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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 21 ottobre al 1° novembre 2006


Lunedì 23 ottobre
La consegna delle borse di studio ad alunni bisognosi che abitano e frequentano varie scuole primarie in Backa Topola e dintorni, avviene, come al solito, nel salone della scuola più grande, la "Nikola Tesla". Tra gli affidati, uno lo è fin dal settembre 1999, quando, terminati da poco i bombardamenti "umanitari" sulla Serbia, ebbero inizio i nostri interventi di solidarietà. Era un bambino, adesso è un ragazzo di 13 anni e fra altri due dovrebbe uscire dal progetto per "raggiunti limiti di età". Sulla sua scheda, però, si legge: «Ragazzo fisicamente sviluppato ma con problemi mentali. I genitori s'impegnano molto per assisterlo e curarlo, ma hanno gravi problemi economici». Si tratta dunque di uno di quei casi in cui non possiamo non fare un'eccezione alla regola. Abbiamo avuto dalla scuola un certificato medico-psicologico e abbiamo parlato col padre, un pover'uomo che dapprima si è un po' irrigidito (è nota la fierezza della gente serba), poi si è diffuso sulla situazione della sua famiglia e alla fine ha voluto regalarci per forza dei calzettoni di lana che tutti, da quelle parti, portano stando a casa d'inverno.
Nel pomeriggio siamo stati invitati a visitare la sede della "Associazione culturale e artistica Vuk Karadzic" (è uno dei massimi esponenti della lingua e letteratura serba e a lui s'intitolano molte scuole e istituzioni del Paese). L'associazione è stata fondata nel 1990 - come si legge in una pregevole locandina - «al fine di custodire la cultura nazionale serba, tener vivi i suoi valori, conservare le sue tradizioni e tramandarle ai posteri». Negli ampi locali della sede, vari giovani si esercitavano a suonare e danzare. Ci sono stati mostrati, custoditi in apposite salette, strumenti musicali antichi e moderni, costumi tradizionali ecc. Coro e corpo di ballo - ci hanno spiegato i dirigenti - fanno "tournées" in città serbe ed estere, italiane comprese. Sarebbero lieti di venire anche a Roma.
A sera la coppia che ci ospita - lui è di origine montenegrina - ci aggiorna sulla situazione dopo il "referendum" del maggio scorso. Il "premier" del Montenegro è adesso Jelico Sturanovic. Il leader dell'operazione separatista Djukanovic, infatti, ha dato le dimissioni, qualificandole come un suo gesto "altamente democratico". «Che cosa di più democratico può fare un uomo politico - ha pubblicamente dichiarato - se non dimettersi dopo esser giunto al culmine del potere? Adesso voglio avere rapporti solo con giornalisti e con amici in affari». Alla domanda su quali affari, ha risposto: «Non lo so ancora, ma durante la mia vita politica mi sono fatto molti buoni amici ed ora, stanco di dover affrontare questioni e prendere decisioni politiche, è venuto per me il momento di riposarmi». E' però noto che, in realtà, Djukanovic si è avvalso del potere per divenire, insieme al fratello Azo, padrone di mezzo Montenegro, tanto che lo si accusa di aver fatto del Paese il suo "Stato privato". La situazione economica generale è pessima: data la disoccupazione e la povertà, molta gente va a cercar lavoro in Grecia, Croazia e altrove. Quanto in Montenegro c'è di "attraente" per gli affari - la natura, le montagne e soprattutto il mare, le spiagge, le baie - è stato acquistato da imprenditori russi, inglesi, albanesi, croati, ungheresi (ma quelli italiani, magari affiliati alla "Sacra Corona Unita"? Sottaciuti per una non necessaria discrezione nei nostri confronti?). Costruiti alberghi, villaggi turistici, porticcioli per imbarcazioni da diporto e quant'altro. In breve, il Montenegro è stato spartito - da "buoni amici". - tra lobbies estere e locali, e fra queste ultime primeggia appunto il clan Djukanovic.


Martedì 24, mattina
Consegna delle borse di studio alla scuola "Svetozar Markovic Toza" di Novi Sad. Nello scambio di discorsi di saluto introduttivi, viene ricordato com'era questa scuola la prima volta che ci venne ABC, nel 1999: colpita da bombe insieme ai palazzi vicini. L'una e gli altri, oramai, sono stati ricostruiti, e da ciò la nostra delegazione trae spunto per augurare una prossima ripresa economica della città e di tutta la Serbia.
Pomeriggio
Alla scuola "Nikola Tesla", in Belgrado-Rakovica. Qui il nostro ricordo va alla prima lista di 20 alunni da affidare, ricevuta nel settembre 1999. Avevamo notato, con una certa sorpresa, che avevano tutti lo stesso domicilio: "Rakovici Put, bb". Ma presto avevamo potuto capire il perché, leggendo dove era nato ciascun bambino: Sisak, Knin, Zadar (Zara), Bihac, Zagreb (Zagabria), Karlovac, Gospic: tutte città della Bosnia o della Croazia. Era chiaro che si trattava di bambini la cui famiglia era fuggita da luoghi di guerra, o comunque da città ove non era più "gradita". Ce lo confermò, tradotta dalla nostra interprete, una riga scritta in fondo al fax: "Elenco degli alunni che abitano nel Centro collettivo". A "Rakovici Put bb", insomma, c'era un accampamento di profughi!


Mercoledì 25, mattina e pomeriggio
Le borse di studio da consegnare, in Kragujevac, a figli di operai della "Zastava" aderenti al "Sindacato unitario" sono tante, e la cerimonia impegna il salone per l'intera giornata. Dietro nostra richiesta il sindacato ci consegna la documentazione medica riguardante due ragazze che dovrebbero uscire dal progetto per aver compiuto 18 anni di età, ma che abbisognano di ulteriore assistenza: Jasmina, sulla cui scheda è scritto "colpita da paralisi cerebrale" e Dijana, che è affetta da "sviluppo ritardato" e che frequenta infatti una "scuola speciale" (l'equivalente delle "classi differenziali" che esistevano un tempo anche in Italia, secondo un criterio di selezione e di emarginazione che noi abbiamo fortunatamente superato trent'anni fa). Per la prima il nostro socio affidatario si è dichiarato disposto a proseguire il sostegno a distanza; la seconda viene presa in carico direttamente da ABC.


Giovedì 26, mattina
Consegna delle borse di studio proposteci dai due sindacati minori (o tali qui alla "Zastava"): "Nezavisnost!" (Indipendenza) e "Associjacija Slobodnih i Nezavisnih Sindikata" (Associazione di Sindacato Liberi e Indipendenti, sigla ASNS). Generalmente la solidarietà italiana - sindacati, ONLUS ecc. - si rivolge al Sindacato unitario, che alla "Zastava" è largamente maggioritario. Fin dall'inizio (1999) ritenemmo però giusto aiutare anche bambini figli di aderenti agli altri due sindacati, tenendoci lontani, così, da ogni atteggiamento discriminatorio, ispirato a criteri diversi da quello dell'aiuto a chi ha bisogno.


Venerdì 27, mattina
A Nis, la nostra prima "tappa" è la MIN ("Mascinska Industria Nis"). Stando a quanto ci dice a pranzo, poco dopo la consegna delle borse di studio, il dirigente sindacale, pare che qui qualcosa si stia movendo. Ci parla di un accordo in corso di definizione con la "Breda" e altre imprese italiane per riprendere la fabbricazione di locomotori e vagoni ferroviari. E' un settore in cui la MIN era molto impegnata nei "bei tempi andati", a giudicare dalla vecchia e arrugginita locomotiva a vapore ancora in mostra sul piazzale d'entrata, come ricordo storico beneaugurante. Il sindacalista sottolinea anche la presenza alla MIN, da diversi giorni, di una delegazione russa e di una francese. Speriamo bene.
Pomeriggio
Siamo alla scuola "Ivan Goran Kovacic" di Niska Banja (Terme di Nis, a una diecina di chilometri dalla città). Nell'aula dove dobbiamo effettuare le consegne, un gruppo di alunni di IV classe elementare esegue preventivamente in nostro onore un piccolo, delizioso spettacolo con balli, recite, poesie e canti.
Qui molti dei bambini e ragazzi affidati appartengono a famiglie profughe dal Kosovo e ospitate nel vicino Hotel Serbia. Tutti coloro che vi sono ospitati stanno però per essere "sfrattati", poiché il proprietario dell'albergo ne ha reclamato dal Comune la restituzione, entro luglio 2007. Si dice che andranno in una scuola abbandonata di Bela Palanka, un piccolo centro una ventina di chilometri più a Est, sulla strada per Sofia. E' chiaro che, se e da quando così fosse, non ci sarà difficile arrivare anche a Bela Palanka.


Sabato 28
Oggi e domani è indetto in Serbia il referendum confermativo della nuova Costituzione della Repubblica. S'intensificano gli appelli ad andare a votare sulla stampa, alla TV, perfino attraverso "messaggini" al cellulare. Per la prima volta in vita sua si reca al seggio anche il patriarca ortodosso di Belgrado Pavle, ora novantaduenne, e i media danno molto rilievo all'evento. Malgrado tutto ciò, l'affluenza alle urne è stata appena sufficiente: solo per pochi punti è stato superato il "quorum" del 50%. Dei serbi che hanno votato, quasi tutti hanno detto "si", specialmente - crediamo - in ragione delle clausole costituzionali che dichiarano il Kosovo «parte integrante del territorio serbo». L'espressione figura con molto rilievo già nel preambolo della Carta costituzionale e perfino nella formula del giuramento espressamente prescritta per chi assume la carica di presidente della Repubblica. Sembra chiaro che il Parlamento serbo - che ha varato il nuovo testo costituzionale pressoché all'unanimità - ha voluto compiere un tal modo un gesto rivolto più che verso l'interno, verso l'estero: qualunque cosa sia accaduta o accada, il Kosovo deve rimanere nostro.
La mattina di sabato ci rechiamo alla piccola scuola di Donja Vrezina (Nis). La consegna delle borse di studio, però, non può avvenire alla scuola, che è seggio di votazioni. In alternativa, si va tutti al vicino Centro anziani. Tra i genitori e parenti venuti con i bambini, c'è una signora molto attempata, che stenta a mettere la firma sulla ricevuta. Ai benevoli commenti scherzosi degli astanti, ricorda con fierezza che lei, comunque, frequentò a suo tempo la "Scuola partigiana". «E io pure!», non si trattiene dal dire il componente più anziano della nostra delegazione. Applausi generali, baci e abbracci, e tutti a cantare le canzoni di quell'epoca: "Soffia il vento, urla la bufera." e "Bella ciao.", ancora bene impresse, le loro ma anche le nostre, nella memoria popolare.


Lunedì 30
Siamo alla "Elektronska Industria". Accade un fatto curioso. E' stata indetta dai lavoratori residui (non molti, purtroppo), una giornata di protesta con manifestazione di piazza e tutti sono pronti a muoversi in corteo proprio alle 11, ora del nostro arrivo. La gente vede entrare nel salone genitori, bambini e ragazzi per le borse di studio, e crede che invece di andare in piazza ci si debba riunire tutti lì. Chiarito l'equivoco e cominciati, nel salone, i discorsi di reciproco saluto, arriva il nuovo vice-direttore della holding, che vuol cogliere l'occasione per un primo contatto diretto con gli operai ed ex operai presenti. La direzione - dice - è stata interamente rinnovata. Si farà ogni sforzo per attirare capitale estero, e la sola via percorribile è di privatizzare almeno i settori più efficienti e capaci di sbocchi di mercato. Si cercherà di ottenere per i dipendenti le condizioni migliori. Altrimenti non rimarrà che chiudere tutto. Non è mancato un ringraziamento ad ABC da parte sua personale e a nome della nuova direzione.


Martedì 31
Viaggio di trasferimento in Bosnia. Partiamo presto, fa molto freddo. Eravamo arrivati a Nis con una temperatura di 25 gradi, lasciamo la città quando si è vicini allo zero. La strada è lunga e impicciata, anche da trattori, camion per trasporto di fieno, carri a trazione animale. Siamo infatti nel profondo Sud della Serbia, dove ci sono anche città industriali come Chachak, Uzice, ma l'agricoltura (e, ci si lasci dire, fortunatamente) è florida ed è ancora la risorsa principale. Man mano che ci si avvicina alla Bosnia e al Montenegro, si percorrono lunghi tratti stradali incassati in profonde gole, fra pareti montane da un lato e corsi d'acqua dall'altro. Frequenti le gallerie e ancor più i cartelli che invitano a "guidare con prudenza". Ogni tanto si sale e si aprono panorami meravigliosi.
Alle 16, come concordato telefonicamente, siamo alla scuola "Sveti Sava" di Rogatica, nella Republika Srpska. Tra gli altri bambini e ragazzi presenti con i genitori per prendere la borsa di studio c'è Dragoljub, dodici anni, rimasto ferito alcuni mesi fa in una sparatoria con le "forze internazionali" incaricate di arrestare suo padre su ordine del tribunale di Sarajevo, perché sospetto criminale di guerra. Erano diverse volte che l'uomo veniva arrestato e poi rilasciato. Questa volta, però, è ferito in modo grave e difficilmente potrà fare ritorno a casa. Quanto alla madre di Dragoljub, nella sparatoria è stata uccisa, e così il ragazzo è venuto adesso accompagnato dalla sorella maggiore, con la quale vive e che ha cura di lui. Dietro invito della nostra socia che l'ha preso in affido, chiediamo alla scuola di inviarci per fax un certificato medico sulle cure di cui ha bisogno e relative spese.
Arriviamo a Pale la sera tardi.


Mercoledì 1° novembre - mattina
Siamo alla scuola di Pale, accolti calorosamente, come al solito, dal direttore che è ormai un vecchio amico. Durante il piccolo ricevimento di cortesia nel suo ufficio, gli chiediamo come mai la scuola non abbia altro nome che "Pale", cioè quello stesso della cittadina. Eppure non mancano personaggi, nella storia e nella letteratura serba, cui intitolare le scuole. Dalle sue spiegazioni, non molto esaurienti, intuiamo che vi sono state controversie politiche anche a tale proposito. Adesso, comunque, un nome sta per essere scelto. Alla nostra scherzosa domanda se si tratti per caso di Danilo Princip, risponde, serio, che questi è considerato dai serbo-bosniaci come un eroe e a Pale gli è intitolata una strada importante A parte ciò, a lui piacerebbe che la scuola prendesse ora il nome di Nikola Tesla. Sarebbe così la terza fra quelle in cui ci rechiamo a ogni viaggio - pensiamo noi - intitolata a questo importante scienziato ottocentesco.
Pomeriggio
Alla "Sveti Sava" di Lukavica. Qui ci sono diversi ragazzi presi direttamente in carico da ABC, o assistiti dal socio affidatario oltre il limite di età, perchè affetti da gravi minorazioni psico-fisiche. Chiediamo ora al direttore una documentazione medica riguardante due altre affidate: Maja (nella cui scheda si legge che è di salute malferma, sta sempre sotto controllo medico, non ha il padre e la madre è molto malata anche lei) e Nikolina (paralisi cerebrale fin da piccola, incapace di usare gli arti inferiori). Come non fare anche per loro un'eccezione alla regola? Ripartiamo per l'Italia la sera stessa.


 

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