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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dall' 1 al 13 ottobre 2011


E' il primo ottobre, sabato. Eccoci ancora una volta pronti alla partenza per il viaggio che ci porterà nel giro di un paio di settimane a consegnare le borse di studio nelle 12 realtà seguite da ABC in Serbia e Bosnia. Come sempre ci interroghiamo sulla situazione che troveremo. Sarà migliorata? Sarà peggiorata? Diamo un'occhiata alla quotazione del dinaro serbo e constatiamo che, in questi giorni per comprare un euro servono poco più di 99 dns. Vuol dire che, rispetto all'anno passato, quando era arrivato a 103,5, ha recuperato, ma ha anche perso se guardiamo al mese di maggio 2011 quando stava a 96,5. Insomma, un'altalena che ha sempre riflessi negativi sul potere di acquisto delle famiglie, anche perché, a quel che sappiamo, l'inflazione in Serbia nei primi mesi del 2011 è aumentata considerevolmente ed anche i prezzi, compresi quelli dei prodotti di prima necessità.

3 ottobre, lunedì - Siamo nella scuola media "Nikola Tesla" con il direttore, Vlade Grbic e l'ex direttrice, amica di vecchia data di ABC, Jelena Simovic. C'è anche la coordinatrice della scuola di Krivaja, Andjela, che scherza sempre con noi pregandoci di trovargli un marito italiano! Da queste parti si ricordano tutti di quel di quel che abbiamo fatto per i bambini serbi, ma non solo. Infatti, nella Backa, regione della pianura pannonica divisa tra Serbia e Ungheria, la presenza ungherese è forte e noi, per rispetto e "spirito di pace", abbiamo affidato a distanza anche molti alunni di origine ungherese. Comincia la distribuzione delle borse di studio e tutto, come sempre a Backa Topola, va bene. A lavoro concluso, e per poter parlare con tranquillità della realtà locale, andiamo a mangiare qualcosa insieme. La situazione politico-sociale non è cambiata rispetto allo scorso anno. Ce lo dice Vlade Grbic che ci spiega però come in Serbia le difficoltà economiche abbiano colpito la scuola con tagli consistenti: "Gli insegnanti sono degli eroi", dice un poco enfaticamente e "nonostante siano sottopagati - continua - (poco meno di 400 euro al mese dopo più di vent'anni di lavoro, ndr.) quando entrano in classe dimenticano i loro problemi e col sorriso sulle labbra iniziano il lavoro trasmettendo agli alunni serenità, fiducia nel futuro e interesse nello studio". Commovente, ma poco credibile! Comunque, e su questo gli si può credere, nonostante le enormi difficoltà "si è voluto mantenere elevata l'attenzione verso i portatori di handicap", sebbene la discriminazione delle classi differenziate - aggiungiamo noi - sia stata abolita soltanto da pochi anni. I tagli della spesa scolastica hanno infatti risparmiato gli insegnanti di sostegno i quali hanno anche, insite nel loro ruolo, l'autorità e l'autorevolezza necessarie ad evitare che nelle scuole si creino situazioni disagio o discriminazioni per i bambini più svantaggiati. Fatte salve le eccezioni di Novi Sad e Racovica (Belgrado), resta comunque un dato comune: le iscrizioni sono diminuite notevolmente perché le coppie non si sposano, preferiscono convivere e, soprattutto, non procreano. La precarietà del lavoro e l'incertezza della vita suggeriscono una non-procreazione responsabile.

Martedi 4 ottobre, mattina - Partiamo per Novi Sad dove alle 10 ci aspetta il direttore della "Svetozar Markovic Toza", professor Peter Narancic. Cominciamo a chiacchierare con lui e subito sputa il rospo che ultimamente sta sullo stomaco alla maggior parte dei serbi: l'Europa non si accontenta e vuole dettare sempre nuove condizioni per l'ingresso del nostro Paese nell'UE. Questa è un'ingerenza intollerabile". Come dargli torto? Anche perché per la Serbia gli esami, più o meno giustificati, non finiscono mai: prima Slobodan Miloševic, ex Presidente della Serbia e della Federazione Jugoslava, poi Radovan Karadžic, capo politico dei serbo-bosniaci accusato di genocidio, quindi Ratko Mladic, comandante dell'esercito serbo-bosniaco, anche lui sotto accusa per genocidio, e ora il Kossovo. E poi? Il direttore è bene informato e ci dice che i russi sono interessati alla gestione della raffineria di petrolio locale e aprono banche, i cinesi offrono stanziamenti per la costruzione del ponte di Belgrado e italiani, tedeschi, ungheresi, cinesi e russi vogliono tutti investire in Serbia. Ma queste cose le sanno bene anche i nostri operai in Italia! In questo istituto le iscrizioni sono in aumento in quanto l'ottima reputazione della "Svetozar Markovic Toza" attira ragazzi da ogni parte di Novi Sad. È per questo che è cominciata la costruzione di un altro piano della scuola risolvendo così, nel contempo, anche un problema di infiltrazioni di acqua dal terrazzo. Il tutto completamente finanziato dalla Banca Centrale Europea. Ci viene in mente che la maggior parte degli alunni che frequentano oggi la "Svetozar" quando la scuola fu coinvolta nei bombardamenti degli aerei Nato nel 1999 non erano nati. Meno male che il tempo passa! Il prof. Narancic ci porta anche, come al solito, a visitare i laboratori della scuola "Svetozar" famosa anche per la sua attenzione nello studio delle materie scientifiche. Nei suoi "ricchi" laboratori il vulcanico prof. Nikola Cudic fa studiare tanto bene i suoi alunni da consentirgli di vincere, lo scorso anno, un premio internazionale con la realizzazione di un modellino di città alimentata interamente a energia solare e, quest'anno, di arrivare secondi, in tutta la Vojvodina, con un'indagine statistica, condotta nelle famiglie di tutti gli studenti, sul risparmio energetico utilizzando lampade a basso consumo. Ma non basta: nella scuola , oltre ai laboratori, ci sono una bella mensa, un ambulatorio odontoiatrico per la prevenzione e la cura dei denti degli alunni, una gran bella biblioteca e, infine, viene svolta un'intensa attività sportiva. E' troppo bello, siamo sopraffatti, senza ironia. Ce ne andiamo di corsa verso Belgrado.

A Racovica, un quartiere alla periferia di Belgrado, dove si trova la scuola media "Nikola Tesla", arriviamo verso le 17,30. Nel cortile della scuola siamo accolti dalla vice direttrice che ci accompagna nell'ufficio del baffuto direttore prof. Stanislav Stevuljevic. Nella scuola, come a Novi Sad, le iscrizioni sono in aumento, ce lo comunica con soddisfazione Stanislav: "attualmente gli iscritti sono 1.118 e 40 di loro sono portatori di handicap, più o meno gravi". L'elevato numero degli alunni impone ormai da anni due turni di lezioni, mattina e pomeriggio. La sera, invece, la scuola si apre al territorio, agli adulti che usufruiscono, a pagamento, della piscina. "Questi soldi - continua Stevuljevic - sono una boccata d'ossigeno per le nostre casse visti gli scarsi finanziamenti del municipio". All'interno della scuola esiste anche una mensa con costi "politici" per tutti gli alunni, gratuita per i bambini svantaggiati. Insomma, grande attenzione per la salute fisica e mentale dei giovani. E, a proposito di salute, come sempre ci viene a trovare, durante la nostra visita, una vecchia amica di ABC, Vida Parezanovic. Lei è una pediatra ex ministro della Sanità in uno dei tanti governi della Serbia post-bombardamenti. Non finisce mai di manifestare apprezzamento per quel che l'associazione ha fatto e, contrariamente a tanti altri, continua a fare per la Serbia e il suo popolo. Questi complimenti ci imbarazzano ma ci gratificano quanto necessario per trovare la forza di andare avanti! Vida vuole riferirci i risultati di un recente convegno al quale ha partecipato. Ci dice che "in Serbia centinaia di bambini sono morti a causa dell'inquinamento indotto dai bombardamenti del 1999". Subito colleghiamo questa notizia con quella dei 28 militari italiani deceduti perché colpiti da malattie inguaribili durante o subito dopo il ritorno dalle missioni nei territori della ex Jugoslavia: neoplasie maligne alla tiroide, ai testicoli e alle ghiandole, linfoma di Hodgkin. Le stesse che hanno falcidiato tanti piccoli la cui unica colpa è stata quella di essere nati nel posto e nel momento sbagliati. Abbracciamo il direttore, Vida, gli altri amici e poi via verso Kragujevac.

5 ottobre, mercoledì - Come al solito, prima e dopo la consegna delle borse di studio ai figlioli degli ex operai, parliamo con i sindacati della ex Zastava (oggi Fiat Auto Serbia) i quali, dopo averci confermato le notizie sui piani di produzione del nuovo modello denominato "L-Zero", ci esprimono le loro perplessità e paure. Infatti, le promesse di arrivare a 2.500 dipendenti entro la fine di quest'anno sono state ampiamente disattese. Anzi, tutti gli operai sono attualmente in cassa integrazione e, nei primi mesi di quest'anno, mille lavoratori sono stati licenziati dalla Zastava Auto. In compenso sono stati assunti 170 giovani, tramite l'Agenzia nazionale dell'impiego, di cui 130 operai. Questi non sono in cassa integrazione e stanno seguendo dei corsi di formazione professionale in Italia e in Polonia. La politica aziendale è chiara: liberarsi il più possibile del passato e modernizzare, dal suo punto di vista, la fabbrica arrivando a trattare le risorse umane delle quali non si può fare a meno come macchine che, una volta "obsolete", possono essere cambiate senza alcun problema, né tecnico né etico. Questo il futuro che vorrebbero per tutti noi! Ma questo modello di sviluppo, ci dicono e condividiamo in pieno, non può durare! E' destinato all'implosione o all'esplosione. Guardando l'entrata della Zastava, ci chiediamo: chissà se verranno rimossi anche la grande statua in bronzo del metalmeccanico baffuto davanti all'ingresso principale e la targa con la bandiera rossa? C'è da dire peraltro che, secondo i nostri amici, non va neanche bene quel che sta capitando all'indotto FAS: si susseguono gli annunci dell'arrivo dei fornitori ma poi tutto resta fermo. Infatti, dagli originari, e teorici, 14 fornitori con un incremento dell'occupazione di 10.000 unità, ora si è passati a 7 con un incremento dell'occupazione di 6.000 unità, sempre sulla carta. Ci vorrebbe proprio l'intervento de "il ministro", un operaio licenziato che da molti anni viene a prendere la borsa di studio di suo figlio. Il soprannome "il ministro" fu affibbiato a Dragan, un omone alto e con un pancione enorme, per aver preso a calci nel sedere, durante una manifestazione nel 2003, il ministro del Lavoro dell'epoca.
Ormai è sera, mangiamo qualcosa e poi andiamo a fare una visita al Centro fisioterapico dove convivono le due associazioni, quella dei celebrolesi e l'altra degli ammalati di sclerosi multipla, con le quali siamo in contatto da anni. Ci troviamo così nel bel mezzo di una festa organizzata per noi e per raccogliere fondi. La sede è piena di gente entusiasta, giovani con più o meno evidenti problemi fisici e psicofisici, assistenti, fisioterapisti, logopedisti, genitori, ospiti vari. Il nostro primo contatto con le due organizzazioni risale a qualche anno fa, quando operammo come mediatori tra le associazioni serbe e il Rotary Club Roma Palatino che sostenne finanziariamente l'acquisto di 15 protesi per giovani portatori di handicap. I genitori ci spiegano che le preziosissime protesi saranno ora utilizzate da altri perché i loro figli sono cresciuti e i costi per adattarle alle nuove "misure" sono elevati e insostenibili per loro. Ricordiamo poi insieme quegli eventi e ci pregano di ringraziare gli amici del Rotary Club Roma Palatino, cosa che faremo più che volentieri. Ci portano poi a visitare le tre stanze dove sono lettini per la fisioterapia, attrezzi, prodotti sanitari vari e chissà cos'altro. C'è anche una piccola ma completa palestra con cyclette, tapis-roulant, panca, sbarra. Non mancano, a ricordare di quale palestra si tratti, tutori per le gambe, stampelle e carrozzine. Ci dicono poi che, grazie ad ABC, a tutte le cose che abitualmente fanno, se n'è aggiunta un'altra che reputano molto importante: un corso di lingua italiana. I ragazzi sono ansiosi di farci conoscere i progressi raggiunti in un mese di studio e ci mettiamo volentieri a conversare con loro. In un'altra stanza hanno organizzato un vero e proprio piccolo laboratorio linguistico con sette PC e sulla lavagna hanno scritto "vi ringraziamo perché ci avete dato la possibilità di imparare la vostra bella e interessante lingua". In basso le firme di tutti i partecipanti.
Ad un certo punto arriva anche Dragan Stevovic, del consiglio comunale di Kragujevac. A nome del sindaco ci saluta e ci ringrazia per l'aiuto che diamo al Centro, ma ci tiene, giustamente, a precisare che il Comune della cittadina del distretto di Šumadija sostiene l'attività delle due Associazioni dando in uso gratuito i locali e anche le utenze necessarie per il suo funzionamento: elettricità, acqua e riscaldamento. Non è poca cosa! Ad un certo punto richiamano tutti la nostra attenzione. Il momento è solenne! Ci consegnano un attestato di benemerenza. Siamo commossi, anche se il nostro cuore si è un poco indurito in tanti anni di lavoro umanitario!

6 ottobre, mercoledì - Sveglia all'alba e partenza alla volta di Niš. Dopo tre ore arriviamo a Niska Banja, sobborgo-distretto della seconda, per grandezza, città serba. Niska Banja è famosa per le sue terme ed anche per essere stata luogo di accoglienza, durante e subito dopo la guerra 1992-95, per molti profughi della Krajina dalla quale si allontanarono 250.000 serbi "sospinti" dall'esercito croato. A ricordare questo passato, nella piazza centrale, nei pressi dell'ufficio postale, rimane il vecchio edificio di quello che fu l'hotel "Serbjia" dove trovarono ospitalità decine di famiglie serbe. L'hotel, acquistato da un privato dopo la sistemazione altrove dei profughi, doveva diventare un albergo di lusso, ma i lavori di ristrutturazione sono stati bloccati a causa della scaltrezza del proprietario: avrebbe, dicono in molti, incanalato l'acqua delle locali terme convogliandola nelle tubature dell'albergo con l'intento di farla arrivare nelle vasche da bagno delle stanze. Così gli ospiti potevano fare le cure termali… in camera. Bella faccia tosta!Come sempre, all'imbrunire, siamo nella scuola media "Ivan Goran Kovacic", bella e attiva realtà locale circondata da un piccolo parco ed allietata dalle voci dei bambini che la frequentano. Queste voci, come ogni anno, si producono in graziosi cori per la cerimonia di accoglienza preparata per il nostro arrivo. Si tratta di un plesso scolastico diviso in due sedi poste a breve distanza l'una dall'altra e che ospita complessivamente 1.050 iscritti. La sede distaccata, con un nuovo edificio, comprende 16 classi dalla 1ª alla 3ª media, mentre la sede centrale ne conta 33. Quest'anno c'è stata una contrazione nelle iscrizioni: 30 in meno rispetto allo scorso anno il che ha ridotto di una classe il numero delle prime mettendo a rischio il posto di lavoro di alcuni insegnanti. Tra i 10 portatori di handicap presenti nella scuola, tutti inseriti nelle classi normali, vi è un cieco che ha sbalordito tutti per il suo rendimento scolastico: è bravissimo in tutte le materie, un vero genio! "Ma la scuola - dice orgoglio il prof. Trickovic - vanta anche un campione di ciclismo, Marco Petrovic, che si è aggiudicato il primo premio nelle gare nazionali studentesche. Complimenti! Il direttore, un poco sollevato, ci confida infine che presto nella sua scuola resteranno soltanto 700 alunni perché gli altri se ne andranno nella nuova struttura autonoma e con un nuovo direttore. Tutti presenti! Comincia la distribuzione delle borse di studio e così salutiamo bambini e genitori, consegniamo la borsa di studio e scambiamo qualche piccola frase con loro. Sono le 20. Ce ne torniamo a "casa".

7 ottobre, giovedì - Alle 11 varchiamo i cancelli della Elektronska Industrjia. Nel salone ci aspettano anche gli epigoni dei Sostegni a Distanza della Min-Fitip (degli originari 69 ne sono restati due) e della piccola scuola di Donja Vrezina (24 nel 2006 ora tre). Anche stavolta ad accoglierci c'è Jovan Jovanovic, segretario sindacale, alto, capelli arruffati, occhi di fuoco, eloquio pressante, rapido, difficile da interrompere. Non riusciamo a stargli dietro e purtroppo neanche la nostra amica Jovanka che dovrebbe provvedere a tradurre quel che dice. Ma Jovanovic non lo si doma! I suoi occhi ti inceneriscono e allora lo lasciamo parlare e raccontare alla sua maniera quel che capita nella fabbrica e in Serbia. Riusciamo a capire che l'EI è stata "spezzettata", per essere venduta meglio. Sono rimasti circa 800 operai (qualche anno fa erano 12.800) "sparpagliati" nei diversi settori che percepiscono circa 180 euro al mese. Jovanovic ci dice poi che "in 49 grandi fabbriche presenti sul territorio nazionale gli addetti sono scesi da 350.000 a 210.000" e il sindacato, rileva con rammarico e abdicando al suo ruolo, "non ha più la forza per fare niente". "Non possiamo scioperare - dice sconsolato - perché non possiamo permetterci di perdere il poco denaro che ci danno e perché non causeremmo alcun danno alla pressoché inesistente produzione e, quindi, l'unica possibilità è appoggiarci a qualche partito che porti avanti le nostre rivendicazioni". In questa situazione, ne è convinto, e noi con lui, l'ultimo dei problemi è quello dell'autonomia sindacale! C'è una piccola speranza, ma soltanto per i veri proprietari della fabbrica (in teoria, molto in teoria, anche per loro che, secondo la vecchia logica dell'autogestione di Tito, dovrebbero avere una compartecipazione nella proprietà della fabbrica!): molte aree dove sorge l'EI potrebbero essere vendute ai privati che sono in cerca degli spazi necessari per costruire nuovi palazzi. Siamo incerti se chiedergli informazioni sull'acqua-park che, secondo una poco attendibile notizia, dovrebbe sorgere a Nis. Ne ha sentito parlare, ma niente di preciso. Si tratta sicuramente della solita bufala! Ma, tornando a "casa", proprio all'altezza di Niska Banja vediamo un cartello che annuncia il progetto e sul quale qualcuno ha scritto, con vernice nera, "Dove? Come? Quando?". Distribuiamo le borse di studio ai 10 giovani restati nel progetto nella stanza sindacale della fabbrica. Quando erano 70, questo il numero massimo de SaD avviati nella EI, andavamo nell'immenso e triste salone della ex mensa. Lì, quasi al buio, consegnavamo le borse di studio in un'atmosfera, nonostante il contesto, quasi allegra. I tempi sono cambiati per tutti, anche se non è ancora chiaro se in meglio o in peggio!

8 e 9 ottobre, sabato e domenica - Tutto chiuso e riposiamo.

10 ottobre, lunedì - In viaggio verso la Bosnia la nostra "guida" ci dice: "da Nis riprendere l'autostrada per Belgrado, uscire a Poiate – Kruscevac, proseguire per strade normali via Kraljevo, Ciaciak, Uzice. Attenzione dopo Uzice, fatti alcuni chilometri, prendere a destra per Visegrad, Rogatica, Sarajevo". A Visegrad, come sempre, ci fermiamo ad ammirare il ponte sulla Drina. Il panorama è lo stesso di tanto tempo fa, ma sulle colline che sovrastano la cittadina a ridosso del fiume biancheggiano i numerosi cimiteri indotti dalla recente guerra. Ma, nonostante tutto, come scrive Ivo Andric, "Le lunazioni si susseguivano e le generazioni sparivano rapidamente, ma il ponte restava, immutabile, come l'acqua che scorreva sotto le sue arcate". Arriviamo così a Rogatica cittadina di confine tra cultura orientale e occidentale, religione musulmana e cristiana. Rogatica non è famosa come Pale o Sarajevo, in compenso è molto povera, tanto povera che la gente che può scappa. Non a caso la popolazione è diminuita in pochi anni da 18.000 a 12.000 abitanti. Il direttore Tomislav e l'assistente sociale Nada ci salutano cordialmente e ci danno il benvenuto. Accanito fumatore Tomislav ci avvelena con le sue sigarette, ma stiamo a "casa sua" e non osiamo protestare. Il vecchio direttore non ama l'Europa, anzi, non ama gli accordi di Dayton che hanno imposto un commissario straordinario, padre-padrone della Bosnia. Ritiene anche che non sarà mai possibile andare d'accordo con i mussulmani di Bosnia fino a quando tra di loro avrà un ruolo importante un membro della famiglia Izetbegovich. Parla di Bakir Izetbegovic, figlio di Alija Izetbegovic, peraltro salutato come uomo moderato e propenso al dialogo. Ma noi siamo italiani e la situazione è troppo complessa e non riusciremmo mai a capire. Meglio rinunciare e accontentarsi di portare piccoli semi di pace con le borse di studio. I genitori degli alunni sono tutti presenti e ci salutano sorridendo. Sono vestiti in modo dimesso, con gli occhi e le mani stanchi. Qualcuno vuole esprimere verbalmente la gratitudine, una signora anche in italiano, e tutti vogliono spiegarci quanto siano importanti per loro questi soldi. Il direttore conferma questa cosa, come ogni anno, con una lettera di ringraziamento un poco formale ma sincera. È il solo.
Alle 18 arriviamo da Nada. Un'altra Nada. Si tratta di Nada Kovacevic, bibliotecaria a Pale, che ci ospita da moltissimi anni. A casa sua dormiamo e mangiamo e, a volte, giochiamo a scacchi o leggiamo i fondi del caffè alla turca che prepara insieme alla nostra piccola (di altezza) "maga" Jovanka. Sono entrambe, lei e Nada, appassionate della lettura dei fondi di caffè e riescono a vedere negli agglomerati di polvere bagnata che si formano quello che la loro fantasia suggerisce. Siamo in Bosnia, a Pale, e la neve non è ancora arrivata. Meno male! La mattina dopo, martedì 11 ottobre, andiamo alla scuola "Pale" di Pale. Qui incontriamo qualche problema. La segretaria della scuola, come al solito, è nervosa e ansiosa. Il fax con l'elenco degli alunni da chiamare era per metà illeggibile e quindi non è riuscita a interpellare tutti gli alunni che devono ricevere la borsa di studio, anche perché molti frequentano sedi distaccate dell'istituto. Cerchiamo di tranquillizzarla e tentiamo di convincerla, dando anche la nostra disponibilità a ritornare il giorno dopo, a chiamare tutti i ragazzi. E' irremovibile: "non mi è possibile", dice. Il direttore che gli ha evidentemente affidato le sorti amministrative della scuola avocando a sé esclusivamente le competenze "politiche", tace. A questo punto o l'uccidiamo, come faremo nel prossimo viaggio se ripeterà la sceneggiata, o diplomaticamente consegniamo al direttore le buste delle borse di studio per non far restare senza denaro circa 15 giovani. Questi soldi sono troppo importanti per le famiglie. Certo, siamo indispettiti, ma la situazione è grottesca e il personaggio della segretaria, perennemente raffreddata per colpa di una, pensiamo malignamente, manifestazione psicosomatica del suo disagio comportamentale, per un verso ci intenerisce. Pensiamo che, comunque, i ragazzi riceveranno la borsa di studio. Spesso ripetiamo: quant'è difficile aiutare.
Eccoci all'ultima tappa del nostro viaggio, che alla fine sarà "durato" circa 6.000 chilometri percorsi in auto. Nel pomeriggio siamo nella scuola "Sveti Sava" di Lukavica. Purtroppo non c'è più il vecchio direttore Milovan Bogdanovic. Si trattava di un vero personaggio: apparentemente bonario, in realtà scaltro e attento, tanto da strappare alla cooperazione giapponese l'ammodernamento dell'intera scuola. Era un sobrio-ubriaco, nel senso che sembrava sempre "bevuto" mentre in realtà era lucidissimo. Sta di fatto che con lui lavoravamo sempre bene e rapidamente, mentre negli ultimi anni le giunte municipali di Lukavica, o Nova Sarajevo, come si chiama oggi, hanno pensato bene di cambiare con perversa continuità lo staff dirigente della scuola costringendo noi e il nostro piccolo progetto locale a continui aggiustamenti. Anche quest'anno troviamo un nuovo direttore il quale si dice felicissimo di conoscerci e ci annuncia che anche qui le iscrizioni sono in calo. Aggiunge, come ci avevano detto anche gli altri, che il prossimo anno ci sarà sicuramente ancora lui. Troviamo riparo nell'angusta segreteria con i genitori, che stavolta riusciamo a salutare, in fila fuori della porta. I bambini uno alla volta prendono la loro borsa di studio, proviamo a chiedere a tutti qualcosa per rendere più simpatico e umano l'incontro, firmiamo come necessario le ricevute e a rivederci il prossimo anno.
Per il viaggio quest'anno abbiamo speso un poco di più rispetto al 2010: circa 1.700 euro. Le quote consegnate sono state pari a 59.395 euro più 300 euro di contributo straordinario. Per la precisione abbiamo consegnato 5.780 euro a Lukavica, 14.495 a Pale, 12.400 a Rogatica, 4.480 a Backa Topola, 2.720 a Belgrado, 2.560 a Novi Sad, 8.470 e 1.030 a Kragujevac, 2.700 a Nis e, infine, 4.460 a Niska Banja.


 

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