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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 3 al 13 maggio 2008


Partenza da Roma sabato 18, arrivo a Backa Topola (Zobnatica) domenica 19, sera.


20-10-2008, Lunedì, Backa Popola - Alle ore 8 viene a far colazione con noi la nostra vecchia amica Jelena Simovic che ci accompagna poi alla scuola "Nikola Tesla". Ci riceve molto cordialmente l'attuale direttore Vlade Grbic nel suo ufficio. Alle ore 11 andiamo nel salone della scuola per la consegna delle borse di studio a 30 bambini. Sette di loro sono venuti dalla scuola "Vuk Karadzic" situata a Krivaja, una località di campagna lontana circa 10 Km da Backa Topola.
La cerimonia comincia con un discorso di saluto alla delegazione di ABC da parte del direttore, il quale ricorda il nostro rapporto di collaborazione cominciato nel 1999. il Presidente di ABC risponde ringraziando e augurando che la collaborazione prosegua fino a quando ce ne sarà bisogno.
Inizia poi la consegna delle borse di studio: man mano che ciascun bambino viene chiamato, si avvicina al tavolo accompagnato dal genitore il quale firma due ricevute. Una di esse sarà conservata agli atti di ABC, l'altra sarà inviata all'affidatario.
Contemporaneamente un membro dell'Associazione fotografa i bambini man mano che si presentano affinché l'affidatario possa vedere la sua crescita a un anno di distanza. La stessa procedura sarà seguita in tutte le località successive.
Alla fine, si avvicina al tavolo una signora la cui figlia, ormai uscita dal progetto per aver superato l'età, è guarita da una grave forma tumorale grazie anche al sostegno di ABC. Adesso frequenta l'università e ha già compiuto con successo il primo anno di studi.
Si è fatta oramai ora di pranzo e il direttore ci accompagna, come al solito, in una vicina e simpatica trattoria. Sono presenti anche la direttrice della scuola di Krivaja, Andjela Kovacevic e due insegnanti. Un particolare per noi insolito: alle pareti sono appesi i quadri di Re e generali Serbi. Ad uno di questi quadri è stato attaccato casualmente un post-it con la raccomandazione di non fumare; facciamo notare la cosa e loro ci rispondono, con il tipico "black humor" serbo, che lui tanto ha smesso da parecchio tempo.
Durante il pranzo parliamo amichevolmente di temi di attualità locale e nazionale. Pochi giorni fa a Backa Topola e in tutta la Vojvodina è stata celebrata la "festa del mais", che è il principale prodotto della regione. Il direttore ce ne regala una artistica medaglietta ricordo.
Passando alle questioni della sua scuola il direttore ci dice che vi sono state istituite due aule per l'informatica con numerosi computer. Tutte le classi vi si avvicendano seguite da un professore esperto in materia. La scuola cerca inoltre di sviluppare l'interesse dei giovani verso attività culturali e artistiche comprendenti danze in costumi tradizionali. L'attuale situazione economica della Serbia è ancora depressa, i lavoratori del settore commerciale, per esempio, percepiscono uno stipendio corrispondente ad appena 100 euro mensili. Lascia inoltre a desiderare la tutela dei diritti dei lavoratori in genere. In Serbia, a parte il settore pubblico, non vi sono contratti di categoria a livello nazionale; in ogni azienda il contratto dei lavoratori è diverso (si spiega così - pensiamo - il dislivello di retribuzioni non solo da azienda a azienda, ma anche da città a città: esempio gli stipendi medi a Nis sono ancora inferiori a quelli, non certo grassi, di Kragujevac). A tutto ciò fanno riscontro i prezzi elevati dei generi di prima necessità e delle tariffe: è stato annunciato, ad esempio un aumento del 60% del gas per uso domestico che ha creato particolare malcontento nella popolazione la quale sospetta motivi non chiari.
Nel pomeriggio, è doverosa per noi una visita alla scuola privata di lingue estere (inglese, ma non solo) fondata e gestita dalla predetta amica Jelena. Il materiale didattico e i metodi di insegnamento sono molto moderni; particolare curioso, molti strumenti didattici provengono dall'Italia. Alle pareti sono appesi grandi poster di celebri luoghi londinesi che la Jelena ha riportato da una visita di lavoro in Gran Bretagna.


21-10-2008, Martedì mattina, Novi Sad - Alle 11 siamo alla scuola "Svetozar Markovic". Sarà interessante sapere che questo personaggio fu agli inizi del secolo XX tra i fondatori del movimento operaio serbo. In questa scuola le borse di studio da consegnare sono 11. la prima volta che ci venimmo, nel settembre del 1999, la scuola e i palazzi vicini erano stati bombardati. Era crollata un'ala della scuola dove era situato tra l'altro, il laboratorio di scienze; il direttore ci accompagna a vederlo ricostruito di sana pianta con a fianco l'immancabile aula dei computer. Il direttore stesso pranza con noi alla mensa scolastica: ci vengono servite da una gentile cuoca le stesse vivande dei bambini: dobbiamo dire che non sono niente male.
La scuola, così ci dice il vice direttore, è frequentata da circa 1.200 alunni, e perciò bisogna attuare i doppi turni. Ciò nonostante, finito l'orario scolastico di ciascun turno, vengono svolte attività complementari di vario genere. La scuola si trova in un quartiere industriale che è quindi abitato prevalentemente da famiglie operaie. Tra le industrie principali vi sono una grande birreria con mercato a livello nazionale. Abbiamo inoltre notato lungo la strada concessionari di case automobilistiche, industrie meccaniche e numerose banche. Sullo sfondo, al di là del Danubio, la grandiosa fortezza di Petrovaradin che difendeva la città nei secoli dagli attacchi di eserciti stranieri traghettati attraverso il Danubio.


Martedì 21 ore 16 - Siamo alla scuola primaria di Belgrado Rakovica che si chiama, tanto per cambiare, "Nikola Tesla". Anche qui il quartiere è periferico e povero. I primi 20 bambini segnalatici dal direttore dell'epoca risultavano tutti - come dal fax che ricevemmo - abitanti a Rakovicki put bb. Chiedemmo al direttore come mai i bambini abitavano tutti nello stesso posto e ci rispose che si trattava di un "centro collettivo" (vale a dire campo profughi). In questa scuola le borse di studio consegnate sono 20 seguendo la procedura già descritta. Terminato il lavoro, scambiamo qualche idea col direttore Stanislav Stevuljevic. Alle recenti elezioni amministrative lui si era candidato per il Municipio di Rakovica. Alla nostra domanda sull'esito ottenuto, ci risponde che la vittoria è andata al suo partito, il "Partito Democratico", e che lui è attualmente Consigliere municipale. Si dimostra molto ottimista sul futuro del suo Paese. La sera andiamo a far visita alla famiglia di Predrag, un ragazzo Serbo che studia all'Università "La Sapienza" di Roma e che ha voluto gentilmente accompagnarci per aiutarci in vari modi: come interprete, consigliere, secondo autista, fotografo ecc. I genitori di Predrag ci hanno ospitati per la notte e sono stati molto gentili con noi. Dopo cena ci accompagnano a visitare la città: riusciamo ad entrare nel tempio ortodosso, la cui costruzione è iniziata 90 anni fa, intitolato a San Saba "Sveti Sava" la cui ultimazione è prevista tra sette anni. È un'opera colossale che esternamente ricorda la basilica di San Pietro a Roma, ornata anche per l'interno, da prezioso marmo italiano. La visita prosegue presso la fortezza di Kalemegdan che oggi ospita dei giardini pubblici e un grande zoo. Vi sono vari musei militari con esposizione di mezzi corazzati e pezzi di artiglieria pesante. Dall'alto delle mura si gode un bel panorama compresa la confluenza dei due fiumi (Danubio e Sava). Abbiamo concluso la serata con una passeggiata nella lunga zona pedonale che si trova al centro della città su cui si affacciano moderni negozi: librerie, bar, pasticcerie, abbigliamento e calzature, spesso ispirati allo stile italiano molto apprezzato anche in Serbia oltre che nel resto del mondo.
Abbiamo incontrato molti giovani che, se non si conoscesse la loro origine, potrebbero essere tranquillamente scambiati per i compagni dei nostri figli e questo per noi è un segno di speranza per il futuro: una nuova cultura mondiale che non sacrifichi le proprie tradizioni, ma che si rivolga con fiducia e con spirito di solidarietà e progresso verso l'umanità intera senza pregiudizi.
Spesso pensiamo a come fare per offrire ai nostri giovani un futuro migliore, ma potrebbe accadere invece che saranno loro a insegnare qualcosa a noi forse ancora troppo attaccati a vecchi rancori e stupidaggini che rallentano il processo di pace e concordia fra i popoli. È forse utopia? Vedremo, ma noi vogliamo crederci.


22-10-2008, Mercoledì, Kragujevac - Arriviamo verso le 10,30 alla sede della Zastava, grande gruppo di aziende di cui, in passato, il settore trainante era quello della produzione automobilistica anche in collaborazione con la nostra FIAT - IVECO. Dopo il brusco, grave arresto della produzione dovuto ai bombardamenti della NATO, oggi sembra che questa collaborazione tornerà ad esistere. Ci accolgono con affetto gli amici del SindacatoUnitario che ci mettono al corrente delle ultime novità. La speranza di poter reimpiegare tutti gli operai della Zastava automobili, posti sotto cassa integrazione, attraverso la cooperazione con la FIAT per la produzione della nuova 500 si è realizzata solo in parte, infatti dei 4.000 operai che attendono di riprendere il lavoro, soltanto 1.200 ne saranno riassunti dopo aver superato una selezione, gestita da una commissione, consistente in un colloquio con esaminatori della FIAT. Il futuro del restante personale è molto incerto e in questi giorni le forze sindacali sono impegnate per riuscire ad ottenere una collocazione anche per coloro che resteranno disoccupati.
L'accordo con il governo serbo si è concluso con una partecipazione del 67% della FIAT ed il restante 33% resterà allo Stato, quindi il Consiglio di Amministrazione sarà composto di sette membri di cui 2 rappresentanti della Repubblica Serba (Biserka Drinjakovic, consulente del presidente della Repubblica, e Luka Andric, consulente del vicepresidente del Governo) e 5 rappresentanti dell'azienda italiana (Alfredo Altavilla vice presidente del gruppo FIAT, Giovanni De Filippis direttore della nuova azienda, Stephen Ketter vice presidente per la produzione, Richard Palmer direttore finanziario, Silverio Bonfiglioli direttore per le operazioni internazionali).
Alle 11 ci incontriamo con le famiglie dei ragazzi seguiti da ABC presso il salone delle conferenze per distribuire loro oltre 100 borse di studio. Alle nostre spalle viene affissa alla parete una grande bandiera della pace e inoltre un giornalista di una televisione locale ci chiede un'intervista sulla nostra attività. Irappresentanti sindacali ricordano come ABC sia venuta la prima volta alla Zastava subito dopo il terribile bombardamento e come sia stata quella l'occasione per avviare l'iniziativa degli affidi a distanza, alla quale si sono in seguito unite altre realtà associative e sindacali italiane.
Terminata la distribuzione delle quote, percorriamo alcune vie della città per renderci conto della situazione e dei sentimenti della popolazione locale. Ci pare di cogliere un certo ottimismo, probabilmente legato anche ai nuovi rapporti con la FIAT. Fervono i lavori edilizi e stradali che contribuiscono ad aumentare l'occupazione dei cittadini serbi. Tra l'altro abbiamo dato un'occhiata al mercato cittadino che ci è parso abbastanza attivo: i contadini vengono a vendere i prodotti ortofrutticoli della loro terra, ma si notano anche banchi di fiori o di attrezzature per l'agricoltura.
A sera ci rechiamo in albergo e poco dopo vengono a trovarci la precedente segretaria del sindacato ora in pensione la signora Ruzica Milosavljevic che era la presidentessa del Sindacato Unitario al tempo della guerra e negli anni immediatamente successivi. Parliamo con lei dei nostri cordiali incontri di quegli anni avvenuti in una certa atmosfera di romanticismo anche perché, nel ristorante in cui ci vedevamo, venivamo serviti al lume di candela mancando la corrente elettrica in tutta la città.
A quell'epoca, eravamo ospitati nel grande e deserto albergo situato al centro del parco "Sumarice" dove sorge un monumento a ricordo della terribile strage operata dai nazisti con impiccagioni di migliaia di cittadini di Kragujevac compresi i ragazzi di alcune scuole.


23-10-2008, Giovedì, Kragujevac - Alle 10 inizia la consegna di una trentina di borse di studio ai figli di operai disoccupati aderenti ai sindacati "Nezavisnost" e "Asocijacija Srpskih Nezavisnih Sindikata" e poco dopo, presso la sede sindacale, ci incontriamo con i signori Desa Petrovic e Nebojsa Becarevic rappresentanti del Rotary club di Kragujevac e con le signore Bozidarka Antonijevic e Jasmina Brajkovic dirigenti dell'associazione dei malati di paralisi celebrale. Lo scopo è di verificare la loro disponibilità a collaborare col Rotary club di Roma Palatino per cure e protesi a bambini assistiti dalla presente associazione. Con la somma messa a disposizione dal Rotary club di Roma potranno essere acquistate dieci o undici protesi come ci conferma il preventivo fornito dal signor Ivan Cvetkovic, rappresentante della ditta "Ortopedija MC". Anche se il nostro compito è solo di mettere in contatto le parti interessate, in modi il più possibile precisi e basati sulla documentazione necessaria, non nascondiamo la nostra soddisfazione per aver contribuito alla realizzazione di questo progetto.
Alle ore 17, giovedì siamo nella scuola di Niska Banja (Terme di Nis) "Ivan Goran Kovacic" esse distano una diecina di kilometri da Nis e attualmente la cittadina si è costituita in comune autonoma. Alla scuola le borse di studio da consegnare sono una ventina. Tra i bambini interessati ce ne sono alcuni appartenenti a famiglie profughe dall'Herzegovina, dalla Bosnia, dalla Krajina e più recentemente dal Kosovo. Dopo un cordiale colloquio col direttore Stevan Trickovic, gli alunni ci accolgono con cori in lingua serba e lingua italiana. Non nascondiamo la nostra commozione nel sentire le parole e la musica della canzone di Toto Cutugno "Lascate mi cantare". Ringraziamo la brava professoressa di musica e naturalmente tutti i piccoli cantori. Torniamo poi nell'ufficio del direttore il quale ci manifesta la sua soddisfazione per lo stato avanzato dei lavori per la costruzione di una nuova scuola nelle vicinanze che servirà ad alleggerire quella esistente di una parte dei suoi 1400 alunni.


24-10-2008, Venerdi, Nis - Alle ore 11 siamo al sindacato della "Masinska Industrija Nis-MIN dove ci attendono circa 40 bambini e ragazzi con i loro genitori. In questa Holding lavoravano un tempo 16 .000 operai. Ne sono rimasti meno di 4.000 appartenenti a varie fabbriche ora con partecipazione di capitale straniero. Abbiamo saputo inoltre che, in un settore dell'azienda, 120 operai sono già al terzo giorno di sciopero che proseguirà ad oltranza per il mancato pagamento del "povero" stipendio già da 2 mesi.
Alla fine il sindacalista ci accompagna in un piazzale del complesso industriale dove fa bella mostra di se una vecchia grande locomotiva a vapore, ormai arrugginita, che viene lasciata lì come simbolo delle passate fortune della Holding. Ci divertiamo a scattare foto con alcuni di noi al posto di guida della locomotiva. Poco lontano notiamo accumuli di rottami di vecchie carrozze che si intonano all'ambiente circostante. Ci viene da pensare a quanta gente avrà viaggiato in quelle carrozze in tempi ormai lontani. Alle ore 16 siamo alla "Elektronska industrija". Anche lì un quarantina di borse di studio. Più le poche rimaste da consegnare ad alunni della piccola scuola di Donja Vrezina venuti lì per l'occasione. La fabbrica contava un tempo 18.000 operai, ne sono rimasti assai pochi che vengono tutti i giorni a timbrare il cartellino affinché ci si ricordi della loro appartenenza alla fabbrica: non si sa mai, forse una ripresa ci sarà. Il nostro amico sindacalista ci dice infatti sono in corso trattative con società estere, compresa una italiana. Chi vivrà, vedrà! A conclusione della visita il sindacato ci fa una gradita sorpresa, regala ad ognuno di noi una "Sajkaca". Volete sapere che cosa è? È il vecchio cappello tradizionale, un tempo in uso nelle campagne nella Serbia meridionale. Adesso lo porta solo qualche vecchio contadino, ma conserva un valore di simbolo nazionale.


25-10-2008, Sabato, Rogatica - Il nostro percorso è da Nis a Krusevac, Kraljevo, Cacak, Uzice (un tempo si chiamava Titovo Uzice). Da Cacak in poi la strada è molto interessante dal punto di vista turistico e anche come grande opera viaria: infinite gallerie costeggiano dapprima un fiume di portata limitata tra alte pareti rocciose; poi superate alcune montagne inizia una lunga discesa fino a Visegrad e oltre, nella parte serba della Bosnia a fianco del bellissimo fiume Drina. È tardi non possiamo fermarci per ammirare il famoso ponte turco ricordato da Ivo Andric. Alle 17 siamo nella scuola "Sveti Sava" di Rogatica dove ci attende una ventina di bambini con i loro genitori. Notiamo qui segni di estrema povertà materiale; sia tra le famiglie sia nell'aspetto dimesso solo in piccola parte modernizzato della cittadina di Rogatica che al tempo delle guerre bosniache fu teatro di sanguinose battaglie tra serbi e musulmani.


26-10-2008, Domenica, Pale - A Pale una giornata di riposo. Ne approfittiamo per visitare un po' il centro di Pale e la città di Sarajevo. Pale è una piccola cittadina la cui popolazione è costituita da serbi e che negli ultimi anni ha subito una notevole trasformazione come quasi tutte le città che abbiamo toccato in questo viaggio. Un tempo Pale era un luogo di villeggiatura per persone benestanti di Sarajevo un po' come era Frascati per i Romani in tempi andati. Il fatto è che Pale si trova in una conca tra alte montagne - Romanija e, più vicina, Jahorina famosi centri di sci. Negli ultimi tempi l'attività sciistica è ripresa e questa è una delle fonti di una certo miglioramento economico della cittadina. Questo miglioramento è testimoniato tra l'altro da un grosso centro commerciale di colore rosso che dal punto di vista urbanistico è un pugno in un occhio, ma che è molto comodo per gli abitanti della zona. A sera nessuno ci può levare dalla testa di fare una capatina a Sarajevo, ed eccoci nella zona pedonale della città fra moschee, moderni negozi artigianali, il teatro nazionale, alberghi lussuosi. Dopo una salita c'è ancora, ben conservata e frequentata, una grande chiesa cattolica e vicino una chiesa ortodossa. È segno che Sarajevo tornerà ad essere una città multiculturale di un tempo? Lo speriamo vivamente. Unica nota stonata è la presenza di un bambino Rom che da quando siamo arrivati e fino a quatro ore dopo, è rimasto inginocchiato sotto il peso di una grossa fisarmonica strimpellando e chiedendo l'elemosina fino allo stremo delle forze.


27-10-2008, Lunedì - Alle 11 siamo alla scuola primaria di Pale il cui nome, secondo noi non molto fantasioso, è ugualmente "Pale". Il direttore Radomir Kujundzic, già con una protesi ad una gamba per essere incappato in una mina antiuomo subito dopo la guerra, cammina ora con una stampella a causa di una brutta caduta. Ma lui è un uomo fiero e "tutto d'un pezzo": è venuto a scuola per salutarci, memore della vecchia amicizia che ci lega. È contento perché, nei pressi, verrà costruita un'altra scuola, che egli sarebbe molto contento di chiamare semplicemente "Serbia". Ma chi sa se l'alto commissario per l'applicazione del trattato di Dayton sarà d'accordo. Quella attuale, frequentata da 2200 alunni è assolutamente insufficiente e lì si fanno non doppi, ma tripli turni: abbiamo visto con i nostri occhi scendere le scale classi di ragazzi più grandi e subentrare classi con quelli più piccoli. Le quote da consegnare sono una quarantina e come al solito il direttore nel discorsetto introduttivo ricorda che ABC, negli anni più difficili, è stato il principale sostegno delle famiglie più povere della cittadina.


Alle ore 15 siamo alla scuola "Sveti Sava" di Lukavica (località abitata da serbi in una periferia di Sarajevo). Nei primi tempi la scuola si trovava in una caserma dismessa, adesso, a cura del governo Giapponese, ne è stata costruita un'altra, moderna e confortevole. È frequentata da un migliaio di bambini e ragazzi. Secondo il direttore molti serbi si stanno concentrando in quella zona perché sono in costruzione nuovi grandi palazzi. Finito il nostro compito in questa scuola, diamo un addio alla Republika Srpska e iniziamo il viaggio di ritorno reso difficile dalla pioggia torrenziale che ci accompagnerà fino a Roma.


 

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