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Relazione sul viaggio dell'associazione in Serbia dal 29 settembre al 9 ottobre 2018


È’  proprio da Gilberto Vlaic, morto lo scorso 29 maggio, che vogliamo cominciare a parlare del nostro solito viaggio in Bosnia e Serbia. Eravamo in contatto da molti anni con lui e la sua associazione, “Non bombe ma solo caramelle”, e insieme abbiamo anche realizzato un paio di progetti a favore del Centro “21 Ottobre” per ragazzi cerebrolesi e in una piccola scuola nei dintorni di Kragujevac. A volte ci sentivamo via Skype e lui, al contrario di noi, era sempre in linea. Se non lo trovavi voleva dire che era ricoverato per la periodica riabilitazione respiratoria alla quale era costretto dalla malattia che gli ha rovinato gli ultimi anni di vita. Parlando dei progetti di aiuto capitava di ricordare quando la Zastava di Kragujevac venne bombardata nel 1999 dagli aerei della Nato e lui diceva sempre, un poco ingenuamente, che ‘quando si distruggono i luoghi del lavoro c’è la volontà di distruggere un popolo e il suo Paese’. Beh, caro Gilberto, adesso riposi in pace e purtroppo sembrerebbe che siamo costretti a prendere atto che l’odio non finisce mai e che non sempre è necessario bombardare i luoghi di lavoro per distruggere un popolo, ci sono tante altre cose meno cruente ma sempre efficaci, come la falsa politica, l’ignoranza, la menzogna. E similmente ad un conflitto quando la situazione della realtà di un Paese degenera escono i peggiori, i famelici, quelli senza principi né vergogna, che fomentano i sentimenti più beceri della gente. Ed è, ricollegandoci al viaggio che abbiamo fatto per la consegna delle borse di studio dal 29 settembre al 9 ottobre, quel che avviene in Bosnia dove siamo arrivati a Pale nel pomeriggio di domenica 30 settembre. Lungo le strade della città moltissimi manifesti elettorali che invitavano a votare questo o quel candidato nelle elezioni che ci sarebbero state il 7 ottobre promettendo lavoro e benessere per tutti, ma anche sicurezza e un futuro splendido per i connazionali, presentandosi quindi come garanti e difensori dei rispettivi gruppi etnici in opposizione agli altri  visti come nemici da combattere. E così il 7 ottobre, abbiamo poi letto, è andato a votare il 53,36% di cittadini e cittadine su una popolazione totale di 3,8 milioni di abitanti. Quel che sconcerta,  se si tiene conto dell'esodo di massa verso la Germania e l'Austria non solo di giovani e lavoratori, ma anche di intere famiglie, è che se continua così tra pochi anni i candidati (il 7 ottobre erano 7.497 per 518 cariche) si voteranno da soli per mancanza di elettori. In Bosnia il sistema formato dallo Stato, da 2 entità, 10 cantoni più il piccolo distretto di Brcko con 14 governi, 14 Parlamenti (dei quali tre bicamerali) e 14 Costituzioni nelle quali sono previste garanzie per i tre gruppi principali: bosgnacchi, croati e serbi con l'obbligo di essere tutt'e tre rappresentati nelle istituzioni, è cosa da pazzi! Infatti, questa complessa architettura istituzionale fu creata dall'accordo di Dayton, del novembre 1995, accordo che pose fine alla guerra in Bosnia ed Erzegovina, ma che rinforzò timore e incertezza tra la popolazione, paura del vicino, dell'estraneo di etnia diversa e gonfiò il nazionalismo più cattivo sempre presente in Bosnia, ma anche altrove.

Lunedì, 1 ottobre 2018 - Siamo nella scuola "Srbjia" (ex "Pale") di Pale a 17 km da Sarajevo nel passato capitale della Republika Srpska sostituita poi da Banja Luca. Il direttore della scuola che conoscevamo da 5-6 anni è cambiato e al suo posto è stato messo un ex professore di geografia, Aleksndar Rajic. C'è anche la direttrice della succursale della scuola "Srbjia", Sanjia Markovic che, visto che alcuni degli affidati sono nella sua scuola, vuole ospitarci  il prossimo anno per mostrare la filiale che dirige. Parliamo un poco con il prof. Rajic e lui ci fa visitare i lavori di ristrutturazione in corso (pagati da privati e dalle Nazioni Unite). Ci spiega che le spese per il riscaldamento incidono per il 74% sul bilancio della scuola e che, quindi, per prima cosa sono stati cambiati tutti gli infissi per impedire la dispersione di calore. Da quelle parti, a 800 metri di altezza e circondati da montagne, fa molto freddo. Sentiamo la campanella della ricreazione e vediamo nei corridoi che attraversiamo tanti bambini mangiare dei piccoli sandwich che, ci spiega il direttore, sono venduti a 25 feninga (centesimi) di marco convertibile. Sono pochi centesimi di euro che consentono ai genitori di risparmiare sulla merenda dei loro figlioli. Le famiglie sono le nuove vittime dell'instabilità economica, sociale e politica che rendono sempre più fragili i rapporti sociali e anche l'amore nelle coppie separate in gran numero. In città abbiamo notato, per le loro caratteristiche fisiche, la presenza di un discreto numero di immigrati e chiediamo conferma del fenomeno al direttore che conviene con l'osservazione, ma ci "rassicura" dicendo che la polizia locale tiene tutto sotto controllo e spesso fa delle retate per poi condurre a Sarajevo gli irregolari. Come ci capiterà di sentire altrove, lui non riesce a capire come facciano queste persone ad essere vestite decentemente e ad avere il cellulare. Non commentiamo e andiamo nell'aula magna. E' ora di consegnare le borse di studio. Ci sono una trentina di alunni con i loro genitori. Prima di cominciare la distribuzione e dopo aver chiesto l'autorizzazione del direttore proviamo a coinvolgerli chiedendo se qualcuno ha osservazioni da fare e se vuole parlare con noi per raccontare la vita difficile che si conduce a Pale, il costo della legna e dei prodotti alimentari, per esempio. Ma tutti preferiscono tacere. Probabilmente c'è reticenza a esprimere in pubblico giudizi che dovrebbero essere negativi nei confronti del governo. E poi sono tutti orgogliosissimi serbi della Republika Srpska e non è un caso che se parli di Bosnia, loro declinano sempre il nome in Republika Srpska, una delle due entità che formano la Bosnia Erzegovina. Pazienza, è colpa nostra perché siamo stati pretenziosi. Comunque cominciamo la distribuzione delle quote e tutti passano a ritirarle salutandoci poi con un grande sorriso. Ci hanno perdonato per le domande poste!
Nel pomeriggio andiamo all'estrema periferia di Pale a trovare la famiglia di uno degli affidati. La famiglia Kovacovic vive in una casetta veramente piccola con intorno colline ricoperte di conifere, a ridosso delle montagne che tra poche settimane saranno ricoperte di neve. E' bello, ma non balla! Direbbero dalle nostre parti. Infatti, già fa un freddo cane! Petar è il capo della famiglia di otto persone. È un omone di quelli che affrontano il lavoro duro senza pensarci su troppo, mentre la moglie Radmila porta su di sé i segni dei sacrifici affrontati per non far mancare a tutti il necessario e per assistere la figlia Anna affetta dalla nascita da paralisi celebrale infantile G80. Gli altri componenti della famiglia sono Katarina, gemella di Anna, Raiko, Snezana, Mladjan e Mark che si è arruolato nell’esercito per aiutare la famiglia. Hanno messo su una piccola attività di trasformazione e i figli maschi collaborano con il padre nella produzione della Rakija, una grappa ricavata dalla frutta molto richiesta in Serbia e Bosnia specialmente nei periodi invernali in cui la temperatura scende al di sotto dello zero anche di venti gradi. Petar ci spiega, mostrandoci gli alambicchi in gran parte costruiti da lui, le varie fasi della preparazione, dalla macerazione alla distillazione. La grappa locale serve a far campare la famiglia e la vendono insieme ai funghi che raccolgono nei boschi lì intorno. Ormai conoscono il territorio e sanno quali sono i luoghi da evitare perché a più di vent'anni dalla fine del conflitto c'è ancora qualche sventurato che salta in aria su una delle mine lasciate per ricordo dalla guerra. Rientriamo in casa. E' dura mandare avanti una famiglia così numerosa con un affitto d pagare di 75 marchi e poi l'elettricità e l'acqua. Il gas non c'è, ma c'è tanta legna nel bosco. Intanto i figlioli più grandi, che hanno un buon rendimento scolastico, stanno già prefigurando un futuro lontano dalla propria casa e dal proprio Paese.
Torniamo da Nada che ormai da molti anni ci ospita durante la nostra permanenza a Pale. Dopo aver mangiato qualcosa parliamo con lei, che lavora nella biblioteca comunale, di quel che sta capitando e ci spiega che le difficoltà sono grandi perché i prezzi aumentano mentre stipendi e pensioni sono fermi da molti anni. Poi, smentendo quel che abbiamo visto poche ore prima con la famiglia Kovacovic, sostiene che nessuno fa più figli e che la presenza di profughi dall'Afghanistan e dalla Siria crea gelosie e diffidenza tra la popolazione della cittadina che teme di dover spartire il poco che ha. Anche lei, come tutti i serbi della Bosnia, sarebbe favorevole ad un ingresso della Republika Srpska in quella di Serbija, neanche a dirlo! Prima o poi questo problema, come pure quello dell'altra entità formata da croati e bosgnacchi, dovrà essere affrontato dalla comunità internazionale, possibilmente prima che capiti qualche altro "incidente" nel cuore di un'Europa già abbastanza destabilizzata. In generale, riflettiamo a voce alta con lei, ci si dimentica troppo facilmente del passato e di quando si stava peggio si condivideva con i poveri come noi quel poco che si aveva. Ma il mondo cambia, cambiano le persone e gli ideali. Non cambia, invece, l'aggressività dei nuovi leader, ad est e ad ovest dell'Europa.

Martedì 2 ottobre - Percorriamo i poco meno di 60 chilometri che separano Pale da Rogatica in tre ore. Andiamo piano, anche perché nella prima parte del percorso siamo accompagnati da una fitta nebbia e da un freddo intenso. Soltanto dopo Podromanija cominciamo ad ammirare il panorama di quel grande parco naturale che è la Bosnia celebrata dal poeta Skender Kulenović: "bellezza, bellezza... i miei occhi sono troppo piccoli per vedere e i miei polmoni troppo piccoli per respirare". 
Arriviamo nella scuola "Sveti Sava" verso le 11,30 e ci viene incontro la nuova direttrice, si chiama Snezana, ma non ricordiamo il cognome. E' stata trasferita qui dalla Vojvodina. Conosce Vlade Grbic, direttore della scuola "Nikola Tesla" di Backa Topola ora in pensione. Come a Pale anche qui è in corso una ristrutturazione della scuola e sempre privati e ONU sono i finanziatori. Da lei veniamo a sapere, e per vent’anni lo avevamo  ignorato, che presso la cittadina è stata individuata e scavata una delle più vaste necropoli del mondo (circa 20.000 tombe) dell’età del Bronzo e del Ferro i cui reperti sono custoditi nel Museo Nazionale di Bosnia e Erzegovina a Sarajevo. La nuova direttrice ci conferma la tendenza, che però non va d'accordo con il crescere delle iscrizioni (una trentina in più rispetto allo scorso anno, dice), dei giovani ad emigrare ed anche la riduzione delle nascite. Sono gli immigrati forse a portare nuovi bambini? Probabilmente è così anche se l’economia locale langue sempre di più e lentamente si sta trasformando in un’economia di sopravvivenza spesso basata, soprattutto tra chi vive sulle colline circostanti la città, sul baratto e sulla produzione familiare. Non è facile vivere a Rogatica e le borse di studio che arrivano dagli amici italiani sono importanti, anche perché riguardano il 10% degli 870 alunni che frequentano la "Sveti Sava". Niente male! E a testimoniare l’importanza che inevitabilmente viene data al nostro arrivo, nella grande aula magna della scuola sono radunate un bel po’ di persone. Se consideriamo 79 alunni aiutati e aggiungiamo quasi tutti i loro genitori arriviamo a qualche centinaio di persone. Una vera  propria folla. Infatti, impieghiamo più di tre ore a consegnare le borse di studio. Anche a Rogatica tentiamo, velleitariamente e inutilmente, di coinvolgere i genitori in una conversazione sulla situazione locale e personale che vivono. Niente da fare! Sono intimiditi e reticenti. Abbiamo sbagliato a pensare di poter fare una discussione collettiva, una specie di assemblea sindacale. Non faremo più questi errori! Comincia lentamente la consegna delle borse di studio e tutti ci sorridono e salutano cordialmente. Alcuni affidati ci danno una letterina per l’amico italiano che li aiuta, altri dei piccoli regali e c'è anche chi ci consegna una bottiglia di rakija che ci piacerebbe portare in Italia, ma alle frontiere slovena e croata sono molto rigidi e se ti beccano con il liquore in auto le multe sono salatissime. Allora ci facciamo un “cicchetto” sul posto. Pazienza! Finita la consegna delle borse di studio la direttrice ci invita a pranzo nella mensa della scuola. Tutto pulito e tutto in ordine. Le ausiliarie della cucina ci offrono un pasto a base di patate, peperoni con del formaggio cremoso. Veramente buono!
Anche a Rogatica, come a Pale, abbiamo programmato la visita alla famiglia di una giovane affidata. Andiamo verso Mocra Gora una località a ridosso delle vicine montagne a 4 chilometri dalla città. La casetta dove vive la famiglia dell'affidata non è grande, ma decorosa. In famiglia sono in 4, la mamma, la nonna e due bambine di 11 e 6 anni. Il papà è scappato alla nascita della secondogenita. Riescono a sopravvivere con la modesta pensione della donna, una ex insegnante, e con il limitato sussidio che ricevono per la piccola che soffre di epilessia ed  è un soggetto autistico. Così alle difficoltà quotidiane del vivere si aggiungono quelle sanitarie di una bambina che, soprattutto di notte, ha frequenti crisi tenute un poco sotto controllo con l'assunzione di diversi farmaci non tutti erogati dal sistema sanitario locale. La piccola, ci spiegano mamma e nonna, viene portata due volte l'anno a Belgrado per fare dei controlli. Andiamo con loro a visitare con loro l'orto comunitario: le donne della zona si sono messe insieme ed hanno affittato un pezzo di terra sul quale ognuna di loro coltiva i suoi ortaggi, un notevole risparmio per l'economia familiare che soffre soprattutto per le spese di riscaldamento perché quando arriva l'inverno con i suoi 20 gradi sotto zero è molto difficile scaldare una casa, anche se piccola. Abbracciamo tutti e torniamo a Rogatica città, non senza aver lasciato, come avevamo fatto anche con l’altra famiglia di Pale visitata, un piccolo contributo di solidarietà. Non possiamo fare altro!

Ce ne andiamo dalla Bosnia e ci dirigiamo verso la Serbia. Le elezioni in Bosnia ci saranno l'8 e, quindi, non abbiamo potuto commentarle con gli amici locali. Ci sembra però opportuno raccontarne sinteticamente i risultati ricorrendo ad un articolo di di Jens Woelk, professore associato della Scuola di Studi Internazionali e Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Trento:

"La maggior parte dei partiti continua a presentarsi come garante e difensore del rispettivo gruppo etnico contro gli altri gruppi dipinti come una minaccia, ma in realtà si tratta di un cartello di potere tra imprenditori etnici. Così anche questa volta hanno vinto i grandi partiti: il Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, ha trasformato il partito 'socialdemocratico' SNSD in un partito nazionalista serbo che contesta ogni rafforzamento dello Stato centrale oltre il minimo necessario stabilito dall’Accordo di Dayton. Ironia della sorte: non potendo più candidarsi nella RS per limitazione dei mandati, lui si è candidato per la Presidenza proprio di quello Stato da anni contestato da lui stesso con minacce di secessione. La retorica è rimasta uguale: subito dopo la sua elezione (con il 55% contro il 42% dell’altro candidato serbo) ha fatto sapere che non risiederà nel palazzo della Presidenza, ma a Sarajevo-Est, nella parte serba, e che non parteciperà alle riunioni se non verrà alzata la bandiera della RS.
 
Bakir Izetbegovi, figlio dello storico Presidente bosniaco durante la guerra, Alija Izetbegovic, non poteva più candidarsi per il maggiore partito bosgnacco SDA, ma il candidato per la successione Šefik Džaferović (SDA) ha vinto il seggio bosgnacco alla Presidenza (con più del 36%). I due partiti si riconfermano come forza di maggioranza relativa anche nelle assemblee delle rispettive entità. La vera sorpresa è il successo del candidato croato, Željko Komšić (Fronte Democratico, DF) che ha sconfitto con quasi 50% dei voti il suo competitore nazionalista Dragan Čović (HDZ), perché eletto da tanti bosgnacchi. Nella logica della spartizione etnica, i croati del partito HDZ contestano nuovamente la legittimità di tale successo: Komšić non sarebbe un 'vero' croato, in quanto non eletto da una maggioranza croata (anche se il sistema elettorale prevede solo la dichiarazione di appartenenza etnica per i candidati e non per gli elettori). Il Fronte Democratico di Komšić non è andato bene nelle elezioni per il Parlamento (9%, rispetto ai 14% nel 2014). L’altro partito dichiaratamente interetnico, SDP, è invece riuscito ad aumentare i consensi crescendo dal 9% al 14% (insieme, come prima della loro scissione nel 2012, DF e SDP raggiungerebbero circa il 23%).
 
Un’altra sorpresa è il risultato di Naša Stranka (Il Nostro partito): il movimento civico liberal-socialista era forte soprattutto a Sarajevo, ma ora entra per la prima volta nel Parlamento statale (4,6%) raccogliendo dei consensi anche al di fuori della città e del Cantone di Sarajevo (dove arriva secondo con il 13%). Ha raggiunto invece un risultato deludente (i consensi sono crollati dal 14% al 6%) uno delle figure più potenti del paese: Fahrudin Radoncic, spesso sopranominato “Berlusconi bosniaco” in quanto proprietario del maggiore quotidiano (Dnevi Avaz), capo del SBB (“Unione per un futuro migliore”) e in odore di rapporti con la criminalità organizzata.
 
La retorica nazionalista, usata dai maggiori partiti durante la campagna elettorale, doveva distrarre gli elettori dai problemi reali del paese in ambito economico e sociale oltre a impedire ogni riforma maggiore che potrebbe mettere a rischio le basi del potere. A Mostar, città di fatto divisa fra croati e bosgnacchi, dal 2008 non si vota neanche più a livello comunale: il sindaco del partito croato HDZ e il capo dell’amministrazione del partito bosgnacco SDA si mettono d’accordo fra di loro prolungando di anno in anno l’amministrazione provvisoria, senza controllo alcuno da parte dei cittadini.
 
Sembra che sia possibile tutto, dopo queste elezioni, ma il quadro non è certamente positivo. Con Miloradik Dodik nella Presidenza statale potrebbe verificarsi sia un blocco decisionale totale, sia una forte escalation nello scontro politico. È probabile un’alleanza fra i due grandi partiti etnici, SNSD e SDA, che comunque avranno bisogno di almeno due altri partiti. Così continuerebbe il cartello etnico. Ha già annunciato ostruzionismo il partito nazionalista croato (HDZ) che non accetta l’elezione di un croato non legittimato dal voto croato. Potrebbe impedire la costituzione delle diverse assemblee, in particolare le “case dei popoli” nella Federazione e a livello statale, necessarie per formare un governo".

Dunque l'instabilità domina in Bosnia e questo è un problema per tutti, non soltanto per i bosniaci.

Mercoledì 3 ottobre - Ci avviamo verso Niska Banja, uno dei cinque comuni che formano la città di Niš. Sono circa 350 km che percorriamo in sette ore attenti a non superare i limiti di velocità per il timore di incappare in una pattuglia della "terribile"  e "inesorabile" polizia stradale locale. Solito itinerario: il ponte sulla Drina, Cacak, Kraljevo, Krusevac... Alle 17 siamo da Goga e Petar che ci ospitano praticamente da sempre. Sono i nipoti di Jovanka e nella vicina scuola  avevamo anche molti Sostegni a Distanza. Ormai il progetto è chiuso da diversi anni. Il tempo passa e le infrastrutture della cittadina sono cambiate. Sono state ristrutturate le terme abbandonate nei primi anni delle nostre visite, anche se ancora con pochi clienti, e fervono i lavori anche nell'hotel Serbija, che conoscevamo bene per averlo visitato molte volte. In quel luogo avevano trovato ospitalità i profughi dalla Krajina che conoscevamo bene e che a volte abbiamo aiutato. Presto arriva anche l'amico Jovan Jovanovic, ex sindacalista della Elektronska Industrija, che ci racconta, dal suo punto di vista, quel che sta capitando in Serbia. Ci spiega l'accordo tra la Fiat e i sindacati della Zastava che ritiene buono e poi ci delude un poco ricorrendo anche lui, come avevamo sentito anche da Nada e dal direttore della scuola di Pale, al luogo comune del ben vestire e del possesso di cellulare da parte dei profughi. Chi paga per loro? Anche lui, come alcuni politici italiani, individua in Soros il finanziatore occulto di queste emigrazioni che hanno destabilizzato l'Europa e la capoccia della gente. Gli raccontiamo che anche in Africa, al mercato Bandim di Bissau, le bideiras, le donne che vendono arance sbucciate lungo le strade, tirano fuori da sotto le loro ampie gonne il cellulare e si mettono a parlare fittamente con i loro interlocutori. Stessa cosa capita ad Haiti dove gli alunni della scuola di Maurizio di Port-au-Prince non frequentano più la sala di informatica perché hanno quasi tutti un cellulare e preferiscono giocare con i "social" piuttosto che apprendere come si usa un PC. E' vero, sono brutti tempi che piacciono poco anche a noi, ma ci sembra fuori luogo ricorrere a queste osservazioni per giustificare un atteggiamento ostile, se non razzista, verso rifugiati e immigrati. È sera quando Jovanovic se ne va. Rifiuta decisamente di essere accompagnato a casa in auto, non sappiamo se per discrezione o per dimostrare la sua sobrietà da vecchio compagno proletario.
Restiamo soli con Goga e Petar e ne approfittiamo per farci raccontare un po' della loro vita. Si sono conosciuti giovanissimi, lui aveva 19 anni e lei 16. Il loro rapporto è andato avanti non senza contrasti da parte della mamma di lei, Dushanka, sorella della nostra Jovanka (preziosa collaboratrice e traduttrice che ci accompagna da moltissimi anni nei nostri viaggi) che non amava molto Petar. Ma l'amore vinse e dopo 4 anni nacque prima Serge e poi Ana. I problemi di salute in famiglia non mancano. Infatti, Serge ha problemi neuropsicologici e assume farmaci che gli hanno causato anche un deficit parziale della mano destra, Ana, invece, soffre di asma, Petar con i polmoni, Goga dei postumi di una caduta.  La situazione economica non è delle migliori... Molti anni fa Goga lavorava all'Elektronska Industrija (aveva 18.000 dipendenti) e Petar alla Mašinska industrija (aveva 16.000 dipendenti), due fabbriche chiuse ormai da anni e nelle quali avevamo avviato altrettanti progetti. Insomma, un macello! Inoltre, alla famiglia gli sta letteralmente crollando addosso il tetto di casa. Che fare? Decidiamo di aiutarli nella riparazione del tetto lasciandogli un contributo di solidarietà. Non finiscono di ringraziare e sono commossi.

Nel pomeriggio partiamo alla volta di Kragujevac dove arriviamo quando ormai è sera. Ci aspettano vecchi e nuovi sindacalisti. C'è anche Rajka l'amica che parla un buon italiano e che accompagna il lavoro dei sostegni internazionali dei figli degli operai della Zastava dal giorno dopo i bombardamenti. Kragujevac divenne, fin dal 1999, il riferimento di molte associazioni, sindacati e altre organizzazioni, italiane e tedesche, sul quale concentrare gli sforzi della solidarietà. Per dovere di cronaca ed anche per un sobrio orgoglio ricordiamo che noi fummo sicuramente i primi ad arrivare nel capoluogo del distretto di Šumadija e a ricevere, dopo pochi giorni dalla nostra visita, una lunga lista di 120 giovani figli di operai restati senza lavoro da sostenere con la "skolska stipendija". Con l'aiuto del "Manifesto", che promosse il progetto tra i suoi lettori, riuscimmo in poco tempo ad affidare tutti i ragazzi e le ragazze segnalati e già nei primi mesi del 2000 il loro numero aveva superato le 200 unità.

Giovedì 5 ottobre - Alle 8,30 cominciamo a consegnare le borse di studio. Fuori dalla porta, dove ha sede il sindacato, aspettano qualche decina di persone. I Sostegni a Distanza residui sono una ventina. Nel 2000 erano più di 250, duecento dei quali passati attraverso il sindacato maggioritario e un'altra cinquantina arrivati dai sindacati minoritari. Premesso che durante la campagna di bombardamenti condotta dalla NATO nel 1999 sull'allora Federazione di Jugoslavia la Zastava, fabbrica di Kragujevac, fu colpita ripetutamente il 9, l’11 e il 12 aprile, ci sembra giusto ricordare l'amico Vittorio, presidente di ABC morto nel luglio del 2012, proponendo uno stralcio della relazione che redasse in occasione del primo viaggio fatto per consegnare le borse di studio. Vittorio scriveva:

"2 settembre 1999 - Ore 10, visita alla 'ZASTAVA', la grande fabbrica automobilistica la cui distruzione ha trovato spazio anche sui nostri 'media'. Era il cuore e l'orgoglio di Kragujevac e dava lavoro a 36.000 operai. L'avevamo già visitata subito dopo i bombardamenti: un ammasso di rovine. Senza paga, o con sussidi ridicoli, molti dipendenti si sono rimboccati le maniche per dare inizio alla ricostruzione, pressoché dal nulla. Macerie sgombrate, qualche capannone ripulito e riverniciato. Uno di essi - pare un miracolo - funziona di nuovo: scorre la catena di montaggio della nota utilitaria 'Jugo'. E 'Ciao-Yugo' è scritto sui cappellini azzurri a visiera che ci regalano. Quel 'Ciao' è significativo: suona anche come invito al ritorno di capitale italiano, particolarmente alla FIAT. Il direttore del reparto 'Kamioni' ci racconta della ventennale collaborazione riguardante il furgone "Iveco", con partecipazione FIAT al 46%, auspicandone la ripresa. Ci dà anche un appunto scritto, che in sostanza è un appello quasi disperato: 'Il reparto - conclude - è in pericolo di definitiva soppressione'. Scattiamo numerose foto. Di pomeriggio, nel vasto salone del sindacato 'ufficiale' , aderente alla 'Organizzazione sindacale unitaria metalmeccanici di Serbia': consegna delle 'borse di studio' ai 120 figli di disoccupati propostici come particolarmente bisognosi (elenco dettagliato e motivato). Come era scontato, discorso di apertura della dirigente signora Ruzica. Questa volta Vittorio, quando tocca a lui parlare, si ritiene in diritto-dovere di entrare un po' nel merito. Ecco uno parte del suo intervento:

'Abbiamo visitato la fabbrica appena bombardata. All'ingresso era ed è rimasto in piedi il monumento al metalmeccanico serbo: segno e simbolo del fatto che, distrutta la fabbrica, c'erano sempre i lavoratori con la loro professionalità e volontà di ripresa. Già se ne vede qualche importante risultato. Resta anche un'altra cosa, da intensificare e rendere concreta: la solidarietà dei lavoratori italiani e di altri Paesi. Questi piccoli aiuti che vi portiamo, ve li mandano loro. E allora allarghiamo lo sguardo. Guerre etniche, bombe, stragi, non solo da voi ma in tutto il mondo, si sono estese e acuite dopo la caduta del 'muro'. Dall''unipolarismo' neo-liberista di Reagan a una 'globalizzazione' che può portare del bene come del male. Per adesso prevale il secondo. Effetti perversi di una 'globalizzazione' incontrollatamente dominata dai grandi poteri finanziari, prima ancora che politico-militari. Ma una strada più giusta e umana è sempre possibile, e in questo senso può e deve giocare un potere che, se ci sappiamo fare, diverrà altrettanto forte, anzi fortissimo: appunto la solidarietà e la fratellanza dei lavoratori di tutto il mondo, di cui con questa nostra piccola iniziativa abbiamo voluto essere fra i messaggeri. Vogliamo davvero la democrazia? Ebbene i sindacati, e la loro collaborazione internazionale, hanno le carte in regola per esserne fondamentale veicolo e garanzia.

In 'platea', molti hanno le lacrime agli occhi. Comincia poi la consegna delle 'borse': tre ore di firme, strette di mano, bacetti ai bambini. Finita la cerimonia vanno via tutti, tranne alcune persone in attesa di parlarci. Sono rappresentanti dei due sindacati minori, 'Nezavisnost' e 'Nezavisni sindicat'. Abbiamo portato 'borse di studio' anche per figli di loro aderenti: concordiamo di dividerle a metà fra i due sindacatini. Appuntamento per domattina. Arriva un corteo di 'auto blu', con il primo ministro della Rep. di Serbia, sig. Mirko Marjanovic. La Ruzica ci presenta. Era stata da lui a Belgrado, aveva battuto i pugni sul tavolo, esigendo aiuti statali per la ricostruzione della fabbrica e la sopravvivenza degli operai. Adesso il sig. Marjanovic ricambia la visita. Un gesto propagandistico, o ne uscirà qualcosa di concreto? Difficile dirlo. Certo è che senza una consistente partecipazione di capitale estero, difficilmente la 'Zastava' potrà tornare, almeno in parte, quel che era prima.

Alle ore 11 di giovedi' 30 settembre siamo nella piccola sede di "Nezavisnost", presenti anche delegati di "Nezavisni". Ricevimento e consegna delle "borse di studio". A questo punto potrà interessare un accenno a quanto abbiamo capito, o cercato di capire, sull'effettiva situazione dei sindacati alla "Zastava".

Quello 'ufficiale' è di gran lunga maggioritario, ed esercita un potere decisivo non solo in fabbrica, ma sull'intera città. I due sindacatini indipendenti si contentano del loro angolino, con poche centinaia di iscritti ciascuno. Erano nati, l'uno nel 1991, l'altro pochi anni dopo, come 'alternativi, ma non è stato difficile emarginarli. Leggendo fra le righe di alcuni documenti che ci hanno consegnato, si può dedurre l'ipotesi che almeno 'Nezavisno'" abbia tentato di sottrarsi a questa situazione meschina, costituendo un coordinamento sindacale di opposizione nell'intero distretto (regione di Sumadja). Il dirigente che si è buttato in questo tentativo, Veroljub Radosavlievic, è stato accusato dai suoi stessi colleghi di comportamento personalistico, arbitrario, dittatoriale, ed espulso dal sindacato. Su pressione del regime? Per paura da parte dei colleghi? Forse per ambedue le cose, vai a sapere. Un destino simile e toccato a uno dei fondatori del 'Nezavisni Sindikat', ridotto alla disperazione da pressioni e minacce, nel suo caso esterne, e messo definitivamente da parte, in posizione che da noi si chiamerebbe 'cassa integrazione' a vita".

Terminata la distribuzione delle borse di studio andiamo a mangiare qualcosa con Rajko, Rajka e altri amici sindacalisti. Questi incontri ci consentono di parlare con loro e capire meglio quel che sta capitando nel Paese e alla Zastava. Già sapevamo che in Serbia esiste il problema del forte tasso di decrescita della popolazione e in pochi decenni si è scesi da 163.000 nascite l'anno a 100.000. Se a questo problema si aggiunge la migrazione di tanti giovani, anche qualificati, si intuisce quel che può capitare al Paese. Noi quando sentiamo queste informazioni di riflesso facciamo subito un raffronto con l'Italia e ci poniamo la domanda: succede così anche da noi? E, in effetti, dobbiamo convenire sulla cosa. In Serbia, per contrastare questo fenomeno, è stato deciso dal governo di finanziare le famiglie per il terzo e il quarto figlio, nati quest’anno, con i cosiddetti Bonus maternità. Queste misure prevedono che i genitori per il terzo figlio ricevano mensilmente 12.000 dinari (circa 100 euro) per i prossimi dieci anni, mentre per il quarto 18.000 dinari (circa 150 euro). Questa la notizia, ma non è ancora chiaro se il trattamento sarà uguale in tutto il Paese oppure, come dicono i nostri amici, sarà differenziato tra le regioni del Nord (più ricche) e quelle del Sud (più povere). La confusione regna sovrana! Stessa incertezza per il ripristino delle pensioni che quattro anni fa con un decreto erano state tagliate. Verranno ripristinate, ma forse non per tutti alla stessa maniera. Incertezze anche sulla possibilità che la Fiat Chrysler Automobiles (FCA)  di Kragujevac inserisca nelle catene di montaggio la produzione di un modello SUV della 500L. Le considerazioni sulla produzione degli stabilimenti FCA in calo porta difficoltà sulla continuità del lavoro e l'accentuazione del continuo ricorso alla cassa integrazione da parte dell'Azienda mette paura ai lavoratori. Peraltro sembrerebbe, si usa il condizionale perché i termini dell'accordo tra il governo serbo e Fiat Chrysler sono segreti,  che gli oneri contributivi dei lavoratori siano a carico dello Stato ed anche il 70% dello stipendio dei dipendenti, mentre la FCA se la caverebbe con il 30% di spesa dei salari. Possibile? Non lo sapremo mai!

Abbiamo un poco di tempo e allora andiamo a visitare il monumento delle "Ali spezzate" eretto in memoria dell'eccidio perpetrato dai militari tedeschi tra il 18 e il 21 ottobre 1941 quando 2.700 maschi della città, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, furono presi e fucilati per rappresaglia. C'erano anche centinaia di studenti prelevati nelle scuole e con loro un insegnante deciso a condividerne la sorte. Al momento dell'esecuzione il professore - si racconta - dette le spalle al plotone di esecuzione e si pose davanti ai suoi studenti con un libro di testo in mano perché era quello il suo dovere di uomo e di insegnante. Così una generazione di giovani fu annientata. Ricordare questi episodi è sempre bene perché ci fanno capire che nei rapporti tra gli uomini e tra i Paesi non c'è nulla di definitivo in  quanto democrazia e pace possono essere sempre messi in discussione dai deliri collettivi eterodiretti di cui la storia, anche contemporanea, è costellata.

Sabato 6 ottobre - Ci dirigiamo verso l'ultima tappa del nostro viaggio, Backa Topola, non senza fermarci per qualche ora a trovare la giovane Aleksandra a Novi Sad. Aleksandra ha una paralisi cerebrale infantile e lei e la sua famiglia vivono le difficoltà quotidiane con coraggio. Ma sappiamo bene che è dura. Abbiamo cominciato ad aiutare la giovane tre anni fa e da allora, per quel che è possibile, la sosteniamo con alcuni interventi sanitari e umanitari. Cerchiamo di essere vicini a lei e ai suoi cari che con grande coraggio sopravvivono e riescono anche a sorridere. Aleksandra ha sempre il sondino naso-gastrico, anche durante la riabilitazione quotidiana, e alla sua patologia se ne aggiungono altre: l'epilessia e iproblemi articolari delle anche, tanto da dover essere operata per sostituire la sinistra con una protesi. In questi ultimi anni è riuscita ad andare avanti grazie al tutore che acquistammo per lei due anni fa. Al dolore, specialmente quello degli altri, non ci si abitua mai!
La mamma, prima che ce ne andiamo, ci consegna una "poesia", una sorta di ringraziamento per gli amici italiani che l’aiutano:

                               "Messaggio dai bambini invisibili"

                siamo bambini invisibili
                non ci vedi nei parchi giochi e non andiamo a teatro
                vediamo e sfidiamo il disagio e la compassione negli occhi dei passanti
                che si riflette nel cuore dei nostri cari mentre spingono le nostre sedie a rotelle
                mentre ascoltano le nostre urla incomprensibili
                o cercano di catturare il nostro sguardo
                ecco perché ci lasciano a casa
                credono che nessuno debba essere ferito dalla nostra presenza
                e questa invisibilità ci fa tanto male
                sentiamo la paura e l'ipocrisia degli altri
                lottiamo contro i cespugli che ostacolano la nostra vita
                ne abbiamo paura e ce ne vergogniamo.
                Ma noi vogliamo essere l'ornamento del mondo
                ballare, ascoltare, partecipare, vedere lo spettacolo dei burattini
                circondarci di persone e di altri bambini per sentirci amati.
                Prendici e rendici visibili
                crea una fiaba e riempi i nostri cuori con un sorriso
                solo così la nostra vita e la tua avranno un senso.

 Domenica 7 e lunedì 8 ottobre - E' arrivato al capolinea anche il progetto di Backa Topola. Non vorremmo rendere troppo malinconica questa cronaca di viaggio, ma siamo tristi. Se ne va un altro pezzo della nostra vita. Inutile nasconderlo! Vlade Grbic, il direttore che subentrò a Jelena Simovic con la quale abbiamo ancora grande amicizia, nel trascorrere degli anni ha maturato l'età pensionabile e al suo posto è arrivata una signora che non conosceremo mai perché stavolta gli ultimi due bambini restati nel progetto sono nella "scuolina"di Krivaja. La chiamiamo "scuolina" perché attualmente ha soltanto 60 alunni, mentre quando cominciammo il progetto ne aveva 200. La vecchia direttrice era Andijela Kosovic, mentre quella attuale, Ljlija Kosanovic, l’ha sostituita lo scorso anno. Ci ricordiamo di Andijela più giovane di 15 anni quando ci chiedeva scherzosamente se conoscevamo qualche italiano da poter sposare. Niente da fare, non ne ha trovati ed ha preferito così restare nubile. Facciamo molto presto a dare le quote ai due alunni, Stanko e Milijana. Salutiamo loro e i genitori. Addio! Addio anche a Vlade Grbic che è venuto apposta per salutarci. Con Jelena,  Andjela e Ljlija parliamo di tutto, ma siamo interessati soprattutto a capire la situazione della nutrita comunità ungherese presente nella città. Ci raccontano che Viktor Orbàn,  il leader magiaro sempre meno isolato in Europa in seguito all'avanzata dei "sovranisti", pochi giorni fa ha inaugurato a Backa Topola una scuola di calcio intitolata al grande giocatore Puskas. Lui si "coccola" gli ungheresi locali mentre il partito Alleanza degli Ungheresi di Vojvodina (SVM) è membro del Partito Popolare Europeo, dell'Organizzazione interregionale democratica ungherese ed ha buoni rapporti con l'Unione Civica Ungherese, il partito di Victor Orbàn. Se aggiungiamo che il 26 maggio scorso il Parlamento dell'Ungheria ha approvato un legge che consente l'estensione della cittadinanza ungherese ai magiari che vivono oltreconfine, ovvero a tutti quelli che essendo cittadini di altri Paesi si considerano però appartenenti anche alla nazione ungherese, non ci meraviglieremmo se tra qualche anno, o forse prima, qualcuno pensasse di unire l'intera Vojvodina o la Backa all'Ungheria. Di questi tempi c'è da aspettarsi di tutto.
Meglio tornare a casa, anche se rischiamo di cadere dalla padella alla brace.

Il totale delle borse di studio consegnate: euro 9.200 a Pale, 6.080 a Kragujevac, 800 a Backa Topola, 17.960 a Rogatica. Spesa per microinterventi 1.100. Spese di viaggio 2.000. Borse di studio anticipate da ABC circa 10.000 euro.

Un'ultima cosa: la XX° Assemblea annuale dei soci ci sarà il 7 aprile 2019 e se potrete e vorrete venite a trovarci. Vi aspettiamo.

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