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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 2 al 18 novembre 2001


Venerdì 2 novembre - imbarco a Bari, sul traghetto montenegrino "Sveti Stevan". Si parte solo la mattina di sabato 3. Motivo ufficiale del ritardo, le condizioni del mare; reale, vai a sapere. Arrivo a Bar verso le 15. Come in maggio alla frontiera serbo-ungherese, così anche qui, alla dogana portuale, auto e autocarri devono prima di tutto attraversare una pozza d'acqua con chissà quale sostanza, che disinfetterebbe le ruote (ma perché solo queste?) dal virus della "mucca pazza". Due marchi. Speriamo che non pensino a disinfezioni dall'antrace... . Un'oretta dopo, ottimo pranzo in una trattoria di montagna, per 40 marchi tutti e tre. Molti italiani, specialmente cacciatori. Tra Montenegro e Serbia, dopo Podgorica, un duplice posto di blocco. Non è proprio una dogana, ma vi somiglia. Lo diventerà a tutti gli effetti? A notte inoltrata, arrivo a Niska Banja, dove ci attende la sorella maggiore di Jovanka, nella sua pittoresca e accogliente casetta, un po' al di sopra del parco pubblico.

Domenica 4 - Un giro per Nis e contatti telefonici per gli appuntamenti della settimana. Visita alla sorella minore di Jovanka, cui è morto il padre poco tempo fa, di tumore. Molta gente ci dirà, nel corso del viaggio, che questa brutta malattia è attualmente più diffusa rispetto alla norma., così come la leucemia, il diabete, le affezioni respiratorie, le depressioni ecc. Nell'insieme, si parla di "peste bianca", attribuita ai bombardamenti del 1999.

Lunedì 5 - A Kragujevac, ore 10, ci aspetta l'amica sindacalista Rajka, che ci conferma la situazione assai difficile per i dipendenti della "Zastava". Nel pomeriggio, consegna delle quote di affido ("borse di studio" si chiamano, come sapete, quelle di ABC in Serbia e Bosnia) ai figli di operai particolarmente bisognosi, segnalati dal "Sindacato Indipendente", che a Kragujevac è uno dei due minori. Cena offerta dai dirigenti di questo sindacato, alla mensa aziendale. Poi ci accompagnano all' albergo che sta al centro del grande parco dedicato alla memoria delle centinaia di cittadini, compresi molti alunni delle scuole medie, impiccati per rappresaglia dai nazisti quandoé la zona era una roccaforte della Resistenza.

Martedì 6 - La mattina e il pomeriggio, consegna delle "borse di studio" ai bambini e ragazzi figli di operai rimasti senza lavoro, compresi nell'elenco del sindacato maggiore ("Autonomo"). Siamo fortunati - ci dice la Rajka - perché possiamo utilizzare il salone riunioni. Giorni fa la direzione lo ha negato alla delegazione sindacale di Brescia, che ha dovuto effettuare le consegne delle adozioni a distanza nel cortile, con il freddo che c'era (e che c'è ancora). Pranzo e scambio d'idee, sempre alla mensa aziendale, con i nuovi dirigenti del "Sindacato Autonomo". Politicamente passano come aderenti al DOS, ma non ci sembra che parlino e si comportino in modo molto diverso da quelli precedenti. Un semplice ripiego per salvare la forma?
La Rajka ci parla del disegno di legge sul lavoro, predisposto dal governo e inaccettabile per i lavoratori. Il suo sindacato aveva indetto dal 16 ottobre, in tutta la Serbia, uno sciopero generale, che aveva avuto una larga adesione. Ci consegna copia dell'appello lanciato per invitare allo sciopero e un documento contenente critiche ad alcuni articoli del disegno di legge particolarmente negativi. In allegato riportiamo il primo e una sintesi del secondo.
Mentre mangiamo viene un giornalista locale, quello stesso che ci fece da tramite, a fine aprile 1999, per un appuntamento con la dirigenza sindacale della "Zastava" appena bombardata. In Serbia - tiene a dirci - non c'è ancora stabilità politica, quindi anche in materia economica si va a tentoni. La gente non è soddisfatta, non si sente rappresentata dalla nuova staff politica. Per quanto riguarda Kragujevac, tutto dipende da una ripresa dell'attività industriale, che è ormai impossibile senza un consistente apporto di capitale estero, ma per ora arriva solo qualche piccola impresa, di poca importanza e di dubbia trasparenza. Tutti sarebbero lieti di un ritorno della FIAT, che però non si fa più sentire.
Più tardi, effettuiamo la consegna delle "borse di studio" ai bambini e ragazzi dell'elenco di "Nezavisnost!" ("Indipendenza!"), l'altro sindacato minore della "Zastava". Dopo, a cena, tra una forchettata e un sorso di vino, i dirigenti di questo sindacato ci aprono il loro animo. S'intuisce nei loro discorsi una sofferta lacerazione interiore. Al tempo di Milosevic, stavano all'opposizione e speravano in una rinascita economica, politica, morale. Adesso, però, vedono che le cose non sono cambiate in meglio. Sapevano che, per una seria ripresa produttiva, i lavoratori avrebbero dovuto fare dei sacrifici, ma loro, come sindacalisti, si preparavano a una lotta per ottenere almeno consistenti ammortizzatori sociali. Invece tutti i sindacati sono ridotti all'impotenza. Più che dal paternalismo populista e corrotto alla democrazia - concludono - si è passati da un regime a un altro, ma questo di adesso si muove apertamente e duramente a danno dei lavoratori. Forse era inevitabile lasciar cadere una maschera di demagogia non più sostenibile, ma la gente ne sta pagando conseguenze troppo pesanti, si poteva essere meno drastici e precipitosi.

Mercoledì 7 - di nuovo a Nis. Riunione con genitori e bambini per consegnare le borse di studio presso il sindacato della "Mascinska Industria", che adesso non sventola più la bandiera della "Indipendenza" col punto esclamativo, ma aderisce alla "Unione dei Sindacati Indipendenti di Nis". Chiediamo la ragione del passaggio di campo. Risposta evasiva.

Giovedì 8 - La mattina, analoga riunione alla "Elektronska Industria". Qui il sindacato è affine a quello che ha la maggioranza a Kragujevac. Finita la cerimonia, anche questi sindacalisti parlano a lungo della situazione, dimostrandosi delusi, amareggiati, esasperati.
Nel pomeriggio, siamo invitati all'"Associazione delle Madri Sole di Nis". In un angusto locale si affollano donne e bambini, alcuni dei quali ci recitano poesie. La dirigente, signora Mima, ci ringrazia per essere venuti e ci chiede di mettere in contatto epistolare quei bambini, di cui ci dà un elenco, con loro coetanei italiani. "Ci avete portato un po' di speranza - dice - adesso sappiamo che non tutti ci ignorano. Siate benedetti". La povertà e lo stato di bisogno delle donne presenti e dei loro figli sono palesi. Tornati in Italia, faremo del nostro meglio per soddisfare il loro desiderio e per mettere l'associazione in contatto con una nostra organizzazione femminile.

Venerdì 9 - Consegna delle borse di studio presso la scuola primaria "Ivan Goran Kovacic" di Niska Banja. Precede uno spettacolo di canti e balli, tradizionali e "moderni", eseguiti da alcuni gruppi di alunni. Consegnamo anche lettere, foto e disegni da parte della nostra scuola elementare in località "Landi" (Genzano); domani ci daranno le risposte.

Sabato 10 - Alla piccola scuola "Rodoljub Colakovic", in Donja Vrezina (sobborgo di Nis), si ripete, per tutta la mattinata e il primo pomeriggio, la calorosa accoglienza già descritta nella relazione del viaggio precedente (maggio 2001). Distribuzione delle "borse di studio", poi tavolata generale, con portate fresche di cucina domestica, aranciate per gli alunni, rakja per gli adulti. A un certo punto, tutti a cantare e a ballare fino a pomeriggio inoltrato, insegnanti, genitori, bambini e ... noi (!).

Domenica 11 - Una giornata di viaggio fino a Pale, in Bosnia (Republika Srpska), via Krusevac, Kraljevo, Cacak, Uzice, Visegrad. Strada facendo, riordiniamo gli appunti che avevamo presi a Nis, interrogando alcune massaie, sul costo della vita per una famiglia serba. (prezzi espressi in dinari, al cambio attuale di 30 per un marco tedesco, cioè più o meno per mille nostre lire). Per mandare i figli a scuola: una bici (se occorre) nuova din.14.000, usata 4.500 - 5.000. Zainetto, da 600 in su. Libri, quaderni, cancelleria, in prima elementare, 10.000. Viveri: pane un kg, 20, zucchero 50, olio di mais al litro 70, caffè un etto 25, farina 50 al kg, riso 40-50, spaghetti 30, pasta all'uovo 40, sale 40, carne bovina 300, suina 350, di pollo 160, margarina 300, pomodori 50, patate 12, cipolle 10, aglio 90, cavolo 10, paprika 50, fagioli 140; un piede d'insalata verde 10, un uovo 5. Igiene: confezione di 3 kg detersivo, 350, saponetta 50, dentifricio 100, spazzolino da denti 30, shampo piccolo 100. Vestiario: scarpe 1.500 - 2.500, calze da 100 in su, calzerotti 80, canottiera 150, reggiseno 150, mutande 30, jeans 600, giacca da 600 in su, gonna 350 - 500, berretto di lana 200, maglione da 300 in su, giaccone invernale da 1.500 in su, leggero 800. Riscaldamento: carbone 3.000 la tonnellata più trasporto, legna 1.200 al metro cubo più taglio e trasporto. Elettricità: 2.000 al mese (nelle città serbe è generalmente usata anche per il riscaldamento e la cucina). Acqua: prezzo base 100 ogni mese a persona. (All'ufficio postale di Niska Banja avevamo visto tanta gente che si affrettava a pagare gli arretrati dell'elettricità: dopo molte rate rimaste "nominali", era stato intimato di pagare tutto insieme, pena lo stacco immediato). Confrontando questi prezzi con quelli indicati nel nostro giornalino dopo il viaggio di dicembre 1999 (allora un paio di scarpe si pagava 850 dinari, un kg. di zucchero 25, di patate 7, di carne 60-150, un litro di olio 30 e il resto in proporzione), il costo della vita risulta più che raddoppiato, anche tenendo conto della svalutazione (un dinaro era pari a 20-22 marchi). Salari, pensioni e stipendi sono rimasti, invece, pressoché invariati e la disoccupazione è cresciuta. In una parola, gran parte della gente serba vive ormai in povertà. E' significativo che a Kragujevac un bambino - proprio così, un bambino -, interrogato dalla TV locale su cosa avrebbe voluto comprare con le quote d'affido da noi appena consegnate, abbia risposto: "da mangiare".

Lunedì 12 - Consegna delle "borse di studio" presso la scuola "Sveti Sava" di Rogatica. Poi i genitori vorrebbero invitarci a pranzo in un locale turistico su una vicina montagna. Dobbiamo faticare non poco a dissuaderli; accettiamo soltanto caffè e aranciate in un vicino bar. La strada per tornare a Pale, tutta curve e saliscendi, è impegnata da una colonna di grossi blindati del contingente italiano della SFOR. Si tratta di quello stesso tipo di mezzi che piace al presidente Bush, il quale ne avrebbe richiesto un quantitativo al nostro governo per l'Afghanistan?

Martedì 13 - Consegna delle "borse di studio" presso la scuola "Pale" (mattina) e la "Sveti Sava" di Lukavica (pomeriggio). A qualche nostro accenno di domanda sulla situazione in Bosnia, anche questa volta nessuno si sbottona. "E' sempre la stessa", continuano a rispondere. In effetti, per quanto ci riguarda più direttamente, i profughi stanno sempre dov'erano; bambini e genitori (ormai li riconosciamo tutti, dalla faccia e, i genitori, anche dal vestito che, parimenti, è sempre lo stesso) vengono a prendere le nostre quote d'affido pur se sono alloggiati a parecchi chilometri di distanza e nonostante il freddo. La temperatura, difatti, è calata e la pioggia si è trasformata in neve.

Mercoledì 14 - Spalata la neve che ricopre l'auto, e raschiati i vetri, possiamo ripartire, destinazione Belgrado, dove ci ospita la dottoressa Vida, nostra provata amica (vedi in allegato quanto ci ha detto sulla situazione sanitaria in Serbia).

Giovedì 15 - La mattina, consegna delle borse di studio presso la scuola "Nikola Tesla", a Belgrado-Rakovica. Quasi tutti gli alunni affidati sono profughi dalle svariate zone di sanguinose battaglie: i loro affidatari italiani, leggendo le brevi notizie riportate nelle schede personali di ciascuno, possono farsi un'idea di quanto abbiano sofferto. Nel pomeriggio siamo ospiti, a Pancevo, dell'amico prof. Ivakovic, che spesso ci ha aiutato a tenere i contatti col locale Istituto d'igiene e protezione ambientale per l'iniziativa "Pancevo chiama Italia". Viene un giornalista che c'intrattiene per un'oretta, manifestando, sulla situazione generale in Serbia, opinioni divergenti, per importanti aspetti, da quelle che avevamo udito da parte sindacale (riportiamo in allegato un riassunto delle molte cose che ha tenuto a dirci).

Venerdì 16 - Mattina: consegna delle borse di studio presso la O.S. "Svetozar Markovic Toza" di Novi Sad. Inizierà tra poco la procedura per la nomina quadriennale del direttore e quello attuale teme di essere sostituito, per ragioni non professionali - sottolinea - ma politiche. E' quanto già accaduto alla nostra vecchia amica Jelena, non confermata, ai primi di ottobre, alla direzione della O.S. "Nikola Tesla" di Backa Topola, dove le cose sono complicate ancor più dalle diatribe etniche serbo-ungheresi.
Nel pomeriggio andiamo appunto a Backa Topola, dove la Jelena ci fa visitare anzitutto la nuova scuola linguistica (privata) da lei or ora organizzata e da lei stessa diretta. Come si vede, non è donna da gettare la spugna. Per ora - ci dice - vi si insegnano inglese e tedesco, ma vorrebbe aggiungere l'italiano. Più tardi ci accompagna alla O.S. "Vuk Karadzic", situata in una località agricola, a 7 km. dal centro cittadino. Ci hanno preparato un'accoglienza favolosa: balli e canti serbi, ungheresi, macedoni, montenegrini, bosniaci eseguiti alla perfezione dagli alunni, contadinotti dalle guance rosse e dai polmoni vigorosi. Poi visita della scuola, aula per aula, ciascuna con le sue attrezzature e pannelli didattici. Ci regalano quadri, libri, disegni, lavoretti da portare alla scuola romana "V.Piccinini", con la quale è in attivazione un gemellaggio.

Sabato 17 - La mattina, consegna delle borse di studio presso la citata O.S. "Nikola Tesla" di Backa Topola. Ci accoglie la nuova direttrice, un'anziana signora serba dall'aspetto triste. Per recepire la nostra iniziativa, ha costituito un comitato di otto persone, tra cui lei stessa, la Jelena, alcuni insegnanti serbi, altri ungheresi. C'è un po' di tensione; noi cerchiamo di smussare le rispettive angolosità stringendo la mano a tutti e facendoci fotografare tutti insieme. Infine ripartiamo per l'Italia. Attraversate Ungheria ed Austria, siamo a Roma domenica 18 verso sera.



TESTO DELL' APPELLO PER LO SCIOPERO GENERALE

"L'Unione dei sindacati di Serbia chiama tutti i lavoratori serbi a uno sciopero generale. Esso comincerà martedì 16 ottobre ore 8 e durerà finchè non sarà stata ritirata dalla procedura parlamentare la legge sul lavoro predisposta dal governo. Tutti i lavoratori serbi, a prescindere dalla categoria e dall'appartenenza sindacale, rischiano di esser messi con le spalle al muro. Dobbiamo passare al contrattacco. Partecipiamo compatti allo sciopero! Fermiamoci qualche tempo adesso, per non doverci fermare per sempre domani. La Serbia si fermerà allo scopo di poter ripartire. Una simile legge deve essere bloccata a tutti i costi. Dobbiamo combattere uniti per una legge migliore e più giusta. Il governo deve eliminare la corruzione e non i diritti dei lavoratori. Questa è una battaglia per noi e per i nostri figli: ADESSO O MAI PIU' - Il Comitato di sciopero. L'Unione dei sindacati di Serbia."

OSSERVAZIONI PRINCIPALI AL DISEGNO DI LEGGE SUL LAVORO (nostra sintesi)

I - La legge mette in pericolo l'esistenza stessa del contratto collettivo di categoria - Infatti l'art.1 introduce la possibilità che i rapporti di lavoro siano disciplinati o da accordi collettivi con i sindacati, o con regolamenti ovvero con contratti individuali. Si può ben immaginare quale di queste alternative sarà scelta dai datori di lavoro nel quadro del capitalismo.
II - Posti di lavoro disponibili, partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese - Non è previsto l'obbligo, da parte del datore di lavoro, di rendere pubblicamente nota la disponibilità di posti, cosicché gli interessati non potranno venirne a conoscenza e il padrone potrà scegliere chi gli pare. Inoltre, anche se ribadita a parole, la partecipazione alla gestione delle imprese verrà di fatto vanificata, dato che le privatizzazioni non saranno accompagnate dalla cessione gratuita ai lavoratori di una parte delle azioni.
III - Lavoro a tempo determinato - La legge prevede contratti a termine fino a cinque anni. Non occorre commentare a quali abusi questa norma darà luogo.
IV - Assenze dal lavoro per maternità - Mentre molte parti della Serbia sono infestate dalla "peste bianca", il disegno di legge riduce i permessi per maternità da un anno (estensibile a due), come è stato finora, a soli tre mesi.
V - Paga base - Non sono più previsti accordi tra datore di lavoro e sindacato sul salario minimo di base. Il sindacato resta così impedito dall'esercitare la sua più naturale e importante funzione, che è quella di battersi in favore dei lavoratori sul livello retributivo minimo, quindi poi sulle voci aggiuntive riguardanti il coefficiente di qualifica e il rendimento.
VI- Periodi di interruzione del lavoro - Secondo l'art.90, per tali periodi, ove l'interruzione non sia dovuta a sua colpa, il lavoratore ha diritto al 45% della paga normale, per un massimo di 45 giorni all'anno. Non è chiaro se questa norma si riferisca anche ai periodi di assenza pagata obbligatoria (noi diremmo: "cassa integrazione"- n.d.t.). Non è detto cosa accade se l'interruzione dura oltre i 45 giorni: viene corrisposto un analogo compenso anche in questo caso? E quali sono i riflessi sulla pensione, sull'assistenza sanitaria? Oppure si tratta di qualche altra cosa?
VII - Licenziamenti - Art. 104: il lavoratore può essere licenziato per il suo comportamento, a giudizio del padrone. Art.106: il padrone può offrire al lavoratore un contratto diverso, con altre condizioni, e se il lavoratore non accetta verrà licenziato.
VIII - Accordi collettivi - L'art.106 prevede accordi collettivi anche particolari e separati, specialmente in ambito regionale e di autonomie locali. L'art.141 stabilisce nel 15% il numero minimo di iscritti rispetto alla totalità dei lavoratori occupati, che è necessario affinché un sindacato sia ritenuto rappresentativo e possa partecipare agli accordi collettivi, a livello nazionale. In ambito regionale o di autonomia locale, si scende al 10%. Ciò apre la via a una moltitudine di rappresentanze sindacali, quindi, in pratica, a un minor potere contrattuale del sindacato.
Per telefono siamo poi stati informati che il disegno di legge è passato in Parlamento il 3 dicembre, ma per soli 8 voti. Infatti, oltre ai partiti Radicale, Socialista e dell'Unità serba, ha votato contro anche quello di Kostunica. Comunque - ci è stato detto - i lavoratori non si rassegnano e già si profilano nuovi scioperi, a cominciare dalla Scuola.
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LA SITUAZIONE SANITARIA IN SERBIA

Mentre eravamo a casa sua, la dottoressa Vida Parezanovic ci ha parlato a lungo dell'argomento e delle esperienze personali, recenti e no, da lei fatte quale membro dello staff dirigenziale del Ministero della sanità, dell'UNICEF e di altre istituzioni. Dopo i bombardamenti del 1999 - ha cominciato a dirci questa donna ormai anziana, stanca e amareggiata, mentre le giocavano e vociavano intorno tre vispi nipotini - il tasso di natalità, in Serbia, è sceso al minimo storico. Gran parte dei bambini nasce sottopeso. In varie città più colpite dalle bombe, come ad es. Kragujevac e Nis, il 10% di loro sono nati con anomalie. Loro usano attribuire a ogni neonato un voto, da 10 a 1: a ben pochi, negli ultimi due anni, si è potuta dare la "sufficienza". Questo quadro determina panico nei genitori e molta preoccupazione nei medici dei reparti ospedalieri di ostetricia, pediatria e ginecologia
Un altro forte motivo di timore è dato dai residui lasciati dalle bombe all' uranio. Se ne è molto discusso, specie da quando ne sono rimasti coinvolti anche soldati della SFOR e della KFOR. Si è cercato di minimizzare o di smentire, ma nell'ottobre 2000, a Sofia, un convegno di scienziati ed esperti (alcuni dei quali se ne erano già occupati per l' Irak) ha ribadito la gravità del problema. Le radiazioni hanno colpito anche, in particolare, donne incinte nel Kosovo e in altre zone della Serbia meridionale. Nell'ultimo anno - aggiunge la dottoressa in evidente polemica col nuovo governo - non si è prestata al problema la dovuta attenzione, forse perché adesso si deve tacere su tanti misfatti della NATO, nella speranza di ricevere qualche elemosina dall'Occidente.
Nel Kosovo e Metohia la situazione sanitaria è sempre stata difficile, ma adesso lo è ancora di più. Nella regione, epidemie e alto tasso di mortalità hanno sempre colpito i bambini. Io - dice la dottoressa, che durante la sua lunga carriera si è particolarmente impegnata nella zona - so bene quanto vi si è adoperata la sanità jugoslava. Ci andavano i migliori medici di Belgrado e di altre città serbe; gli albanesi ne erano felici, avevano in loro la massima fiducia. Anche durante gli anni dell'embargo molti medici serbi hanno continuato a curare bambini albanesi. Adesso se ne occupano l'UNICEF e altri organismi internazionali. Due mesi fa il dottor Marino Andolina, di Trieste - noto per il suo generoso volontariato medico "senza frontiere" -, di ritorno da Pristina, ha dichiarato che adesso, senza medici serbi, la mortalità infantile è molto aumentata nella popolazione albanese del Kosovo. (Lo stesso è andato ora in Afghanistan - n.d.r.).
Come membro di un apposito team, la dottoressa ha visitato di recente campi profughi nella Serbia meridionale. C'era gente fuggita da tutte le guerre che hanno insanguinato la ex Jugoslavia: dall'Erzegovina, dalla Bosnia, dalla Croazia, e adesso dal Kosovo. Per lei (anche se certo non nuova a situazioni del genere) è stata un'esperienza terribile. Lei sapeva, naturalmente, di donne e ragazze violentate e di tante altre atrocità subite da molti di questi profughi, ma si trattava di fatti episodici, a danno di singole seppur numerose persone. Sui profughi dal Kosovo, invece, sono state esercitate violenze di massa, le loro sofferenze sono state inenarrabili.
Di aiuti umanitari ne arrivano alla sanità serba, ma pochi. La Croce Rossa Internazionale, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ecc., non si occupano dei serbi fuggiti dal Kosovo perché loro non hanno ufficialmente lo status di profughi, ma sono considerati migranti interni. Formalmente infatti il Kosovo, in base agli accordi, è ancora una regione della Serbia.
Chiediamo alla dottoressa se è vera la voce di una prossima riforma generale del sistema sanitario serbo. Ancora non è nell'agenda governativa - risponde - e comunque speriamo non si seguiranno criteri di tipo americano, cioè di privatizzazione delle strutture e di penalizzazione dei meno abbienti. Già la situazione è precipitata a causa dell' embargo. In quarant'anni - aggiunge - il nostro popolo aveva costruito un sistema sanitario solidaristico: ogni lavoratore vi contribuiva con una quota del suo stipendio e l'assistenza era uguale per tutti, da Belgrado al Sangiaccato. Visite mediche, medicine, accertamenti diagnostici, era tutto gratuito. C'erano anche presìdi sanitari nelle scuole. Adesso si deve pagare ogni cosa, proprio quando la gente si è tanto impoverita. Così, per moltissime famiglie è assai difficile far curare i bambini, mentre stanno aumentando le malattie (epatite virale, anemia, leucemia, affezioni respiratorie, deformazioni della colonna vertebrale, disfunzioni psichiche), e questo è un altro motivo della drastica riduzione delle nascite.


COLLOQUIO CON UN GIORNALISTA DI PANCEVO

In buona parte il suo discorso tende a confrontare, e spesso a contrapporre, le personalità e le linee politiche di Zoran Djindjic, primo ministro della Repubblica di Serbia, e di Vojislav Kostunica, presidente dell' attuale Federazione jugoslava.
Esordisce sui problemi ecologici determinati dai bombardamenti, e ciò è ben comprensibile, dato appunto che abita a Pancevo. Afferma però che si tratta di una questione che investe tutto il Paese. L'inquinamento causato dalle distruzioni degli impianti di Pancevo e di Novi Sad ha danneggiato tutta la Vojvodina, e questa è il granaio della Serbia. Il veleno, dunque, va nel cibo di tutti i serbi. E' un pericolo gravissimo, di cui si parla troppo poco. Quando Kostunica andò in Francia - suo primo viaggio all'estero dopo divenuto presidente - ci si aspettava che ponesse sul tappeto la questione, chiedendo qualche aiuto per affrontarla, ma non lo fece, non si occupò affatto dell'argomento, E non ne parla nemmeno adesso. Dijndijc si comporta allo stesso modo; quindi, da questo punto di vista, tra i due non vi è differenza. Sta di fatto che a Pancevo è ripresa la produzione della raffineria e dei fertilizzanti, a rischio della salute degli operai addetti e di tutta la popolazione.
Quanto ai problemi economici, ancora non si vedono reali cambiamenti, all'infuori degli aumenti di prezzi, tasse e tariffe. Per la gente comune è molto difficile sostenere questa situazione, poiché non aumentano, contemporaneamente, gli stipendi. La Serbia non ha ricevuto alcun aiuto economico serio e non ha visto arrivare alcun importante partner imprenditoriale. Infatti nessuno vuole investire al buio, senza adeguate garanzie giuridiche. Disposizioni legislative in materia, per ora, sono soltanto in gestazione (verisimilmente il giornalista si riferisce anche alla legge sul lavoro.
E' da apprezzare la buona volontà di organizzazioni umanitarie che si sforzano di portare aiuti, ma ciò avviene con lentezza, anche a causa d' ingiustificabili ostacoli burocratici. Pure aiuti limitati, comunque, sono bene accetti da parte di un popolo che non ha più niente. A livello di Stati e di organismi internazionali, riceviamo contributi non confrontabili con i danni che abbiamo subito: gli uni si possono esprimere in milioni di dollari, gli altri in miliardi.
Nel governo serbo c'è Dijndijc e ci sono i suoi ministri. Non mancano di energia e buona volontà. Se gli aiuti internazionali fossero maggiori, l'economia serba potrebbe riprendersi. Allo stato attuale, invece, non si può fare gran che. Ci sono poi tanti altri problemi, dal Montenegro al Tribunale dell'Aia. Ma il problema di fondo è quello di cambiare la mentalità dei serbi. Al tempo di Tito c'era una politica economica dirigista. Adesso Dijndijc vuole instaurare un'economia capitalistica e incontra opposizione da parte dei lavoratori. Valga l'esempio della "Zastava". Il fatto è che per la prima volta i lavoratori si trovano a dover dipendere dal loro stesso lavoro. Se lavorano male, è giusto che siano licenziati, e così pure se sono in troppi. Prendiamo un operaio addetto a una catena di montaggio: se il suo lavoro non serve più, dovrà cambiarlo, frequentare un corso di riqualificazione, per esempio imparare ad usare il computer. Non è più possibile continuare col sistema dei posti di lavoro garantiti indipendentemente dalla loro necessità, o dalla qualità e dal rendimento del lavoro erogato.
Fra Dijndijc e Kostunica vi sono molte diversità. Kostunica è un uomo all'antica, sotto certi aspetti non è dissimile da Milosevic. Però non ha tendenze dittatoriali; le cose a cui tiene maggiormente sono la nazione, la religione, la legalità. Non appare molto competente in economia. Dal canto suo, Dijndijc è un uomo pragmatico, moderno, dinamico. Lavora molto ed è più avanzato di Kostunica: vuole portare la Serbia in Europa.
Poche settimane fa si sono svolte elezioni amministrative in alcuni piccoli centri. Si sono ripetuti i risultati dell'anno scorso, ma con la differenza che ora la coalizione DOS si è scucita: da un lato Kostunica con la sua formazione, dall'altro i rimanenti partiti. I due schieramenti si sono bilanciati. Si è così avuta conferma del fatto che quando Kostunica si presenta da solo col suo partito, nessuno dei due campi ha la prevalenza. La popolarità di Kostunica è di carattere personale. Viene considerato un eroe, il vincitore di Milosevic. Ma non tutti quelli che sono per Kostunica sono anche per il suo partito. Se si vota per il presidente della Federazione, vince certamente Kostunica, ma se si vota per il Parlamento non vince il suo partito. Meno popolare personalmente di Kostunica, Dijndijc sta comunque facendo delle cose importanti. La sua politica tende a ottenere un "Piano Marhall" per la Serbia.


QUALCOSA CAMBIERA' NELLA SCUOLA SERBA?

Dai colloqui con i direttori delle scuole serbe dove siamo andati per la "borse di studio", abbiamo avuto conferme e precisazioni ulteriori sull'attuale organizzazione scolastica, nonché qualche anticipazione su prossimi cambiamenti.
A parte l'ora di religione (con facoltà di esenzione, come da noi) e il maggior legame di alcuni programmi con l'identità nazionale, per il resto l'ordinamento scolastico è rimasto quello della Jugoslavia di Tito. Dopo l'eventuale materna, otto anni di scuola dell'obbligo ("Osnovna Skola", sigla O.S.), suddivisi in due cicli di quattro anni ciascuno. Si va in prima classe a sette anni di età. La maggior parte dei ragazzi prosegue nel Ginnasio (classico, scientifico, linguistico) ovvero in Istituti professionali: quattro anni di corso per infermieri, dentisti, farmacisti, ragionieri, edili, periti agrari ecc.), tre per meccanici, falegnami, mestieri vari. A Belgrado, Novi Sad, Nis, Kragujevac, vi sono Università onnicomprensive, in altri centri solo alcune facoltà.
Alle scuole dell'obbligo - che interessano di più i nostri soci - le materie principali sono lingua e letteratura serba, matematica, lingue estere (ora soprattutto l'inglese). Inoltre storia, geografia, fisica, chimica, biologia, educazione artistica, civica, fisica, manuale. Si sta introducendo l'informatica. Progressi tecnologici e lavori di ristrutturazione dipendono spesso da finanziamenti esteri o da sponsor interni. Durata delle lezioni: otto ore giornaliere, sabato escluso. Meno, quando vi sono doppi turni. Attività facoltative come sport (calcio, basket ecc.), danza, canto, pittura, scacchi e altre, si svolgono dopo le ore di lezione. .
I titoli di studio conseguiti ai vari livelli sono riconosciuti da alcuni Paesi (come Grecia, Norvegia, Canada, Australia, Nuova Zelanda), verso i quali, anche per questo motivo, si orienta prevalentemente l'emigrazione. In altri (ad es. in Italia) è richiesto un anno di studio supplementare nelle proprie scuole.
Gli insegnanti delle scuole superiori e di alcune materie del secondo quadriennio nelle OO.SS. devono aver frequentato quattro anni di Università ed eventualmente altri due. Spetta loro il titolo di "professore". Per i rimanenti bastano due anni di Magistero. Gli stipendi sono pari a 150-200 marchi mensili. Con un lungo sciopero si è ottenuto, lo scorso settembre, un aumento del 10%, insieme a maggiore regolarità nei pagamenti.
Le scuole dipendono dal Ministero per quanto riguarda i programmi, gli stipendi ecc. Per altre spese e forniture, dai Comuni. Ci si sta orientando verso un maggiore impegno di questi ultimi, e quindi una loro maggior influenza. Ciò crea problemi in alcuni centri pluri-etnici, come le sette cittadine della Vojvodina a maggioranza ungherese, tra le quali Backa Topola. Infatti alcuni loro sindaci, di orientamento "irredentistico", cercano di usare la loro autorità sulle scuole come arma politica.
E' in via di preparazione una riforma dei programmi e dei metodi d'insegnamento, tendente ad alleggerire l'impegno degli studenti e a privilegiare alcune materie fondamentali, sfrondando le altre. Meno informazione e più formazione, dunque. Si vuole anche, così, adeguare la scuola serba agli standard europei. Alla fine di ciascun livello d'istruzione, dovrebbero essere introdotti test e giudizi da parte degli insegnanti, per orientare i giovani verso il ramo più adatto a ciascuno nella prosecuzione degli studi. Si spera che la riforma possa entrare in vigore il prossimo anno scolastico.


 

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