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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 15 al 29 maggio 2002


Mercoledì 15 - giovedì 16 - Attraverso l'Austria e l'Ungheria, raggiungiamo la dogana di Tompa-Kelebja. I doganieri serbi non ci mandano più a fare l'assicurazione auto: vale quella internazionale. Era ora!


Venerdì 17 - (mattina) - Consegna delle borse di studio ai bambini e ragazzi della scuola "Nikola Tesla" di Backa Topola. Purtroppo anche nelle scuole si ripercuotono le riacutizzate tensioni etniche locali. La cittadina è una delle otto della Vojvodina settentrionale, a maggioranza ungherese. Le loro amministrazioni comunali tendono con ogni mezzo a coinvolgere le scuole nella politica di "revanchismo" pan-magiaro seguita dall'attuale governo ungherese anche nei confronti di Romania, Slovacchia, Rep.Ceca. Ovviamente noi di ABC cerchiamo di tenerci lontani da queste cose, che già tanti danni hanno provocato e provocano altrove; cerchiamo anzi di dare il nostro piccolo contributo distensivo quando ci si presenta l'occasione. Ad es. abbiamo promosso un gemellaggio con scambio di lettere in lingua inglese tra alcune classi di alunni ungheresi della stessa "Nikola Tesla" e la scuola media di Moricone (Sabina meridionale), alla quale si aggiungeranno probabilmente classi dell'Istituto per il Turismo "Livia Bottardi" sito in Roma - Tor Sapienza. (Pomeriggio) - consegna borse di studio a una diecina di alunni della scuola "Vuk Karadzic" sita in Krivaja, per risparmiare loro i 7 km. fino a Backa Topola.


Sabato 18 - Consegne agli alunni della "Svetozar Markovic" di Novi Sad. Per evidenti ragioni politiche c'è un nuovo direttore (ci dà un opuscolo del sindacato insegnanti aderente a "Nezavisnost!", che prima era all'opposizione). Non aveva l'elenco - ci dice - e quindi non è stato in grado di avvertire tutti. Mancano 12 interessati, per i quali diamo un altro appuntamento, al ritorno dalla Bosnia.

Novi Sad è il capoluogo della Vojvodina, la grande regione settentrionale della Serbia e la più sviluppata economicamente. A parte i boscosi rilievi del Fruska Gora, costituiti in parco nazionale, il resto del suo territorio è una grande pianura assolutamente piatta, coltivata con metodi razionali e relativamente moderni, tanto da meritare il nome di "granaio della Serbia". Alla maggioranza serba si affiancano una forte minoranza ungherese e varie altre (croati, romeni, russini, montenegrini; c'erano anche molti tedeschi, ma sono scappati alla fine della seconda guerra mondiale). Per esempio, a Novi Sad c'è un quartiere ungherese e in esso una scuola intitolata a Josef Atila, quello stesso condottiero del V secolo d.C., che noi consideriamo un feroce invasore barbarico e gli ungheresi, invece, un eroe antesignano della loro nazione. La cultura e la mentalità stessa del popolo della Vojvodina sono diverse rispetto al resto della Serbia: si nota un gusto dell'ordine e della precisione, di tipo mitteleuropeo. Tito aveva dotato la Vojvodina, al pari del Kosovo, di una forte autonomia, tanto da far dire che in realtà la Serbia non era uno Stato, ma tre. Milosevic l' aveva praticamente annullata. Come è andata a finire nel Kosovo, lo si sa. In Vojvodina, i partiti maggiori premono su Belgrado per un ripristino dello status precedente, o almeno di qualcosa che gli si avvicini, minacciando di "internazionalizzare la questione". Nello scorso gennaio, il Parlamento ha approvato una legge di transizione, considerata insufficiente. D'altro lato,gli autonomisti serbi temono di premere troppo il piede sull'acceletarore, per non fare il gioco del partito ungherese. Anche questo, insomma, è un bel pasticcio.


Domenica 19 - Riposo in casa dell'ex direttrice della "Nikola Tesla", la cara amica Jelena Simovic. Visita di cortesia alla scuola privata linguistica subito costituita da questa donna instancabile. La scuola si chiama "Miosan", dal nome delle due figlie, Miona e Sandra. Per adesso vi si insegnano inglese e tedesco, ma tra poco si aggiungerà l'italiano.

A casa della Jelena, e nelle altre che ci ospiteranno nei giorni successivi, ci tengono molto a farci vedere in TV i programmi di Rai 1, sui quali adesso è facile sintonizzarsi anche in Serbia. Dobbiamo faticare a convicerli che, a parte le nostre preferenze in Italia, quando siamo da loro ci piace vedere piuttosto i loro programmi, magari con qualche spiegazione estemporanea. Alcuni loro canali televisivi - ci raccontano - hanno dato risalto alla grande manifestazione della GCIL al Circo Massimo in Roma. La gente ritiene che da noi, con le note modifiche all'art.18 dello Statuto dei lavoratori, si voglia fare qualcosa di analogo alla "Legge sul lavoro" recentemente approvata dalla Skupstnina (il Parlamento di Belgrado), dopo accesi contrasti con i sindacati, per favorire le privatizzazioni e, a tal fine, dare il via a massicci licenziamenti.. Qualche scena di telegiornali serbi che ci è rimasta impressa: una deputata del Partito radicale lancia un bicchiere d'acqua in faccia al presidente della Skupstina che le aveva negato la parola; altri deputati che si prendono a botte in piena aula (uno spettacolo, peraltro, che non ci era del tutto nuovo.). Le sedute del processo Milosevic all'Aia sono trasmesse regolarmente e integralmente. In Serbia - è bene lo si sappia - questo processo sta vistosamente rinverdendo la popolarità di Milosevic e ricompattando il suo partito.


Lunedì 20 - Consegne alla "Nikola Tesla" di Belgrado-Rakovica. E' la festa annuale della scuola. Spettacolo di canti, danze, poesie. E' presente la TV "Art Kanal", programma per giovani, che ci fa un' intervista. Siamo poi invitati al "Sava Centar" (che è come da noi il Palazzo dei Congressi) per un'intervista in diretta da parte del 3° canale TV nazionale. Pur nei loro limiti, le iniziative di ABC, evidentemente, stanno avendo un crescente successo e altre interviste (televisive, radiofoniche e giornalistiche) si susseguiranno nei prossimi giorni.

Per la notte ci ospita l'amica dottoressa Vida Parezanovic. E' un po' invecchiata, ma sempre in gamba. Di lei, e di un suo scritto sulla disastrosa situazione sanitaria serba dopo i bombardamenti, abbiamo parlato in una precedente occasione. Aggiungiamo ora che a cominciare dagli anni Sessanta, e fino alla recente crisi del Kosovo, si era occupata con particolare cura dello sviluppo della sanità in questa regione, particolarmente nel campo ostetrico e pediatrico, mettendo in opera strutture cui si rivolgevano, senza distinzioni etniche, serbi e albanesi. Ma la sua attività si estendeva a tutta la Serbia e anche alla Bosnia (Rep.Srpska). Dovunque c'era un'emergenza, potevate essere sicuri di trovarcela. Adesso, data l'età, e forse anche per ragioni politiche, il suo campo d'azione si è ridotto, ma non esaurito. Continua a lavorare come dirigente dell'UNICEF in Serbia. A ogni nostra visita, inoltre, la troviamo a fare la nonna con due vispi nipotini.


Martedì 21 - (mattina e pomeriggio) - A Kragujevac. Consegne agli affidati compresi nella lista del Sindacato "Autonomo" (prima "Unitario"). Incontro preliminare col nuovo Comitato direttivo e con l'amica Rajka Veljkovic, interprete e incaricata degli affidi a distanza. Viene a trovarci anche la Ruzica Milosavljevic, che adesso lavora in fabbrica. La sera, Rajka ci accompagna in un motel anziché nel solito grande albergo, che è diventato troppo caro.


Mercoledì 22 (mattina e pomeriggio) - Consegne presso i due sindacati "Nezavisnost!" (Indipendenza) e "Nezavisni" (Indipendente). Dopo la caduta di Milosevic sono rimasti minoritari alla "Zastava", ma si sono rafforzati su scala regionale e nazionale. Tutti, comunque, sono critici nei confronti della politica economica del governo attuale, sebbene con angolature diverse.

Cogliamo l'occasione per ricordare ai soci, e informare quelli più recenti, in che modo sono iniziate le adozioni a distanza alla "Zastava". Nell'aprile del 1999, a un mese dall'inizio dei bombardamenti sulla Serbia, noi di "ABC" eravamo a Nis, per portare aiuti ai profughi e all'Ospedale Centrale cittadino, già pieno di feriti. Saputo che anche Kragujevac era stata pesantemente bombardata, e in particolare appunto la "Zastava", andammo lì per una testimonianza di solidarietà. Al Comitato del sindacato "unitario", diretto allora dalla Ruzica - che ci ricevette con grande cortesia e ci fece visitare le rovine del reparto automobili, ancora con tracce di sangue - proponemmo di estendere, nei limiti delle nostre possibilità, le "borse di studio" già corrisposte ad alunni bisognosi di scuole, anche ai figli di operai rimasti senza lavoro. Il sindacato si riservò di rifletterci; ma dopo qualche settimana, ecco arrivarci una prima lista di 100 bambini e ragazzi. L'idea piacque anche ad altre realtà associative e sindacali italiane, cosicchè adesso le adozioni a distanza hanno raggiunto, alla "Zastava", il numero di 1300-1400. Le nostre sono attualmente 300, ripartite fra i tre sindacati locali in modo approssimativamente proporzionale alla loro consistenza.

A tarda sera raggiungiamo l'ospitale, pittoresca casetta di Dusanka (la sorella maggiore di Jovanka). E' costruita ai margini del grande parco circostante gli impianti termali di Niska Banja, o meglio quel che ne resta, ed è sempre animata da visite di parenti e amici.


Giovedì 23 (mattina) - Consegne alla "Industria meccanica" di Nis. Qui il sindacato, prima aderente a "Nezavisnost!", è passato a "Nezavisni", vai a capire perché. Ci riceve poi il direttore del complesso industriale, il cui nome esatto è MIN HOLDING CO.: consta infatti di un insieme di fabbriche a produzioni diverse, dal materiale ferroviario alla carpenteria metallica per ponti o miniere, dalle gru ai depuratori d'acqua, ecc. Il direttore era venuto a Roma per l'incontro organizzato l'8 maggio dall'Istituto per il Commercio Estero, e in questa sede - ci precisa - aveva raggiunto un accordo con l'Ansaldo, che parteciperà alla produzione di locomotori elettrici. "Voglio sperare che tu farai il bravo", dice al dirigente sindacale nostro garante per la MIN. Cosa intenda, è chiaro: se volete che il lavoro riprenda, è necessario l'arrivo di capitale estero, e questo non viene se non vi trova una sensibile convenienza. Perciò stringete la cinghia e accettate drastiche riduzioni d'organico.

(pomeriggio) - Consegne alla scuola "Ivan Goran Kovacic" di Niska Banja. Gli alunni ci accolgono con uno spettacolo. In una pausa parliamo col dirigente - venuto a trovarci lì - della locale "Dante Alighieri", che svolge varie iniziative per la promozione della lingua e cultura italiana. I serbi hanno sempre amato la nostra cultura e il nostro popolo. Molti, che se lo possono permettere, prendono lezioni private d'italiano; in ogni scuola dove andiamo ci chiedono spartiti e CD della nostra musica, dall'Opera alle canzoni napoletane, ai ritmi moderni. Non è facile dire, però, quanto la "Dante Alighieri" possa reggere il confronto con i numerosi e ben finanziati interventi "a tappeto" dell'"Istituto Goethe" e di analoghi organismi francesi e anglosassoni.

Da qualche tempo riceviamo un Bollettino bilingue (in italiano e in serbo) intitolato "Insieme" e curato dalla "Associazione UNIT - Unione Nis Italia" e dal "Comitato di Nis della Società Dante Alighieri". La redazione comprende alcuni giornalisti serbi e il dr. Gaetano Paolillo, che è appunto la persona venuta alla scuola di Niska Banja. L'ultimo numero del bollettino da noi ricevuto, datato febbraio 2002, pubblica un saluto dell'ambasciatore d'Italia a Belgrado, un breve "pezzo" sulla visita di Ciampi in Jugoslavia e numerosi articoli, tra i quali la cronaca di una recente giornata celebrativa dell'Imperatore Costantino il Grande, organizzata dal predetto Comitato. Egli nacque proprio a Nis, allora Naissus, e la città ne è ancora molto fiera, tanto da avergli intitolato una delle strade principali. Ci sono poi una pagina dedicata appunto alla "Antica Nis", un articolo sul film italiano "La stanza del figlio" (la cui troupe - notiamo per inciso - ha voluto fare con ABC alcuni affidi a distanza in Serbia), uno sulla nuova moneta europea, uno sui gemellaggi scolastici, ecc.


Venerdì 24 - Consegne alla "Industria elettronica". Qui prevale il sindacato "autonomo" (già "unitario"), lo stesso che è il più numeroso alla "Zastava", e i discorsi che ci fanno rispondono a un'analoga linea di duro arroccamento difensivo nei confronti del governo Djindjic.


Sabato 25 - Consegne alla piccola scuola periferica di Donja Vrezina. Di nuovo accoglienze calorose; "rinfresco" a base di aranciate per i bambini, di "rakja" per gli adulti; poi tutti a cantare e a ballare, noi tre di ABC compresi (vi potete immaginare). Scene riprese a lungo e trasmesse ripetutamente dalla TV cittadina.


Domenica 26 - Viaggio di trasferimento in Bosnia. Al confine con la Rep.Srpska, i doganieri vestono ora un'unica divisa bosniaca. Qui, al contrario di Kelebja, vogliono una particolare assicurazione per l'auto, fortunatamente di modesta entità. A sera siamo dall'amica Nada.


Lunedì 27 (mattina) - Consegne alla scuola di Pale. Il direttore ci accoglie con la solita amicizia, ma si scusa di non poter presenziare, avendo in corso un'importante riunione con suoi colleghi sui nuovi programmi scolastici.

(pomeriggio) - Consegne alla "Sveti Sava" di Lukavica. Dalla fine della guerra in Bosnia, la scuola è sistemata alla meglio nei locali di una caserma ormai inutile. Tra poco avrà finalmente un edificio proprio e più adatto. Si tratta di un dono del governo giapponese: tre scuole nuove dalle fondamenta nella Rep. Srpska, due nella Federazione croato-musulmana.


Martedì 28 - Consegne alla "Sveti Sava" di Rogatica. La cittadina appare sempre particolarmente povera, e continua a mostrare i segni della guerra. Vi è stato sistemato un po' meglio, fuori dell'abitato, il comando dei reparti italiani della S-FOR.

La sigla S-FOR sta per "Stabilization Force"; indica l'insieme delle forze militari della NATO presenti in Bosnia fin dalla ratifica del trattato di Dayton (dicembre 1995), con il compito di tutelare la pace. Inizialmente la sigla era I-FOR ("Interposition Force"): infatti il trattato prevedeva soltanto un anno d'interposizione fra serbi, croati e musulmani, finchè i loro eserciti non fossero stati smobilitati e la pace non fosse ormai assicurata. Ma ciò non è ancora avvenuto, visto che continua a esserci bisogno, appunto, di "stabilizzare" la situazione e per le strade della Bosnia seguitano a incrociare i blindati internazionali. Sulle attività svolte dalla S-FOR oltre a quelle puramente militari, si può vedere la pubblicazione "Sfor Informer", a stampa e "on line" (sito: www.nato.int.sfor). Viene inoltre diffuso tra la popolazione locale un bollettino di informazioni e avvertenze in caratteri latini e cirillici.

Sul piano politico, le cose vanno in modo analogo. Quello stesso trattato prevedeva un rapido ripristino della Repubblica di Bosnia come Stato unitario, con un governo e una presidenza collegiale a rappresentanza paritaria fra le tre nazionalità (presidente a rotazione). Tutto questo è stato realizzato soltanto sulla carta. Nella realtà, chi governa la Bosnia è tuttora l'"Alto Rappresentante" delle Nazioni Unite. La carica è stata ricoperta, nell'ordine, da Carl Bildt, svedese, Carlos Westendorp, spagnolo, Wolfgang Petrisch, austriaco. E' adesso la volta di Paddy Ashdown, un dirigente del Partito liberaldemocratico britannico. Prima di assumere le sue funzioni, egli si è recato negli USA per incontrarvi il Segretario di Stato Colin Powell, il quale sostiene che attualmente il maggior pericolo, per la Bosnia, non è dato più dai contrasti etnici, ma dalla tendenza a divenire una base internazionale del crimine organizzato e del terrorismo: non dobbiamo permettere - ha scritto testualmente su un quotidiano statunitense - "che la Bosnia divenga l'Afghanistan di domani". Ma con l'attiva e quanto meno tollerata presenza in Bosnia di un certo Bin Laden, che sosteneva a modo suo i musulmani durante gli anni del sanguinoso conflitto, come la mettiamo?


Mercoledì 29 (Pomeriggio) - Consegne residue alla "Svetozar Markovic" di Novi Sad. Inizia poi il nostro viaggio di ritorno in Italia, questa volta via Croazia e Slovenia, e si conclude giovedì 30 all'ora di pranzo.


 

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