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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 21 ottobre al 4 novembre 2000


Partenza da Roma sabato 21 ottobre. Arrivo a Backa Topola domenica sera. La cittadina non è illuminata. La nostra ospite - direttrice della locale scuola primaria (Osnovna Skola) "Nikola Tesla" - ci accoglie in casa a lume di candela. Vi sono frequenti interruzioni di energia elettrica - ci dice - non solo da noi, ma in tutta la Serbia.
Lunedì 23 - alla "Nikola Tesla", spettacolo in nostro onore: recite, canti, danze tradizionali in costume serbo ed ungherese. Poi i discorsi di prammatica e la consegna delle borse di studio.
Martedì 24 - mattina: consegna delle borse di studio alla O.S."Svetozar Markovic Toza", in Novi Sad. La scuola è gemellata con la nostra media "P.Villari": lasciamo al direttore numerose lettere di alunni di quest'ultima per i loro coetanei serbi. Pomeriggio: alla O.S. "Nikola Tesla" di Belgrado-Rakovica. Povero il quartiere, povera la scuola, poverissimi gli alunni cui diamo le borse di studio: stanno quasi tutti, da cinque anni, in un vicino campo profughi. Alla fine, come già in precedenti occasioni, una frotta di donne ci chiede di aggiungere i loro figli alla lista. Non siamo in grado, e ci si stringe il cuore. Arrivo a Kragujevac la sera. Alloggio in albergo, in un bel parco con un monumento che ricorda le centinaia di civili impiccati dai nazisti per rappresaglia anti-partigiana, compresi tutti gli alunni di una scuola media.
Mercoledì 25 - Consegna delle borse di studio a bambini e ragazzi figli di operai disoccupati (causa bombardamento della grande fabbrica automobilistica "Zastava") iscritti al sindacato maggioritario. Cena a lume di candela offerta dalla dirigente di questo sindacato, un'abile ed energica signora che noi scherzosamente chiamiamo - e lei ci sta - la "Lady di ferro di Kragujevac". Qualche tempo prima, avvenuta la svolta politica a livello nazionale, lei e i suoi colleghi erano stati violentemente contestati da gruppi di operai dissenzienti. Si è ora addivenuti - c'informa - a un accordo per elezioni sindacali da tenere prossimamente.
Giovedì 26 - Consegna delle borse di studio nelle sedi dei due sindacati minori: "Nezavisnost!" (Indipendenza) e "Nezavisni Sindikat" (Sindacato indipendente) Dovunque siamo andati, ieri e oggi, interviste di giornalisti, riprese televisive. A sera giungiamo a Nis.
Venerdì 27 - Alla "Industria Meccanica", poi alla "Industria elettronica". Anche qui, giornalisti e videocamere. Alla "Elettronica" il dinamico e ambizioso direttore che ci aveva ricevuto cordialmente la volta scorsa è stato sostituito, ancora sotto il vecchio regime, da un generale, e la gente di Nis ci scherza sopra. Si attendono ora le decisioni del DOS, la nuova coalizione politica, presieduta da Kostunica, che ha vinto le elezioni presidenziali di settembre.
Sabato 28 - la mattina alla O.S."Ivan Goran Kovacic"; il pomeriggio a una piccola scuola in estrema periferia: Ci sono soltanto le prime quattro classi e due aule. Gli stessi genitori stanno ristrutturando l'edificio, che andava in rovina. Accoglienze calorose, spettacolo dei bambini, tavolata con vivande preparate dalle famiglie.
Arrivo in Bosnia domenica sera. Consegna delle borse di studio alla O.S. "Pale" il 30 e il 31 mattina; alla O.S. "Sveti Sava" di Lukavica il 30 sera, alla O.S. "Sveti Sava" di Rogatica il 31 pomeriggio. C'informano che è appena finito uno sciopero degli insegnanti. In Bosnia la vita costa sempre di più, nel quadro di una rincorsa prezzi-stipendi. Una ex insegnante della scuola di Pale, ora dirigente del sindacato unico, ci dice che molte fabbriche sono state acquistate dai loro stessi direttori, il che lascia adito a evidenti sospetti. E' in corso la campagna elettorale per le politiche. Nella zona delle nostre iniziative è scontato il successo del partito nazionalista serbo.
Mercoledì 1° novembre - rientro in Serbia e cordiale colloquio, a Pancevo, con la dirigenza del locale Istituto d'igiene e protezione ambientale, allo scopo di concordare gli adempimenti burocratici per il trasporto e la consegna come aiuti umanitari (quindi senza le esorbitanti spese doganali) di un primo, consistente blocco di strumenti da fornire all'Istituto nel quadro della campagna "Pancevo chiama Italia", condotta da ABC con il sostegno del "manifesto".
Giovedì 2 - riposo a Backa Topola. Il 3 partiamo per il viaggio di ritorno, che si conclude il 4, sotto un inesorabile diluvio dal Tarvisio a Roma.

Qui di seguito troverete delle interviste fatte durante il nostro viaggio in Bosnia (Republika Srpska) e Serbia (una sintesi verraà pubblicata sul prossimo numero di "A, B, C, solidarietà e pace" che riceverete a dicembre).

Si è trattato di persone di vario livello ed estrazione sociale, dall'insegnante al sindacalista, dal profugo al pensionato. Fedeli alla nostra linea di sempre, della non ingerenza diretta negli affari interni di quel popolo e della fiducia nella sua capacità di risolverli autonomamente, le nostre domande riguardavano essenzialmente i problemi della vita quotidiana. Per chi ha voluto fare riferimento, in un senso o nell'altro, anche a motivazioni politiche, abbiamo registrato le sue parole con la massima obiettività.

Nelle riunioni, al termine delle quali sono state tenute alcune delle interviste, il nostro rituale discorsetto di cortesia s'inquadrava essenzialmente (slanci "lirici" a parte) nel seguente schema:

Voi sapete - ve lo abbiamo sempre detto - che la nostra associazione non viene a intromettersi nei vostri problemi politici interni. Sappiamo che voi siete un popolo civile, capace di risolvere da solo i suoi problemi. Non c'è bisogno che nessuno venga a farvi il maestro di democrazia o di altro, e meno che mai una piccola associazione come la nostra. Questo vuol forse dire che gli altri popoli possono tranquillamente disinteressarsi di voi e fare come se voi non esisteste? Evidentemente non è giusto e nemmeno possibile. In questo mondo in cui le distanze sono sempre più corte, l'economia sempre più integrata, il confronto culturale sempre più ravvicinato, è ora di capire che tutti i popoli della Terra vivono insieme e sono interdipendenti, come i viaggiatori su una stessa nave.
E allora come comportarsi? Su quali basi fondare le relazioni fra i popoli? Sull'oppressione del più forte sul più debole? Sulla guerra, sui bombardamenti? Sul "Tu devi fare quello che dico io"? Ancora no, tutto il contrario.
Perciò un'associazione come la nostra, con quale spirito e atteggiamento deve venire da voi? Poco è l'aiuto economico che possiamo darvi: qualche borsa di studio a bambini e ragazzi più bisognosi. Ma grande è l'amicizia reciproca: a poco a poco ci siamo affezionati a voi, e voi ci riconoscete come vostri fratelli.
Speriamo proprio che in un futuro non lontano potrete ricostruire la vostra Nazione, la vostra economia, così da non aver più bisogno di aiuti "materiali". Quando ciò sarà ce lo direte voi stessi. Continueremo certo a venire da voi, ma per riabbracciarvi, per bere insieme un po' di rakja, che è molto buona; e voi ci ricambierete le visite, e berrete insieme a noi il nostro vino, che è esso pure molto buono.

Lunedì 23 ottobre- Jelena Simovic (Direttrice della O.S."Nikola Tesla", Backa Topola)
Abbiamo attraversato tante situazioni problematiche in questi ultimi dieci anni, che la parola "Speranza" è diventata un'astrazione. Ciò che è vero è vero. La nostra vita non è [adesso] né migliore né più facile. La Vojvodina, il granaio della Jugoslavia, rischia la rovina, dato che l'intera produzione agricola sta attraversando un periodo estremamente negativo. Grano, mais, barbabietole da zucchero, patate, frutta: peggio di così non si era mai visto.
A causa della mancata accumulazione di riserve, delle condizioni tecniche obsolete, dello sciopero dei minatori, abbiamo gravi problemi anche con l'elettricità. Attualmente la sua erogazione è razionata: quattro ore si e sei no. Le candele sono l'articolo più venduto, proprio come il pane. Di conseguenza c'è un altro grave problema: il riscaldamento. Le scuole stanno al freddo, per mancanza di carbone, di gasolio e di corrente elettrica. Il tutto è aggravato dal cambiamento a livello di governo locale, tra i cui compiti dovrebbe esservi appunto il riscaldamento delle scuole. I nuovi amministratori hanno bisogno di tempo per acquisire capacità (forse all'inizio, forse per sempre) per organizzare questo importante lavoro. Il costo della vita cresce di giorno in giorno. La nafta del 50%. E' vero che adesso è disponibile alle stazioni di servizio, ma se i nostri stipendi medi sono di 70 DM, non è possibile spenderne 40 per rifornirsi di gasolio per tutto il mese (parlo di 40 litri) [La signora Simovic sta evidentemente riferendosi alle "pompe" statali, dove il carburante è contingentato e non si trova mai; non a quelle private, dove si trova, ma un litro di gasolio costa DM 1,5/1,6 e uno di benzina DM 2, cioè rispettivamente, lire 1.500/1.600 e lire 2000].
L'olio da cucina costa il 100% in più; il prezzo dei trasporti è cresciuto del 50%, il latte del 50%, la carne dal 50% in su. Il pane costa 8 dinari nei forni privati, 10 in quelli statali.
Stipendi e salari sono sempre gli stessi, tranne che nelle fabbriche, dove i direttori li aumentano per paura dei sindacati (ma per molti direttori fedeli all'ex governo si può ormai parlare soltanto di ex accordi con i sindacati).
Viaggiare con l'autobus costa troppo. Col treno, significa subire forti ritardi. Accade spesso che un treno passeggeri addirittura non parta, e che occorra aspettare la partenza di quello successivo, per ore e ore.
Un marco tedesco (DM) è cambiato attualmente a 30 dinari (cambio ufficiale). Io personalmente sono contraria all'affermarsi di valute straniere qui da noi; preferirei un dinaro più forte e stabile.
Per molte famiglie è difficile mandare i figli a scuola. Libri, quaderni e soprattutto vestiti decenti, costano molto. La scuola si sforza sempre di organizzare iniziative finalizzate all'acquisto di libri e quaderni a condizioni migliori: così, in febbraio, partiremo con un'iniziativa per acquistare libri in tre rate. In aprile faremo lo stesso per i quaderni. Così tutto è pronto perché entro la fine dell'anno scolastico corrente, almeno il 90% degli alunni possa beneficiare di questo acquisto rateale per l'anno scolastico prossimo. Aiutiamo anche gli alunni profughi e poveri con libri e quaderni gratuiti.
La situazione dei profughi è estremamente dura. Nella nostra zona ne sono venuti almeno 3.000. Molti di loro trovano sistemazione presso parenti, ma circa 500 stanno in "centri collettivi", in pessime condizioni. Tutto è problema per loro: cibo, riscaldamento, vestiario: Molte persone in una sola stanza; un bagno per molte persone. Non hanno ancora alcuna speranza di tornare alle terre d'origine, di riavere le loro case, gli appartamenti, i campi che loro coltivavano in proprio.
Io sono felice che molta buona gente italiana abbia comprensione per le sofferenze del mio popolo e specialmente per i profughi. Grazie a Dio abbiamo un'associazione come ABC, gente onesta, che ci dà l'anima e il cuore. Con il sostegno dei donatori italiani, aiutano in Serbia circa 600 bambini e ragazzi con borse di studio, di cui vivono anche le loro famiglie. Fidiamo molto nella loro amicizia, sperando che questi tempi duri e difficili finiranno un bel giorno, e che riusciremo a sopravvivere, come sempre. Non crediamo nei governi europei. Stanno in ginocchio di fronte agli USA. Come hanno potuto permettere il bombardamento di un Paese vicino, di una nazione europea storicamente e culturalmente ricca. Le loro bombe, le bombe americane, ci hanno avvelenato tutti, i serbi e gli altri europei. Tutti gli europei dovrebbero stringersi insieme, forti della loro civiltà e della loro storia. Gli USA dovrebbero esser messi in condizione di bussare alla porta dell'Europa con grande rispetto, come alla porta di una vecchia "Lady". Io non credo buona alcuna strada di accodamento agli USA. Dobbiamo avere una strada europea e un progresso europeo. Non dobbiamo credere ai buoni propositi e ai fini umanitari americani. Dove arrivano, cominciano le guerre: E poi (quale cinismo!) gli interventi umanitari per aiutare la povera gente. Preferiamo rimanere poveri che essere aiutati in questa maniera. Rispettiamo gli amici veri e speriamo, con loro, di rimanere tali per sempre!

Lunedi 23 ottobre: Zeljko (da tempo direttore dell'AIK - "Agricoltura Industria Kombinat" - e maggior esponente della comunità serba, minoritaria a Backa Topola). In questa cittadina il sindaco è tradizionalmente ungherese, e il presidente del Consiglio comunale - precisamente, fino a poco tempo fa, l'ing. Zeljko - un serbo. L'ingegnere era particolarmente risentito - diciamo pure che era furibondo - per come sono andate le elezioni presidenziali nella sua città e in altre vicine, dalla stessa composizione etnica a maggioranza ungherese. Per i serbi, si è creato un problema nuovo: o votare "da serbi", ma allora per il partito socialista di Milosevic, come facevano da tempo; ovvero votare "da democratici", ma allora, non avendo localmente un partito democratico proprio, votare per il più moderato dei due partiti ungheresi. Risultato: i serbi hanno perso ogni posizione di potere nel Consiglio comunale, e rischiano di perdere la loro stessa identità politica.

Mercoledì 25 ottobre: Ruzica Milosavljevic (dirigente dell' "Organizzazione sindacale unitaria" - alla "Zastava", Kragujevac)
Il prossimo inverno sarà il più difficile di questi ultimi dieci anni. Il nostro sistema energetico è stato distrutto dai bombardamenti. Noi abbiamo cominciato a ricostruire secondo priorità essenziali, ma in mancanza di investimenti, non abbiamo potuto fare tutto il necessario. Perciò, a causa del maggior carico invernale, si è prodotta una caduta energetica con erogazione di elettricità interrotta per quattro o sei ore consecutive; altri giorni abbiamo elettricità per due ore, poi per altre sei, e così via. Ciò si riflette sulla produzione industriale, che non può funzionare regolarmente. Anche la vita quotidiana è più difficile: già si comincia a sentire il freddo nelle case e nelle scuole. Le riserve di gas sono al minimo; la Russia non ce ne manda perché non abbiamo pagato i debiti contratti al riguardo.
Nelle scuole, causa mancanza di riscaldamento e minor numero di ore di luce solare, le lezioni sono state ridotte a mezz'ora ciascuna (il secondo turno deve terminare alle 17). A casa, poi, gli alunni fanno i compiti con la candela, come durante i bombardamenti.
A causa delle quotidiane interruzioni di corrente, gli elettrodomestici [chiamati complessivamente, in Serbia, "Bela Tehnika", cioè "Tecnica bianca"], generalmente vecchi di quindici anni, si guastano spesso, ed è difficile ripararli; impossibile, nelle attuali condizioni, comprarne di nuovi.
Siamo già stati avvertiti che, ciò nonostante, il prezzo della corrente elettrica sarà aumentato del 25%. Non so come la potranno pagare i moltissimi lavoratori forzatamente a casa. Hanno accumulato debiti per l'elettricità, ma anche per l'acqua. Ogni tanto gliele staccano per qualche giorno, più che altro come avvertimento; poi interviene il sindacato sugli Enti fornitori. Ma nessuno sa come pagare i debiti, ed è diffuso il timore che una volta o l'altra questa relativa tolleranza finisca. Non parliamo poi dell'affitto di casa, per tanti lavoratori al salario minimo garantito, corrispondente a 15.000 lire italiane.
I prezzi aumentano ogni giorno; l'inflazione pure: il cambio di un DM è di 30 dinari.
Il regime precedente riusciva a mantenere la pace sociale mediante il prezzo politico del pane, del latte, di altri generi di prima necessità. Un mese fa un kg. di zucchero costava 8 dinari; adesso 30. Un litro di olio 16 dinari, adesso 55. E così via [per prezzo "politico" s'intende quello da rifornimento statale, peraltro saltuario]. Prima la frutta e la verdura non erano care, ma adesso si fanno sentire gi effetti della siccità [che durava ancora, da mesi, quando siamo arrivati, e ha ceduto il posto ad abbondante pioggia, almeno in Vojvodina ma speriamo anche altrove, il giorno della nostra partenza].
Quanto costa mandare un bambino a scuola. Circa 8-900 dinari per zainetto, libri, quaderni, matite. I libri non si possono comprare usati, per molte materie per le quali sono da fare esercizi comportanti il riempire a penna una o più pagine, lezione per lezione.
Alla "Zastava" siamo molto preoccupati di non poter portare a termine il programma di ricostruzione. A livello della Repubblica, è stata completata la prima fase della ricostruzione industriale ed era cominciata la seconda. Previsto, subito dopo, l'inizio della terza, e quindi una ripresa e un aumento della produzione industriale per l'anno prossimo. Questo pogramma è stato sospeso dal nuovo governo.
Attualmente sono stabilite le seguenti priorità, nell'ordine: polizia, esercito, programma sociale e sanitario. L'industria è al sesto posto. I nuovi dirigenti della "Zastava" hanno approvato un nuovo programma, basandosi su una forte somma che dovrebbe essere stanziata entro la fine dell'anno; ma non sappiamo se ciò si dimostrerà realizzabile. Loro intanto, alla "Zastava", avevano ripreso la produzione [noi di ABC avevamo visto funzionare, già nel maggio scorso, il reparto automobili], ma c'è l'intralcio delle interruzioni di corrente elettrica. Nei reparti non c'è riscaldamento, dipendiamo dalla temperatura esterna, quindi non possiamo essere ottimisti.
Tutti aspettano le elezioni di dicembre [parlamentari], e ciò fa dimenticare i problemi reali; quindi la "Zastava" non potrà compiere il proprio programma, che era finanziato dal governo. Non potremo ottenere finanziamenti per pagare gli operai e un programma sociale. I nuovi dirigenti hanno accettato di continuare il programma stabilito, ma non si sa da dove devono arrivare i soldi. Si aspettano interventi dall'estero, mentre la "Zastava" ha fretta.
L'eventualità di investimenti esteri è reale. La fabbrica delle auto, che assorbe la maggior parte dei dipendenti, ha contattato tutti i più grossi produttori mondiali, ottenendo solo promesse di collaborazione futura, "dichiarazioni d'intenti". Avevamo avuto offerte da ditte estere riguardanti la "componentistica" (principalmente, appunto, nel ramo automobili), ma tutto è rimasto per aria a causa delle sanzioni. Speriamo che nel prossimo futuro si faranno discorsi concreti. Alcune ditte ci hanno avvertito che verranno, ma il nuovo presidente del gruppo "Zastava", Savicevic, ha detto che con gli accordi col capitale straniero si andrà più piano, che dovremo programmare vetture più moderne. Esse sono state presentate a Belgrado, Zagabria e Skoplje.
Sempre resistenti, duri da piegare, i lavoratori della "Zastava" erano già avanti nel realizzare il sogno della ricostruzione. Speriamo verranno tempi migliori. Ci spaventa solo la possibilità che lavoratori ridotti a condizioni di povertà non perdano la pazienza e diano luogo a una rivolta sociale. Speriamo che questo inverno potremo sopravvivere, grazie agli aiuti e alle donazioni degli amici italiani (e tedeschi). Dovreste vedere la felicità delle famiglie quando ricevono lettere dall'Italia.

Giovedì 26 ottobre, mattina - gruppo di donne rimaste dopo la distribuzione delle borse di studio al "Nezavisni Sindikat" di Kragujevac e di Kraljevo- Una di esse ci tiene a darci nome e cognome: Gordana Cosic.

Sperano che l'inverno sarà migliore di come si sta profilando. Aspettano che dalle nuove autorità e dagli aiuti internazionali vengano i mezzi per un inverno sopportabile: gas, combustibile, elettricità. La comunità internazionale non può tirarsi indietro. Attualmente hanno riserve di gas cittadino solo per 10-15 giorni, arrivate dall'Ungheria. Non è certo una soluzione di lungo periodo.
Il Paese è nel disastro economico. Occorrono aiuti non solo per il riscaldamento, ma per tutto: viveri, medicine. Per l'elettricità, prima ci aiutavano Grecia, Romania e Bulgaria. Dalla Russia, solo promesse. In una famiglia con un membro laureato, lo stipendio medio è di 80 DM (2400) dinari. Per una famiglia operaia, la metà. Il salario minimo garantito è pari a 12 DM (360 dinari).
Un kg. di zucchero costa 35-45 dinari, di pane 8-10 din.; un lt. di olio 50 din.; la carne da 300 in su.
Le scarpe da bambino costano 50 DM, da uomo 50-100 DM, un maglione 10-20. Tutto ciò è quindi fuori portata di una tasca media. Soprattutto è grave che manchino le medicine.
Loro saranno contenti se alla "Zastava" comincerà una produzione con capitale estero. Loro sanno fare tutto, ma non hanno capitali. Bisogna cambiare i direttori dei vari rami produttivi, che hanno distrutto ciò che era rimasto. Ma durante la notte non si può fare niente, bisogna aspettare. I vecchi dirigenti hanno grandi colpe, non tutti, ma molti di loro erano dei disonesti. Quelli che non hanno fatto niente di male, rimangano pure. Come direttore generale hanno messo un esponente della coalizione DOS: era stato direttore di complessi alberghieri. Per questo era molto noto in Europa.
Loro non accettano le "Unità di crisi". Ha ragione Kostunica: tutti gli aspiranti a cariche direttive vadano in tribunale a far controllare la loro onestà e idoneità. Nel campo culturale, ad esempio, dieci anni fa il museo d'arte di Belgrado ha cambiato direttore, che aveva portato artisti da tutto il mondo. Adesso da dieci anni è senza lavoro. Ha pubblicato molti libri, ne scriverà uno anche per italiani. Si chiama Zoran Gavric: scriverà una monografia sul famoso pittore francese Marcel Duchamp. Le persone come lui vengono reintegrate dalla coalizione DOS nelle loro primitive funzioni.

26 ottobre- pomeriggio- Prof. Veroljub Dugalic, presidente del "Gruppo G.17 Plus" - Come ci ha spiegato, il gruppo ha carattere umanitario ma anche una valenza genericamente politica di opposizione al vecchio regime e quindi di adesione alla coalizione DOS. Il nome si spiega col fatto che ai soci fondatori, 17 economisti, si sono poi aggiunti numerosi professionisti di altri rami.
Riferiamo quanto ci ha detto, secondo l'ordine da lui spontaneamente seguito.
Il governo di Svezia ha stanziato un milione di DM all'anno, per borse di studio destinate a 1000 studenti universitari in tutta la Serbia, dei quali 700 a Kragujevac. A questa città giungono aiuti anche da Germania e Norvegia. Sono arrivate da poco 320 tonnellate di bitume, sufficienti per aggiustare 150 km. di strade. L'anno scorso veniva nafta da Venezia, quest'anno niente. Adesso, però, la cosa più importante sono le medicine. La loro ricezione è già pronta.
Il prossimo inverno sarà molto difficile. Se non arrivano la nafta, l'elettricità, ecc., i problemi saranno molto gravi. Abbiamo avuto tante promesse: ma la gente non vede ancora miglioramenti concreti, e qualcuno comincia a dire: "era meglio prima...". Sono urgenti aiuti umanitari di emergenza.
E' importante continuare la collaborazione con l'Italia. I serbi da dieci anni sono isolati. La produzione è a terra. L'industria lavora al ritmo di 1/3 rispetto a dieci anni fa.
Lo stipendio medio è pari a 60-70 DM. Kruscevac, Kragujevac, Nis sono città che stanno certamente male. Ma altre città della Serbia meridionale stanno ancora peggio: più profughi e minore sviluppo. Nis ha avuto l'industria del tabacco [la fabbrica è attualmente distrutta], Vranje quella dei mobili, ma in altri posti della Serbia meridionale non c'è quasi niente. Annoso problema dell'industria di Nis: esportavano prodotti da varie fabbriche in Slovenia, Macedonia, Croazia, Bosnia: questo adesso non c'è più. Per mancanza di capitali e di sbocchi di mercato, ora tutti i maggiori sistemi industriali sono fermi. Non possiamo fare più niente senza capitale estero. Ci servono investitori seri.
Gli aiuti che ci servono comportano due tempi: nell'immediato, gli aiuti umanitari più urgenti; più in là investimenti, con interesse reciproco. Certo, la nostra tecnologia è troppo vecchia, ma abbiamo il capitale umano. Inoltre, chi investisse adesso in Serbia non vi troverebbe concorrenti. L'opposizione democratica ha vinto. Le porte sono aperte al cambiamento: c'è da fare il primo passo, il più difficile. Ma adesso debbono venire aiuti umanitari al più presto, altrimenti la gente si stanca, non vedendo cambiamenti reali.
La popolazione - giova insistere - è stanca di soffrire, spera nel cambiamento. Ma una riconversione dell'economia richiede del tempo. Per il momento ci servono aiuti immediati; da parte nostra abbiamo fatto tutto ciò che era necessario per averli, ma la comunità internazionale deve accelerare i tempi. Le cose elementari della vita, dal cibo alla corrente elettrica, alle medicine, ci servono subito.

Sabato 28 ottobre- Il pensionato Jovan ci riceve nella stanzetta in cui vive, da solo. C'è appena spazio per il letto, un tavolo con sedie, una cucina e una stufa a carbone. La sua pensione - ci dice - è relativamente buona, pari a 60 marchi al mese, cioè 1800 dinari. Quale paniere di beni ci può comprare in un mese?
Ci pensa su, prende carta e matita e ci scrive questo elenco: 300 dinari per il pane, 110 per l'olio, 90 per lo zucchero, 250 per la carne, 120 per medicine, 300 per la stufa a carbone, 250 per l'elettricità, 100 per caffè e thè, 60 per i trasporti, 200 spese varie, 20 per tasse. Non c'è da stare allegri, commenta, ma c'è chi sta peggio di me.
Giovedì 2 novembre- Sulla via del ritorno, ci fermiamo nuovamente alla scuola primaria di Backa Topola. Parliamo a lungo con la signora Smiljana Krkovic, insegnante di matematica e fisica, profuga da Glina (Croazia). Per l'80% della popolazione serba - ci dice - si prospetta un inverno duro, per le lunghe interruzioni di corrente elettrica, loro fonte principale di riscaldamento, il vestiario non abbastanza pesante, spesso scarpe rotte, e così via. Non dubita della buona volontà del nuovo governo di risolvere questa drammatica situazione, ma senza adeguate risorse finanziarie, non vede come sia possibile.
Il costo della vita è aumentato notevolmente dal periodo delle elezioni ad oggi. Sia i produttori che i commercianti approfittano del carattere transitorio e non ancora consolidato della situazione politica. Il nuovo governo non è ancora in grado di controllare gli aumenti, davvero eccessivi, dei prezzi dei generi alimentari e non solo. Siamo quasi a livelli di fame.
Riguardo al rapporto fra marco tedesco e dinaro, pensa che il cambio ufficiale di 1 a 30 corrisponda a quello reale, poiché l'economia è in pezzi. Spera che in futuro si arriverà a un rapporto di 1 a 3.
La maggior parte degli alunni della scuola rientra nella fascia della popolazione che può considerarsi povera, e che comprende circa l'80% del totale. Spesso li vede seguire le lezioni non motivati, perché denutriti e vestiti in modo non adeguato alle temperature della regione. Hanno l'indispensabile di libri, quaderni e altro materiale scolastico, ma abbisognano di manuali per le esercitazioni di matematica, fisica, chimica e varie altre materie, nonché di vocabolari per le lingue straniere e di testi letterari.
Il personale docente non si trova certo in una situazione migliore: gli insegnanti non hanno stipendi sufficienti e, per sopravvivere, sono costretti a svolgere anche altri lavori, a discapito della scuola. Molto doloroso è il problema dei profughi. Anche lei appartiene a questa categoria, da ben cinque anni. Abbiamo alloggi precari - ci dice. In 15 famiglie, 50 persone in tutto, siamo sistemati in una baracca di legno con 15 stanze, il che vuol dire che ogni famiglia abita in una stanzetta non più ampia di 16 mq. Abbiamo in comune 3 WC e una doccia. In un corridoio sono ammassati legna, viveri in scatola, ecc. Abbiamo avuto dall'Italia, tramite l'UNHCR [Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati], una lavatrice, un frigorifero e un congelatore. Ciascuna famiglia può utilizzare la lavatrice ogni otto giorni. Abbiamo anche una cucina elettrica, ma il problema maggiore è farsi la doccia: ci tocca riscaldare l'acqua in pentoloni. Ogni famiglia ha lettini da campo, un armadio di metallo, un tavolo e un paio di sedie. Su quello stesso tavolo si prepara il cibo, si mangia, si studia, si fanno i compiti.
Quasi nessuno dei profughi è tornato a casa propria in Croazia, perché lì di dire di essere serbo uno non se lo può nemmeno sognare. E poi anche lì la situazione economica è degradata, c'è molta disoccupazione: per un serbo, trovare lavoro sarebbe ancora più difficile. Per un insegnante, ci sarebbe ben poco da fare, dato che gli alunni croati debbono avere soltanto insegnanti croati. Molti profughi sono stati costretti ad andare a vivere in Paesi lontani: Canada, Australia, USA, Svezia, e qualcuno anche in Italia. Alcuni sono morti di nostalgia, altri per il dolore di aver perduto i loro beni, la loro dignità; altri ancora sono finiti in ospedali psichiatrici. La gente è sempre più alla ricerca quotidiana di come sopravvivere, e per molti ciò significa essere psicologicamente a rischio. E' anche vero, però, che noi serbi sappiamo adattarci a qualunque situazione. E' la nostra grande risorsa: saper scherzare su noi stessi anche nei momenti più difficili. Moltissimi serbi, oramai, hanno toccato il fondo, ma non hanno perso la speranza di tornare a galla.
L'Europa può aiutarci molto a rimetterci in piedi. L'aiuto principale dovrebbe essere un contributo serio alla riattivazione della nostra economia. Molti Paesi europei sono in debito con noi, dovrebbero darci una mano a ricostruire ciò che hanno distrutto con i bombardamenti.
Penso che la Serbia appartenga all'Europa non solo geograficamente, ma con la sua civiltà, il suo patrimonio culturale, con la sua gente laboriosa e con la nuova generazione di giovani che riesce a superare così dure prove.


 

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