodotti alimentari, ndr.) a fine mese e basta’. Il gruppo (il Consiglio pastorale, ndr.) che si é riunito per giudicare il progetto é arrivato alla conclusione che stando così le cose dobbiamo essere chiari e dire un basta. Per questo nell'ultima riunione si é deciso di chiudere il progetto alla fine di novembre, chiaro sottoponendo la nostra decisione alla vostra. Io non posso lavorare cosí, da solo… per cui ho bisogno di ascoltare quelli che mi stanno intorno…”.<br><br>

Cari amiche e amici, speriamo apprezziate le nostre franchezza e trasparenza. Si tratta di una decisione sofferta, anche perché è molto più facile aprire un progetto che chiuderlo. Confidiamo però nella vostra comprensione e nella disponibilità a proseguire a sostenere altri  bambini, magari inseriti negli interventi che realizziamo a Parintins (sempre in Brasile), in Guinea Bissau, Burkina Faso, Haiti, Serbia o Bosnia.  Le quote di Sostegno a Distanza che avete versato verranno “girate” sugli eventuali nuovi affidi, oppure, se sarete d’accordo, finiranno nel Fondo utilizzato per i nostri microinterventi. Quanto ai piccoli e alle famiglie che erano nel progetto di Jardim  padre Bruno ci ha garantito che comunque interverrà per aiutare chi ne avrà bisogno. E “ABC” starà, in ogni caso, al suo fianco. <br><br>

Dopo aver riflettuto a lungo su cosa fare e come, su come comunicarvi questa cosa, alla fine abbiamo deciso di dire, anche se un poco bruscamente, la verità tempestivamente assumendoci la nostra parte di responsabilità! <br><br>

Abbiamo scritto così questa lettera per dare a tutti il tempo e la possibilità di riflettere su cosa fare: proseguire ad aiutare un altro bambino in un progetto diverso, oppure lasciare quest’esperienza di solidarietà.  Chi vorrà, e gliene saremmo grati, potrà segnalarci il suo intendimento telefonando (3461048370) o scrivendo una lettera  (ABC, Via padre Giuseppe Petrilli 30 - 00132 Roma) oppure una e-mail (info@abconlus.it). A febbraio contatteremo poi gli altri amici per conoscere quel che vogliono fare. Scusateci. Sempre e comunque grazie”. <br><br>

]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1082</link></item><item><title><![CDATA[Guinea Bissau - a Santo Stefano l’ennesimo tentativo di colpo di Stato]]></title><description><![CDATA[Hanno aspettato le feste per  l’ennesimo tentativo di colpo di Stato. Ieri, 26 dicembre, un gruppo di militari ha attaccato la sede dello Stato maggiore dell’esercito nel centro della capitale Bissau. Ne ha dato notizia lo stesso capo dell’esercito, gen. Antonio Indjai. Tra i militari figurano diversi soldati della Marina. Il tentativo è fallito, ha riferito Indjai , e la situazione è ora sotto controllo, mentre  il capo del governo, Carlos Gomes Junior, per motivi di sicurezza, ha trovato riparo, per alcune ore, nell’ambasciata dell’Angola in Bissau. ]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1081</link></item><item><title><![CDATA[Haiti - Da Port-au-Prince con riconoscenza !]]></title><description><![CDATA[Maurizio Barcaro, con il quale collaboriamo a Port-au-Prince, aiutandolo finanziarimante nella gestione della scuola « Sibert », ci scrive : 

“Ci sono ancora macerie in pieno centro città e tendopoli in certe zone periferiche ma sono passati  due anni dal sisma e la vita ha preso ormai una sembianza di normalità, almeno  secondo i canoni di questo Paese ovviamente. Infatti, c’e ben poco di ‘normale’ nella vita condotta da perlomeno i tre quarti della popolazione. Ma in questo periodo, perlomeno, a parte le solite scaramucce fra camere dei deputati e senatori, c’e un presidente e un primo ministro con i suoi ministri. Ci sono anche vari progetti di ricostruzione in corso, la moneta locale è abbastanza stabile e c’e perfino elettricità per qualche giorno alla settimana. Per contro la disoccupazione è sempre alle stelle e i problemi legati alla sanità e all’educazione non sono migliorati, mentre nelle baraccopoli la vita è sempre pietosa, senza contare quella di quanti vivono ancora sotto le tende dei campi che accolgono ancora migliaia di persone. Però qualcosa si sta muovendo e per quasi due anni non ci sono stati altri disastri naturali, se tralasciamo i cicloni che quasi ogni anno mietono vittime e fanno danni.  In un Paese dove, secondo dati ufficiali che risalgono al 2003, il 52,9% della popolazione è analfabeta, il nuovo governo punta molto sulla scolarizzazione e speriamo che non siano le solite promesse al vento. 
Michel Martelly, nuovo Presidente, è ben visto dalle masse popolari e, almeno per ora, non sembra causare troppe divisioni fra i politici delle opposte fazioni. Forse dipende dal fatto che non era un politico. Martelly era un cantante e questo  gioca a suo vantaggio. Ultima annotazione: la missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite stabilita  nel 2004 è stata prolungata di un’anno. 
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Anche nella missione la vita va avanti. Le scuole funzionano a pieno regime, alcuni dei corsi professionali ritardano un poco, ma entro breve saranno tutti attivi. Ci sono sempre piccoli problemi e cose che si accavallano e ritardano certe attività. 
I nostri 29 anziani vivono le loro giornate pacatamente con ritmi scanditi da piccole cose o gesti abitudinari. Therese e Racine, sono deceduti negli ultimi 3 mesi, Therese di un infarto e Racine di vecchiaia, e ora spero che si godano il Natale con San Pietro stesso. Mi fa piacere ricordare che la nostra scuola ha una percentuale molto alta di promozione agli esami di stato, 85-90%. Questa è una cosa che valorizza il livello della “Sibert”, anche se, naturalmente, ogni anno ci sono alunni che ripetono l’anno scolastico. Noi non possiamo certo garantire che un bambino si impegni e impari velocemente anche perché, spesso, sul suo rendimento influiscono i terribili fattori esterni:  la famiglia, il quartiere dove vive, le difficoltà della vita quotidiana. Tutti elementi che incidono sulla capacità di apprendere e sul carattere. C’è anche da dire che molti sono bocciati a causa delle troppe assenze per malattia o determinate dalle situazioni familiari, ma, comunque, io continuo a dire che l’importante e che siano promossi all’esame di stato e che, malgrado tutto, noi continuiamo ad offrire loro una piccola oasi dove sono protetti, istruiti, sfamati e curati se malati. Un luogo dove possano essere dei bambini. <br><br>
 

La missione compirà 12 anni a Maggio e devo dire che da quella prima piccola ‘scuola tettoia’ con 160 bambini e quella stanzetta di 6 metri per 4 con 10 brandine che accoglievano altrettanti anziani abbandonati, la “Providence” ha fatto cose meravigliose e ora più di 2.000 anime orbitano attorno alla missione. E ognuna di queste persone ha sicuramente voi, come Angeli Custodi,  che con altruismo li accompagnate. So bene che la crisi economica si fa sentire anche in Italia e questo rende ancor più prezioso l’aiuto che offrite alla missione. Vi ringrazio per la vostra generosità. La colonna vertebrale della missione siete voi. 
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E dunque di nuovo grazie di cuore a voi, amici di “A, B, C, solidarietà e pace”.
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1080</link></item><item><title><![CDATA[Italia - La “Giornata Mondiale del Volontariato” e ABC]]></title><description><![CDATA[Ieri  5 dicembre 2011, per celebrare la “Giornata Mondiale del Volontariato” siamo andati a raccontare le nostre esperienze nel liceo “Sacro Cuore” di Roma. Scuola splendida, anche per la sua collocazione in cima alla scalinata di piazza di Spagna. Cosa potevamo dire ai giovani di una V classe di liceo con i quali ci siamo incontrati? Siamo partiti, visto che il 5 dicembre è la giornata internazionale del volontariato, nell’anno europeo del volontariato e dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dall’art. 2 della nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Insomma il concetto da far passare era che la solidarietà non è soltanto un sentimento di benevolenza verso gli altri, piuttosto un dovere e che il volontariato è un elemento fondante per lo sviluppo della società civile e per il consolidamento della vita democratica. Certo, non è facile di questi tempi spiegare e capire che il volontariato per evitare il rischio di essere utilizzato e strumentalizzato dal welfare state, dovrebbe avere, per mantenere la sua autonomia, sempre di più un ruolo critico verso le istituzioni nazionali e internazionali per stimolarle ad assumere le responsabilità che gli competono redigendo atti legislativi e svolgendo azioni concrete che garantiscano a tutti pari dignità sociale, economica e culturale. Piuttosto che, come avviene spesso, assecondare gli istinti “bassi” della politica e i suoi opportunismi che anestetizzano tutto e tutti e che sospingono il Terzo Settore verso il ruolo di ruota di scorta del “sistema”. <br><br>

E questo “sistema”, per deresponsabilizzarsi, moralmente e finanziariamente, se ne inventa una al giorno. L’ultima? Sembrerebbe che, parlando di cooperazione allo sviluppo, in Italia e negli altri paesi europei, per mascherare i tagli pesantissimi agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo (in Italia più che altrove: si è scesi dagli oltre 700 milioni del 2008 agli 86 previsti nella legge di Stabilità per il 2012) si stia elaborando una strategia truffaldina, quella del “Whole of Country approach”. Cosa significa? Semplificando al massimo: conteggiare come contributi allo sviluppo ogni flusso finanziario verso i paesi più poveri, anche le rimesse degli emigrati, i fondi delle ONG, i flussi di capitale privato, quindi anche gli aiuti di ABC verso i suoi progetti. Significa predicare bene e razzolare male! 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1079</link></item><item><title><![CDATA[Burkina Faso - Tutti a scuola, e noi con loro!]]></title><description><![CDATA[Il ministero dell'Istruzione del Burkina Faso ha annunciato che si propone di raggiungere entro il 2015 l'obiettivo del 60% del tasso di alfabetizzazione, attualmente al 40. Per questo il governo ha varato recentemente  un Programma quinquennale che "avrà un occhio di riguardo per le fasce della popolazione vulnerabili ed emarginate". In particolare, l'iniziativa prevede l'apertura in cinque anni di strutture didattiche “a beneficio di 1.099.042 persone, di cui 637.444 donne”. La precisione di questi numeri suggerisce qualche sospetto, ma l’iniziativa è comunque importante. <br><br>

“ABC” da pochi mesi ha avviato un nuovo progetto di SaD (Sostegno a Distanza) a Ouagadougou, in Burkina Faso e collaboreremo con due missionari salesiani, Albert Kabuge e Antonio Herrera, per aiutare il maggior numero di studenti. <br><br>

Per questo è bene capire come funziona la scuola nella “Terra degli uomini onesti”, questa la traduzione di Burkina Faso, nome dato al Paese, ex Alto Volta, da uno dei suoi uomini più illustri, Thomas Sankara, che governò pochi anni, dal 1983 al 1987, e fu ucciso perché le oligarchie nazionali e internazionali non potevano tollerare che promovesse campagne in favore del disarmo, della cancellazione del debito nei Paesi del Sud del mondo, che abolisse i privilegi per sé e il suo staff (via le macchine blu e tutti in Renault 5), che istituisse un ufficio per le relazioni internazionali con le Organizzazioni Non Governative, che  promovesse la riforestazione, che suggerisse l’istituzione di un nuovo fronte economico africano in contrapposizione con quello europeo e statunitense, che facesse costruite centri sanitari in ogni villaggio burkinabé, che sopprimesse molti dei privilegi detenuti dai capi tribali e dei politici locali, che predicasse il riscatto delle donne, ecc. Fu ucciso per tutto questo e per altro! <br><br>

Ma tornando alla scuola: in Burkina faso la scuola è obbligatoria a partire dai 7 anni e la scuola primaria comporta 6 livelli : CP1-CP2-CE1-CE2-CM1-CM2. L’insegnamento è impartito in lingua francese ed è bene tener conto che nei villaggi pochissimi adulti ne capiscono qualche parola e abitualmente, i bambini parlano solo la lingua del luogo in cui vivono. Non è quindi un compito facile per gli insegnanti che si trovano quasi sempre di fronte a piccoli che non conoscono il francese fare lezione. Questo è il motivo per il quale moltissimi di loro ripetono la CP1. <br><br>

Nelle grandi città le cose vanno un poco meglio perché la maggior parte degli alunni hanno una certa familiarità con la lingua francese (l’indipendenza dalla Francia risale al 1960), anche se capita che l’insegnante non capisca la lingua dei suoi allievi. Alla fine del ciclo, durante la classe CM2, gli scolari sostengono l’esame CEP (licenza scuola primaria) Devono studiare e ripassare bene ogni cosa. Si tratta di un esame impegnativo. <br><br>

Il corso di studi di base è quindi costituito da sei anni, suddivisi in tre corsi biennali: corso preparatorio (Course Preparatorie CP1 e CP2), corso elementare (Course Elementaire Niveau CE1 e CE2) e corso intermedio (Course Moyen, CM1 e CM2). Al termine di questi sei anni i bambini devono effettuare un esame finale per ottenere il certificato di completamento della scuola elementare, che permette loro di iscriversi alla scuola secondaria. <br><br>
L’Educazione Secondaria invece è formata da sei classi di Liceo (Lycee): sixième, cinquième, quatrième, troisième, secondaire, premiere, ma per accedere alle scuole superiori pubbliche è necessario sostenere un esame di ammissione e se si fallisce c’è la possibilità di ripetere l’anno e tentare nuovamente l’anno successivo. Se si fallisce ancora non resta che il molto costoso liceo privato. <br><br>

Conclusione: abbiamo una ventina di alunni di Ouagadougou da aiutare con il SaD, Sostegno a Distanza. Diamoci da fare! 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1078</link></item><item><title><![CDATA[Italia - Provincia di Roma-Gabbianella, nonostante la crisi “Sosteniamo il futuro”]]></title><description><![CDATA[Si è svolto oggi, 15 novembre, nella sala Di Liegro di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, un incontro per discutere, insieme con l’assessore alla politiche sociali Claudio Cecchini, Marida Bolognesi dell’Agenzia delle ONLUS, Paola Gumina presidente de “la Gabbianella”, la giornalista e docente universitaria Francesca Busnelli  e i rappresentanti di oltre venti associazioni, del  progetto “Sosteniamo il futuro” finanziato con 30.000 euro dall’ente locale per dare al maggior numero di studenti  Sostenuti a Distanza la possibilità di completare i loro studi.  Ampio spazio è stato riservato agli interventi dei rappresentanti delle associazioni che hanno portato la loro esperienza  ed espresso apprezzamento unanime per  la solidarietà concreta espressa dalla Provincia di Roma in un momento di crisi economica diffusa e quando tutti gli altri enti, istituzioni locali, fondazioni, ecc., hanno congelato i fondi destinati al finanziamento della cooperazione internazionale allo sviluppo e al volontariato in generale.  <br><br>

ABC, nel suo intervento, ha ribadito che “le situazioni di grande difficoltà, come quella attuale, possono distruggere o dare, sapendole cogliere, delle opportunità: riconsiderare valori e priorità, riorganizzare la propria vita, ricercare
operatività nuove e positive, capire che la solidarietà non è un bene di consumo qualsiasi, piuttosto un valore aggiunto e una predisposizione personale non legata all’entusiasmo del momento, all’onda emotiva di un avvenimento o
alla contingenza economica del periodo”. “Oggi abbiamo tutti - ha proseguito il rappresentante di ABC - la possibilità di
volare in alto, sopra la palude che, più o meno consapevolmente, abbiamo contribuito a creare. Nel nostro Settore volare sopra la palude vuol dire liberarci di tutte quelle strutture e sovrastrutture, spesso lecite ma inutili, elaborate ad hoc  per trovare denaro, suggerire e sostenere ambizioni personali, stimolare comportamenti sconvenienti”. <br><br>

Un poco in controtendenza, abbiamo anche evidenziato quanto sarebbe importante parlare insieme delle nostre esperienze, ma non quelle sempre condivise buone,  belle e edificanti, piuttosto quelle che potremmo definire, con uno slogan, “Le cose che non sai”, ovvero gli errori che si nascondono, le difficoltà con gli interlocutori all’estero, le malversazioni che a volte capitano nei progetti non bene controllati o incontrollabili, la tolleranza rispetto al mantenimento di progetti che invece dovrebbero essere chiusi, ecc. Insomma, una sorta di autoanalisi ricostruttiva delle nostre identità etica e militante. Questa sarebbe una possibilità di far riconoscere da tutti la nostra diversità. <br><br>

E’ di SaD che noi ci occupiamo e il progetto “Sosteniamo il futuro” è l’occasione per esaltare il ruolo del Sostegno a Distanza come motore di autosviluppo. Di questo si tratta! Sempre lo abbiamo interpretato come strumento di cooperazione internazionale non limitato al sostegno di un bambino, di un alunno, di un anziano o di chi volete. Si tratta, invece, di un aiuto che ricade sulle comunità locali determinandone quasi sempre la crescita non solo economica, ma anche sociale e morale. <br><br>

“Nell’impegno del nostro tipo di associazionismo - ha detto infine il rappresentante di ABC - ci sono amore, speranza e risultati: si tratta della concretizzazione della volontà etica delle persone che aderiscono a questa forma di solidarietà. Amore, speranza e risultati che sono di esempio e che occorre divulgare , accompagnare e far crescere”. E’ quello che sta facendo la Provincia di Roma con il finanziamento del progetto della Gabbianella “Sosteniamo il futuro” e con la diffusione,  nelle venti circoscrizioni di Roma e nei  121 comuni della Provincia, del SaD come strumento di cittadinanza responsabile. 
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1077</link></item><item><title><![CDATA[Haiti - Sono 1.930 gli alunni che vanno alla “Sibert”]]></title><description><![CDATA[La scuola "Institution Mixte la Providence de Sibert" è frequentata da 1.930 ragazzi. Per la precisione 1.300 della scuola primaria, 430 della secondaria (il liceo) e 200 che frequentano dei corsi professionali. A loro si aggiungono 30 anziani, 57 insegnanti e 27 ausiliari. E’ una piccola-grande città dello studio e della serenità che aiuta giovani e vecchi e che ogni giorno dà da mangiare a circa 1.400 persone.  A dirlo sembra semplice,  ma non lo è e ne sa qualcosa il nostro amico Maurizio Barcaro che nel, raccontarci quanto sia difficile la vita da quelle parti, non dimentica mai di ringraziare quanti aiutano la scuola ad andare avanti: “Vi ringrazio - scrive - per il fatto che ci siete sempre vicini  e siete la colonna vertebrale della missione. Siete voi e non chissà quale grande organizzazione. Siete voi che togliete qualcosa dalla vostra busta paga per accompagnare i nostri bambini e anziani”. Dicevamo 1.930 ragazzi  in tutto e nessuno paga per frequentare la scuola. Questo  è un modello che il presidente haitiano Michel Martelly dovrebbe seguire  e usare come esempio di organizzazione per tentare di esportarlo nelle altre scuole di Haiti. A miglior ragione lo dovrebbe fare perché è un fautore della scuola pubblica, anche se si sa che gli esempi migliori, spesso, sono misconosciuti. E’ un po’ quel che capita con molte attività dell’uomo: il lavoro più grande viene fatto da ignoti protagonisti della storia minore, di quella che non lascerà tracce. “La scuola funziona bene - dice ancora Maurizio - e alla fine dello scorso anno scolastico sono stati 170 gli studenti che hanno superato l’esame di stato. Si tratta di una percentuale altissima da queste parti, l’85%. In pochi si fanno bocciare, ma possono ripetere l’anno anche due volte perché siamo perfettamente consapevoli di come loro e le famiglie vivano nelle baraccopoli limitrofe nel quartiere Sibert”.  <br><br>
Maurizio è un buono e arriva a criticare soltanto quando non ce la fa più e lo fa indignandosi quando spiega che “la resistenza del popolo Haitiano, come anche la sua capacità di sopportazione, sono grandi”. Lo sono perché, a quasi due anni dal terremoto che colpì l’isola caraibica, nella capitale Port-au-Prince “nulla di veramente visibile è stato fatto”. “Eppure sono stati raccolti miliardi e tanti altri miliardi sono stati promessi da parte delle grandi nazioni del mondo”. “Qui - dice ancora - c’è però da fare una distinzione: i  miliardi raccolti da una miriade di organizzazioni umanitarie, famose o meno, grandi o piccole, presenti nel Paese sono stati utilizzati dalle stesse per i motivi più diversi a seconda dei progetti che esse hanno voluto realizzare”, ma “i fondi promessi dalla Banca Mondiale e dai ‘ricchi’ del pianeta non sono arrivati. Anche se, per amore di verità, occorre dire che sono stati fin dall’inizio vincolati all’elezione del nuovo presidente e ad una normalizzazione della vita poltica dell’isola. Ma ora finalmente abbiamo Presidente della Repubblica e  Primo ministro. Vedremo così se  le promesse saranno mantenute”. Qualcosa sta arrivando, ma con il contagocce. Le difficoltà del vivere hanno accentuato, è il minimo che potesse capitare, lo spirito critico degli haitiani che, osserva Maurizio, “se la prendono un po’ con tutti, anche con le ONG presenti sul territorio i cui ‘volontari’ a volte scimmiottano, spendendo molti soldi, i ‘cooperanti’ delle organizzazioni internazionali”. “Questi operatori stranieri  - sostiene - in molti casi hanno stipendi notevoli e vivono a spese delle rispettive ONG in appartamenti costosi, quasi sempre nella zona esclusiva della capitale. Spesso li vedi alla guida di costosissimi pick-up e fanno la loro spesa nei supermercati. Giustamente - dice con un poco di ironia - tentano in qualche modo di reagire all’ambiente deprimente e così se ne vanno a mangiare nei ristoranti, vanno nei locali notturni o accedono alle costose spiagge private durante il week-end. Non mancano poi scandali sessuali”. <br><br>
La massiccia presenza dei “bianchi”  ha  pompato dollari americani nella debolissima economia Haitiana, “ma allo stesso tempo ha fatto alzare del 30-40% i prezzi di tanti prodotti e anche quelli degli affitti, portandoli ad un livello al quale gli haitiani non possono accedere. Il ‘bianco’, visto che paga l’organizzazione, non fa una piega quando chiedono anche piu del doppio del valore reale di un affitto. Solamente a Port-au-Prince fra esponenti della Minustha (United Nations Stabilization Mission in Haiti) e migliaia di ‘bianchi’ delle organizzazioni, c’e un vero e proprio esercito che sta spendendo soldi senza troppa cura”. <br><br>
Ma  messo da parte lo spirito critico Maurizio rivolge un ultimo saluto e ringrazia gli amici italiani che lo aiutano e far vivere la scuola: “so bene che la crisi economica - scrive - si fa sentire anche in Italia e quindi so quanto sia prezioso l’aiuto che offrite alla missione e vi ringrazio per la vostra generosità. Sappiate che grazie a tutti voi 1.930 bambini e giovani hanno la possibilità di andare a scuola gratuitamente e piu di 200 di loro imparano un mestiere, mentre altri 250 hanno  la possibilita di imparare l’informatica. E poi 30 anziani sono accuditi. sotto tutti gli aspetti, al tramonto della loro vita”.
]]></description><link>http://www.abconlus.it/mostranews.asp?id=1076</link></item></channel></rss>
