Venerdì 2 novembre - imbarco a Bari, sul traghetto montenegrino "Sveti
Stevan". Si parte solo la mattina di sabato 3. Motivo ufficiale del
ritardo, le condizioni del mare; reale, vai a sapere. Arrivo a Bar verso
le 15. Come in maggio alla frontiera serbo-ungherese, così anche qui,
alla dogana portuale, auto e autocarri devono prima di tutto attraversare
una pozza d'acqua con chissà quale sostanza, che disinfetterebbe le ruote
(ma perché solo queste?) dal virus della "mucca pazza". Due
marchi. Speriamo che non pensino a disinfezioni dall'antrace... . Un'oretta
dopo, ottimo pranzo in una trattoria di montagna, per 40 marchi tutti
e tre. Molti italiani, specialmente cacciatori. Tra Montenegro e Serbia,
dopo Podgorica, un duplice posto di blocco. Non è proprio una dogana,
ma vi somiglia. Lo diventerà a tutti gli effetti? A notte inoltrata, arrivo
a Niska Banja, dove ci attende la sorella maggiore di Jovanka, nella sua
pittoresca e accogliente casetta, un po' al di sopra del parco pubblico.
Domenica 4 - Un giro per Nis e contatti telefonici per gli appuntamenti
della settimana. Visita alla sorella minore di Jovanka, cui è morto il
padre poco tempo fa, di tumore. Molta gente ci dirà, nel corso del viaggio,
che questa brutta malattia è attualmente più diffusa rispetto alla norma.,
così come la leucemia, il diabete, le affezioni respiratorie, le depressioni
ecc. Nell'insieme, si parla di "peste bianca", attribuita ai
bombardamenti del 1999.
Lunedì 5 - A Kragujevac, ore 10, ci aspetta l'amica sindacalista Rajka,
che ci conferma la situazione assai difficile per i dipendenti della "Zastava".
Nel pomeriggio, consegna delle quote di affido ("borse di studio"
si chiamano, come sapete, quelle di ABC in Serbia e Bosnia) ai figli di
operai particolarmente bisognosi, segnalati dal "Sindacato Indipendente",
che a Kragujevac è uno dei due minori. Cena offerta dai dirigenti di questo
sindacato, alla mensa aziendale. Poi ci accompagnano all' albergo che
sta al centro del grande parco dedicato alla memoria delle centinaia di
cittadini, compresi molti alunni delle scuole medie, impiccati per rappresaglia
dai nazisti quandoé la zona era una roccaforte della Resistenza.
Martedì 6 - La mattina e il pomeriggio, consegna delle "borse di
studio" ai bambini e ragazzi figli di operai rimasti senza lavoro,
compresi nell'elenco del sindacato maggiore ("Autonomo"). Siamo
fortunati - ci dice la Rajka - perché possiamo utilizzare il salone riunioni.
Giorni fa la direzione lo ha negato alla delegazione sindacale di Brescia,
che ha dovuto effettuare le consegne delle adozioni a distanza nel cortile,
con il freddo che c'era (e che c'è ancora). Pranzo e scambio d'idee, sempre
alla mensa aziendale, con i nuovi dirigenti del "Sindacato Autonomo".
Politicamente passano come aderenti al DOS, ma non ci sembra che parlino
e si comportino in modo molto diverso da quelli precedenti. Un semplice
ripiego per salvare la forma?
La Rajka ci parla del disegno di legge sul lavoro, predisposto dal governo
e inaccettabile per i lavoratori. Il suo sindacato aveva indetto dal 16
ottobre, in tutta la Serbia, uno sciopero generale, che aveva avuto una
larga adesione. Ci consegna copia dell'appello lanciato per invitare allo
sciopero e un documento contenente critiche ad alcuni articoli del disegno
di legge particolarmente negativi. In allegato riportiamo il primo e una
sintesi del secondo.
Mentre mangiamo viene un giornalista locale, quello stesso che ci fece
da tramite, a fine aprile 1999, per un appuntamento con la dirigenza sindacale
della "Zastava" appena bombardata. In Serbia - tiene a dirci
- non c'è ancora stabilità politica, quindi anche in materia economica
si va a tentoni. La gente non è soddisfatta, non si sente rappresentata
dalla nuova staff politica. Per quanto riguarda Kragujevac, tutto dipende
da una ripresa dell'attività industriale, che è ormai impossibile senza
un consistente apporto di capitale estero, ma per ora arriva solo qualche
piccola impresa, di poca importanza e di dubbia trasparenza. Tutti sarebbero
lieti di un ritorno della FIAT, che però non si fa più sentire.
Più tardi, effettuiamo la consegna delle "borse di studio" ai
bambini e ragazzi dell'elenco di "Nezavisnost!" ("Indipendenza!"),
l'altro sindacato minore della "Zastava". Dopo, a cena, tra
una forchettata e un sorso di vino, i dirigenti di questo sindacato ci
aprono il loro animo. S'intuisce nei loro discorsi una sofferta lacerazione
interiore. Al tempo di Milosevic, stavano all'opposizione e speravano
in una rinascita economica, politica, morale. Adesso, però, vedono che
le cose non sono cambiate in meglio. Sapevano che, per una seria ripresa
produttiva, i lavoratori avrebbero dovuto fare dei sacrifici, ma loro,
come sindacalisti, si preparavano a una lotta per ottenere almeno consistenti
ammortizzatori sociali. Invece tutti i sindacati sono ridotti all'impotenza.
Più che dal paternalismo populista e corrotto alla democrazia - concludono
- si è passati da un regime a un altro, ma questo di adesso si muove apertamente
e duramente a danno dei lavoratori. Forse era inevitabile lasciar cadere
una maschera di demagogia non più sostenibile, ma la gente ne sta pagando
conseguenze troppo pesanti, si poteva essere meno drastici e precipitosi.
Mercoledì 7 - di nuovo a Nis. Riunione con genitori e bambini per consegnare
le borse di studio presso il sindacato della "Mascinska Industria",
che adesso non sventola più la bandiera della "Indipendenza"
col punto esclamativo, ma aderisce alla "Unione dei Sindacati Indipendenti
di Nis". Chiediamo la ragione del passaggio di campo. Risposta evasiva.
Giovedì 8 - La mattina, analoga riunione alla "Elektronska Industria".
Qui il sindacato è affine a quello che ha la maggioranza a Kragujevac.
Finita la cerimonia, anche questi sindacalisti parlano a lungo della situazione,
dimostrandosi delusi, amareggiati, esasperati.
Nel pomeriggio, siamo invitati all'"Associazione delle Madri Sole
di Nis". In un angusto locale si affollano donne e bambini, alcuni
dei quali ci recitano poesie. La dirigente, signora Mima, ci ringrazia
per essere venuti e ci chiede di mettere in contatto epistolare quei bambini,
di cui ci dà un elenco, con loro coetanei italiani. "Ci avete portato
un po' di speranza - dice - adesso sappiamo che non tutti ci ignorano.
Siate benedetti". La povertà e lo stato di bisogno delle donne presenti
e dei loro figli sono palesi. Tornati in Italia, faremo del nostro meglio
per soddisfare il loro desiderio e per mettere l'associazione in contatto
con una nostra organizzazione femminile.
Venerdì 9 - Consegna delle borse di studio presso la scuola primaria "Ivan
Goran Kovacic" di Niska Banja. Precede uno spettacolo di canti e
balli, tradizionali e "moderni", eseguiti da alcuni gruppi di
alunni. Consegnamo anche lettere, foto e disegni da parte della nostra
scuola elementare in località "Landi" (Genzano); domani ci daranno
le risposte.
Sabato 10 - Alla piccola scuola "Rodoljub Colakovic", in Donja
Vrezina (sobborgo di Nis), si ripete, per tutta la mattinata e il primo
pomeriggio, la calorosa accoglienza già descritta nella relazione del
viaggio precedente (maggio 2001). Distribuzione delle "borse di studio",
poi tavolata generale, con portate fresche di cucina domestica, aranciate
per gli alunni, rakja per gli adulti. A un certo punto, tutti a cantare
e a ballare fino a pomeriggio inoltrato, insegnanti, genitori, bambini
e ... noi (!).
Domenica 11 - Una giornata di viaggio fino a Pale, in Bosnia (Republika
Srpska), via Krusevac, Kraljevo, Cacak, Uzice, Visegrad. Strada facendo,
riordiniamo gli appunti che avevamo presi a Nis, interrogando alcune massaie,
sul costo della vita per una famiglia serba. (prezzi espressi in dinari,
al cambio attuale di 30 per un marco tedesco, cioè più o meno per mille
nostre lire). Per mandare i figli a scuola: una bici (se occorre) nuova
din.14.000, usata 4.500 - 5.000. Zainetto, da 600 in su. Libri, quaderni,
cancelleria, in prima elementare, 10.000. Viveri: pane un kg, 20, zucchero
50, olio di mais al litro 70, caffè un etto 25, farina 50 al kg, riso
40-50, spaghetti 30, pasta all'uovo 40, sale 40, carne bovina 300, suina
350, di pollo 160, margarina 300, pomodori 50, patate 12, cipolle 10,
aglio 90, cavolo 10, paprika 50, fagioli 140; un piede d'insalata verde
10, un uovo 5. Igiene: confezione di 3 kg detersivo, 350, saponetta 50,
dentifricio 100, spazzolino da denti 30, shampo piccolo 100. Vestiario:
scarpe 1.500 - 2.500, calze da 100 in su, calzerotti 80, canottiera 150,
reggiseno 150, mutande 30, jeans 600, giacca da 600 in su, gonna 350 -
500, berretto di lana 200, maglione da 300 in su, giaccone invernale da
1.500 in su, leggero 800. Riscaldamento: carbone 3.000 la tonnellata più
trasporto, legna 1.200 al metro cubo più taglio e trasporto. Elettricità:
2.000 al mese (nelle città serbe è generalmente usata anche per il riscaldamento
e la cucina). Acqua: prezzo base 100 ogni mese a persona. (All'ufficio
postale di Niska Banja avevamo visto tanta gente che si affrettava a pagare
gli arretrati dell'elettricità: dopo molte rate rimaste "nominali",
era stato intimato di pagare tutto insieme, pena lo stacco immediato).
Confrontando questi prezzi con quelli indicati nel nostro giornalino dopo
il viaggio di dicembre 1999 (allora un paio di scarpe si pagava 850 dinari,
un kg. di zucchero 25, di patate 7, di carne 60-150, un litro di olio
30 e il resto in proporzione), il costo della vita risulta più che raddoppiato,
anche tenendo conto della svalutazione (un dinaro era pari a 20-22 marchi).
Salari, pensioni e stipendi sono rimasti, invece, pressoché invariati
e la disoccupazione è cresciuta. In una parola, gran parte della gente
serba vive ormai in povertà. E' significativo che a Kragujevac un bambino
- proprio così, un bambino -, interrogato dalla TV locale su cosa avrebbe
voluto comprare con le quote d'affido da noi appena consegnate, abbia
risposto: "da mangiare".
Lunedì 12 - Consegna delle "borse di studio" presso la scuola
"Sveti Sava" di Rogatica. Poi i genitori vorrebbero invitarci
a pranzo in un locale turistico su una vicina montagna. Dobbiamo faticare
non poco a dissuaderli; accettiamo soltanto caffè e aranciate in un vicino
bar. La strada per tornare a Pale, tutta curve e saliscendi, è impegnata
da una colonna di grossi blindati del contingente italiano della SFOR.
Si tratta di quello stesso tipo di mezzi che piace al presidente Bush,
il quale ne avrebbe richiesto un quantitativo al nostro governo per l'Afghanistan?
Martedì 13 - Consegna delle "borse di studio" presso la scuola
"Pale" (mattina) e la "Sveti Sava" di Lukavica (pomeriggio).
A qualche nostro accenno di domanda sulla situazione in Bosnia, anche
questa volta nessuno si sbottona. "E' sempre la stessa", continuano
a rispondere. In effetti, per quanto ci riguarda più direttamente, i profughi
stanno sempre dov'erano; bambini e genitori (ormai li riconosciamo tutti,
dalla faccia e, i genitori, anche dal vestito che, parimenti, è sempre
lo stesso) vengono a prendere le nostre quote d'affido pur se sono alloggiati
a parecchi chilometri di distanza e nonostante il freddo. La temperatura,
difatti, è calata e la pioggia si è trasformata in neve.
Mercoledì 14 - Spalata la neve che ricopre l'auto, e raschiati i vetri,
possiamo ripartire, destinazione Belgrado, dove ci ospita la dottoressa
Vida, nostra provata amica (vedi in allegato quanto ci ha detto sulla
situazione sanitaria in Serbia).
Giovedì 15 - La mattina, consegna delle borse di studio presso la scuola
"Nikola Tesla", a Belgrado-Rakovica. Quasi tutti gli alunni
affidati sono profughi dalle svariate zone di sanguinose battaglie: i
loro affidatari italiani, leggendo le brevi notizie riportate nelle schede
personali di ciascuno, possono farsi un'idea di quanto abbiano sofferto.
Nel pomeriggio siamo ospiti, a Pancevo, dell'amico prof. Ivakovic, che
spesso ci ha aiutato a tenere i contatti col locale Istituto d'igiene
e protezione ambientale per l'iniziativa "Pancevo chiama Italia".
Viene un giornalista che c'intrattiene per un'oretta, manifestando, sulla
situazione generale in Serbia, opinioni divergenti, per importanti aspetti,
da quelle che avevamo udito da parte sindacale (riportiamo in allegato
un riassunto delle molte cose che ha tenuto a dirci).
Venerdì 16 - Mattina: consegna delle borse di studio presso la O.S. "Svetozar
Markovic Toza" di Novi Sad. Inizierà tra poco la procedura per la
nomina quadriennale del direttore e quello attuale teme di essere sostituito,
per ragioni non professionali - sottolinea - ma politiche. E' quanto già
accaduto alla nostra vecchia amica Jelena, non confermata, ai primi di
ottobre, alla direzione della O.S. "Nikola Tesla" di Backa Topola,
dove le cose sono complicate ancor più dalle diatribe etniche serbo-ungheresi.
Nel pomeriggio andiamo appunto a Backa Topola, dove la Jelena ci fa visitare
anzitutto la nuova scuola linguistica (privata) da lei or ora organizzata
e da lei stessa diretta. Come si vede, non è donna da gettare la spugna.
Per ora - ci dice - vi si insegnano inglese e tedesco, ma vorrebbe aggiungere
l'italiano. Più tardi ci accompagna alla O.S. "Vuk Karadzic",
situata in una località agricola, a 7 km. dal centro cittadino. Ci hanno
preparato un'accoglienza favolosa: balli e canti serbi, ungheresi, macedoni,
montenegrini, bosniaci eseguiti alla perfezione dagli alunni, contadinotti
dalle guance rosse e dai polmoni vigorosi. Poi visita della scuola, aula
per aula, ciascuna con le sue attrezzature e pannelli didattici. Ci regalano
quadri, libri, disegni, lavoretti da portare alla scuola romana "V.Piccinini",
con la quale è in attivazione un gemellaggio.
Sabato 17 - La mattina, consegna delle borse di studio presso la citata
O.S. "Nikola Tesla" di Backa Topola. Ci accoglie la nuova direttrice,
un'anziana signora serba dall'aspetto triste. Per recepire la nostra iniziativa,
ha costituito un comitato di otto persone, tra cui lei stessa, la Jelena,
alcuni insegnanti serbi, altri ungheresi. C'è un po' di tensione; noi
cerchiamo di smussare le rispettive angolosità stringendo la mano a tutti
e facendoci fotografare tutti insieme. Infine ripartiamo per l'Italia.
Attraversate Ungheria ed Austria, siamo a Roma domenica 18 verso sera.
TESTO DELL' APPELLO PER LO SCIOPERO GENERALE
"L'Unione dei sindacati di Serbia chiama tutti i lavoratori serbi
a uno sciopero generale. Esso comincerà martedì 16 ottobre ore 8 e durerà
finchè non sarà stata ritirata dalla procedura parlamentare la legge sul
lavoro predisposta dal governo. Tutti i lavoratori serbi, a prescindere
dalla categoria e dall'appartenenza sindacale, rischiano di esser messi
con le spalle al muro. Dobbiamo passare al contrattacco. Partecipiamo
compatti allo sciopero! Fermiamoci qualche tempo adesso, per non doverci
fermare per sempre domani. La Serbia si fermerà allo scopo di poter ripartire.
Una simile legge deve essere bloccata a tutti i costi. Dobbiamo combattere
uniti per una legge migliore e più giusta. Il governo deve eliminare la
corruzione e non i diritti dei lavoratori. Questa è una battaglia per
noi e per i nostri figli: ADESSO O MAI PIU' - Il Comitato di sciopero.
L'Unione dei sindacati di Serbia."
OSSERVAZIONI PRINCIPALI AL DISEGNO DI LEGGE SUL LAVORO (nostra sintesi)
I - La legge mette in pericolo l'esistenza stessa del contratto collettivo
di categoria - Infatti l'art.1 introduce la possibilità che i rapporti
di lavoro siano disciplinati o da accordi collettivi con i sindacati,
o con regolamenti ovvero con contratti individuali. Si può ben immaginare
quale di queste alternative sarà scelta dai datori di lavoro nel quadro
del capitalismo.
II - Posti di lavoro disponibili, partecipazione dei lavoratori alla gestione
delle imprese - Non è previsto l'obbligo, da parte del datore di lavoro,
di rendere pubblicamente nota la disponibilità di posti, cosicché gli
interessati non potranno venirne a conoscenza e il padrone potrà scegliere
chi gli pare. Inoltre, anche se ribadita a parole, la partecipazione alla
gestione delle imprese verrà di fatto vanificata, dato che le privatizzazioni
non saranno accompagnate dalla cessione gratuita ai lavoratori di una
parte delle azioni.
III - Lavoro a tempo determinato - La legge prevede contratti a termine
fino a cinque anni. Non occorre commentare a quali abusi questa norma
darà luogo.
IV - Assenze dal lavoro per maternità - Mentre molte parti della Serbia
sono infestate dalla "peste bianca", il disegno di legge riduce
i permessi per maternità da un anno (estensibile a due), come è stato
finora, a soli tre mesi.
V - Paga base - Non sono più previsti accordi tra datore di lavoro e sindacato
sul salario minimo di base. Il sindacato resta così impedito dall'esercitare
la sua più naturale e importante funzione, che è quella di battersi in
favore dei lavoratori sul livello retributivo minimo, quindi poi sulle
voci aggiuntive riguardanti il coefficiente di qualifica e il rendimento.
VI- Periodi di interruzione del lavoro - Secondo l'art.90, per tali periodi,
ove l'interruzione non sia dovuta a sua colpa, il lavoratore ha diritto
al 45% della paga normale, per un massimo di 45 giorni all'anno. Non è
chiaro se questa norma si riferisca anche ai periodi di assenza pagata
obbligatoria (noi diremmo: "cassa integrazione"- n.d.t.). Non
è detto cosa accade se l'interruzione dura oltre i 45 giorni: viene corrisposto
un analogo compenso anche in questo caso? E quali sono i riflessi sulla
pensione, sull'assistenza sanitaria? Oppure si tratta di qualche altra
cosa?
VII - Licenziamenti - Art. 104: il lavoratore può essere licenziato per
il suo comportamento, a giudizio del padrone. Art.106: il padrone può
offrire al lavoratore un contratto diverso, con altre condizioni, e se
il lavoratore non accetta verrà licenziato.
VIII - Accordi collettivi - L'art.106 prevede accordi collettivi anche
particolari e separati, specialmente in ambito regionale e di autonomie
locali. L'art.141 stabilisce nel 15% il numero minimo di iscritti rispetto
alla totalità dei lavoratori occupati, che è necessario affinché un sindacato
sia ritenuto rappresentativo e possa partecipare agli accordi collettivi,
a livello nazionale. In ambito regionale o di autonomia locale, si scende
al 10%. Ciò apre la via a una moltitudine di rappresentanze sindacali,
quindi, in pratica, a un minor potere contrattuale del sindacato.
Per telefono siamo poi stati informati che il disegno di legge è passato
in Parlamento il 3 dicembre, ma per soli 8 voti. Infatti, oltre ai partiti
Radicale, Socialista e dell'Unità serba, ha votato contro anche quello
di Kostunica. Comunque - ci è stato detto - i lavoratori non si rassegnano
e già si profilano nuovi scioperi, a cominciare dalla Scuola.
.
LA SITUAZIONE SANITARIA IN SERBIA
Mentre eravamo a casa sua, la dottoressa Vida Parezanovic ci ha parlato
a lungo dell'argomento e delle esperienze personali, recenti e no, da
lei fatte quale membro dello staff dirigenziale del Ministero della sanità,
dell'UNICEF e di altre istituzioni. Dopo i bombardamenti del 1999 - ha
cominciato a dirci questa donna ormai anziana, stanca e amareggiata, mentre
le giocavano e vociavano intorno tre vispi nipotini - il tasso di natalità,
in Serbia, è sceso al minimo storico. Gran parte dei bambini nasce sottopeso.
In varie città più colpite dalle bombe, come ad es. Kragujevac e Nis,
il 10% di loro sono nati con anomalie. Loro usano attribuire a ogni neonato
un voto, da 10 a 1: a ben pochi, negli ultimi due anni, si è potuta dare
la "sufficienza". Questo quadro determina panico nei genitori
e molta preoccupazione nei medici dei reparti ospedalieri di ostetricia,
pediatria e ginecologia
Un altro forte motivo di timore è dato dai residui lasciati dalle bombe
all' uranio. Se ne è molto discusso, specie da quando ne sono rimasti
coinvolti anche soldati della SFOR e della KFOR. Si è cercato di minimizzare
o di smentire, ma nell'ottobre 2000, a Sofia, un convegno di scienziati
ed esperti (alcuni dei quali se ne erano già occupati per l' Irak) ha
ribadito la gravità del problema. Le radiazioni hanno colpito anche, in
particolare, donne incinte nel Kosovo e in altre zone della Serbia meridionale.
Nell'ultimo anno - aggiunge la dottoressa in evidente polemica col nuovo
governo - non si è prestata al problema la dovuta attenzione, forse perché
adesso si deve tacere su tanti misfatti della NATO, nella speranza di
ricevere qualche elemosina dall'Occidente.
Nel Kosovo e Metohia la situazione sanitaria è sempre stata difficile,
ma adesso lo è ancora di più. Nella regione, epidemie e alto tasso di
mortalità hanno sempre colpito i bambini. Io - dice la dottoressa, che
durante la sua lunga carriera si è particolarmente impegnata nella zona
- so bene quanto vi si è adoperata la sanità jugoslava. Ci andavano i
migliori medici di Belgrado e di altre città serbe; gli albanesi ne erano
felici, avevano in loro la massima fiducia. Anche durante gli anni dell'embargo
molti medici serbi hanno continuato a curare bambini albanesi. Adesso
se ne occupano l'UNICEF e altri organismi internazionali. Due mesi fa
il dottor Marino Andolina, di Trieste - noto per il suo generoso volontariato
medico "senza frontiere" -, di ritorno da Pristina, ha dichiarato
che adesso, senza medici serbi, la mortalità infantile è molto aumentata
nella popolazione albanese del Kosovo. (Lo stesso è andato ora in Afghanistan
- n.d.r.).
Come membro di un apposito team, la dottoressa ha visitato di recente
campi profughi nella Serbia meridionale. C'era gente fuggita da tutte
le guerre che hanno insanguinato la ex Jugoslavia: dall'Erzegovina, dalla
Bosnia, dalla Croazia, e adesso dal Kosovo. Per lei (anche se certo non
nuova a situazioni del genere) è stata un'esperienza terribile. Lei sapeva,
naturalmente, di donne e ragazze violentate e di tante altre atrocità
subite da molti di questi profughi, ma si trattava di fatti episodici,
a danno di singole seppur numerose persone. Sui profughi dal Kosovo, invece,
sono state esercitate violenze di massa, le loro sofferenze sono state
inenarrabili.
Di aiuti umanitari ne arrivano alla sanità serba, ma pochi. La Croce Rossa
Internazionale, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
(UNHCR), ecc., non si occupano dei serbi fuggiti dal Kosovo perché loro
non hanno ufficialmente lo status di profughi, ma sono considerati migranti
interni. Formalmente infatti il Kosovo, in base agli accordi, è ancora
una regione della Serbia.
Chiediamo alla dottoressa se è vera la voce di una prossima riforma generale
del sistema sanitario serbo. Ancora non è nell'agenda governativa - risponde
- e comunque speriamo non si seguiranno criteri di tipo americano, cioè
di privatizzazione delle strutture e di penalizzazione dei meno abbienti.
Già la situazione è precipitata a causa dell' embargo. In quarant'anni
- aggiunge - il nostro popolo aveva costruito un sistema sanitario solidaristico:
ogni lavoratore vi contribuiva con una quota del suo stipendio e l'assistenza
era uguale per tutti, da Belgrado al Sangiaccato. Visite mediche, medicine,
accertamenti diagnostici, era tutto gratuito. C'erano anche presìdi sanitari
nelle scuole. Adesso si deve pagare ogni cosa, proprio quando la gente
si è tanto impoverita. Così, per moltissime famiglie è assai difficile
far curare i bambini, mentre stanno aumentando le malattie (epatite virale,
anemia, leucemia, affezioni respiratorie, deformazioni della colonna vertebrale,
disfunzioni psichiche), e questo è un altro motivo della drastica riduzione
delle nascite.
COLLOQUIO CON UN GIORNALISTA DI PANCEVO
In buona parte il suo discorso tende a confrontare, e spesso a contrapporre,
le personalità e le linee politiche di Zoran Djindjic, primo ministro
della Repubblica di Serbia, e di Vojislav Kostunica, presidente dell'
attuale Federazione jugoslava.
Esordisce sui problemi ecologici determinati dai bombardamenti, e ciò
è ben comprensibile, dato appunto che abita a Pancevo. Afferma però che
si tratta di una questione che investe tutto il Paese. L'inquinamento
causato dalle distruzioni degli impianti di Pancevo e di Novi Sad ha danneggiato
tutta la Vojvodina, e questa è il granaio della Serbia. Il veleno, dunque,
va nel cibo di tutti i serbi. E' un pericolo gravissimo, di cui si parla
troppo poco. Quando Kostunica andò in Francia - suo primo viaggio all'estero
dopo divenuto presidente - ci si aspettava che ponesse sul tappeto la
questione, chiedendo qualche aiuto per affrontarla, ma non lo fece, non
si occupò affatto dell'argomento, E non ne parla nemmeno adesso. Dijndijc
si comporta allo stesso modo; quindi, da questo punto di vista, tra i
due non vi è differenza. Sta di fatto che a Pancevo è ripresa la produzione
della raffineria e dei fertilizzanti, a rischio della salute degli operai
addetti e di tutta la popolazione.
Quanto ai problemi economici, ancora non si vedono reali cambiamenti,
all'infuori degli aumenti di prezzi, tasse e tariffe. Per la gente comune
è molto difficile sostenere questa situazione, poiché non aumentano, contemporaneamente,
gli stipendi. La Serbia non ha ricevuto alcun aiuto economico serio e
non ha visto arrivare alcun importante partner imprenditoriale. Infatti
nessuno vuole investire al buio, senza adeguate garanzie giuridiche. Disposizioni
legislative in materia, per ora, sono soltanto in gestazione (verisimilmente
il giornalista si riferisce anche alla legge sul lavoro.
E' da apprezzare la buona volontà di organizzazioni umanitarie che si
sforzano di portare aiuti, ma ciò avviene con lentezza, anche a causa
d' ingiustificabili ostacoli burocratici. Pure aiuti limitati, comunque,
sono bene accetti da parte di un popolo che non ha più niente. A livello
di Stati e di organismi internazionali, riceviamo contributi non confrontabili
con i danni che abbiamo subito: gli uni si possono esprimere in milioni
di dollari, gli altri in miliardi.
Nel governo serbo c'è Dijndijc e ci sono i suoi ministri. Non mancano
di energia e buona volontà. Se gli aiuti internazionali fossero maggiori,
l'economia serba potrebbe riprendersi. Allo stato attuale, invece, non
si può fare gran che. Ci sono poi tanti altri problemi, dal Montenegro
al Tribunale dell'Aia. Ma il problema di fondo è quello di cambiare la
mentalità dei serbi. Al tempo di Tito c'era una politica economica dirigista.
Adesso Dijndijc vuole instaurare un'economia capitalistica e incontra
opposizione da parte dei lavoratori. Valga l'esempio della "Zastava".
Il fatto è che per la prima volta i lavoratori si trovano a dover dipendere
dal loro stesso lavoro. Se lavorano male, è giusto che siano licenziati,
e così pure se sono in troppi. Prendiamo un operaio addetto a una catena
di montaggio: se il suo lavoro non serve più, dovrà cambiarlo, frequentare
un corso di riqualificazione, per esempio imparare ad usare il computer.
Non è più possibile continuare col sistema dei posti di lavoro garantiti
indipendentemente dalla loro necessità, o dalla qualità e dal rendimento
del lavoro erogato.
Fra Dijndijc e Kostunica vi sono molte diversità. Kostunica è un uomo
all'antica, sotto certi aspetti non è dissimile da Milosevic. Però non
ha tendenze dittatoriali; le cose a cui tiene maggiormente sono la nazione,
la religione, la legalità. Non appare molto competente in economia. Dal
canto suo, Dijndijc è un uomo pragmatico, moderno, dinamico. Lavora molto
ed è più avanzato di Kostunica: vuole portare la Serbia in Europa.
Poche settimane fa si sono svolte elezioni amministrative in alcuni piccoli
centri. Si sono ripetuti i risultati dell'anno scorso, ma con la differenza
che ora la coalizione DOS si è scucita: da un lato Kostunica con la sua
formazione, dall'altro i rimanenti partiti. I due schieramenti si sono
bilanciati. Si è così avuta conferma del fatto che quando Kostunica si
presenta da solo col suo partito, nessuno dei due campi ha la prevalenza.
La popolarità di Kostunica è di carattere personale. Viene considerato
un eroe, il vincitore di Milosevic. Ma non tutti quelli che sono per Kostunica
sono anche per il suo partito. Se si vota per il presidente della Federazione,
vince certamente Kostunica, ma se si vota per il Parlamento non vince
il suo partito. Meno popolare personalmente di Kostunica, Dijndijc sta
comunque facendo delle cose importanti. La sua politica tende a ottenere
un "Piano Marhall" per la Serbia.
QUALCOSA CAMBIERA' NELLA SCUOLA SERBA?
Dai colloqui con i direttori delle scuole serbe dove siamo andati per
la "borse di studio", abbiamo avuto conferme e precisazioni
ulteriori sull'attuale organizzazione scolastica, nonché qualche anticipazione
su prossimi cambiamenti.
A parte l'ora di religione (con facoltà di esenzione, come da noi) e il
maggior legame di alcuni programmi con l'identità nazionale, per il resto
l'ordinamento scolastico è rimasto quello della Jugoslavia di Tito. Dopo
l'eventuale materna, otto anni di scuola dell'obbligo ("Osnovna Skola",
sigla O.S.), suddivisi in due cicli di quattro anni ciascuno. Si va in
prima classe a sette anni di età. La maggior parte dei ragazzi prosegue
nel Ginnasio (classico, scientifico, linguistico) ovvero in Istituti professionali:
quattro anni di corso per infermieri, dentisti, farmacisti, ragionieri,
edili, periti agrari ecc.), tre per meccanici, falegnami, mestieri vari.
A Belgrado, Novi Sad, Nis, Kragujevac, vi sono Università onnicomprensive,
in altri centri solo alcune facoltà.
Alle scuole dell'obbligo - che interessano di più i nostri soci - le materie
principali sono lingua e letteratura serba, matematica, lingue estere
(ora soprattutto l'inglese). Inoltre storia, geografia, fisica, chimica,
biologia, educazione artistica, civica, fisica, manuale. Si sta introducendo
l'informatica. Progressi tecnologici e lavori di ristrutturazione dipendono
spesso da finanziamenti esteri o da sponsor interni. Durata delle lezioni:
otto ore giornaliere, sabato escluso. Meno, quando vi sono doppi turni.
Attività facoltative come sport (calcio, basket ecc.), danza, canto, pittura,
scacchi e altre, si svolgono dopo le ore di lezione. .
I titoli di studio conseguiti ai vari livelli sono riconosciuti da alcuni
Paesi (come Grecia, Norvegia, Canada, Australia, Nuova Zelanda), verso
i quali, anche per questo motivo, si orienta prevalentemente l'emigrazione.
In altri (ad es. in Italia) è richiesto un anno di studio supplementare
nelle proprie scuole.
Gli insegnanti delle scuole superiori e di alcune materie del secondo
quadriennio nelle OO.SS. devono aver frequentato quattro anni di Università
ed eventualmente altri due. Spetta loro il titolo di "professore".
Per i rimanenti bastano due anni di Magistero. Gli stipendi sono pari
a 150-200 marchi mensili. Con un lungo sciopero si è ottenuto, lo scorso
settembre, un aumento del 10%, insieme a maggiore regolarità nei pagamenti.
Le scuole dipendono dal Ministero per quanto riguarda i programmi, gli
stipendi ecc. Per altre spese e forniture, dai Comuni. Ci si sta orientando
verso un maggiore impegno di questi ultimi, e quindi una loro maggior
influenza. Ciò crea problemi in alcuni centri pluri-etnici, come le sette
cittadine della Vojvodina a maggioranza ungherese, tra le quali Backa
Topola. Infatti alcuni loro sindaci, di orientamento "irredentistico",
cercano di usare la loro autorità sulle scuole come arma politica.
E' in via di preparazione una riforma dei programmi e dei metodi d'insegnamento,
tendente ad alleggerire l'impegno degli studenti e a privilegiare alcune
materie fondamentali, sfrondando le altre. Meno informazione e più formazione,
dunque. Si vuole anche, così, adeguare la scuola serba agli standard europei.
Alla fine di ciascun livello d'istruzione, dovrebbero essere introdotti
test e giudizi da parte degli insegnanti, per orientare i giovani verso
il ramo più adatto a ciascuno nella prosecuzione degli studi. Si spera
che la riforma possa entrare in vigore il prossimo anno scolastico.
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