Contattaci
"A, B, C, solidarietà e pace"
ONLUS
Via Padre G. Petrilli 30
00132 Roma
info@abconlus.it www.abconlus.it
Tel. 0622152249
3461048370

Contattaci con SkypeSkype

Newsletter
Iscriviti per avere informazioni
sulle iniziative di
"A, B, C, solidarietà e pace"



Inserisci la tua e-mail
 




 
Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 5 al 16 maggio 2007


Sabato 5 maggio - Ancora una volta, giunti a Trieste, ci ospita magnificamente l'amico Gilberto Vlaic, presidente dell'associazione "Non bombe ma solo caramelle". Prezioso scambio d'idee e di informazioni, particolarmente sulla situazione e le iniziative a Kragujevac. Per quanto riguarda quelle cui partecipa ABC, Gilberto ci aggiorna rispetto alla sua ultima relazione spedita in marzo. Per il Centro ragazzi autistici, ci sono ancora problemi da risolvere. Il locale si trova non nella città ma nel villaggio di Drago Braca, a circa 10 km. di distanza. A questo inconveniente si potrebbe ovviare usando un pulmino già disponibile. Si è appreso però che il locale non è proprietà del Comune ma di un privato; il Comune dovrebbe prenderlo in affitto, che ovviamente avrebbe senso solo se di ragionevole durata. Gilberto spera che la questione sarà risolta al suo prossimo viaggio, in giugno. Altro problema è quello del riscaldamento, tenuto conto che nei Balcani, d'inverno, fa molto più freddo che da noi. A gas sarebbe troppo costoso, bisognerà provvedere con condizionatori d'aria elettrici. Quanto al Centro sociale per giovani e non solo, da istituire nel villaggio di ZDRALIJKA, il locale individuato è in corso di ristrutturazione. Lì, comunque, si va più sul sicuro poiché il locale stesso è di proprietà comunale.


Domenica 6 - Da Trieste a Backa Topola. Alcune informazioni per soci che si recassero in Serbia per la prima volta. Da Trieste al confine con la Serbia sono circa 600 km. Eccettuato un tratto in Slovenia, è tutta autostrada. Cinque caselli: si pagano rispettivamente euro 3,7 - 1,8 - 1,8 - 2 - 15. Nelle prime due tratte, in Slovenia, ti danno il resto in euro; in Coazia, invece, in moneta locale (Kune), quindi è bene predisporre ogni volta euro per gli importi voluti, o comunque non troppo superiori. Numerose stazioni di servizio, con bar, ristoranti, negozi. Dopo Lubiana l'autostrada, pressoché rettilinea, attraversa l'interminabile pianura della Slavonia (parte di quella che gli antichi romani chiamavano Pannonia, comprendente anche le grandi pianure della Vojvodina e dell'Ungheria). Su ambedue i lati, campi coltivati e alberi d'alto fusto. Prima e dopo il confine serbo-croato, numerose uscite per la Bosnia: per Banja Luka, a Slavonski Brod per Doboj-Zenica-Sarajevo, poi per Brcko, per Bjelina ecc. Dopo il confine l'autostrada (chiamata, al tempo di Tito, "dell'amicizia e della fratellanza dei popoli jugoslavi") prosegue per Belgrado e per Nis. Da qui ci si può dirigere a Pristina , a Skoplje-Salonicco, a Sofia-Istanbul. Nis è quindi un centro strategico anche dal punto di vista delle vie di comunicazione: ragione di più per i pesanti bombardamenti NATO subiti dalla città durante la "guerra umanitaria" del 1999. Noi però, a Ruma, poco dopo il confine, lasciamo l'autostrada e attraversiamo i rilievi del Fruska Gora, parco nazionale. Nel primo tratto, in salita, si va a passo d'uomo dietro i camion; dopo la sommità, due strade a senso unico, una discesa e una in salita nella direzione opposta. Si attraversano fitti boschi; ovunque ordine e pulizia. Ed ecco, ai due lati della strada, i caratteristici carretti di contadini che espongono prodotti di stagione: pomodori, cipolle e quant'altro. Ogni tanto qualche auto ferma per acquisti. Avremmo voluto fermarci anche noi, ma non è possibile: la nostra auto è gia strapiena (quadernoni con le schede dei bambini in attesa del nostro arrivo, effetti personali, regali da consegnare affidatici da amici, e soprattutto gli "aiuti umanitari" che Jovanka porta a ogni viaggio per parenti a amici di Nis). Dopo scesi su Novi Sad, percorriamo la sedicente "autostrada" per Subotica, uscendone a Backa Topola, dove ci attende la vecchia amica Jelena.


Lunedì 7 - La mattina, consegna delle quote di affido agli alunni delle scuole "Nikola Tesla" di Backa Topola e "Vuk Karadzic" di Krivaja. Il pomeriggio, a casa di Jelena, vediamo parte della seduta del Parlamento di Belgrado, uscito dalle urne poco tempo fa. Si tratta di eleggere il presidente del Parlamento stesso e soprattutto di formare il nuovo governo. Colpisce l'ordine e la compostezza del dibattito. Ogni deputato chiamato a parlare si tiene entro i pochi minuti concessi a tutti. Corrono a volte violente accuse personali, nel qual caso l'accusato può rispondere dietro semplice alzata di mano. Ma nessun chiasso, nessuna reazione esteriormente men che corretta. Speriamo che la scena sia stata vista anche da qualcuno a Montecitorio. (Successivamente, il 15 maggio, ha ottenuto la fiducia il governo Kustunica, formato dal Partito democratico (DS), dal Partito democratico di Serbia (DSS) e dalla formazione di economisti liberisti G17. Strana vicenda, ma non troppo, quella del nuovo presidente del Parlamento. Era stato eletto, l'8 maggio, Tomislav Nikolic, dell'ultra-nazionalista Partito radicale, che ha la maggioranza relativa. Dunque una cosa ineccepibile, e anche politicamente sensata, poiché si dava ai radicali, esclusi per principio dal governo, almeno questo "contentino". Ma non si è fatta attendere la levata di scudi della "comunità internazionale", che ha costretto il Nikolic alle dimissioni; eletto in sua vece, il 23 maggio, Oliver Dulic, gradito alla coalizione governativa e, quel che più importa, all'"Occidente". Il risultato di questa cecità politica "internazionale" e in primis, come è facile immaginare, americana, sarà, molto probabilmente, un ulteriore aumento della popolarità del Partito radicale. E se alle elezioni successive questo partito passasse dalla maggioranza relativa alla maggioranza assoluta? Nuovi bombardamenti sulla Serbia?)


Martedì 8 - Consegna delle quote d'affido alla scuola "Svetozar Markovic Toza" di Novi Sad la mattina, e alla scuola "Nikola Tesla" di Belgrado-Rakovica il pomeriggio. Sull'imbrunire arriviamo a Kragujevac, dove gli amici sindacalisti ci accompagnano al solito albergo non lontano dalla "Zastava". Siamo nel bel mezzo dei festeggiamenti in onore di S. Giorgio, protettore della città, che si protraggono con musiche (a tutto volume) e danze fino alle ore piccole. Vi è stata accoppiata una festa in onore dell'Italia e del suo ambasciatore, che ha assistito a uno spettacolo nel migliore teatro cittadino. Se son rose.


Mercoledì 9: mattina e pomeriggio, consegna delle quote di affido, nel salone della "Zastava", a figli di operai licenziati o in attesa di licenziamento, iscritti al sindacato maggioritario ("Jedinstevna Sindikal Organizacija"). Questa volta, in risposta al benvenuto del segretario del sindacato, abbiamo pensato di interessare brevemente i presenti a considerazioni di carattere generale sulla situazione in cui versano oggi tanto i serbi quanto gli italiani e ogni altro popolo e sui gravi pericoli che ne derivano per tutti. Un ruolo cruciale per prospettive migliori potrebbe essere svolto dalla nuova Europa, ma la sua unificazione non può dirsi conclusa finchè ne restano fuori alcune nazioni fra cui la vostra, che è la più importante nei Balcani. Invitati a pranzo, chiediamo agli amici sindacalisti qualche notizia sulla situazione economico-sociale. Il 30 aprile - ci informano - si è svolta a Belgrado una manifestazione nazionale dei metalmeccanici. Eccone le motivazioni, esposte in un polemico manifesto: «Perché 100.000 metalmeccanici sono rimasti senza lavoro. Perché oltre cinquanta aziende metalmeccaniche sono state liquidate. Perché non vengono rispettati i contratti di acquisto-vendita [cioè le condizioni pattuite sul trattamento da fare ai lavoratori quando delle aziende vengono privatizzate - n.d.r.]. Perché non sono rispettati i diritti sindacali. Perché non esiste una strategia nazionale per l'industria metalmeccanica. Perché lo Stato non funziona. Perché il messaggio che riceviamo dai nostri dirigenti politici è "lavoratori, non abbiamo bisogno di voi fino alle prossime elezioni". Perché per i politici sono prioritari i loro interessi personali e di partito. Perché le necessità del popolo e quelle dell'economia nazionale sono relegate all'ultimo posto. Perché il salario medio dei metalmeccanici, in Serbia, è pari a 200 euro». La manifestazione ha avuto grande successo, c'è stata una partecipazione unitaria di tutti i sindacati. Ma per il momento non è stato possibile ottenere qualcosa dal governo, per il semplice motivo che deve ancora essere formato. (La coalizione che darà vita al nuovo governo non è priva di contrasti interni: sulla prima pagina del quotidiano ufficiale "Politika" di oggi, campeggiano, l'una di fronte all'altra, le foto del presidente della Repubblica Tadic e del probabile primo ministro, ancora Kostunica, che si guardano in cagnesco).


Giovedì 10 - Consegna delle quote di affido ai figli di operai iscritti ai due sindacati minori, "Nezavisnost!" (Indipendenza) e "Asocijacija Slobodnih i Nezavisnih Sindikata" (Associazione dei Sindacati Liberi e Indipendenti - sigla ASNS). Poi alcuni sindacalisti e una interprete del Comune di Kragujevac ci portano a visitare il locale destinato al "Centro di aggregazione giovanile" di Zdraljica, alla periferia della città, un'iniziativa cui partecipa anche ABC. E' ampio, spazioso, con un salone, una cucina, varie stanze. Il tutto è in via di ristrutturazione. In precedenza era occupato dall'ufficio di una circoscrizione comunale, ora dismesso per mancanza di fondi. Quando il locale sarà pronto, si prevede di installarvi anche una biblioteca, dei computer, oltre naturalmente a quanto occorre per ballare e divertirsi. Il Centro dovrà essere frequentato non solo da giovani, ma anche da bambini e, perché no, da anziani. Subito dopo, ci invitano a visitare la Cooperativa sociale "Vivere", per la rieducazione di ragazzi disabili. Si trova a poca distanza dal centro cittadino. Ci accolgono la direttrice Jelena e lo staff degli educatori. I locali sono spaziosi, bene arredati, con varie mostre di manufatti dei ragazzi (oggetti in terracotta, tessuti, quadri, arazzi, ecc.). Vi sono alcuni computer, un telaio da antiquariato ma funzionante, comode poltrone, tavoli e quant'altro. Ogni ragazzo ci tiene a presentarsi e a conoscerci. Uno di loro, considerato lo speaker del gruppo, ci parla a lungo delle attività che vengono svolte, del piacere di avere visitatori amici. La direttrice ci fa sapere che i locali sono affittati per quattro anni, con speranza di rinnovo. Per gli stipendi del personale, sebbene ridotti, per le attrezzature, i condizionatori d'aria, le spese correnti, i fondi disponibili sono insufficienti e loro sono sempre alla ricerca di altri aiuti. Scattiamo alcune foto e ci congediamo, soddisfatti di aver visto una struttura davvero funzionante come si deve. A sera, eccoci a Niska Banja (Terme di Nis), nella piccola, pittoresca villetta di Goga. Mentre stiamo preparando il lavoro dell'indomani, Goga irrompe gridando: "Il governo è fatto!". Un po' come l'"Habemus Papam!" a piazza S. Pietro. Ancora qualche giorno, però, per la fiducia in Parlamento.


Venerdì 11 - Dopo la consegna delle quote di affido a figli di operai disoccupati della MIN ("Mascinska Industria Nis"), subentrano nel salone parecchie altre persone già in attesa. Si tratta - ci viene spiegato - di una riunione per assegnare le partecipazioni azionarie di alcune fabbriche privatizzate del complesso. I lavoratori, licenziati come "esuberi" o pensionati, hanno diritto di prelazione. Ci torna alla mente la scelta, lasciata in Italia a chi va in pensione, se investire il TFR, tutto o parte, in azioni della stessa azienda. Ci dimentichiamo però di chiedere gli importi delle loro partecipazioni e azioni; lo faremo alla prossima occasione. Invitati poi a pranzo dal presidente del sindacato della MIN, Dragan, gli chiediamo qualche aggiornamento sulla situazione di questa importante holding industriale. Ci conferma che dei 16.000 dipendenti dei "bei tempi" ne sono rimasti 4.000. Parte di loro lavorano alla produzione di locomotori, vagoni e "vagoni speciali" su ordinazione italiana. Altre fabbriche del complesso rimaste in attività hanno rapporto con capitale francese, tedesco, russo. Alla MIN il salario medio degli operai che ancora lavorano è pari a un po' meno di 200 euro mensili. A loro volta, Dragan e due suoi collaboratori venuti a pranzo, ci chiedono notizie sulla situazione dell'economia italiana e in particolare sui rapporti di lavoro. Dobbiamo faticare non poco ad esporre loro le svariate tipologie contrattuali in vigore da noi: lavori a termine, "a progetto", in "somministrazione" ecc. ecc. La loro conclusione è: speriamo che qui in Serbia non vada così. Il pomeriggio, alla scuola "Ivan Goran Kovacic" di Niska Banja, siamo accolti, come al solito, da un delizioso show di bambini e ragazzi. Questa volta sono particolarmente numerosi, diciamo una quarantina, dai piccoli di seconda elementare a quelli della settima e ottava classe. Alternano canzoni tradizionali serbe a quelle italiane, e cantate in italiano! Ciascuno infatti ha in mano un foglio per ricordarsi tutte le parole, anche se questo inatteso e gradito modo di manifestarci amicizia non può non aver richiesto una precedente preparazione. Presentatrice e coordinatrice un'insegnante di francese che sa esprimersi anche la nostra lingua. Accompagna al pianoforte l'insegnante di musica. L'ultima canzone è ritmata da un ragazzo col tamburo, artisticamente istoriato, portato dall'Etiopia e donato alla scuola da Jovanka nel viaggio precedente. Pier Paolo non si lascia sfuggire l'occasione di scattare molte foto, fino a esaurimento delle batterie.


Sabato 12 - Consegna delle quote di affido alla piccola scuola di Donja Vrezina, alla periferia di Nis. Solita accoglienza festosa, con pranzo generale in una classe, canti e balli. A sera, a casa di Goga come in quella di tutti gli altri serbi, si sta attaccati alla TV per il gran finale della gara europea della canzone, in corso a Helsinki: una specie di Sanremo su scala continentale. Finalisti i team di Ucraina, Bielorussia, Turchia, Grecia e, appunto, Serbia. Passano due ore, e la canzone serba viene proclamata vincitrice. E' un trionfo nazionale! Qui a Nis, l'indomani, non si parla d'altro; la TV ripete continuamente, in differita, i momenti salienti della manifestazione e la conferenza stampa tenuta subito dopo a Helsinki. La canzone s'intilola "Preghiera" ed è stata cantata da Marija Serifovic (nata a Kragujevac da padre serbo e madre Rom). Ma il vero trionfo di Marija è a Belgrado. Una folla immensa riempie la piazza davanti alla Skupstina, tutti cantano e agitano ritmicamente le braccia. Prima l'accoglienza di Marija alla sede della TV nazionale, con parole di fuoco del direttore della stessa: «I nostri politici dovranno dare adesso a Marija un adeguato riconoscimento, anche in danaro - dice maliziosamente - se i soldi ci sono [leggi: ancora], e se non ci sono [più, vale a dire: se si sono già mangiato tutto], almeno un attestato, un diploma all'altezza dell'occasione. Poi, finalmente, Marija si presenta al pubblico, ed è un'esplosione di gioia, a Belgrado come in tutte le case, compresa questa dove siamo noi a Niska Banja. Marija canta di nuovo la sua canzone e si vede bene che per i serbi è una vittoria non solo canora, ma nazionale: dopo tante umiliazioni, un riscatto morale e d'immagine, una rivalsa, una riapertura alla speranza, del resto implicita nel testo stesso della canzone, che parla d'amore per un ragazzo ma anche, tra le righe, per la patria. Eccone la traduzione di alcuni versi: «PREGHIERA - Come la brace è sulle mie labbra questa preghiera: non parole, ma solo il tuo nome! Lo sa il cielo, come lo so io, quante volte ho ripetuto il tuo nome. Lo sa il cielo che il tuo nome è diventato la sola mia preghiera». Anche in noi della delegazione di ABC, dobbiamo dire, una certa commozione non manca. Amici serbi, congratulazioni e "ad maiora"!


Domenica 13 - Giornata di riposo anche per noi di ABC. Ma qualcosa di speciale bisogna farla. Indovinate che cosa? Ma . gli spaghetti! Difficili da dimenticare gli spaghetti di Niska Banja. Si era offerto Pier Paolo, ma da buon napoletano voleva tutti gli ingredienti adatti per il ragù: pomodori, bene, cipolle, bene, ma non c'era il basilico fresco, solo quello secco in scatola. E così Napoli si è ritirata dalla nobile tenzone, e siamo rimasti a Niska Banja, con gli spaghetti di Jovanka. La quale possiamo dire che se l'è cavata, anzi ha voluto strafare: oltre al sugo di pomodoro, quello piccante ai peperoni, a scelta; o magari un piatto di spaghetti con l'uno e un secondo piatto con l'altro. Ambedue apprezzabili, e apprezzati da tutti.


Lunedì 14 - mattina. Consegna delle quote di affido alla "Elektronska Industria" di Nis. Per prima cosa, come si conviene, il discorsetto di benvenuto da parte del dirigente sindacale nostro garante Jovan e ormai vecchio amico. Il suo sindacato aderisce, su scala nazionale, a quello stesso che è maggioritario alla "Zastava". Si era saputo di quella specie di conferenza che avevamo tenuto lì, e quindi adesso non possiamo essere da meno. «Amici della Elektronska, abbiamo visto anche noi, alla TV, il trionfo della vostra cantante a Helsinki e l'entusiasmo con cui è stata accolta a Belgrado. Lo stesso entusiasmo, la stessa esultanza in tutta Nis. Questo dimostra che malgrado tutto, nonostante il male e le umiliazioni che avete subito dall'Occidente, compresa, purtroppo, dalla nostra diplomazia, voi siete ancora un popolo unito, e non sono venute meno in voi energia e fiducia in un prossimo futuro migliore. Vi auguriamo di tutto cuore che le vostre aspettative non siano vane e che presto possiate ritrovare il posto che vi spetta nell'Europa e nel mondo. Questa è anche la "Preghiera" di noi italiani». Cominciate le consegne, a un certo punto una signora si scusa di non aver portato il figliolo: sapete - dice - questa mattina o compravo il biglietto dell'autobus anche per lui, o il pane per la famiglia. Le crediamo, sappiamo bene in quali condizioni di povertà vive questa gente. Poi, a pranzo, Jovan ci espone la situazione di quella che era la EI. Sui 18.000 operai di una volta, ne sono rimasti si e no 400, nell'azienda programmi informatici. Altri 1600 vengono così, a timbrare il cartellino per i contributi previdenziali; si fa finta di pagarli, sono soltanto 5 (diconsi cinque) euro al mese. Jovan ci parla a lungo della nuova manifestazione che i metalmeccanici stanno preparando per il 23 maggio, a Belgrado. Ecco il testo del relativo "Proclama": «FINO A QUANDO POTREMO SOPPORTARE? Un Paese di cui non si conoscono le frontiere. Politici incapaci, egoisti, corrotti. Privatizzazioni che in realtà sono latrocini. Famiglie affamate, giovani disoccupati. Da 72 mesi non ci pagano il salario. Salari da 5 euro mensili, e non ci danno nemmeno quelli. Alla Elektronska, disastro totale. Loro stanno nei quartieri ricchi di Belgrado e noi davanti ai cassonetti delle immondizie. GRIDIAMO ALTO IL NOSTRO "NO". Il 23 maggio, appuntamento qui alla EI. RECLAMIAMO: Che non sia liquidata del tutto la nostra holding, dove cui restano solo 2000 lavoratori. Che almeno questi possano restare anche dopo le privatizzazioni. Che il nostro salario sia pari almeno a quello della "Zastava" e delle miniere "Bor". Avere sovvenzioni dignitose. I lavori pubblici essenziali. Che proseguano i contributi previdenziali. Nel corso della manifestazione, gli operai della EI avanzeranno le loro giuste richieste alla direzione generale del complesso, ai responsabili del comune di Nis, al governo della Repubblica di Serbia. Il sindacato è con voi, non vi tradirà. Insieme fino alla vittoria!». Nel pomeriggio siamo invitati a far visita al Comune di Niska Banja. Il vice-sindaco ci accoglie gentilmente, s'informa delle nostre attività, ci raccomanda di fare una comparsa a ogni nostro viaggio. Scattiamo varie foto, con lo sfondo delle bandiere del Comune stesso, di quello di Nis, della Serbia.


Martedì 15 - trasferimento in Bosnia, da Nis per Kruscevac, Kraljevo, Ciaciak, Uzice. La dogana tra Serbia e Bosnia si trova a un certo punto di una lunga strada che segue il corso del fiume Drina. Sembra proprio, appunto, un doganiere colui che, pochi metri prima della sbarra, pare intimarci l'alt. E invece è solo uno che ci vuol vendere una locandina colorata illustrante le bellezze del luogo, scritta in lingua serba, caratteri cirillici. Non possiamo rifiutarci, sotto gli occhi dei doganieri serbi (quelli veri). A Roma si dice "fregatura", o "bidonata, o "sola", a Milano "zanzata", altrove fate voi. Ma in fondo sono solo 50 dinari, con ricevuta. Transeat. Entrati in Bosnia, ecco, a Visegrad, il famoso ponte sulla Drina cantato da Ivo Andric. Pier Paolo ne è entusiasta, lasciamo la parola a lui: «Il ponte sulla Drina "è da circa 30 anni presente nei miei ricordi di lettura. Avevo letto il famoso romanzo di Ivo Andric su invito di un caro amico di Rossano Calabro, Maurizio. A lui sono riconoscente perché iniziai da allora ad entusiasmarmi alla lettura dei romanzi e della narrativa e poi perché mi aprì alla conoscenza del mondo balcanico, prima a me assolutamente ignoto. Le guerre per l'occupazione di un territorio, le invasioni turche, la fiera resistenza dei popoli occupati, la rivincita dei popoli slavi cominciarono ad occupare la mia fantasia. Arrivato a Visegrad mi sono fermato, e sceso dall'auto sono salito sul ponte a me notissimo. Tutto intorno vi sono colline che fiancheggiano le rive del fiume e che donano al paesaggio un colore intenso molto vivo. Ho cercato di immaginare allora le truppe turche che entravano da est nella cittadina, l'ansia delle persone che temevano l'occupazione e il terribile supplizio dell'impalatura che veniva eseguito nei confronti di chi si opponeva all'invasione, le grida e la sottomissione che ne seguì. Sembra difficile ora pensare a tutto ciò, guardandosi intorno e vedere che la vita pare scorrere in maniera normale (anche se solo pochi anni fa, questi luoghi hanno vissuto analoghe vicissitudini di guerra). Sembra difficile immaginare, mentre seguo il corso del fiume, che le colline e le montagne bellissime che lo circondano siano state testimoni di efferati combattimenti. Ora una cosa è certa, il verde dei boschi ed il celeste del cielo si combinano in modo magico tra loro, dando vita ad un melange di colore delle acque molto particolare. Il giorno dopo apprenderò con piacere, dal direttore della scuola di Pale, che il ponte ha il nome di un serbo, il quale, catturato ancor bambino dai soldati dell'impero ottomano, fu fatto crescere e convertito all'islam secondo i dettami della cultura turca, e si ritrovò guerriero a combattere nei suoi luoghi natii». Di pomeriggio inoltrato arriviamo alla scuola "Sveti Sava" di Rogatica, per la consegna delle quote di affido a una ventina di alunni quasi tutti profughi dalla guerra civile di quindici anni fa. A sera siamo a Pale, in casa dell'amica Nada. Pale era la capitale dei serbo-bosniaci durante quella guerra. Presidente era Radovan Karadzic; il suo governo aveva sede in un lungo palazzotto bianco a un piano che sta a poca distanza dalla scuola dove andremo domani. Adesso la capitale della Republika Srpska è da tutt'altra parte, a Banja Luka.


Mercoledì 16 - Mattina. Alla scuola di Pale ci accoglie il direttore Radomir, con la consueta amichevole cortesia. E' un uomo tutto d'un pezzo, leale, sincero. Ha combattuto tre anni nella Difesa territoriale della cittadina; finite le ostilità è andato a pesca di trote in un ruscello nel bosco, ha messo il piede su una mina e da allora porta una protesi. Ma oggi si vede bene che soffre di qualche altra cosa, le mani gli tremano. Ciò nonostante, è voluto venire egualmente. Un gesto che non dimenticheremo. Non ce la fa a presenziare il rito della consegna delle quote di affido e si fa sostituire dal "pedagogo" Drago, pure lui un vecchio amico. Pomeriggio: alla scuola "Sveti Sava" di Lukavica, periferia di Sarajevo rimasta ai serbi. Direttore non è più Milovan, che ci accolse fin dalla prima volta, quando la scuola era situata provvisoriamente in una caserma dismessa. Come non ricordare le foto, che ci mostrò allora, di sue scolaresche ospiti dei bersaglieri delle "Forze di interposizione"; i disegni dei bambini appesi alle pareti del corridoio, molti dei quali rimandavano ancora alla guerra, all'esplosione di bombe, di mine. In uno si vedeva una partita di calcio con un loro compagno in porta: non potevano assegnargli altro ruolo, poiché si appoggiava a una stampella. L'animo di quei bambini era ancora sconvolto: perché è accaduto tutto questo? Perché è morto mio padre, o mia madre, o un mio fratello maggiore? E' difficile, difatti, che una famiglia bosniaca, serba, musulmana o croata che sia, non abbia avuto almeno un morto in quella guerra maledetta. Adesso la scuola ha una sede nuova, costruita a cura del governo giapponese. Sul volto dei bambini di oggi sembra esservi di nuovo il sorriso. Molti di loro, però, appartengono a famiglie fuggite da quartieri già serbi di Sarajevo o da altre località della Bosnia ora comprese in Cantoni della Federazione croato-mussulmana. Sono la maggioranza tra gli alunni che vengono a prendere le quote di affido inviate loro da famiglie italiane tramite ABC. Finito il lavoro, partiamo subito per Trieste via Zenica, Doboi, Slavonski Brod, Zagabria, Lubiana. Domani Pier Paolo deve essere a Napoli, perché dopodomani un suo figlio si sposa. Auguri e grazie, Pier Paolo, alla prossima!


Bilancio delle quote versate e delle spese sostenute - Maggio 2007

 

Cerca nel sito


 
© 2006 Associazione A,B,C, solidarietà e pace - Onlus